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Ann VanderMeer

Ann VanderMeer, il New Weird e Le visionarie

Uno spettro si è aggirato nella fantascienza moderna ed è la penna di Ann VanderMeer.

Così come lo spettro paventato da Karl Marx nel famoso incipit del Manifesto del Partito Comunista avrebbe dovuto portare il proletariato verso la coscienza di classe e la successiva rivoluzione, allo stesso modo Ann VanderMeer è stata in questi anni la Deus ex machina di un certo tipo di pubblicazioni, scoprendo nuovi autori e facendo sorgere interi filoni e generi narrativi.

Ann VanderMeer

Il lavoro dei sogni

La VanderMeer lavora da ormai svariati decenni come editrice, prima come fondatrice della Buzzcity Press e poi all’interno della rivista Weird Tales – di cui è stata la seconda editor donna.

[Giusto per dare una rinfrescata a chi non mastica fantascienza a colazione, Weird Tales ha lanciato autori del calibro di Ray Bradbury e H.P. Lovecraft, mica bruscolini.]

Ann VanderMeer arriva a Weird Tales quando, secondo le parole del suo editore, la rivista doveva approdare finalmente e a pieno titolo del 21° secolo: il lavoro di editor della sezione fiction le viene offerto alla luce della sua esperienza decennale tra Buzzcity e l’uscita di svariate antologie di genere (Best American Fantasy, New Weird anthology, un’antologia a tema Steampunk e una sui Pirati), curate insieme a suo marito Jeff, indimenticato autore della Trilogia dell’area X (da cui è stato tratto un dimenticabilissimo film).

Come ha dichiarato in più occasioni, il lavoro di editor è stato per la VanderMeer il lavoro dei sogni: “Tutto quello che dovevo fare era leggere, selezionare ed editare le storie! Qualcun altro avrebbe fatto il layout della rivista. Qualcun altro si sarebbe preoccupato della pubblicità e degli abbonamenti.

Ed è con questo spirito che Ann si è buttata a capofitto in questa attività, leggendo manoscritti in ogni momento del suo tempo libero – pausa pranzo, spostamenti verso il lavoro, sere, fine settimana –, arrivando quindi a selezionare gli autori che avrebbero dovuto traghettare Weird Tales verso l’età moderna.

Piccola nota a margine: tutto questo è stato fatto nei ritagli di tempo, perché l’occupazione principale della VanderMeer era, ai tempi, quella di impiegata in un’azienda di software.

Ann VanderMeer e Weird Tales

Premi e premiati

La passione che questa donna ha messo nel lavoro ha dato i suoi frutti nel giro di pochi anni: Weird Tales è ritornata a sfornare talenti, così come ha fatto per tutta la sua vita editoriale: questa attività ha portato la rivista a vincere, nel 2009, il Premio Hugo – il famoso premio organizzato e supervisionato dalla World Science Fiction Society – nella categoria Miglior magazine semiprofessionale o Semiprozine, come indicato dagli organizzatori.

Fun fact: nel corso degli anni molto dei suoi autori hanno vinto un premio Hugo, un Nebula e persino un Pulitzer, ma la rivista stessa non era mai stata nominata. Il pubblico, invece, ne decretò la vittoria ormai dieci anni fa, premiando il duro e appassionato lavoro anche della VanderMeer.

Non contenta di questi risultati, possiamo annoverare tra i suoi traguardi anche quello di aver coniato, insieme al compagno di vita e di lavoro Jeff, il termine New Weird, oggi definito come “un sottogenere della narrativa fantastica […] che si caratterizza per la presenza di elementi fantasy (come la magia) mischiati con altri fantascientifici (come la tecnologia retrofuturistica o futuristica) e horror (come le atmosfere tetre) più o meno forti a seconda dell’opera, per l’abbandonarsi al bizzarro con creature e ambientazioni strane e originali, per il rigetto dei cliché tradizionali del fantasy classico, per la grande attenzione alla verosimiglianza e alla coerenza, per i contenuti allegorici di tipo socio-politico e filosofico.”

Ann e Jeff VanderMeer

Il New Weird, questo sconosciuto

Nel 2007 Ann e Jeff VanderMeer, come scritto più in alto, hanno coniato il termine New Weird, dando al genere fantasy e al sottogenere in questione una nuova linfa. È incredibile come in questi casi la sola definizione di un genere faccia fiorire pubblicazioni, aggregazioni in libreria, intere antologie e frotte di appassionati.

Il primo – e personalmente – più influente autore di questo nuovo genere è lui, Jeff VanderMeer, autore della già citata Trilogia dell’Area X (in italiano edita da Einaudi e impreziosita dalle stupende copertine di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ). In questa serie di libri, il compagno della VanderMeer ci introduce a un disastro ambientale avvenuto sulla costa degli Stati Uniti, che ha visto apparire una zona (l’area X, appunto) in cui le leggi della fisica e della biologia sono sovvertite da altri fattori. Inquietante come pochi altri autori contemporanei, l’intera saga è percorsa da una serie di simbolismi e metafore della contemporaneità, raccontate con stile e metodo inconsueti.

Altro autore degno di nota, China Miéville è tra i più quotati scrittori della recente corrente weird: le sue opere, che contaminano il settore con incursioni specialistiche nell’urban fantasy e nello steampunk vengono comunemente definite slipstream, a segnalare la sovrapposizione di tematiche, stilemi e topos tipici di più generi. Miéville ha vinto svariati premi, tra cui il Premio Bram Stoker per la sua opera prima, o l’ambito Arthur C. Clarke Award. Oltre al succitato Hugo award, ovviamente.

Senza lanciarci in una dissertazione sugli scrittori che questa categoria coniata da Anna VanderMeer ha prodotto, segnalo anche Steph Swainston – autrice della serie Castle, purtroppo ancora inedita in Italia – che ha rilasciato svariate dichiarazioni molto interessanti sui limiti del genere fantasy (e della commistione tra generi diversi) e sull’importanza di utilizzare il mondo fittizio in cui ha ambientato le sue storie come uno specchio distorto del nostro, per farne risaltare storture, contraddizioni e valori. Il che è anche il fine ultimo di tanta fantascienza, secondo me.

 

Ann VanderMeer - Le visionarie

Le visionarie

In Italia, Ann VanderMeer, oltre al merito di aver scoperto e lanciato fiori di autori, è nota principalmente per essere la curatrice dell’antologia Le Visionarie – Fantascienza, fantasy e femminismo: un’antologia.

Il volume, uscito nel 2018 per Nero editions, raccoglie ventinove racconti di altrettante autrici, la maggior parte dei quali sconosciute al grande pubblico italiano, come Hiromi Goto, Leena Krohn e Nnedi Okorafor.
Uno dei grandi meriti di questo genere di operazioni – e questa antologia in particolare non si sottrae alla casistica – è quello di far scoprire al pubblico dei talenti del settore, che usano la loro bravura nel campo di riferimento per dibattere uno o più temi di importanza cardine per il mondo contemporaneo. Le visionarie, poi, aggiunge a questo il fatto che il tutto venga fatto attraverso la lente della fantascienza e del fantasy e che quindi – potenzialmente – arrivi a gruppi di persone che mai avrebbero aperto una raccolta di saggi sul femminismo (non per cattiveria o disattenzione, ma magari semplicemente per mancanza di interesse o timore reverenziale nei confronti della saggistica).

La curatela di Ann VanderMeer esplode in tutta la sua forza su tre livelli: la scelta delle autrici (che vanno dalle colonne portanti della fantascienza moderna fino alle giovani promesse), la varietà dei generi letterari (perché Le Visionarie racchiude digressioni orrorifiche così come weird, mettendole tutte sotto lo stesso tetto) e la potenza del tema (perché parlare oggi di femminismo è quanto mai necessario e legare la letteratura di genere alla letteratura sul genere è una delle soluzioni narrative più interessanti per un’operazione come questa).

Il volume in questione, quindi, è un’ulteriore medaglietta appuntata al petto di Ann VanderMeer, una professionista al servizio della letteratura fantasy e fantascientifica da tenere d’occhio anche nel prossimo futuro.

Questo articolo fa parte della Core Story di ottobre, dedicata ad Ada Lovelace e a tutto il mondo sommerso del nerdismo al femminile.

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