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Guilty Gear Strive – Tu per cosa combatti?

Underdog è un termine inglese che in genere indica un atleta, oppure una squadra, dato per sottovalutato nell’ambito di una competizione. Ecco per me chi è Guilty Gear nel panorama dei picchiaduro. Un nome che non trova mai posto nelle discussioni dei fan nel loro personalissimo olimpo del genere. Tutti conoscono Tekken, Street Fighter e Mortal Kombat, ma davvero pochi conoscono Guilty Gear, probabilmente a causa dell’estrema difficoltà d’utilizzo che ha sempre contraddistinto la serie. Ma ora, con Guilty Gear Strive le cose cambieranno.

Non si può cominciare a parlare di un gioco di lotta senza partire dalle meccaniche.

Se dovessi definirlo in una sentenza, userei ‘’Semplice ma Complesso’’.

Il picchiaduro 2D segue la stessa formula dei suoi predecessori caratterizzati da una grande rapidità di movimento, ma dimenticatevi le lunghe combo di Xrd, poiché l’ultimo capitolo ha un gameplay focalizzato sulle situazioni neutrali, quelle di stallo dove entrambi i giocatori sono nella stessa posizione e valutano saggiamente quale attacco sferrare.

C’è anche un tutorial definito ‘’Modalità Missione’’ che definirei perfetto. Non si limita a spiegare le basi del gioco, ma attraversa le varie meccaniche, i tempismi necessari e perfino i contrattacchi contro le mosse più temibili dei lottatori. Un’introduzione che non si fa mancare niente e introduce nel migliore dei modi a tutto ciò che c’è da sapere sul gioco.

Come già detto, le combo lunghe non sono più al centro del focus, e seppur ci sono hanno fatto posto a combo molto più semplici e brevi. In questo modo i giocatori casual (o scarsi) possono divertirsi ugualmente utilizzando combinazioni di attacchi normali e qualche speciale ma risultando sempre forti e nel giusto. Ma non temete professionisti o presunti tali, per voi c’è sempre la Roman Cancel. La Roman Cancel è cio che rende il videogioco complesso. Questa meccanica permette (volgarmente) di annullare qualsiasi cosa il giocatore sta facendo. Sospendere attacchi, schivate, ristabilire l’equilibrio se siete sotto pressione o più semplicemente salvare il fondoschiena se vi siete resi conto di aver lanciato una mossa finale a caso. In questo modo non solo c’è la possibilità di creare combo che siano lunghe e appariscenti, ma anche di fornire al giocatore completa libertà nel creare catene di attacchi uniche. In sostanza, non vedrete mai le stesse combo perché potete praticamente crearne di vostre.

Grazie alla velocità del gioco, l’inventiva che le combo propongono, la diversità del roster (di cui parleremo fra poco) e le incredibili animazioni, Strive è uno dei picchiaduro più divertenti che abbia giocato negl’ultimi anni, sia dall’ottica dello spettatore che da quella del giocatore. Sono sicuro che questo videogioco sarà al centro della scena competitiva per molto tempo.
Mi stupisco di me stesso, ho parlato tanto del gioco senza ancora menzionare il comparto tecnico, e ora mi sembra proprio il momento per farlo.

Sin da Xrd, ArcSys ha strappato la corona a CyberConnect2 per il utilizzo della grafica Cel-Shading, ma quella di Strive è davvero di un livello superiore. La grafica ora è indistinguibile da un anime grazie all’unione di grafica 3D mista a disegni fatti a mano, dei colori accesi e caratterizzanti e delle animazioni di prima qualità rendono Strive uno dei migliori comparti tecnici in circolazione. I volti dei personaggi, le ombre che si riflettono sui lottatori in base a dove si trovano nello scenario sono solo alcuni dei piccoli dettagli che rendono la grafica di Strive qualcosa di incredibile. Un esempio non solo per il genere, ma per l’intero panorama videoludico.

Ora parliamo un po’ del roster. Guilty Gear Strive presenta 15 personaggi, un numero che potrebbe sembrare scarso a chi è abituato a selezioni di personaggi ben più ampie, ma questo non è un problema. I personaggi sono estremamente diversi fra loro, sia da utilizzare che affrontare, e infatti scegliere di ‘’mainare’’ (padroneggiare) ogni personaggio richiede davvero molta pratica. A distinguere i lottatori non sono solo gli attacchi, ma anche le possibilità di movimento, la salute (che mai come in questo picchiaduro è netta la differenza), le diverse versioni degli attacchi e i modi per contrattaccare le mosse dell’avversario compongono un roster grandioso. C’è chi scatta, chi corre, chi vola, chi fa il doppio salto, chi quello triplo e persino chi corre sul muro, tutti sono diversi ma tutti sono forti. Infatti, il gioco sembra equilibrato al momento, con ogni personaggio viabile e capace di dire la sua. Certo, inevitabilmente qualcuno è sopra la media (Sol su tutti, ma hei, è il personaggio principale), ma niente che crei pesanti squilibri fra i lottatori. O almeno prima dell’uscita dei DLC…si, FighterZ sto guardando proprio te.

Dei 15 combattenti, 12 sono abituè, uno è il famigliare volto di Anji Mito che non si vedeva da un po’, e infine i nuovi arrivati, Giovanna e Nagoriyuki. Le due novità rispecchiano a pieno l’anima semplice ma complessa del videogioco, con la prima  che è un personaggio divertente e dal semplice utilizzo. Un’ottima scelta per i casual, ma devastante nelle mani giuste. Mentre Nagoriyuki, il secondo, è un Samurai Vampiro Immortale (e se già non vi ha convinto, c’è qualche problema) che preferisce la potenza alla velocità, e infatti può terminare ogni incontro con qualche attacco della sua enorme Katana. Il design di ogni personaggio è stato cambiato e ognuno ha subito un restyling da apprezzare.

Personalmente ho sempre amato il character design di Guilty Gear, figlio di Jojo e del Rock n’Roll, con abiti ultra dettagliati, scritte e cinture ovunque, ma che a modo loro descrivono perfettamente il lottatore che li indossa. In particolare Ky Kiske e Faust hanno ricevuto il miglior ‘’glow up’’. Ma c’è qualcosa dei personaggi che mi dà estremamente fastidio. Xrd mi aveva abituato fin troppo bene, con entrate in scena e vittorie super stereotipate perfette per un Guilty Gear, in Strive non c’è molto carattere nelle fasi che precedono e seguono il combattimeno, e la maggior parte dei personaggi si limita a entrare in scena. Sol è passato dalla più tamarra delle entrate a una semplice camminata verso il centro dell’arena. Chi non conosce questi personaggi potrebbe trovarli persino noiosi e l’assurda mancanza delle Instant Kill (che prego arriveranno in futuro) non aiuta di certo. C’è molto carattere nel gameplay, ma poco nel contorno.

Sto parlando di un picchiaduro, un genere che vive grazie all’online e la possibilità spaccare di mazzate il prossimo, e quindi il multiplayer gioca un ruolo vitale nella produzione.
Parto subito dal lato positivo: il Rollback. Il Rollback è il nuovo tipo di NetCode che a poco a poco stanno utilizzando i grandi picchiaduro, non chiedetemi come funziona perché non ne ho davvero idea. Io ho una modesta connessione e grazie al Rollback le partite online contro giocatori europei sono al livello di partite locali, poiché non ho riscontrato ritardi, lag, o altri problemi. Solo qualche problemino con chi usa il Wi-Fi ma maledizione connettete la vostra console con il cavo!

Ma l’online presenta il più grande problema di tutto Guilty Gear Strive: le lobby. Pensavate di avviare il gioco, selezionare la modalità online e cercare tranquillamente una partita? Beh siete nel posto sbagliato. In Strive per giocare online dovete creare un avatar e girare in diverse stanze che rappresentano il livello di abilità del giocatore, piazzarvi in uno spazio dove attendere un giocatore o trovarne uno in attesa di sfidante. In breve, il gioco non trova le partite per te, devi farlo tu, con le tue gambe. Stare minuti interi a girare nelle stanze è una vera agonia. Per arginare tutto questo il gioco permette di avviare la modalità allenamento mentre si cerca un match, similmente a come faceva Street Fighter V, solo che persino questo lo faceva meglio, poiché almeno permetteva di cambiare personaggio senza passare per ben 2 caricamenti.

Un ottimo online, ma delle orribili lobby.

Ho parlato dell’online, ma se sei il tipo di giocatore a cui non interessa un picchiaduro per il multiplayer e siete amanti del gioco offline, cosa propone Strive per te?
C’è una modalità Arcade un po’ deludente, e io non pretendo molto da un Arcade. Non c’è nessun filmato alla fine per personaggio, neanche un disegno alla sua conclusione, ma un semplice dialogo fra qualche personaggio. L’unico lato positivo che spinge a rigiocare questa modalità sta nel suo Boss segreto. L’avversario finale è qualcosa di impossibile, davvero, già vedo WatchMojo metterlo in una delle sue classifiche di Boss più difficili. Dopo più di 40 tentativi ancora non ci sono riuscito e non me ne vergogno affatto. Se dovessi metaforizzare questo scontro lo definirei come uno scontro 1 V 1 tra me e Hulk in persona, e neanche un Hulk qualunque, ma in un lunedì mattina. Spero sia sufficiente a farvi capire di cosa parlo.

Oltre all’Arcade c’è la modalità Sopravvivenza. E qui niente da dire, è una sopravvivenza dove si affrontano degli avversari. Basta. Mi sarebbe piaciuta qualche particolarità in più stile Survival di Street Fighter V. Ahh mi manca l’Abyss Mode di BlazBlue.
Insomma, se non amate l’online Strive non ha molto da offrirvi, ma ArcSys ha già confermato che continuerà a supportare il gioco, quindi non escluderei l’arrivo di nuove modalità Single Player.

Ritorna lo Story Mode cinematico. Non si gioca, si guarda solamente e dura quanto una stagione completa di un anime (circa 4 ore). Oltre alle stupende animazioni la storia è davvero bella e si lascia seguire con gioia. Mi domando perché lo studio non decida di fare un Anime, con questa qualità non avrebbe difficoltà ad affermarsi nel settore. Probabilmente se siete amanti dell’online non ci metterete neanche mano, ma io lo consiglio ugualmente.

Infine, bisogna spendere due parole sulla colonna sonora. Ok bla bla non conta stiamo parlando di un gioco di lotta ma non m’interessa devo parlarne. La saga ha sempre sfornato pezzi Hard Rock da far sbavare, ma mai a questi livelli. Ogni personaggio ha una propria canzone CANTATA che ne descrive la storia, il carattere e persino la filosofia di vita. E queste tracce non si limitano a essere semplici OST, ma sono delle vere canzoni, che seguono la prassi della musica Rock. 3 strofe, ritornello e bridge prima della conclusione. Le 15 tracce sono accompagnate da altre canzoni cantate (persino quella del caricamento lo è!) e se non vi dovesse sembrare abbastanza ci sono anche le canzoni dei vecchi capitoli. Io lo dico e qui dovete segnarvi le mie parole: Strive miglior colonna sonora del 2021 e Roar Of The Spark miglior brano. Ok basta.

Strive è un Picchiaduro incredibile, un disco Rock e un anime in un unico pacchetto. I difetti delle Lobby e del Single Player fanno scendere l’asticella, ma come gioco di lotta ha ben pochi rivali.
Con questo quarto capitolo, Guilty Gear sembra essersi consacrato come videogioco, ottenendo finalmente il diritto di sedersi al fianco dei re del picchiaduro.

‘’L’Umanità sapeva di non poter cambiare la Società, ma invece di riflettere su sé stessa, ha incolpato le Bestie’’.

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