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Stranger Things: il miglior motivo per farsi Netflix dai 30 anni in poi

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Operazioni furbette che puntano al cuore dei trentenni ne abbiamo viste tante, ma Stranger Things, miniserie Netflix da 8 episodi uscita tre giorni fa, è probabilmente il gesto d’amore e di rispetto più grande verso un cinema che oggi sembra perduto. Lo so che lo abbiamo sentito dire tante volte, ma stavolta è vero, fidatevi. … Stranger Things: il miglior motivo per farsi Netflix dai 30 anni in poi

Operazioni furbette che puntano al cuore dei trentenni ne abbiamo viste tante, ma Stranger Things, miniserie Netflix da 8 episodi uscita tre giorni fa, è probabilmente il gesto d’amore e di rispetto più grande verso un cinema che oggi sembra perduto.

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Lo so che lo abbiamo sentito dire tante volte, ma stavolta è vero, fidatevi. Se non l’avete ancora fatto è il momento di sfruttare il mese gratuito su Netflix, ma procediamo con ordine.

Quali sono gli elementi fondamentali di un film d’avventura per ragazzi?

Un gruppo di amici eterogeneo, una sorta di piccola società segreta in cui ci sono leader naturali, geni, clown, litigi e riappacificazioni, riti personali e interessi comuni. Un naturale ritrovarsi di personaggi che normalmente vengono dipinti come nerd, sfigati, diversi, deboli.


Una cittadina fuori dai ritmi delle grandi metropoli, in cui l’evento più grande è la fiera di paese.

Dei bulli che inizialmente sembrano intoccabili, che spesso rompono qualcosa di prezioso, ma che alla fine la pagano.

Una sorella maggiore un po’ stronza e snob.

Il sesso visto non con morbosità, ma con curiosità, emozione e un po’ di paura, un mondo mistico e ancora distante.

Gli adulti, col loro peso del mondo, le loro responsabilità, le loro regole, personaggi a cui sfuggire, a cui nascondere, perché tanto non capirebbero.

Un elemento fantastico e spesso terrificante, una forza sovrannaturale incontrollabile che i nostri eroi combattono con un coraggio che non credevano di avere, spesso senza l’aiuto degli adulti, se non alla fine.

Il colpo basso

I Goonies, Navigator, Stand By Me, IT, ET, Scuola di Mostri, Peter Pan, tanto per citare i primi che ci vengono in mente, sono tutti film che fanno ampio uso di questi elementi e sono riusciti, grazie anche a una scrittura a prova di bomba a tatuarsi nella nostra mente e diventare una grande cineteca condivisa, una sorta di scala di valori, fiabe moderne che hanno accompagnato la crescita di milioni di persone.

Altro colpo basso

Stranger Things prende tutti questi elementi e li spalma lungo otto puntate, saccheggiando a piene mani sia dal filone fantastico per ragazzi sia dagli horror in stile “Seconda serata sui Italia 1”, da X-Files ma soprattutto da Stephen King, dal quale, per andare sul sicuro, prende anche il font del titolo, che ricorda clamorosamente quello delle prime edizioni a cavallo tra ’80 e ’90. Non è un caso che dietro ci siano i Duffer Brothers che già in Wayward Pines avevano trasportato una certa suggestione a metà tra King e Twin Peaks.


La storia è essenziale, ma da subito interessante: un ragazzino sparisce in circostanze misteriose, la colpa è probabilmente degli esperimenti fatti dal governo nei laboratori vicini alla città, i suoi amici lo cercano, la madre lo cerca, il resto del mondo non gli crede.

A pensarci bene una parola negativa come “saccheggio” è forse troppo cattiva per un’opera confezionata ad arte, che cita sì col trucchetto nostalgico, ma lasciando soprattutto che siano la costruzione di alcune scene, la regia, il colore, i costumi a suscitare nello spettatore un caldo e rassicurante senso di familiarità. E poi c’è un casting perfetto, che mescola qualche vecchia star ormai tramontata a facce nuove e assolutamente normali, volti puliti che per certi versi ricordano una versione giovane e moderna di Kevin Bacon o Sean Penn.


C’è il gruppo di ragazzetti sfigati e pieni di difetti, come IT o I Goonies, ci sono le bici di ET, ci sono mostri che escono dalle pareti come Poltergeist, c’è una bambina con poteri psionici come Carrie o L’incendiaria, i poster alle pareti de Lo Squalo e La Cosa, ci sono persone ritenute pazze che poi hanno ragione come nella maggior parte dei film con gli alieni, ci sono ragazzine vestite come quella dei Goonies, gente che sale dalla finestra per sgattaiolare in camera della ragazza, prove di coraggio, giuramenti sigillati con lo sputo e una colonna sonora che viaggia tra Carpenter, la Retro Future e pezzi dell’epoca.

La saggezza di Stranger Things sta nel fatto che dopo un inizio in cui si viene bombardati da riferimenti, strizzatine d’occhio e citazioni visive, nella seconda parte la storia prende il sopravvento e si porta avanti senza incertezze e salti logici, con una solidità e una naturalezza che manca a un’altra operazione simile, quel Super8 che cercò a suo tempo di riportare in auge il racconto di fantascienza e mistero per ragazzi.

Se hai dai trent’anni in su è praticamente impossibile non amare Stranger Things ed è oggettivamente molto difficile giudicarlo con serenità, perché sì, è una produzione furba, furbissima, a volte quasi stucchevole nel suo cercare di piacerti a tutti i costi, ma è fatta così bene che, perdonatemi il discorso da vecchio bacucco, evidenzia l’impressionante differenza di spessore tra i racconti Young Adult moderni, come Twilight, Hunger Games o Divergent e ciò che apprezzavamo da piccoli, in cui una bici lanciata a tutta velocità poteva andar più forte di un’auto della FBI.


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