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Stranger Things

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I trailer del Comic Con 2017

Riassuntone globale delle speranze cinematografiche e televisive dei mesi a venire

Adoro quando escono trailer a raffica, in pochi minuti si condensano emozione, speranza, esaltazione, ansia e speculazioni prive di fondamento. I trailer sono la promessa di qualcosa di bello, sono l’albero di Natale pieno di pacchi senza poi dover scoprire che sono pieni di maglioni, guanti e sciarpe.

Dunque, godiamoci questa vigilia pop.

Stranger Things

Dire per l’ennesima volta “va beh è solo strizzatine d’occhio agli anni ‘80” non farà di voi dei fini analisti. Ormai il trucchetto l’abbiamo capito e onestamente non è mai stato nascosto. Stranger Things ha sempre giocato a carte scoperte per quanto riguarda la nostalgia canaglia. L’inizio con Dragon’s Lair è probabilmente il colpo più basso possibile per quanto mi riguarda, ma anche Ghostbusters e l’uso di Thriller sono roba da violazione della Convenzione di Ginevra. Il primo capitolo piacque perché dietro alle strizzatine d’occhio c’erano una storia carina e personaggi interessanti, adesso tutto dev’essere riconfermato con personaggi più grandi, senza effetto novità a giustificando la normalità di ragazzini che dovrebbero rimbalzare tra uno stress post traumatico e l’altro.

Ready Player One

Se esiste una persona in grado di gestire una storia pensata per la generazione a cavallo tra i ’70 e gli ’80 quello è Spielberg e questo trailer pare confermare le aspettative di chi ci credeva. La parte più convincente è senza dubbio il mondo allo sbando post-crisi energetica, mentre la totale libertà di Oasis che forse è un po’ posticcia, permetterà a Spielberg di avere mano libera dal punto di vista creativo per scende totalmente fuori di testa. Il libro si concedeva la libertà di pescare da tutto l’immaginario di un ragazzino di trent’anni fa ed è una sorta di manifesto della cultura del collage e della nostalgia che viviamo oggi, molto probabilmente il film non avrà lo stesso respiro per banali questioni di diritti, ma vedere la DeLorean che corre accanto alle moto di Tron (o Akira? Direi quella, in fondo è rossa) e Freddy Kruger contro i cyborg non può non far saltellare di gioia qualcosa dentro di noi. Sono molto curioso di capire come diavolo gestiranno tutta la parte tecnologica. L’unica rimostranza? Il protagonista non è un nerdino sovrappeso, forse perché ora nerd is the new cool.

Justice League

Il trailer di Batman vs Superman prometteva grandi cose, poi è andata come è andata. L’arrivo in corsa di Joss Whedon che ha la mano buona coi cinecomic, mescolata alle manie di grandezza ed epicità di Snyder potrebbero rappresentare la miscela giusta per il successo. Per il resto, siamo di fronte al classico cliché della Five Man Band: Batman fa il Leader, Wonder Woman è la spalla col carattere opposto (ma potrebbero invertirsi, dopo il film dedicato a Diana è chiaro qual è l’eroe su cui puntare) Acquaman è quello grosso e tamarro, Flash è la spalla comica e Cyborg è l’esperto di tecnologia. La mia impressione è che fondamentalmente la trama sarà “cerchiamo tutti insieme di aiutare Wonder Woman a menare Steppenwolf”. Tutto sembra molto, molto buio, ma con sprazzi di umorismo. Sono fiducioso, se non altro sarà sempre qualcosa di diverso rispetto alla banalità visiva del Marvel Cinematic Universe. Il finale mi fa sperare in Batman che cavalca un tirannosauro, ma credo che sarò deluso.

Westworld

https://www.youtube.com/watch?v=phFM3V_dors

La prima stagione si basava sul grande mistero, sugli enigmi, sull’attesa prima della crisi e su una storia che mescolava presente e passato, ah sì anche su una recitazione incredibile. Per alcuni era uno show lento, per altri era perfetto, c’è chi lo considerava prevedibile e chi sosteneva che semplicemente rispettasse il patto con gli spettatori. La seconda stagione non potrà contare su quasi nessuno dei pilastri narrativi che hanno sostenuto la prima, perché adesso sappiamo tutto. Mancherà anche quel gusto un po’ unico di vedere una storia che riprende alcune meccaniche tipiche dei videogiochi. Ce la farà? Non so, però quel mezzo sorrisetto di Ed Harris basta per collocare Westworld un po’ più in altro delle altre serie in arrivo.

E adesso una rapida occhiata a tutto il resto

The Defenders

Le serie TV Marvel di Netflix hanno molto da farsi perdonare. Il rischio è quello di trovarsi a tifare per il cattivo, capita se utilizzi Sigourney Weaver.

Pacific Rim: Uprsing

Spero onestamente che sia il trailer del videogioco e non del film, perché è brutto anche in chiave “finta pubblicità”. Zero epicità, i mech sembrano fatti con la PS3, speriamo bene.

Inhumans

Freccia Nera è l’unica cosa che mi convince, oltre all’uso di Iwan Rehon come cattivo. Ogni volta che vedo i capelli di Medusa ho una fitta all’intestino.

Thor: Ragnarok

Continua a piacermi il suo mantenersi fra cazzone ed epico, forse in questo trailer è un po’ troppo cazzone e vederlo sparare laseroni accanto a Loki mi ha fatto venire qualche sudore freddo. Ma Hulk mi conforta, sempre, anche quando parla.

Bright

Will Smith in una buddy cop movie in cui al posto del nero e del bianco abbiamo il nero e l’orco. The Shield e Training Day che si mescolano con il fantasy, le streghe, gli orchi, gli elfi e le bacchette magiche. L’idea mi piace, speriamo non venga fuori una vaccata.

Star Trek: Discovery

Il progetto porta il marchio di Fuller, che dopo American Gods ha guadagnato parecchi punti, e anche se poi ha lasciato lo sviluppo la speranza è che l’imprinting sulla serie sia stato forte. Sarà un progetto difficilissimo, perché ambientare una serie moderna prima dell’epoca di Kirk porta con sé più dubbi che certezze. Il tono sembra molto dark, forse troppo.

The Gifted

Ancora una serie sui mutanti, stavolta su ragazzi giovani che devono capire come usare i loro poteri e scappare da chi vuole imprigionarli. Una storia all’ombra degli X-men che per ora non mi entusiasma più di tanto a causa dell’overdose da cinecomic.

Jigsaw

L’enigmista? Ancora? Ma il torture porn non è passato di moda come MySpace?

The Shape of Water

Ameliè che incontra Abe Sapiens che incontra Bioshock. I mostri di Del Toro hanno sempre quel qualcosa più. Lo aspetto con ottimismo.

Il vero reboot degli anni ’80 è Donald Trump


Dopo il ritorno agli anni ’80 nella moda, nella musica e nel cinema purtroppo sta tornando anche un certo modo di fare politica figlia di quel decennio (non così bello come ce lo ricordiamo)

Che tempi per chi ha vissuto o è nato all’inizio degli anni ’80! ?Praticamente tutto il mondo dell’intrattenimento ha deciso che le idee nuove sono da sfigati e quelle vecchie andavano già bene così, basta dargli una spolverata. Tornano i Ghostbusters, tornano Jem & The Holograms, torna He-Man, Voltron e i fumetti che leggevi da piccolo ora sono nei cinema. Il bulletto che ti prendeva in giro a scuola ora è più geek di te.

Il bello e il brutto dei ricordi è che si cristallizzano in un momento, lasciando fuori tutto il resto, eliminando il contesto e smussando gli angoli più acuti. Per questo motivo, a meno di non aver vissuto traumi infantili particolarmente devastanti o durante conflitti militari, il periodo della giovinezza ci sembra sempre una figata, un’epoca spensierata in cui il più grande dei drammi era un’interrogazione in cui non avevamo studiato o essere abbastanza pieni di brillantina da spiccare sugli altri studenti.

È anche uno dei motivi per cui alcune cose della nostra gioventù ci sembrano più fighe di quelle dei ragazzi di oggi, con conseguenti operazioni nostalgia e recuperi di ogni tipo.

A tutto ciò si è associata una cultura del nostalgico, del ritorno a quello che ci piaceva nel periodo ’80/ ’90 influenzata dall’arrivo nelle stanze dei bottoni e nei luoghi di creazione culturale di chi in quegli anni c’è cresciuto e ora trasmette al mondo le sue influenze. Così come Tarantino mostra un cinema fortemente legato a ciò che vedeva negli anni ’70, ora abbiamo Stranger Things e il suo delizioso ritorno a un periodo fatto di Dungeons & Dragons, Intellivision e ispirazioni di ET.


Ma la verità è che gli anni ’80 non erano solo un periodo ricco di bellissimi film, musica elettronica e robot giapponesi che si menavano. La metafora più efficace del loro ricordo sono i videogiochi dell’epoca: nella nostra memoria sono capolavori incredibili, ma la verità è che la maggior parte erano spazzatura che oggi non giocheremmo nemmeno sotto tortura. Vi do anche questa triste notizia, ricordate serie TV come Automan o Manimal? Sono durate rispettivamente 12 e 8 episodi, vuol dire che per anni avete guardato repliche su repliche, pensando fossero serie di successo.

Guardiamoli bene questi anni ’80. Un’epoca di rivoluzioni sociali ma anche un periodo di disuguaglianze, di razzismo strisciante, di Guerra Fredda, di muri, di politiche internazionali che hanno di fatto gettato le basi per un Medioriente sempre più incasinato. Un’epoca fatta di politiche reaganiane che nel lungo termine hanno tolto ogni potere contrattuale ai lavoratori, gli USA che fanno porcate in Sudamerica, che ci ha insegnato il consumismo sfrenato, a discapito del pianeta stesso, che ha creato la figura dell’agente di borsa privo di scrupoli, che ci ha consegnato mode come il mullet, i capelli cotonati, le giacche con le spalline, i paninari, gli yuppie, che ha iniziato una discesa sempre più ripida verso il trash televisivo. Un’epoca spensierata della quale ancora paghiamo molte conseguenze. E ve lo dico mentre ascolto We Built this City degli Starship, quindi so di cosa parlo.


(foto: Getty Images)

Come ogni buon film di fantascienza ci insegna, i portali dimensionali sono un rischio. Quando abbiamo aperto quello verso gli anni ’80 all’inizio abbiamo recuperato ciò che ci piaceva dal punto di vista artistico, musicale e visivo, ma non siamo stati attenti e abbiamo permesso ad altre creature di varcare quella soglia per tornare a infestare il nostro mondo. Trump all’epoca era il modello da seguire per milioni di italiani col vestito elegante comprato all’Oviesse che cercavano il successo a tutti i costi, quello in stile Wolf of Wall Street. Oggi ha segnato il ritorno della figura dell’industriale, uno showman con le mani in pasta in politica, l’uomo in giacca e cravatta che “si è fatto da solo” che però si sente parte del popolo, che parla al nostro lato peggiore dicendo “le cose come stanno”. Una figura che porta con sé chiusura dei confini, razzismo del “noi contro di loro”, di una nuova Guerra Fredda.

La verità è che il reboot più veritiero degli anni ’80 non è Stranger Things, è Donald Trump e purtroppo non potremo apprezzarlo in una serie TV, ma rischiamo di avercelo di fronte per almeno quattro anni.


Originally published at www.wired.it on July 25, 2016.

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Stranger Things: il miglior motivo per farsi Netflix dai 30 anni in poi

Operazioni furbette che puntano al cuore dei trentenni ne abbiamo viste tante, ma Stranger Things, miniserie Netflix da 8 episodi uscita tre giorni fa, è probabilmente il gesto d’amore e di rispetto più grande verso un cinema che oggi sembra perduto.

https://n3rdcore.it/turbo-kid-la-recensione-caa97a563c60

Lo so che lo abbiamo sentito dire tante volte, ma stavolta è vero, fidatevi. Se non l’avete ancora fatto è il momento di sfruttare il mese gratuito su Netflix, ma procediamo con ordine.

Quali sono gli elementi fondamentali di un film d’avventura per ragazzi?

Un gruppo di amici eterogeneo, una sorta di piccola società segreta in cui ci sono leader naturali, geni, clown, litigi e riappacificazioni, riti personali e interessi comuni. Un naturale ritrovarsi di personaggi che normalmente vengono dipinti come nerd, sfigati, diversi, deboli.


Una cittadina fuori dai ritmi delle grandi metropoli, in cui l’evento più grande è la fiera di paese.

Dei bulli che inizialmente sembrano intoccabili, che spesso rompono qualcosa di prezioso, ma che alla fine la pagano.

Una sorella maggiore un po’ stronza e snob.

Il sesso visto non con morbosità, ma con curiosità, emozione e un po’ di paura, un mondo mistico e ancora distante.

Gli adulti, col loro peso del mondo, le loro responsabilità, le loro regole, personaggi a cui sfuggire, a cui nascondere, perché tanto non capirebbero.

Un elemento fantastico e spesso terrificante, una forza sovrannaturale incontrollabile che i nostri eroi combattono con un coraggio che non credevano di avere, spesso senza l’aiuto degli adulti, se non alla fine.

Il colpo basso

I Goonies, Navigator, Stand By Me, IT, ET, Scuola di Mostri, Peter Pan, tanto per citare i primi che ci vengono in mente, sono tutti film che fanno ampio uso di questi elementi e sono riusciti, grazie anche a una scrittura a prova di bomba a tatuarsi nella nostra mente e diventare una grande cineteca condivisa, una sorta di scala di valori, fiabe moderne che hanno accompagnato la crescita di milioni di persone.

Altro colpo basso

Stranger Things prende tutti questi elementi e li spalma lungo otto puntate, saccheggiando a piene mani sia dal filone fantastico per ragazzi sia dagli horror in stile “Seconda serata sui Italia 1”, da X-Files ma soprattutto da Stephen King, dal quale, per andare sul sicuro, prende anche il font del titolo, che ricorda clamorosamente quello delle prime edizioni a cavallo tra ’80 e ’90. Non è un caso che dietro ci siano i Duffer Brothers che già in Wayward Pines avevano trasportato una certa suggestione a metà tra King e Twin Peaks.


La storia è essenziale, ma da subito interessante: un ragazzino sparisce in circostanze misteriose, la colpa è probabilmente degli esperimenti fatti dal governo nei laboratori vicini alla città, i suoi amici lo cercano, la madre lo cerca, il resto del mondo non gli crede.

A pensarci bene una parola negativa come “saccheggio” è forse troppo cattiva per un’opera confezionata ad arte, che cita sì col trucchetto nostalgico, ma lasciando soprattutto che siano la costruzione di alcune scene, la regia, il colore, i costumi a suscitare nello spettatore un caldo e rassicurante senso di familiarità. E poi c’è un casting perfetto, che mescola qualche vecchia star ormai tramontata a facce nuove e assolutamente normali, volti puliti che per certi versi ricordano una versione giovane e moderna di Kevin Bacon o Sean Penn.


C’è il gruppo di ragazzetti sfigati e pieni di difetti, come IT o I Goonies, ci sono le bici di ET, ci sono mostri che escono dalle pareti come Poltergeist, c’è una bambina con poteri psionici come Carrie o L’incendiaria, i poster alle pareti de Lo Squalo e La Cosa, ci sono persone ritenute pazze che poi hanno ragione come nella maggior parte dei film con gli alieni, ci sono ragazzine vestite come quella dei Goonies, gente che sale dalla finestra per sgattaiolare in camera della ragazza, prove di coraggio, giuramenti sigillati con lo sputo e una colonna sonora che viaggia tra Carpenter, la Retro Future e pezzi dell’epoca.

La saggezza di Stranger Things sta nel fatto che dopo un inizio in cui si viene bombardati da riferimenti, strizzatine d’occhio e citazioni visive, nella seconda parte la storia prende il sopravvento e si porta avanti senza incertezze e salti logici, con una solidità e una naturalezza che manca a un’altra operazione simile, quel Super8 che cercò a suo tempo di riportare in auge il racconto di fantascienza e mistero per ragazzi.

Se hai dai trent’anni in su è praticamente impossibile non amare Stranger Things ed è oggettivamente molto difficile giudicarlo con serenità, perché sì, è una produzione furba, furbissima, a volte quasi stucchevole nel suo cercare di piacerti a tutti i costi, ma è fatta così bene che, perdonatemi il discorso da vecchio bacucco, evidenzia l’impressionante differenza di spessore tra i racconti Young Adult moderni, come Twilight, Hunger Games o Divergent e ciò che apprezzavamo da piccoli, in cui una bici lanciata a tutta velocità poteva andar più forte di un’auto della FBI.


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