Libri di cibernetica: “C’era una volta, prima di Mazinga e Goldrake”
Rispondete senza pensarci troppo: qual è il primo robot della storia dei fumetti giapponesi? Astro Boy? L’avrei detto anch’io, ma invece è Tanku Tankuro una specie di automa rotondeggiante che combatteva i nemici del sol levante nel 1934. E come è nata la parola robot? Da un’opera polacca di Karel Čapek che, caso strano, ha … Libri di cibernetica: “C’era una volta, prima di Mazinga e Goldrake”

Rispondete senza pensarci troppo: qual è il primo robot della storia dei fumetti giapponesi? Astro Boy? L’avrei detto anch’io, ma invece è Tanku Tankuro una specie di automa rotondeggiante che combatteva i nemici del sol levante nel 1934. E come è nata la parola robot? Da un’opera polacca di Karel Čapek che, caso strano, ha parecchi punti in comune con Westworld. E restando in tema, chi sa qual è stato il primo esempio di robot gigante in stile Mazinga? I più informati potrebbero rispondere “Super Robot 28”, ma in verità fu probabilmente Kagaku no senshi, ovvero “Il Guerriero della scienza”, una specie di enorme cavaliere medievale alimentato a vapore che attaccava New York durante la Seconda Guerra Mondiale.
Insomma vi siete mai chiesti come nasce la passione giapponese per la robotica e i macchinari sofisticati? Quanto è stata forte l’influenza occidentale nella creazione dei primi manga o quanto è stato difficile produrre i primi numeri dell’anime di Astro Boy? Avreste mai immaginato che c’è un filo che lega Kyashan e Cyborg 009 a un’opera teatrale cecoslovacca degli anni ’20?
Queste sono solo alcune delle domande a cui risponde “C’era una volta, prima di Mazinga e Goldrake”, libro del super esperto Massimo Nicora, un italiano che potrebbe tranquillamente tenere lezioni sull’argomento all’Università di Tokyo senza mai annoiare.

Del resto la storia dell’animazione giapponese ha radici profonde. È la voce di un popolo zavorrato da un orgoglio incrollabile che ha sbattuto più volte la faccia contro una realtà ben diversa da quella raccontata da chi lo governava e che, proprio grazie ai fumetti, ha saputo esorcizzarla e trasformare ansie, paure e lutti in qualcosa di positivo ed eroico. Questo processo di elaborazione è ben descritto all’interno del libro che partendo dall’epoca Tokugawa arriva fino al ’79 e ci mostra come la Bomba Atomica abbia rappresentato la fonte d’ispirazione più forte degli ultimi 60 anni trovando espressione nel disegno e nella meccanica.
Personalmente adoro a livello maniacale qualunque tipo di opera storiografica che mostra il dietro le quinte della cultura popolare nel suo sviluppo, soprattutto quando si parla di argomenti apparentemente “leggeri” come l’animazione giapponese.
https://n3rdcore.it/the-art-of-atari-quando-la-copertina-era-tutto-784e9c1c67e6
Questo perché quando poi si finisce per scavare a fondo si scopre che di leggero non c’è assolutamente niente. Qualunque opera dell’uomo è spesso frutto di errori, colpi di genio, influenze storiche e bisogni concreti. Dopotutto pensare e realizzare un fumetto o un anime di successo è un processo creativo che deve saper tener conto dello spirito del proprio tempo ma anche di eventuali influenze esterne e di concetti innovativi. L’idea di originalità totale non ha assolutamente senso, tutto si crea, si ricrea, si rielabora e si riforma in un continuo aggiungere e togliere. Insomma una eventuale divisione fra cultura alta e bassa ha sempre meno senso.
Oggi ci riempiamo la bocca con cyborg, robotica, identità virtuali e androidi che presto potrebbero reclamare i loro diritti e questo ci sembra così attuale,èo moderno. E invece tutto nasce là, in quelle pagine. Nasce con Eight Man, con Gigantor con persone che da piccoli si sono nutriti di pane e Metropolis e che poi con la creazione di un manga hanno contribuito a costruire una vera e propria identità nazionale.

C’era una volta, prima di Mazinga e Goldrake parte dai Karakuri, passa per Japan Punch, Tezuka e Astroganga per arrivare alle soglie dell’epoca di Goldrake e Mazinga raccontandoci come fosse scritto nella storia che il Giappone sarebbe diventato il Regno dei Robot Giganti.
Se alla fine della lettura ne vorrete ancora dovrete attendere il prossimo anno quando Nicora pubblicherà “C’era una volta Goldrake. La vera storia del robot che ha rivoluzionato la TV Italiana”. Nel frattempo preparate i vostri mutandoni d’acciaio e i magli perforanti, perché ci sarà da godere forte.