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La Divina Commedia illustrata da Gabriele dell’Otto – La recensione de L’Inferno

La Divina Commedia di Dante Alighieri è forse l’opera di letteratura italiana più famosa al mondo. Più famosa de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni o de “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco. E non lo dice “Francesco Fusillo da Noci”, ma una semplice ricerca su Google e su qualche sito americano di letteratura.

Amata e odiata dagli studenti di tutti i licei italiani, la Divina Commedia è stata proposta in mille modi diversi. La prima opera che mi viene in mente è la trasposizione a fumetti di Go Nagai, l’ideatore di Mazinga e di tutto il filone dei “Super Robot“. A sua volta, Go Nagai ha tratto ispirazione dalle illustrazioni di Gustave Doré, che nel 1861 pubblicò alcune tra le rappesentazioni grafiche più iconiche dedicate all’opera dantesca. Ma non finisce qui.

L’Inferno è protagonista della suggestiva rappresentazione “Hell in a Cave” in Castellana Grotte (BA), dove una compagnia teatrale reinterpreta la prima cantica direttamente nel sito carisco delle “Meraviglie di Puglia”. E se pensate che uno dei primi film realizzati in Italia fu proprio “L’Inferno” del 1911 (commissionato in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia), avete più o meno un quadro generale di cosa è la Divina Commedia.

Non vado a dilungarmi troppo nel citare tutte le trasposizioni fumettistiche, videoludiche e quant’altro vi possa venire in mente sulla Divina Commedia. Perché fidatevi, c’è davvero tanto in giro. Forse anche troppo, direbbe qualcuno. Ma io non sono assolutamente d’accordo con questi ultimi, e vi spiego perché.

Quella che ho appena finito di rileggere con piacere è infatti l’ennesima edizione dell’immortale “Inferno” di Dante Alighieri. Ma c’è qualcosa di diverso in questa pubblicazione. Ci sono delle nuove illustrazioni, realizzate da uno dei più grandi artisti italiani viventi. E c’è la voglia di far conoscere l’opera di Dante per com’è veramente.

Questo è l’Inferno dantesco illustrato da Gabriele dell’Otto e narrato dal bravissimo Franco Nembrini. Due persone diverse che si sono incontrate per caso e che, complice proprio la Mondadori, hanno deciso di unire le forze per realizzare qualcosa di nuovo.

Ed è per questo che la recensione sarà divisa in due parti. La prima è dedicata a “L’inferno” di Dell’Otto, la seconda a “L’inferno” di Nembrini. E alla fine proverò a dire cosa mi è piaciuto e cosa no di questa edizione.

La Divina Commedia – L’Inferno di Gabriele dell’Otto

Gabriele dell’Otto guarda il mondo con gli occhi di un vero artista. Non fermatevi alle bellissime tavole che dell’Otto a realizzato per la Marvel. Non giudicatelo solo per il suo Spider-man o per il meraviglioso “Sex and Violence vol.1” pubblicato dalla Panini. Dell’Otto è molto, molto altro. E qui ha avuto modo di dimostrarlo.

Banalmente, un fumettista italiano che si approccia a “La Divina Commedia” viene subito accostato al già citato Go Nagai o all’opera di Marcello Toninelli. O peggio, se un artista prova ad accostarsi all’illustrazione de “L’Inferno”, viene subito paragonato appunto a Gustave Doré. Con Gabriele dell’Otto tutto questo non accade.

Prendiamo ad esempio l’illustrazione che dell’Otto ha realizzato per il canto quinto, che ho gentilmente preso in prestito dalla pagina Facebook di Oscar Mondadori Vault. Canto dove Dante e Virgilio incontrano Paolo e Francesca, i due amanti collocati nel girone dei Lussuriosi.

La Divina Commedia Inferno - Gabriele dell Otto - Mondadori - Nerdcore

Osservate bene la potenza dell’illustrazione. Non c’è niente qui che sia messo fuori posto: l’uso sapiente del chiaroscuro, il contrasto dei colori, l’anatomia perfetta dei personaggi. Tutto è stato realizzato in maniera eccellente. Ma la cosa che mi fa impazzire sono le mani: le mani di Dante che si stringono alla tunica per la commozione, la mano di Virgilio sulla spalla del poeta come per rincuorarlo, la mano di Francesca tesa verso Dante quasi in cerca di aiuto e la mano di Paolo che si copre il capo per la vergogna. Perfetto. Tutto perfetto.

Sarebbe un peccato svelarvi tutte le illustrazioni realizzate da dell’Otto all’inizio di ogni canto. Voglio che siate voi a guardare come l’artista italiano ha realizzato “Caron dimonio con gli occhi di bragia” (Canto III) o il maestoso ed inquietante Gerione (Canto XVII). Così come voglio lasciare a voi il compito di ammirare come Dante afferra Bocca degli Alberti (Canto XXXII) o come Virgilio abbraccia il suo “allievo” per proteggerlo dalle Gorgoni (Canto IX).

In conclusione: L’Inferno dantesco di dell’Otto è perfetto, sotto ogni punto di vista. Un Inferno così vivo e “reale” non s’era mai visto su carta. E solo uno come dell’Otto poteva riuscire nell’impresa. Vincendola, ovviamente.

La Divina Commedia – L’Inferno di Franco Nembrini

Portare in giro per l’Italia la Divina Commedia dev’essere una cosa molto faticosa ed allo stesso tempo affascinante. Soprattutto se la tua platea è spesso composta da ragazzini, che dovranno poi studiare l’opera sui banchi di scuola. Lo scrittore Franco Nembrini lo fa da molto tempo, ed è proprio ad uno di questi incontri che è nata la collaborazione con Gabriele dell’Otto. Una combinazione che mi sento di giudicare come vincente.

L’esperienza itinerante di Nembrini è stata quindi fondamentale per l’autore, che qui ha dovuto scrivere l’introduzione ad ogni canto de L’Inferno. Ma leggendo con che intensità e con quale semplicità Nembrini riesce a spiegare praticamente tutto quello che c’è da sapere di ogni singola cantica, si rimane allibiti. E lo dico con ammirato e vivido stupore.

Ci sono parti dell’Inferno dantesco di difficile comprensione, e quelle giudicate più “digeribili” spesso nascondono diverse insidie. Prendiamo il già citato “Canto V”, uno dei miei preferiti in assoluto. Nembrini sa bene che il viaggio di Dante non si arresta al solo Inferno, e sa benissimo che la tematica dell’amore è una delle più care al “Sommo Poeta”. Non a caso, Dante è uno dei maggiori esponenti del “Dolce stil novo” e del concetto di “Amore Impossibile“. Come spiegare quindi a chi non ha mai letto la Divina Commedia perché Dante colloca i lussuriosi proprio all’Inferno se l’amore è, a tutti gli effetti, uno dei sentimenti più cari a Dio? Beh, Franco Nembrini lo spiega dannatamente bene, analizzando il canto con cura e dovizia nei dettagli. Ma senza risultare pesante, pomposo o ripetitivo.

Mai pedante e sempre preciso, Nembrini tratteggia quindi molto bene il viaggio di Dante all’Inferno. Al lettore non mancherà sicuramente nulla di quanto c’è di necessario da sapere, ed è proprio così che dev’essere. Niente voli pindarici o altro. Qui si va per l’Inferno, non si va per funghi!

Sarei oltremodo curioso di leggere come Nembrini introdurrebbe le cantiche de “Il Paradiso” perché, e lo confesso, è una delle parti della Divina Commedia in cui sono meno preparato. E sono sicuro che con Nembrini sarei in grado di rileggerla tutto d’un fiato.

La Divina Commedia – L’Inferno della Mondadori

La Divina Commedia Inferno - Gabriele dell Otto - Mondadori - Copertina - Nerdcore

Siamo quindi alle considerazioni finali sull’opera. Sarò sincero e lo ripeto: sono sinceramente stupito. Avendo letto diverse versioni de La Divina Commedia, questa mi è risultata forse tra le più leggere ed intense. Le illustrazioni di dell’Otto hanno allietato di molto la lettura, catapultandomi direttamente in quella che giudico l’opera più bella mai partorita da mente umana. Ed essere accompagnato da uno scrittore capace come Franco Nembrini è stato un vero piacere.

Bella anche l’introduzione scritta da Alessandro d’Avenia, che vado solo a citare per non rovinarvene la lettura.

L’edizione è molto solida e robusta. Parliamo di un volumone di quasi settecento pagine con copertina rigida, tenuto in piedi da un granitico brossurato da cui spicca un acceso fil di cotone rosso. Avrete quindi tra le mani un libro veramente imponente, a cui dovrete riservare uno spazio importante nella vostra libreria. La carta sembra di buona qualità, maneggevole e resistente al punto giusto.

La Divina Commedia Inferno - Gabriele dell Otto - Mondadori - Selva - Nerdcore

La scelta di lasciare un po’ troppo “bianche” e “vuote” le pagine può piacere come non può piacere. A me piace moltissimo, perché focalizza subito l’attenzione del lettore verso il testo e non verso qualche inutile orpello grafico di contorno. Ma qualcuno potrebbe farlo giustamente notare, quindi mi è sembrato doveroso appuntarlo.

Il mio giudizio finale e quindi super positivo, e la consiglio veramente a tutti. La consiglio sia al lettore “scafato” che sa i versi a memoria e sia al ragazzo che si approccia per la prima volta all’opera. Ma la straconsiglio soprattutto a chi adora dell’Otto e le sue opere, perché qui lo vedrà in una veste tutta nuova. Una veste che vi piacerà davvero tanto, ve l’assicuro.

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