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Guida ai super e real robot, la non-recensione

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Un volume fondamentale per scoprire e riscoprire l'animazione giapponese dopo gli anni '80, quando i miti classici furono sostituit da nuove storie

Mi piacerebbe tantissimo recensire Guida ai super e real robot. L’animazione robotica giapponese dal 1980 al 1999 di Jacopo Mistè, ma non sono nella posizione per poterlo fare. Avevo in mente questo libro già mentre finivo di scrivere il mio Guida ai super robot, incentrato sulla stagione dell’animazione robotica che si chiude nel 1980: ho proposto io il progetto a Odoya, ho scelto io l’autore – ero e sono un assiduo lettore di Anime Asteroid, il blog di Mistè e dell’ottimo Simone Corà – sono stato l’editor del testo, e per un anno io e Mistè ci siamo confrontati, a volte anche duramente, sull’organizzazione dei contenuti, sull’ampiezza dell’arco temporale da prendere in considerazione, e – a lato, e del tutto personalmente – sulle nostre diverse concezioni della critica e del rapporto con le opere in generale.

Sicché non recensirò GSRR, ma sono quanto meno nella posizione per poterne scrivere una lunga bandella e dire che cosa ci si può aspettare di trovarci dentro.

Innanzitutto credo che mai due volumi così legati come GSR e GSRR siano stati tanto antitetici nell’impostazione, caratteristica che discende direttamente dalle convinzioni degli autori e che rappresenta egregiamente due modi – forse i due modi sommi – di essere nerd rispetto agli oggetti narrativi: io sono convinto che le opere parlino a chi sappia ascoltarle senza forzarle, Mistè è convinto che gli unici ad avere diritto a dire cosa c’è nelle opere sono gli autori; io sono convinto che la distinzione tra intenzionale e non intenzionale sia irrilevante perché non sapremo mai tracciare un confine netto e spetta all’opera parlare; Mistè è convinto che il non intenzionale sia irrilevante, che si esaurisca nelle regole della macchina produttiva, e che spetti solo all’autore spiegare l’opera. Insomma, il risultato è che GSR era un libro di narratologia che aveva al centro le storie, GSRR è un libro di cronaca che ha al centro gli autori.

Personalmente, non avrei potuto immaginare niente di meglio, ed è per questo che ho voluto fortemente che il progetto fosse affidato a Mistè. La super-robotica degli anni Settanta ha una struttura molto chiara e codificata, è più omogenea, più immediata, e spesso appare persino irriflessa, come il frutto di un getto concettuale che esplode quasi autonomamente dalle mani degli autori.

La narrativa robotica posteriore, specialmente quella presa in oggetto da Mistè, segue altre vie: negli anni Settanta le storie apportavano una dopo l’altra modifiche più o meno felici a un nucleo mitologico permanente; diversamente, negli anni Ottanta, gli autori si lasciano alle spalle le suggestioni oniriche e, più che articolazioni archetipiche, reiterano temi: da un lato le strutture si diversificano da serie a serie, dall’altro i franchise aggiungono nuovi eventi alla linea narrativa mantenendo spesso un nucleo tematico – pensiamo allo smantellamento della cosmogonia dell’orfano alieno, che praticamente scompare dopo il 1980, e all’insistenza sui temi tominiani della guerra e del conflitto generazionale.

La storia degli anni Ottanta e Novanta è soprattutto una storia di autori e di  un conflitto tra i modi di concepire la narrazione stessa. Non necessariamente e non sempre un conflitto dichiarato, quanto un confronto tra due attitudini generazionali, naturalmente con i loro ibridi e le zone d’ombra dettate dalle regole del mercato. Gli autori importanti non sono tanti: è vero che dopo l’esplosione del super robot settantino, i robot cominciano ad apparire dappertutto, ma non necessariamente come fulcro della storia; e con lo sfondamento cyberpunk si moltiplicano anche ibridi, esoscheletri, biotecnologie, comparse che, sommate alla mancanza di una struttura narrativa adamantina al cuore del genere, rendono impossibile stabilirne nettamente il perimetro.

Cosicché Mistè ha buon gioco a concentrarsi su un pugno di autori fondamentali (e quindi opere fondamentali come Gundam, Patlabor, Shin Getter, Evangelion NdLorenzo) e seguirli passo passo nelle loro carriere robotiche, e il gioco funziona alla perfezione perché ognuno di questi autori – Yoshiyuki Tomino, Ryōsuke Takahashi, Shōji Kawamori, Mamoru Oshii, Yasuhiro Imagawa, Masami Ōbari, Toshiki Hirano, Hideaki Anno – rappresenta anche un modo unico di interpretare la vecchia o la nuova scuola, complicando il quadro del confronto tra vecchi di ferro e otaku visionari. L’esito è un saggio con il tiro di un romanzo, che racconta le storie di persone alle prese con un lavoro che non sempre ripaga, o che sfugge di mano in modi inattesi, racconta un contesto sociale, economico e tecnologico che cambia – GSRR è anche, per forza di cose, un’appassionante storia di una parte importante della cultura popolare giapponese – e racconta dei modi in cui questi autori hanno interagito con questo contesto, ignorandolo, integrandocisi, o tentando di fregarlo; né dimentica di darci notizia dei loro collaboratori, alcuni dei quali tornano come se appartenessero a una seconda linea narrativa.

Un lavoro del genere non poteva dunque prescindere da un’analisi delle condizioni produttive, che detta così sembra una noia mortale e invece nelle mani di Mistè diventa una storia avvincente dei cambiamenti dei costumi, dei rapporti tra animazione e merchandise, delle regole del fandom, una storia spiegata bene, con chiarezza, che, affidando la completezza dei dati alle schede tecniche e andando al nocciolo delle questioni nel flusso principale di testo, coinvolge e diventa parte delle avventure degli autori.

Nel complesso, la mole di dati che Mistè tira fuori è impressionante: curiosità, aneddoti, stralci di interviste ai protagonisti di quel periodo, uno scavo senza precedenti condotto con la collaborazione e la supervisione di Cristian Giorgi, traduttore per Dynit e J-Pop e redattore di diversi booklet Dynit. Tutto questo mentre si parla di opere, quelle del ventennio 1980-2000, che da noi sono arrivate solo in parte, spesso disponibili solo in fansub, a volte nemmeno, e molto dilazionate nel tempo: una situazione completamente diversa, per noi, da quella che riguarda l’animazione robotica settantina. GSRR fa ordine, e lo fa appassionando, in un mondo che è poco conosciuto e che spero venga riscoperto anche grazie a questo lavoro.

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