Browsing Tag

cartoni animati

I match di WWE No Mercy 2017

15 Years of Magix, com’è la mostra dedicata alle Winx

Magic Winx!” E chiunque sia stata bambina dal 2004 in poi, sa esattamente cosa comporti questo grido di battaglia.

Bloom che chiude gli occhi e inizia a trasformarsi, avvolta dal potere della fiamma del drago e, subito dopo di lei, tutte le altre fate del Winx Club risplendono negli abiti colorati e glitterati con i quali combattono i cattivi. Stella, Flora, Musa, Tecna e Aisha sono le giovanissime guerriere che insieme a Bloom condividono la vita di tutti i giorni fra le mura del college di Alfea (una sorta di Hogwarts al femminile, con la tecnologia più avanzata e senza quegli aloni dark, tipici dei prodotti targati Warner Bros).

Tuttavia, se anche non ne foste stati appassionati, sono sicurissima che almeno un poco, in questi anni, ne abbiate sentito parlare. Le Winx infatti, nate dalla mente di Iginio Straffi come semplice prodotto di intrattenimento per bambine, sono diventate a tutti gli effetti un fenomeno internazionale che entra di diritto nella cultura pop italiana. Da poco si è conclusa una mostra che ne ha celebrato i 15 anni (pensate che il primo episodio è stato trasmesso su Rai 2 il 28/01/2004) e che ovviamente, da devota fan quale sono, non ho potuto evitare di andare a vedere.

 Da piccola realtà marchigiana, lo studio di animazione Rainbow ha saputo farsi strada nel mondo dei cartoni animati, esordendo con Tommy e Oscar ed esplodendo poi con le Winx. Ad oggi, le avventure delle fate di Magix (la dimensione magica nella quale sono ambientate le vicende) sono state esportate in più di 100 paesi .

La mostra ha raccontato, con tavole originali e bozzetti, l’evoluzione delle giovani avventuriere e di tutto ciò che le riguarda. In primis, gli abiti della primissima trasformazione, quella che per Stella scaturisce dall’anello-scettro all’urlo di “Solaria!” e che per Bloom, adottata da una famiglia di terrestri, avviene spontaneamente solo durante uno scontro in solitaria contro le temibili Trix. Con mio sommo stupore, ho scoperto che in origine il vestito di Stella doveva avere un aspetto differente, che la pelle di Flora doveva essere più scura e, soprattutto, che la tuta viola di Tecna avrebbe dovuto essere verde.

Fra il character design di Bloom Enchantix e Believix (trasformazioni ottenute dalle intrepide protagoniste, rispettivamente, nella terza e quarta stagione) e i disegni preparatori per la serie animata, mi sono ritrovata davanti alla teca contenente le tavole originali dei primi fumetti.

Ora, parlando di Winx nella cultura pop, non si può negare la loro versatilità. Dal cartone animato al fumetto, dai libri ai videogiochi, dagli album di figurine ai giochi da tavolo, dal cinema (ci arrivo tra un attimo) al merchandising più vasto possibile (la mia collezione vantava più di 200 pezzi, dei quali cito: il telefono fisso, lo scendiletto extralarge e una cintura rosa e verde – oggi assolutamente inguardabile, all’epoca inestimabile capo d’alta moda), il fenomeno è approdato in quasi ogni lido. Non sono a conoscenza di un gioco di ruolo a tema, ma la sua esistenza non mi sorprenderebbe troppo.

Molti i cimeli esposti, come il primo fumetto uscito in edicola, un pattino utilizzato nello spettacolo Winx on Ice e un ingente quantitativo di action figures, tutte conservate alla perfezione nella propria scatola. Da quella del principe Sky a quelle delle Trix (Icy, Darcy e Stormy, le antagoniste principali); passando per  Daphne (la sorella segreta di Bloom) e quelle con le trasformazioni più recenti, come Sirenix e Tynix (serie 5 e 7), per i collezionisti c’era da restare a bocca spalancata. Non solo quelli storici però, anche i neofiti avevano di che meravigliarsi: davanti a me c’era una bimba che ha indicato e commentato, con precisione e accuratezza estreme, ogni singola bambola fra le ultime uscite. Le due donne che l’accompagnavano hanno potuto solo tacere e ascoltare, e non fare errori quando interrogate.

Una zona è stata poi riservata all’ottava stagione, il cui primo modulo è stato trasmesso ad aprile su Rai Yoyo e che si concluderà nell’autunno di quest’anno. Esauriti i mondi magici, le fatine di Alfea dovranno affrontare un vecchio nemico (Valtor, l’antagonista-capo della terza stagione) avvalendosi della nuova trasformazione Cosmix, ma grazie all’aiuto di Twinkly, una creaturina fatta di polvere di stelle, riusciranno a portare a termine nuove, emozionanti, avventure intergalattiche.

Infine, vi era una parte di mostra interamente incentrata sui film. Le maxi locandine delle tre pellicole uscite, Il segreto del Regno Perduto (2007), Magica Avventura (2010) e Il mistero degli abissi (2014) facevano da sfondo agli splendidi abiti indossati da Bloom e Sky nel secondo lungometraggio, presenti su due manichini. Parlando di abiti, accanto alle Pixie e ai Cuccioli magici, 7 vestiti spiccavano al centro della stanza.

Sette abiti per sette diverse trasformazioni, fra le quali il Butterflix (introdotto nella settima stagione, ma solo per poche puntate) e il Bloomix (che appare nella sesta stagione, quando la fata di Domino condivide il suo potere con le compagne). Personalmente, ho smesso di essere un’assidua spettatrice già da qualche anno, complici i cambi di orari e di abitudini. Tuttavia, poter ammirare da vicinissimo gli abiti indossati dalle attrici che hanno interpretato le fatine in rappresentazioni musicali quali il Winx Power Music Show o altri spettacoli, mi ha portata a trarre due grosse conclusioni.

La prima è che, qualunque sia la trasformazione scelta, sicuramente non possono mancare i glitter sul vestito. La seconda, è che le Winx sono cresciute con tutti i bambini che come me passavano i pomeriggi a lanciare incantesimi contro nemici immaginari, all’occasione interpretati da animali, parenti o manici di scopa.

Mentre osservavo i tagli sempre più articolati delle vesti, che da una semplice gonnellina e canotta (piene di brillantini) diventano un tripudio di strass e code da sirena in tulle, con pizzi, decori e merletti, ho potuto percepire una vera e propria evoluzione.

Le Winx crescono, ma non perché affrontino cattivi sempre più pericolosi. A farle crescere sono le responsabilità, le quali aumentano man mano che da semplici studentesse diventano custodi di poteri arcani, paladine o regnanti fatte e finite. In tutto questo però, rimangono amiche inseparabili, consapevoli del fatto di poter sempre contare l’una sull’altra.

 Un tema abbastanza banale ma che alla fine, in un tempo come il nostro, nel quale si ricerca sempre un particolare che permetta di spiccare per originalità, forse è proprio la carta vincente.  Con un argomento semplice e spontaneo come l’amicizia che si instaura fra compagni di avventure, misto alla capacità degli autori di saper rinnovare i contenuti e l’aspetto, adattandoli agli sviluppi del contingente, le Winx continuano a piacere e a conquistare un pubblico sempre rinnovato di fatine terrestri, che probabilmente da qualche parte si stanno preparando a uno scontro immaginario, al grido di battaglia di “Magic Winx!”.

Rocket Girl Volume 1 — R3censione

Quello che eravamo: Daria

Il 3 marzo 1997 (esattamente ventidue anni fa) su MTV vediamo Daria Mongerdorffer trasferirsi da Highland, la città di Beaves and Butt-head, a Lawdale con i suoi genitori e sua sorella Quinn. Nella vecchia scuola aveva a che fare con i due idioti metallari della bro-culture che spesso la chiamavano Diarrhea.

Doppiata in Italia da Marina Massironi, lo show nasce dalle menti di Glenn Eichler e Susie Lewis Lynn che raccontano di aver sentito la mancanza di figure femminili nei cartoni animati: «Il suo ruolo era quello di essere una presenza che non fosse un oggetto sessuale anzi, Daria è orgogliosa della sua intelligenza» e rompe gli stereotipi di quegli anni dimostrando che essere brillanti, seri e nerd è bello.

Daria, in onda dal 1997 al 2002, è stato il programma di animazione più longevo di Mtv, superando Beavis and Butt-head e Celebrity Deathmach.

La famiglia di Daria è composta dalla madre Hellen, una donna in carriera costantemente al telefono, il padre Jake che lavora da casa patendo la disparità professionale con la moglie e dalla sorella Quinn che si interessa quasi esclusivamente del suo aspetto e che non dice mai agli amici di essere la sorella di Daria (al massimo una cugina di terzo grado) perché se ne vergogna.

È lei stessa a descrivere la propria famiglia in venticinque secondi durante una seduta dal terapista.

«La mamma è risentita per il fatto che deve lavorare così duramente, il che oscura la sua volontà sul fatto di voler davvero lavorare così duramente. Papà è colpevole di essere meno motivato della mamma, ma pensa che sia sbagliato sentirsi così, quindi si nasconde dietro una cortina di fumo e di ignoranza. Quinn indossa la superficialità come un’armatura, perché ha paura di guardarsi dentro e di trovare assolutamente nulla. E io lavoro attivamente per far sì che le persone non mi piacciano, così non mi sentirò male quando lo faranno. Posso andare ora?»

https://www.youtube.com/watch?v=HdZsqZKT3oY

Con anfibi, occhiali tondi oversize (che oggi sarebbero terribilmente di moda) e le risposte sarcastiche ai commenti sessisti, Daria emerge come la voce femminista di cui avevamo bisogno in quegli anni. Se assisteva a un’ingiustizia aveva sempre qualcosa da dire, pensava in modo critico e rimaneva sempre fedele a sé stessa.

Qui, per esempio, risponde con il suo proverbiale sarcasmo a due ragazzi, quando trollare non era ancora così di moda.

«Vi stavamo aspettando. Siamo nate in questa stanza, cresciute in questa stanza e pensavamo di morire qui, sole. Ora che siete arrivati voi le nostre vite potranno ricominciare di nuovo.»

Ricordo un episodio in cui Quinn, che è considerata la ragazza più bella della scuola, si convince di aver bisogno di un intervento di chirurgia plastica. Quinn, incredibilmente, chiede alla sorella di accompagnarla dal medico che, non solo le dice che dovrebbe di cambiare tutto di sé, ma suggerisce alcune modifiche per Daria. Ma lei, nonostante i sentimenti negativi nei confronti della sorella, mette da parte tutto e le dice: «Non c’è niente di sbagliato in te, fisicamente. Sei perfetta»

Insegnandoci così che bisogna rimanere unite e che la sorellanza, letterale e metaforica, si deve manifestare soprattutto di fronte alle difficoltà.

Il rapporto di amicizia più bello di tutto lo show è sicuramente quello tra Daria e Jane Lane.
Le due si conoscono perfettamente, sanno prendersi in giro e vedono il meglio l’una dell’altra, sempre con ironia e saggio cinismo. Non hanno paura di dirsi la verità anche se fa male, si incoraggiano, si spronano a essere persone migliori e spesso ricordano alle loro spettatrici adolescenti che c’è di più nella vita che essere la fidanzata di qualcuno.

Quando non discutono di esistenzialismo guardano il programma spazzatura Sic Sad Word (in italiano “Questo triste mondo malato”), lo show-in-a-show che predisse l’ascesa del clickbait, annunciando notizie sensazionalistiche inutili e assurde:

«Il tuo casellante indossa dei pantaloni? Una gonna? O niente a parte un sorriso?»

E ancora: «I microbi fanno sesso nella tua acqua potabile?»

Daria è ancora uno show attuale perché i problemi degli adolescenti sono gli stessi: amicizie, amori, accettazione, insicurezze ed è il modo in cui parla di razza, genere e identità a essere cruciale.

Durante la cerimonia dei diplomi ci ricorda di guardare il mondo con acuto scetticismo:

«Rimanete fedeli in ciò in cui credete finché logica ed esperienza non vi contraddicono. Ricordate che quando il re sembra nudo vuol dire che lo è e che verità e menzogna non sono quasi la stessa cosa. Infine non c’è aspetto, risvolto o momento della vita che non possa essere migliorato con della pizza»

Come to the dark side, we have cookies. Li usiamo per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi