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Midnight Mass: ma dove sono i fantasmi? Ah, eccoli

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Nonostante le notevoli differenza, Midnight Mass dialoga con le recedenti serie di Mike Flanagan più di quanto si pensi. Scommettiamo?

Midnight Mass è la nuova serie tv realizzata da Mike Flanagan per Netflix, dopo le due stagioni di The Haunting, Hill House e Bly Manor. I progetti sembrano puntare in due differenti direzioni, mantenendosi sul piano dell’horror ma esplorando terreni diversi. Siamo sicuri? Certo, le modalità del racconto sono profondamente divergenti, e sarebbe una forzatura considerarle una trilogia, eppure guardando Midnight Mass ho avuto proprio la sensazione di tornare a ragionare sugli stessi temi di The Haunting, con strumenti inediti ma similari conclusioni. Andiamo per gradi.

Ps. Attenzione! Segue intricata selva di ragionamenti con informazioni ULTRA SPOILER su tutti e tre gli show.

L’elefante fantasma nella stanza

La prima cosa che salta all’occhio nel tracciare una linea che separa Midnight Mass da Hill House e Bly Manor è la presenza dei fantasmi. In queste ultime, infatti, sono presenti schiere di spiriti, letteralmente nascosti in ogni angolo buio della scena, eppure sono proprio i personaggi a dirci che un fantasma non è soltanto la riproduzione spettrale di una persona.

Facciamo un passo indietro.

La parola fantasma deriva dal greco e può indicare l’atto di mostrare o di apparire. In senso lato, il fantasma può essere qualcosa che appare, ma anche “un’immagine non corrispondente a realtà” o “fantasia, scenario dell’immaginazione, in cui il soggetto, attraverso un’elaborazione (attività fantasmatica) anche difensiva, esprime e realizza i desideri consci (come per es. nei sogni diurni), subliminali e inconsci”.

Per dirla con le parole di Steve Crain in Hill House: “La maggior parte delle volte un fantasma è un desiderio”. Ma non solo.

Un fantasma può essere la proiezione di sentimenti opprimenti: rabbia, solitudine, senso di colpa, risentimento, gelosia. In Bly Manor, Jamie ci dice addirittura che una storia d’amore e una storia di fantasmi sono essenzialmente la stessa cosa. I ricordi sono pieni di fantasmi, le bugie sono piene di fantasmi, i rimpianti sono pieni di fantasmi.

Pensiamoci un attimo.

Midnight Mass è ambientata in una cittadina su un’isola, a un passo dal diventare cosa? Una “ghost town”, una città fantasma. Il tema principale che ricorre nella serie è la religione cristiana, che venera cosa? L’”Holy Ghost”, lo Spirito Santo. Quindi, siamo certi di poter dire che in Midnight Mass non ci siano i fantasmi?

Midnight Mass

L’ambiguità sul concetto di fantasma apre infinite possibilità interpretative, le stesse che vengono applicate a un altro elemento di spicco in Midnight Mass. Chiamiamolo mostro, creatura, Angelo anche.

Nessuno lo chiama mai con il nome che invece a noi che guardiamo viene immediatamente in mente, vampiro. Eppure è lì che beve sangue e brucia alla luce solare, che succede? Perché nessuno lo impala con uno stecco di frassino o gli spara in testa? La prima risposta che darei è: “troppo facile”. Se fosse stato un vampiro come lo intende la tradizione occidentale forse mi avrebbe annoiato un po’.

Mi piace invece che sia una creatura ambigua, quasi più vicina alla figura dell’angelo perverso che al Conte Dracula. La creatura ha infatti molti elementi che riportano a un folklore più orientale, precisamente a quello sul “ghūl”, che secondo Jacques Collin de Plancy è una “specie di demone arabo e turchesco, maschio o femmina; si sposta con facilità fra cielo e terra e ama frequentare i cimiteri.

L'occupazione principale dei ghoul consiste nel battere le campagne, far abortire le donne incinte, succhiare il sangue dei giovani, divorare i cadaveri, urlare nel vento, aggirarsi fra i ruderi, gettare il malocchio, provocare sventure.” Un bel tipo, che per altro si dice ami importunare i viandanti nelle zone desertiche.

Midnight Mass

Casa dolce casa

Si può senza dubbio notare come Hill House e Bly Manor abbiano in comune l’essere ambientate all’interno di una casa, che ha più o meno importanza nell’economia della narrazione.

Hill House è il prototipo della casa malvagia, è quasi un essere vivente dalla fame perpetua. Non è una casa infestata, ma una casa infestante.

Bly invece è un guscio, trasformato in purgatorio dalla furia di Viola Willoughby, la signora del lago.

Le case sono comunque un pretesto, un catalizzatore, perché a essere infestate negli show di Flanagan sono sempre le persone. La famiglia Crain continua a essere tormentata dai fantasmi anche fuori da Hill House, così come Dani arriva a Bly con già alle spalle il suo fantasma personale. Midnight Mass si apre con l’infestazione di Riley, che si porta il fantasma sull’isola e in ogni luogo dove ha la sventura di addormentarsi, riproponendo per altro il parallelo tra spettri e sogni già esplorato dalla precedente serie. La casa è quindi sostituita dalla comunità, e non si può certo dire che gli abitanti di Crockett Island non abbiano la loro buona dose di scheletri nell’armadio.

E insomma, cosa c’è dopo?

Quello che più lega insieme Midnight Mass e le due stagioni di The Haunting è soprattutto una domanda. E avrete certamente notato la mia sfrenata passione per le domande. Quindi, cosa succede dopo la morte? In quanti differenti modi si può immaginare l’esistenza, o la non esistenza, oltre il decesso? Una delle risposte più ampie che ci propone Flanagan sta nella memoria.

Ce lo dice Olivia in Hill House che “quando moriamo ci trasformiamo in storie”, e ce lo dice anche Owen in Bly Manor quando paragona la perdita dei ricordi della madre malata alla morte.

In Bly Manor viene anche mostrato lo straziante decadimento dei fantasmi che si scordano chi erano, che perdono i connotati e l’identità, un po’ come i personaggi di Midnight Mass quando risorgono e iniziano a cibarsi di familiari e amici, perché hanno dimenticato chi sono e sono guidati soltanto dalla fame, dalla ripetizione, dal bisogno. Perché la memoria come rimedio alla morte è uno strumento per i vivi, sono loro che racconteranno le storie, che conserveranno i ricordi arricchendoli di nuove esperienze, guardando al passato senza evitare di guardare al futuro.

I problemi, in tutti e tre i titoli, sorgono quando si cerca in qualche modo di fregare la morte, di trovare una scappatoia.

In Hill House Olivia è terrorizzata dalla morte dei figli e paradossalmente finisce per volerli uccidere per conservarli intatti nella sua memoria, nella sua versione ingannevole di “forever house”. La “forever house” fa capolino anche in Bly Manor e guarda caso è anch’essa fatta di ricordi, un luogo irreale dove rifugiarsi per sfuggire all’oblio, ma allo stesso modo si tratta di un’illusione, dove i concetti di passato e futuro non hanno più senso.

In Midnight Mass tutto il gran casino con l’Angelo è creato da Pruitt che desidera una seconda possibilità, qualche giorno in più, qualche ora, anche una manciata di minuti. Il tempo più di ogni altra cosa è ciò che distingue la vita dalla morte, lo scorrere del tempo percepito in maniera lineare, in avanti, e infatti è anche ciò che più inganna i vivi quando riflettono su cosa possa celarsi una volta varcate le porte della morte.

Midnight Mass

In Hill House Nell dice che da morta non è scomparsa, è solo sparpagliata in molti pezzi, come fiocchi di neve, a Bly morto non significa scomparso e Midnight Mass si conclude con il monologo di Erin, quello che meglio sintetizza l’altra grande ipotesi che ci suggerisce Flanagan sull’esistenza oltre la morte, quella che mi pare chiuda il cerchio aperto con la cristallizzazione nel tempo di Hill House e portato avanti con la prigione dei ricordi di Bly Manor.

Ci dice: “Mi ricordo che sono energia, non memoria”, come “una goccia d’acqua che torna all’oceano, di cui è sempre stata una parte.” Andare oltre la morte significa quindi ricordare e allo stesso tempo dimenticare, lasciandosi dietro le immagini collezionate in vita per tornare a casa, a fondersi con l’universo, con la terra, con l’aria, con il cosmo che sogna se stesso.

Non esiste tempo, non esiste morte. La vita è un sogno. È un desiderio, espresso ancora e ancora e ancora nell’eternità. E io sono tutto questo, sono ogni cosa, sono tutto.”

 

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