Atelier Yumia: giocare cozy tra ricordi e riscatto
Atelier Yumia ci racconta la nuova declinazione dell’esperienza fantasy rilassante ideata da Gust, a cavallo tra memoria e futuro.
Giocare in modo “cozy” non è più una nicchia difficile da definire: è diventato un vero e proprio stile di vita e di gioco. Sempre più giocatori cercano esperienze che rispecchino determinate caratteristiche di rilassatezza e comfort. Come spesso accade con i trend di mercato, il termine “cozy” è stato ampiamente sfruttato e reinterpretato, ma in mezzo a questo marasma commerciale c’è anche un lato positivo, evidente persino in Italia: un rinnovato interesse per la serie Atelier.
Tralasciando Atelier Resleriana, che non è riuscito a sopravvivere come gacha a causa di meccaniche poco generose nonostante una buona storia e un gameplay interessante, è stato con Atelier Ryza che molti hanno scoperto nella serie di Gust e Koei Tecmo il sogno di un RPG fantasy rilassato. C’è una magia particolare nello stile di Atelier: mondi colorati, cieli sconfinati, una natura rigogliosa e storie di giovani alchimiste che crescono insieme ai propri amici. Un’atmosfera che richiama quelle vibes europee tanto apprezzate negli anime ispirati all’Occidente.

Creare dai Ricordi
Conclusa la trilogia di Ryza, Gust cerca ancora una volta di innovare con Atelier Yumia: The Alchemist of Memories & the Envisioned Land. E devo dire che, rispetto al passato, sto apprezzando la verve un team di sviluppo che si prende più rischi e tenta qualcosa di diverso, specie dopo anni in cui la serie sembrava adagiarsi su se stessa, pur mantenendo un’evoluzione costante. Atelier Yumia cambia diverse carte in tavola, strizza l’occhio alla tecnologia e abbandona in parte l’estetica medievale per tornare a suggestioni più vicine a quelle di Atelier Escha & Logy. Tuttavia, come ogni buon alchimista sa, non tutte le formule riescono alla perfezione, e Atelier Yumia manca qualche mescolata cruciale alla pozione.
Il cuore del gioco è il concetto di Memoria, che permea ogni aspetto dell’esperienza. La storia si svolge in un continente che ha proibito l’Alchimia a seguito di una tragedia che tutti cercano di dimenticare, tranne Yumia, alchimista figlia di alchimista, convinta che questa magia possa ancora essere un faro di speranza. Arruolata da una milizia di esploratori che la guarda con sospetto, dovrà dimostrare, anche grazie ai compagni incontrati lungo il cammino, che l’Alchimia e i ricordi che essa custodisce possono guidare verso un futuro migliore.

Ho apprezzato molto come il tema della Memoria venga tradotto in meccaniche di gioco pratiche. L’Alchimia, ad esempio, non si basa più sul classico Calderone, ma su una fusione dinamica di elementi che sfrutta le capacità di Yumia attraverso una danza di cristalli e ingredienti. Al posto del libro delle ricette, troviamo Boccette che archiviano i ricordi estrapolati dal mana presente nel mondo. L’esplorazione dell’open world consente di raccogliere materiali che cambiano in base all’ora e al meteo, con ogni elemento che conserva la memoria delle sue interazioni con l’ambiente. Questo sistema rende la creazione alchemica più legata al territorio esplorato e alle esperienze vissute, piuttosto che a una semplice progressione per level up.
Tra rovina e cambiamento
La vera chicca è il mondo aperto, per la prima volta nella serie utilizzato con più dovizia e una volontà di renderlo più vivo che mai. Ricco di dettagli e di attività, rende l’esplorazione un’esperienza molto appagante, eliminando la montagna degli ostacoli che prima complicavano il passaggio tra raccolta e creazione. Atelier Yumia favorisce un approccio rilassato: raccogliere gli ingredienti è intuitivo e privo di stress, permettendo di concentrarsi sulla scoperta del mondo anziché sui menù di selezione degli strumenti ogni due minuti. Il risultato è il cavallo di battaglia di Atelier Yumia, uno dei motivi per cui può essere un buon contendente al miglior approccio nei confronti della serie per chi è totalmente nuovo.
Tuttavia, non tutto brilla allo stesso modo. L’HUD, ad esempio, ha uno stile più generico e digitale, con un design semplificato e animazioni moderne che contrastano con l’estetica pastello e il calore tipico della serie. Sebbene questa scelta sia giustificata dall’ambientazione più tecnologica, rompe un po’ l’armonia dell’esperienza cozy a cui il gioco aspira. Anche il sistema di combattimento ne risente: le battaglie sono caotiche, con abilita da usare a raffica e un sovraccarico di animazioni che a volte confonde più che coinvolgere. Bello da vedere e adrenalinico quando ingrana per bene, ma da incubo quando ci sono numerosi combattenti a schermo. In particolar modo nella versione Nintendo, che soffre di alcuni cali di frame importanti nei frangenti impegnativi per l’hardware.

Forse Atelier Yumia avrebbe dovuto fare più tesoro delle lezioni apprese nei capitoli precedenti. Alcune meccaniche accessorie, come la costruzione di avamposti e dell’Atelier, pur essendo interessanti e in linea con la tendenza del design abitativo nei giochi cozy, risultano superflue nell’economia di gioco della serie. Allo stesso tempo devo ammettere che c’è stato un impegno non indifferente in quanto anche questo accessorio propone un risultato soddisfacente. Mentirei infatti se dicessi di non essermi divertiti a creare il mio Atelier, ma è comunque qualcosa che mi ha tirato “fuori” dal loop di gameplay esplorativo che invece è il cuore di tutto ciò che il gioco vuole proporre.
Eppure, nonostante qualche inciampo, Atelier Yumia rimane un titolo ispirato e un punto di riferimento per il futuro di Gust. Dai personaggi al mondo che li circonda, la storia di Yumia è sfaccettata, ricca di sfumature emotive e di relazioni che si evolvono nel tempo. Il viaggio da una situazione di diffidenza a un riscatto costruito su virtù e affetto scalda il cuore, come ogni Atelier sa fare. Yumia è una protagonista degna del suo ruolo, e la sua storia resterà impressa nei ricordi di chi la vivrà. Sperando, magari, che questo non sia l’unico capitolo a raccontarla.