STAI LEGGENDO : Tra i rottami delle Guerre Stellari, il viaggio della speranza nel prologo di Fallen Order

Tra i rottami delle Guerre Stellari, il viaggio della speranza nel prologo di Fallen Order

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Come Star Wars Jedi: Fallen Order mostra davvero il lato più grezzo e comune dell'universo multiculturale di Star Wars nei suoi anni più bui.

Sulla rete si è ampiamente parlato di Star Wars Jedi: Fallen Order, il nuovo action-RPG di Respawn ed Electronic Arts posizionato qualche anno dopo l’ordine 66 e la nascita dell’Impero. Con sorpresa di molti si è anche rivelato un titolo molto valevole e godibile, tanto che è stato definito da alcuni come miglior gioco di Star Wars degli ultimi tempi, cosa con cui mi trovo abbastanza d’accordo. La vicenda di Cal Kestis è infatti variegata, piena di momenti iconici e ricca di richiami alla filosofia cinematografica, portando al contempo una serie di chicche di pura lore davvero niente male.

Non voglio però tediarvi con l’ennesima recensione del gioco o su quanto la sua narrativa sia più o meno forte, quello lo lascio a chi di dovere (anche perché è pure tardi per farlo). Ciò che vorrei sottolineare nelle righe che seguono è quanto tutto il Prologo di Star Wars Jedi: Fallen Order sia una delle migliori sezioni del titolo di Respawn e che non solo è una delle prospettive più gettonate per Star Wars, ma anche come ambientazioni del genere siano una delle attrattive maggiori per i fan più navigati del franchise di Lucasfilm.

Nei primi momenti di gioco incontreremo il protagonista Cal Kestis su un pianeta dove schiere di meccanici smontano le astronavi ormai in disuso per recuperarne i pezzi e creare nuove armate imperiali. Il nome di questo ammasso di terra e ferro è Bracca: un posto decisamente inospitale in cui tutto ciò che conta è la fedeltà alla Gilda dei Rottamatori. Dalla banca dati di Fallen Order scopriamo che il pianeta era precedentemente sotto controllo della Repubblica fino a quando la Gilda dei Rottamatori non aiutò la Confederazione dei Sistemi Indipendenti a ottenerne il dominio.

Come sappiamo la Repubblica cadde e l’Impero non vide di buon occhio le dinamiche sovversive della gilda, soprattutto quando Bracca si poneva come un pianeta di vitale importanza strategica, nonché passaggio vicino a numerose rotte comuni. Perciò, quando arrivò l’Impero, questo tagliò i salari e i fondi per la sicurezza, costringendo la Gilda dei Rottamatori a dare il tutto per tutto per riottenere i favori della nuova dittatura. In altre parole, dei semplici schiavi.

L’attività principale dei rottamatori di Bracca era quella di smontare navi ed equipaggiamento della vecchia Repubblica in modo da ingraziarsi i nuovi padroni, facendo viaggiare le parti recuperate su lunghi treni merci superando ben 25 controlli di sicurezza, finendo infine per essere spedite nei pianeti centrali. Questo lavoro continuò perfino quando arrivò il Primo Ordine, come ci racconta la storia di Resistance Reborn, confermando l’importanza che Bracca aveva come sito imperiale per lo smantellamento di navi nemiche.

Tornando al nostro Cal Kestis, il ragazzo finì su Bracca dopo che il Venator su cui viaggiava con il suo maestro venne distrutto sopra all’atmosfera del pianeta. Fortuna volle che nessuno vide lo schianto del guscio di salvataggio di Cal, permettendogli quindi di confondersi tra i rottamatori e vivere come uno di essi fino all’inizio del gioco. Quando assumeremo il controllo del personaggio giocabile, ci ritroveremo a vagare nei relitti di astronavi osservando droidi e alieni a lavoro nello smontare navi iconiche riconosciute da tutti, come la classe madre separatista che atterra in una delle prime sequenze. Nascondendo la spada laser e la Forza, Cal ha vissuto come uno dei tanti lavoratori che incontrerete nel tragitto scriptato della scena. La tentazione di andare spediti è tanta, ma se vorrete prendervi del tempo per osservare ciò che vi circonda noterete quanto dettaglio è stato immesso nella creazione di Bracca, nonostante non sia un posto in cui potrete tornare per ragioni di trama. A livello creativo, chiaramente, il discorso è ancora più ampio ma potrete approfondirlo semplicemente andando su ArtStation o comprando l'artbook dedicato.

È in questo scenario industriale che possiamo osservare la mistura di culture che contraddistingue ogni buona scenografia di Star Wars, la stessa che in un modo o nell’altro caratterizza posti come Tatooine, Jakku, Corellia e Coruscant. Tutti hanno in comune una visione più mondana dell’universo, quella fatta dalla gente comune e dalla società lontana dalla lotta tra Lato Chiaro e Lato Oscuro, una dicotomia che ci incanta con l’eroismo ma che allo stesso tempo ci fa anelare altre strade narrative, come quella presentata dal recente The Mandalorian.

Bracca in particolare rappresenta il lato più concreto del futuro-passato di Star Wars, quello composto dalle meraviglie meccaniche che solcano le stelle con facilità, ma che in realtà non sono altro che giganti di ferro. In un certo senso analizzare Incrociatori e ammassi di ferraglia iconici ci fornisce soddisfazione, ci permette di guadagnare una prospettiva più “terrestre” dietro i grandi conflitti dei film, capendo come chi non ha poteri vive la sua vita nell’eterna lotta tra Impero e Resistenza, specialmente quando dal cielo gli piovono enormi detriti di astronavi abbattute. Per questo troviamo evocativa la presentazione di Rey in Il Risveglio della Forza come mercante di rottami intenta a spulciare uno Star Destroyer, lo stesso sentimento che ci arriva dal prologo di Fallen Order. La differenza però, oltre il deserto, è che il titolo di Respawn non ci parla di un eroe in un ecosistema a cui non appartiene, isolato da tutto e tutti, piuttosto ci racconta di una società già stabilizzata dove il Jedi si adegua, non è nessuno di speciale e rappresenta uno dei tanti lavoratori di lì, dove Jakku al contrario è solo uno spazio commerciale senza affiliazioni di sorta.

Luci elettriche, neon e vapori hanno ormai sovrastato la sabbia natia di Bracca, regalandoci quel leggero sentore di cyberpunk che tanto solletica le nostre papille gustative. Quello che però succede è che tutto filtra attraverso il freddo metallo e i numerosi droidi che popolano l’ambientazione del prologo, un fattore che per gli appassionati di Star Wars significa molto considerando quanto i modelli di mech e robot abbiano una rilevanza considerevole sia a livello narrativo che di iconografia. I più esperti noteranno alcune scatole di circuiti abbastanza note, mentre gli occhi freschi potranno bearsi della cultura aliena che vige sulla casa della Gilda dei Rottami, oleosa e arrugginita tra le scintille dei saldatori.

Saltando da una parte all’altra dei cantieri vicini al percorso di Cal, incontreremo numerosi abitanti intenti a fare il loro lavoro, pieni di commenti su questa o quell’altra cosa. La cura nel rendere il posto letteralmente vivo e non solo un corridoio platform assume un gusto amaro se si considera che durerà sì e no 20 minuti. Perché tutto sommato sarebbe bello approfondire la vita di Cal come rottamatore, sapere cosa pensa la gente dell’Impero, vedere come la Gilda dei Rottamatori cerca di bilanciare sottoposti e mire dell’Impero, i movimenti di resistenza degli abitanti di Bracca o come davvero gli ideali della ribellione nascano dal basso. Un concept che quantomeno è molto simile a Star Wars Galaxy Edge, per i pochi fortunati che ci leggono e che l’hanno visitato. E, guarda un po’, è sempre per lo stesso motivo che il parco di Star Wars funziona: perché Jedi e Sith sono solo mormorii, è la gente comune come noi spettatori la vera protagonista di tali esperienze.

Dopo aver riparato la falla, Cal è costretto a usare la forza per evitare che il suo amico/mentore Prauf finisca per morire durante un incidente sul lavoro. Questo segna naturalmente la fine della permanenza del Padawan di Fallen Order su Bracca, non prima però di una bella sequenza su un treno merci. L’importanza di questa sezione serve a Respawn per evidenziare il clima di terrore che l’Impero instilla con la sua politica militare, mostrandoci come l’unico spazio sicuro per i rottamatori sia solamente negli slum imbastiti nel cimitero spaziale, pieno di cubicoli dove la sicurezza della casa è composta da due metri quadrati di freddo metallo. Appena concluso il lavoro, si deve fare i conti con gli Assaltatori e i pochi ufficiali che li accompagnano, i quali non solo vogliono la perfezione dei materiali, ma anche l’obbedienza assoluta in un clima dove la qualità della vita è sottoterra.

Ed è proprio in questa riflessione che si concentra il vero potenziale comunicativo di pianeti come Bracca. Mentre per i Jedi e la Resistenza esistono comunque numerosi pianeti e porti sicuri dove fare festa con gli Ewok o vivere sotto gli ordini di un generale come Leia, nella galassia reale la gente resiste per davvero nel modo più duro possibile, rimanendo sotto il comando imperiale per non morire inutilmente e aggrappandosi alla flebile (e vera) speranza che un giorno si possa insorgere. Nessuno degli abitanti del pianeta rottame ha un Jedi pronto a sguainare la spada laser per evitare un’esecuzione sommaria come quella a cui assiste Cal, al massimo l’unica arma è un blaster ottenuto illegalmente, magari trovato nelle profondità di una nave ormai distrutta. Già solo tenere un’arma per la difesa personale significa esporsi alla morte, il che rende bene l’idea di quanto l’universo di Lucas possa essere estremamente duro, lontano dalle risatine su quanto sia carino un droide a forma di sfera che fa beep beep.

Eppure, e chi segue i libri/fumetti lo sa bene, è in queste condizioni che la vera anima della lotta di Star Wars divampa e ci coinvolge. Perché in un certo senso sentiamo tutta l’urgenza e il peso che queste popolazioni devono portare nella loro vita quotidiana fatta di povertà e duro lavoro, quella che vorremmo tanto approfondire prima di catapultarci nell’avventura Jedi di Cal. Come sarebbe stato Fallen Order se fosse stato ambientato solamente su Bracca? Un’avventura grezza, realistica e meno fantasy, esattamente come uno dei tanti lati che è possibile vivere guardando meglio le macchie che si ostinano a sporcare la purezza fanciullesca della saga.

Questo articolo fa parte della Core Story dedicata a Star Wars e alla fine della saga degli Skywalker.

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