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Umberto Eco

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Il videogioco del Nome della Rosa che non abbiamo mai visto

Nessuno sfugge all’adattamento videoludico, neppure Umberto Eco. Infatti Il Nome della Rosa non è soltanto un bellissimo libro che molti fingono di aver letto, un favoloso film che tutti ricordano perché Ron Perlman parlava strano, ma anche “La Abadia del Crimen” un videogioco spagnolo uscito per Amstrad, Spectrum, PC, convertito addirittura per Amiga, PS2, Dreamcast, Game Boy e che ben presto verrà nuovamente riportato in vita.

E se pensate che fosse robaccia vi sbagliate, perché secondo la rivista Retro Gamer è uno dei pochi giochi per Amstrad a meritare il 10.

Il gioco era infatti una perfetta ricostruzione del film e della vita monastica, il giocatore doveva controllare sia Adso che Guglielmo da Baskerville investigando nei freddi ambienti dell’abazia, evitando di mancare ai propri doveri di monaco. Se non si seguivano le preghiere o si veniva beccati gironzolando di notte scendeva la barra dell’“obsequium”, ovvero di obbedienza, se arrivava a zero si veniva cacciati ed era Game Over. L’azione si svolgeva seguendo il corso di sette giorni, divisi secondo le ore canoniche della vita monastica, durante i quali per poter vincere bisognava raccogliere una serie di oggetti.

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Il gioco era programmato così bene che poteva vantare una grafica isometrica, monaci che vagavano seguendo le istruzioni di una intelligenza artificiale e tantissime linee di dialogo. Insomma era un prodotto della madonna, ben scritto, ben programmato, rispettoso dell’originale, probabilmente uno dei primi adattamenti cinematografici e letterari venuti bene… ecco perché non uscì mai dai confini spagnoli.

Quindi, mentre aspettate che gli iberici sviluppino il remake ricordate: “La sola prova dell’esistenza del diavolo, è il nostro desiderio di vederlo all’opera”.