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Ricordati di costruire le strade

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Come un videogioco sull'antica Roma possa essere utile a scuola, nonostante il rischio del giocatore di venire picchiato nei bagni.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta nel numero di gennaio nel mag-book di Rewriters Magazine, a cura di Domitilla Pirro e dedicato alla scuola e alla formazione.

 

In un momento imprecisato degli anni ’90 la mia conoscenza dell’Impero Romano e delle sue tattiche di guerra era particolarmente avanzata per un bambino che faceva le scuole medie. Sapevo anche che “wedge” in inglese voleva dire “cuneo” e tutto sommato potevo serenamente posizionarti la Pannonia su una cartina. Tutto questo però non era dovuto alle lezioni di storia che mi venivano impartite a scuola, né al fatto che studiavo tanto, ma alla mia passione per un videogioco dell’Amiga chiamato Centurion: Defender of Rome. Se questo nome vi scatena un ricordo e una feroce botta di nostalgia immaginate che io vi stia abbracciando dicendo che va tutto bene.

 

Centurion: Defender of Rome era un gioco di strategia ambientato nel 275 B.C. in cui partendo da una legione bisogna diventare imperatore attraverso una serie di vittorie militari, giochi gladiatori, corse con le bighe, diplomazia e battaglie navali. Ognuna di queste sezioni è rappresentata da un minigioco, una cosa che al tempo si usava tantissimo grazie al successo di un altro titolo a sfondo storico, Defender of the Crown, che faceva più o meno la stessa cosa, ma nell’Inghilterra dopo la morte di Re Riccardo, ed era dello stesso autore: Kellyn Beck.

Adoravo quel gioco con un trasporto che ancora oggi mi stupisce, giocavo e rigiocavo le battaglie cercando di trovare le strategie migliori per piazzare gli uomini sul campo (ho scoperto nel 2022 che si potevano comandare gli uomini sul campo e non bisognava solo schierarli e lasciare che facessero tutto da soli, dettagli), puntavo a sedurre Cleopatra per evitare una guerra in Egitto e risparmiare truppe, cercavo di tenere sotto controllo le rivolte cittadine usando “panem ed circensem” ma soprattutto, senza rendermene conto, imparavo un sacco di cose.

Imparavo l’inglese, o almeno qualche parola, grazie al fatto di giocarci con mio padre che mi traduceva alcuni termini. Questo mi rendeva l’unico bambino della zona a sapere che “melee” voleva dire andare in mischia o corpo a corpo, caratteristica che in futuro mi rese un favoloso bersaglio per le mutandate e cazzotti in pancia nei bagni. Perché ovviamente ogni tanto mi facevo sfuggire queste cose e nella scuola la conoscenza non resta impunita. 

 

Imparavo qualche nozione sull’Impero Romano, sui titoli del “cursus honorum”, sulla geografia del periodo e ovviamente questo non avrebbe mai sostituito un libro di testo o una lezione, ma forniva a quelle nozioni un contesto su cui la mia fantasia di bambino poteva agganciarsi per rendere quelle informazioni qualcosa di saldo.

È un po’ quello che è successo a un sacco di ragazzi che giocavano a World of Warcraft in giro per il mondo che improvvisamente si sono ritrovati un vocabolario inglese più ricco di chi non lo faceva (e qualche ora di sonno in meno, sì), oppure quello che capita a quei professori, sono rari, ma ci sono, che sfruttano Civilization per le loro lezioni di storia.

 

Anche qui purtroppo mi tocca tornare dalle parti di mio padre (se queste righe dovessero lasciarvi un solo concetto vorrei che fosse “giocate con i vostri figli, grazie) grande amante del suddetto gioco. Civilization è un titolo strategico in cui prendiamo le redini di una civiltà dall’età della pietra fino all’era spaziale. È uno dei pochi giochi in cui per vincere non sei obbligato a spazzare via gli avversari ma puoi anche farcela con la diplomazia o la conoscenza e ha moltissimo da insegnare su come le civiltà si sono mosse e come possono proliferare perché mette il giocatore di fronte alle medesime scelte.

Mio padre amava Civilization in maniera viscerale, e mi sa che ve l'ho già raccontato, passava ore la sera in silenzio a giocarci e quando lo facevo io si metteva dietro tipo vecchietto dei cantieri. “Lorenzo, mi raccomando le strade, i romani vincevano le guerre grazie alla loro capacità di spostare mezzi ed eserciti attraverso una fitta rete di strade e, soprattutto, ogni città conquistata veniva subito dotata di infrastrutture fondamentali come granai e acquedotti”. E io ovviamente subito lo facevo. Lo faccio tutt’ora ogni volta che gioco alle versioni successive di Civilization. E mi ricordo di lui. E di quando dissi questa cosa in classe da bambino e la maestra di mise un voto alto per l’esposizione. Quelle strade, insomma, le percorro ancora.

 

I videogiochi possono essere un potentissimo strumento educativo se usati nel modo giusto, sono trampolini, puoi usarli per raggiungere i frutti più alti dell’albero della conoscenza e allo stesso tempo divertirti. Giocate con i vostri figli, educatevi con loro ai e con i videogiochi.

 

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