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Rampage e la soddisfazione di picchiare un palazzo

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Uscito nel 1986, Rampage era unico nel suo genere e faceva leva sul gusto tutto particolare di distruggere le città impersonando emuli di King Kong, Godzilla e un lupo gigante non ben identificato

Nel 1986 esistevano molti giochi in cui potevi fare a pugni, ne esistevano altri in cui saltavi sui palazzi, ma solo Rampage ti permetteva di prendere a pugni i palazzi.

Ben prima che diventassimo tutti nerd acculturati e imparassimo cosa voleva dire Kaiju, Rampage ci offriva l’affascinante possibilità di impersonare un mostro gigante e tirare giù una serie di edifici a suon di cazzotti, come se fossero gigantesche pinata in cemento armato. Una premessa più che sufficiente per giustificare migliaia di monetine inserite nei cabinati, nonostante il concept fosse veramente molto semplice, anche per gli standard dell’epoca. Non a caso ogni tentativo di resurrezione successiva si è conclusa in giochi imbarazzanti.

Rampage

Rampage nasce da un’idea di Brian Colin, già sviluppatore di Spy Hunter,  che si materializzo in una discussione sulle limitazioni hardware. Un suo collega alla Bally Midway sosteneva che con le tecnologie dell’epoca non si poteva animare lo sfondo, a meno di non accontentarsi di rettangoli che si muovevano. Bastò quella frase per far venire in mente a Colin l’immagine di un palazzo che crollava, a quel punto metterci sopra un mostro gigante fu la naturale evoluzione del concetto. L’idea poi è stata la base di Ralph Spaccatutto, che di fatto si basa sullo stesso principio, solo che interpretiamo uno stucchevole e noioso carpentiere. All'epoca il testimone fu raccolto dallo spettacolare, ma abbastanza rigido, King of Monsters di SNK, uscito prima in sala giochi, poi su Neo Geo (che è la stessa cosa), Super Nes, MegaDrive e altre piattaforme. Un picchiaduro tra mostri giganti che ancora oggi risulta bellissimo come direzione artistica ma forse è meglio se non ci giocate troppo.

Ma chi se ne frega degli standard dell’epoca, mostri enormi, grattacieli, che altro ti serve quando hai 10 anni?

Rampage è saldamente ancorato a un’immagine nella mia testa che non so come mai sia rimasta là: io all’Epcot Center di Orlando, quello con la sfera gigante, che dentro un’enorme sala giochi piena di vetrate ci gioco, mentre mio padre si chiede perché non voglio andare a visitare il resto del parco.

Ciò che rendeva affascinante Rampage era il ribaltamento della prospettiva, non eravamo l’eroe di turno che doveva fronteggiare il bestione, non dovevamo gestire un esercito all’attacco del cattivo di turno, per una volta potevamo finalmente comandare Godzilla, King Kong e… boh un lupo gigante, potevamo essere i cattivi, mangiare la gente e prendere a pugni i carri armati. Probabilmente è stato anche il primo gioco in cui ho impersonato una donna, escludendo Miss Pacman, ero un ragazzino cresciuto a pane, dinosauri e rettili atomici giganti quindi la scelta ricadeva sempre su Lizzie.

La sua violenza, sempre virata verso l’umorismo, aveva qualcosa di catartico e di innato, legato all’attrazione umana verso la distruzione, lo stesso impulso che ci va venire voglia di prendere a calci un castello di sabbia o ammirare la demolizione controllata di un grattacielo. Il momento più esaltante era salire in cima a un palazzo particolarmente lungo e scendere velocemente dando un pugno a ogni finestra, per poi ripetere il procedimento dall’altra parte, stando ben attenti a non farsi trascinare nel crollo, per non perdere energia nella caduta.

La pena, per chi subiva troppi danni, era l’umiliazione pubblica di vedere il proprio alter ego tornare umano e scappare via nudo come un verme, prima di venire mangiato da un eventuale altro giocatore.

Sì perché Rampage fu uno dei primi giochi a permettere una modalità cooperativa tra più di due giocatori, ovviamente a patto di trovare il cabinato giusto. Fino a quel momento forse solo Gauntlet e qualche gioco di guida con visuale dall’alto potevano contare su questo privilegio.

Oltretutto Rampage era un po’ un genere a sé. Pensateci bene, come lo definireste? Un simulatore di mostro gigante? Un picchiaduro in cui i tuoi nemici più grandi stanno fermi? Un action platform catastrofico?

La sua magia era trasmessa anche da una grafica decisamente di buon livello per l’anno in cui fu inventato. Il 1986 fu un anno fondamentale per i videogiochi, videro la luce Zelda, Castlevania, Metroid, OutRun e Bubble Bobble, solo per citarne alcuni.

Tutti titoli incredibili, soprattutto come idea, ma Rampage aveva dalla sua questi personaggi enormi, particolareggiati e dotati di animazioni spettacolari, smorfie di dolore, rabbia o soddisfazione, tipo quando inghiottivano un povero passante. C’era paura nei loro occhi quando rischiavano di cadere da un palazzo e la gag di quando mangiavano un soldato armato di bazooka, con conseguente fiammata dalla bocca, faceva sempre ghignare. Ma sapete qual era l’avversario più ostico? Il fotografo. Se non lo mangiavi in tempo ti abbagliava col flash, stordendoti per qualche secondo e dando all’esercito la possibilità di picchiarti senza problemi.

E come finiva Rampage? In pochissimi lo sanno, perché ovviamente essendo un gioco arcade era pensato per spillare soldi ai ragazzini (però all’epoca non c’era nessuno a fare campagne scandalizzate su Reddit) quindi dopo un po’ la difficoltà diventava insormontabile. Teoricamente sono 128 livelli da ripetere per cinque volte consecutive.
E dopo?

Niente, il gioco si resetta al primo giorno.

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