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Lucca Changes : un giorno questo dolore ti sarà utile

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Riflessioni e passeggiate virtuali in una manifestazione che aveva il dovere di provarci comunque e ha fatto quello poteva in una situazione che cambiava ogni giorno

Entrare da Porta San Pietro, svoltare a sinistra, verso Via Veneto e aprire lo sguardo appena arrivati in Piazza Napoleone, scegliere a quel punto se proseguire dritto verso Piazza San Michele oppure girare a destra, sfilare accanto al Teatro del Giglio e il cinema Astra, dove hai aspettato tanto in coda per quel film in anteprima. Ti ritrovi nella bolla di Piazza San Giovanni, ma già guardi dritto per scorgere le forme del Duomo di San Martino e sulla sinistra Piazza Antelminelli che ti permette di riposare lo sguardo dopo l’imponenza della chiesa. A questo punto l’ideale sarebbe infilarsi in un dedalo di stradine che allo sguardo attento giocano a un vedo non vedo, come una donna vestita di pizzi e trasparenze. 

Alberi improvvisi suggeriscono rigogliosi giardini personali, terrazzini su cui ti vedresti proprio bene a bere un caffè, tende scostate che aprono scorci di soffitti decorati, porte lasciate aperte verso vite di paese. Senza averci fatto caso sei arrivato in via Fillungo, tra i negozi e la gente che cammina parlando fitto. La segui fino al circolo di bar di Piazza Anfiteatro e là ti siedi.

E pensi che in quella via ti sei riparato dalla pioggia, parlando con quel disegnatore, a quell’altro bar che bel caffè con l’amico a riflettere su quali eventi seguire domani. La Sala Stampa, che per te sarà sempre il luogo in cui hai stretto la mano a Patrick Stewart. Ti rendi conto che senza pensarci il tuo cervello ha seguito una memoria di gente che non c’è, ma ci sarà di nuovo. Hai seguito le viuzze che di solito usi per evitar la folla, nelle piazze non sei mai passato attraverso, perché la tua testa ci vede ancora i padiglioni. 

Non ci sono i negozi traboccanti di gadget, i parrucchieri trasformati in casseforti di carissimo ramen, il fastidio della calca, il casino, la noia delle code, lo strusciar di piedi sotto l’acqua, l’impossibilità di mangiare un pasto decente senza prenotare due giorni prima, i sovrapprezzi per tutto, i bancomat vuoti, le corse, lo stress e l’inevitabile linea di febbre la sera del secondo giorno.

Ovviamente tutto questo non ti manca, e come tanti ci hai scherzato sopra. “Ah che bello passeggiare, senza casino, ah che bello un ristorante senza attesa, che bello fare eventi senza impazzire". Ma è palese che sia un po’ un raccontarsela, come quello che smette di fumare e fa finta che non gli manchi una bella sigaretta dopo un pranzo con gli amici. Perché sì, Lucca,gli eventi, il contatto con questo mondo, è anche una malattia e dev'esserlo se ti piace fare questa roba qua.

Lucca changes

Come ogni magia anche quella di Lucca Comics richiede un sacrificio di stress, sudore e chilometri e oggi questo, in quelle che adesso sono le tranquille viuzze di un paesino toscano in bassa stagione, è ancora più evidente.

Quando i primi eventi hanno iniziato a chinare giustamente il capo di fronte al Covid la domanda che si è fatta sempre più insistente nei mesi scorsi era sempre la solita “E Lucca?”.

Perché ci sono gli eventi e le fiere che si svolgono ogni anno in Italia, alcuni fondamentali, altri poco più che qualche tendone, due cosplay una manciata di Funko Pop e poi c’è Lucca Comics. Anzi “il Comics” come lo chiamano qua.

Quando ho capito che quest’anno Lucca Comics sarebbe stato qualcosa di diverso ho subito capito che avrei voluto esserci, ancora prima di sapere che ci avrei presentato un libro. Perché alla fine è questo che conta nei resti di una professione, il giornalismo, che perde sempre più senso: esserci, vedere, raccontare, annusare l’aria.

“Se crolla Lucca crolla tutto” sentivo dire tempo fa. E infatti Lucca non poteva crollare, Lucca, come Capitan America, è un evento, ma anche un simbolo ed esattamente come Steve Rogers, porta con sé polemiche, sfruttamenti, ideali e zone d’ombra, ma non può comunque permettersi di fare un passo indietro. 

Anche quando la situazione è compromessa. Perché tutti guardano a Lucca, sia per capire come fare, sia per il gusto di vederla cadere, che non c’è cosa più succulenta di uno grosso in difficoltà.

Quest’anno abbiamo cambiato il nostro rapporto con la scuola, con gli spostamenti, con il lavoro, con gli amici, con la birretta del venerdì, la palestra, le riunioni ma Lucca Comics no, a lei chiedevamo di essere sempre la stessa, non si sa perché.

E quando abbiamo capito che non poteva essere la stessa abbiamo sperato che non fosse più, perché non ci potevamo essere, perché la birra in piazza anfiteatro, il peschino, il panino al volo con l’amico, il saluto veloce mentre la folla ti trascina non ci potevano essere. E allora meglio che non sia, se non può essere come è sempre stato.

E invece Lucca, consapevole di rischiare tantissimo e del fatto che dall’essere la fiera più grossa d’Italia e uno dei punti di riferimento non è solo una roba di cui ti puoi vantare, ma che devi anche guadagnare anno dopo anno, ha pensato una struttura che fosse fluida, pronta ad adattarsi a ciò che sarebbe successo, consapevole che probabilmente si sarebbe trovata di fronte allo scenario peggiore, ma che quello scenario peggiore poteva essere l’occasione giusta per crescere.

E quindi Campfire, dirette streaming, partnership commerciali, tentativi di aprirsi ancora di più all’estero. Se c’era un anno in cui sperimentare cose nuove questo era l’anno giusto.

E quindi, Lucca Changes.

Non la Lucca che volevamo, ma forse almeno quella di cui abbiamo bisogno.

In questi giorni non ho solo vagato per le vie semivuote, ma mi sono fatto qualche giretto dietro le quinte e ho trovato un sacco di gente che ha dato il meglio e in condizioni di sicurezza degne di un ospedale. Nessuna faciloneria, nessuna distanza non rispettata, nessuna cessione al protocollo. Certo, non sempre quel meglio basta, perché se c’è una cosa che gli eventi online ci hanno mostrato è che dobbiamo ripensare completamente il modo in cui parliamo e ci presentiamo e che quel tipo di eventi è estremamente crudele nell’evidenziare imperfezioni tecniche, linee scarse, microfoni con l’eco. 

Ma sono abbastanza convinto che nel giro di tre giorni Lucca Comics sia cresciuta di tre anni. Fuori dalla narrazione dei Naruto che passeggiano, dei gadget, del fumetto e delle code c’è un mondo di accordi, di sperimentazioni, di legami stretti con la Rai, con l’estero e con una rete di negozi che credo rimarranno. E se fra un anno o due anche chi non può andare a Lucca sarà in grado di trovare le variant e le esclusive nel negozio sotto casa e guardarsi la presentazione del suo autore preferito dal divano o in Rai, forse tutto questo non sarà stato invano.

 

Spesso l’unico modo per crescere e trovarsi in una situazione di merda e provare a uscirne, come un turista che ha bisogno d’aiuto e deve improvvisamente far fruttare le sue conoscenze con l’inglese in un paese che non parla la sua lingua.

L’unico grosso errore, ovviamente non l’unico in generale, è stato non riuscire a comunicare in modo efficace che questa cosa non era il Lucca Comics, era un anno sperimentale, non era ciò a cui siamo abituati e non lo sarebbe stato neppure in condizioni migliori. Nonostante le molte parole spese la comunicazione di Lucca Changes non è riuscita a penetrare la Dura Madre di ciò che è Lucca per tutti noi o almeno ci è riuscita solo in parte. La partnership con Amazon, assolutamente sensata, è sembrata una specie di attacco del grande contro i piccoli, non si è capito subito bene cosa si poteva fare nei campfire, oppure non lo si è voluto capire, chi lo sa.

Però l’altro grosso errore secondo me l’hanno fatta tutti quelli che, vedendo che tanto non c’era da far cassa, le hanno girato le spalle. Soprattutto se piccoli.

Se c’era un anno in cui trovarsi uno spazio ero questo, perché invece della solita presentazione con quattro gatti, i pochi che riuscivano ad esserci nonostante il casino, potevi avere la chance di presentarlo online a una platea potenzialmente più alta, con un video che sarebbe rimasto anche dopo sul canale ufficiale di Lucca, e questa è una ricchezza.

Se ci sarà una Lucca Comics & Games nel 2021 penso che da una parte, dopo anni e anni di bulimia pop forse un anno di fermo ci ha fatto bene per ricordarci quanto questo caos alla fine ci piaccia tanto. E forse ha fatto bene anche ai lucchesi, magari gli ha ricordato che “Il Comics” è una ricchezza per la città e magari non solo una vacca da mungere fino a farla sanguinare. Magari il prossimo anno i ramen precotti fateli un euro meno, che è stata dura anche per noi (invece saranno un euro di più, ne sono sicuro). Penso che aver comunque voluto fare qualcosa sia stato fondamentale, perché Lucca era forse l’unica che poteva far qualcosa come mezzi, capacità economica e spazi. E, credetemi, c'erano veramente tante cose in ballo che non si sono potute fare e che forse sono solo rimandate, che avrebbero aiutato a colmare quello strano senso di vuoto.

Gli eventi online non sono come quelli dal vivo? Ovvio che no, lo sapevamo già, ma rispetto a un silenzio totale è meglio una musica lontana. Non potendo abbracciare chi vi ama preferireste non sentirlo del tutto o almeno poter fare una telefonata? Se non potete vedere un film al cinema rinunciate forse alla visione televisiva?

Io sono uno che gioca con le carte che ha in mano, oggi le carte erano queste.

E quindi per quest’anno mi tengo stretto anche le vie semivuote, il red carpet disertato e le facce tese di chi seguiva ogni diretta sperando che sarebbe andato tutto bene. La felicità di chi mi ha comunque potuto vedere da casa, il pass, i tordelli mangiati senza stress, la faraona ripiena mangiata in stanza e consegnata in bici dal proprietario del ristorante, l’accoglienza calorosa, le voci un po’ preoccupate di ristoratori e albergatori, lo staff tecnico che mi chiedeva come fare un gioco di ruolo in diretta, il ragazzino che ho visto seduto su uno scalino a guardare con occhi spalancati lo starter set di D&D che gli avevano appena regalato.

Mi tengo stretta l’emozione di presentare il libro nell’anno peggiore in cui poterlo fare e andare comunque in ristampa, la stima reciproca con chi ho incontrato. Mi tengo stretta tutta la felicità che abbiamo messo da parte quest’anno perché c’era spazio solo per altri sentimenti e che sono pronto a riversare a camionate tra ottobre e novembre.

Nel caso allestisco lo stand in Piazza Anfiteatro e siete tutti invitati.

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