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La Jupiter's Legacy di Mark Millar tra i comics e Netflix

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Jupiter's Legacy di Mark Millar è la metafora mitico catastrofica che racconta la fine del capitalismo, sullo sfondo una mistica allegoria creazionista che funge da contraltare alle crisi generazionali della golden age e del mondo contemporaneo.

Jupiter's Legacy a fumetti, il concept lineare di Mark Millar

La serie di Jupiter's Legacy di Mark Millar, strutturata in due volumi Panini e in un prologo che ripercorre i fasti del gruppo Union, è una irriverente e politicamente scorretta allegoria della fine del capitalismo, del disfacimento dell'american dream e mette a nudo le ipocrisie della società borghese americana che poggia tutto il suo benessere sulle oberate working class.

Utopian è il leader del gruppo Union, manipolo di eroi ormai anziani (tant'è che Utopian è connaturato da stilemi mitico-biblici come la barba di un Noè o di uno Zeus) che provengono dai primi anni del '900, sono i fautori della rinascita americana post-Grande Depressione e i responsabili della costruzione di un idealismo americano che ha guidato la loro Homeland verso le varie vittorie belliche che hanno costellato il Secolo Breve. Gli eroi del gruppo sono riconoscibili da vistosi costumi/calzemaglia che oltre a incarnare un'estetica della golden age fumettistica servono a renderli facilmente identificabili fino a trasformarli in veri simboli. La fonte dei loro poteri viene trattata in maniera fumosa da Mark Millar ma basti sapere che durante il crollo della Borsa di Wall Street e i conseguenti suicidi di massa i nostri personaggi lasciano il proprio paese per cercare un'isola ignota a largo delle coste africane. Al loro ritorno sono degli esseri divini

Col passare degli anni le generazioni si rinnovano e i figli del gruppo Union sono dotati ugualmente di capacità sorprendenti, al contrario dei loro genitori che si ergono a paladini del Sogno Americano i figli sono un gruppo di outsiders svincolati a qualsivoglia alto ideale nazional-popolare. Viziati, incompresi, sottovalutati e corrotti da una modernità che soffoca l'individuo per omologarlo alle masse; i figli dei "supers" sono bambocci che non riescono ad uscire fuori dal nido (fortificato) della loro famiglia che pretende troppo da loro senza mai davvero lasciare quella libertà che può permettere una vera crescita.

Ma gli alterchi non sono soltanto generazionali ma anche di stampo ideologico, Utopian è un conservatore con fede assoluta nelle cariche statali e cittadini mentre suo fratello Brainwave è un libero pensatore progressista, figlio dei tempi in cui l'economia distrusse l'America, che vuole soppiantare le deboli burocrazie americane per instaurare una aristocrazia di pensatori nuovi e supereroi. Lo scontro tra i fratelli viene alimentato da Brandon, figlio di Utopian, stanco di essere umiliato da un padre-padrone che lo tratta come un bambino incapace; Brainwave, dotato di carisma e poteri psico-mentali, plagerà il fragile Brandon e tutti gli altri eroi della nuova generazione per fomentare una ribellione versus lo status quo. (SPOILER in basso)

Con la morte di Utopian e la disgregazione del gruppo Union e la diaspora di eroi che non vogliono allinearsi con la distopia work in progress di Brainwave e di Brandon sorge una Nuova America che tende ad eliminare le iniquità, le pressioni fiscali e tutto il resto. Peccato che ogni sogno politico ha le basi per diventare un incubo. In un regime di totale terrore l'America diventa un vero stato totalitario che vuole distruggere il capitalismo quando è la prima ad importarlo con guerre e colonialismi.

 

A fronteggiare lo strapotere di questa masnada c'è l'altra figlia di Utopian, la giovane Chloe che è fuggita in Australia con il suo compagno e un bambino nel suo grembo. La famiglia di Chloe sarà la scintilla per una Civil War tra le due fazioni di supers e porterà a un rovesciamento del sogno americano e delle distopie politicamente scorrette. Mark Millar ritrae sogni e speranze distrutte e le alternative di politiche mai concilianti che si scontrano con i veri bisogni del popolo e delle strutture governative.

 

Jupiter's Legacy, l'ambizione Netflix

La serie pur non avendo una spregevole fotografia non ha la cifra artistica di un illustratore inarrivabile come Frank Quitely, e già così il fruitore di entrambi i contenuti si sentirà a disagio a guardare la serie Netflix che non offre chissà quante componenti estetiche di livello. Seppur sia apprezzabile il piglio narrativo della storyline ambientata negli anni 20/30, con mood che ricordano un Indiana Jones e pseudo-echi lovecraftiani, c'è da denunciare una pochezza degli effetti speciali e non solo; in particolare il cast scelto per impersonare i supereroi non è assolutamente all'altezza per una produzione impegnata a rivaleggiare con The Boys o Invincible. Tuttavia, seppur manchi il carisma agli attori coinvolti, la serie è un discreto prodotto di intrattenimento che promette tanto ma si articola su molti episodi statici e farciti da prevedibili cliffhangers.

Il punto dolente, per il sottoscritto, è la troppa ambizione della piattaforma produttrice che spalma 10 pagine di script del fumetto di Mark Millar in un arco narrativo di 8 puntate. Questa macro-dilatazione degli eventi porta a un impoverimento della sceneggiatura che viene annacquata per garantire una stagione che si inerpica su poco materiale rispetto al primo volume. Per fortuna come accennato prima  è proprio la ricostruzione storica (non perfetta) della Grande Depressione a restituire allo spettatore non solo un mosaico affascinante del passato ma a esplorare degli aspetti che nei volumi "canonici" vengono solamente accennati. L'approfondimento della lore del gruppo Union è soddisfacente perché colorata da intrighi, ossessioni, estetiche degli anni ruggenti e decadenti e ovviamente dall'esotismo delle terre ignote e fantastiche.

Se nel fumetto i personaggi coinvolti sono perfettamente strutturati (con buon uso di sanissimi cliché) nella serie questo viene meno e siamo al cospetto di figure di polistirolo che indossano delle calzamaglie, peccato perché il materiale originario del fumetto riusciva a concentrare in poche pagine una certa carica emotiva intrisa di pathos tragico o momenti comici. L'arco narrativo centrato sul presente è sicuramente l'anello debole di tutti gli episodi, con dialoghi prolissi che non incentivano una "maratona di Jupiter's Legacy" in un giorno solo. In un mondo contemporaneo in cui i conflitti genitoriali e generazionali sembrano essere una costante nei prodotti supereroistici in Jupiter's Legacy questo concetto viene mostrato, anzi messo fin troppe volte sotto il naso dello spettatore che sembra essere tratto come un bambino ingenuo. Ebbene sì, prima si stava meglio perché la golden age del mondo eroico ha sfornato grandi uomini e grandi donne, una classe operaia dedita al paese e soldati fedeli agli ideali della patria, ed ora? Cosa rimane ad Utopian mentre il suo Paese sembra brancolare nel buio? Ovviamente dopo la golden age il meccanismo ciclico della Storia si rimette in moto e si ritorna ai secoli bui. Così i figli si sentono estranei al concetto stesso di eroi, e non riescono a rivaleggiare con i genitori che sono delle leggende.  Questi enunciati nel fumetto sono immediati, vengono spiegati in maniera implicita ed esplicita in pochissimi passaggi mentre negli episodi della serie i concetti (de)cadono in una sequela di espressioni abusate e riciclate all'infinito.

Ebbene sì, prima di godervi la serie consiglio caldamente di recuperare i fumetti di Millar che si possono leggere in pochissimo tempo e sono veloci, frizzanti e dal grande impatto visivo con una sceneggiatura spesso violenta. Violenza che nella serie manca completamente, vuoi per un codex eroico che non vuole fare giustizialismo spicciolo vuoi perché inscenare botte da orbi costa e si è preferito investire di più nel grande plot twist finale. Comprensibile.  Ci si picchia in Jupiter's Legacy? Sì ma non è il fulcro della storia.

Dinamiche familiari indigeste oltre alle normali tossicità, sfiducia nel nuovo sistema governativo, epoca dei social che depauperano l'anima degli americani, la storyline del presente serve soltanto a farci apparire quella del passato un vero capolavoro. E senza essere troppo cinici quell'arco narrativo sarà la locomotiva che vi porterà alla fermata finale dell'ottavo episodio.

Sicuramente tutti i difetti elencati sono dovuti a una grande ambizione della casa produttrice che intende battezzare Jupiter's Legacy come piccolo gioiello da migliorare in futuro, ciò è auspicabile e plausibile perché ci sono le basi per migliorare. Partendo dallo script di Millar alla possibilità di ampliare e decodificare l'immenso plot che si nasconde dietro i poteri del gruppo Union. Fumetto e serie coincidono infatti col viaggio sull'isola ignota che è il locus mirabilis dove i personaggi saranno proiettati verso stadi di poter semi-divino. Come ho lasciato intendere in precedenza Netflix sfrutta pochissimo materiale del primo volume a fumetti e lo spalma su ben 8 puntate (un poco spizzica dal volume Prologo) dando la sensazione di intere scene inutili.

Tutto sommato se alla visione si accompagna la lettura l'esperienza in toto di Jupiter's Legacy è gratificante e rispetto ad altre opere la sua componente politica è molto intelligente e per la prima volta mette alla berlina capitalismo, socialismo, ecologismo sistemico forzato e molte altre speculazioni finanziarie-sociali che portano ovviamente verso la non luce della distopia.

 

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