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Il costo dell'amore di Parasite

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In Parasite l'amore ha connotazioni davvero particolari e distorte, dimostrando quanto i soldi siano una determinante incisiva nei propri sentimenti.

Fin dai primi minuti di Parasite, il tono del film ormai vincitore del premio oscar più meritato della storia è scandito da un ritmo decisamente surreale. Al centro della cadenza c’è il concetto di famiglia, diviso in due anime dalla diversa situazione economica, seguendo un po’ alcuni concetti stabili del cinema che descrive classi, società e conflitto tra i ceti. Ci si aspetterebbe quindi che da un certo punto di vista la famiglia povera abbia un legame nettamente più stretto tra genitori e figli rispetto alla controparte ricca, considerando le molte difficoltà di vivere in un seminterrato senza un soldo nelle tasche. Fosse stato un film americano, la famiglia meno abbiente avrebbe dovuto insegnare ai ricchi i valori che hanno perso nel lusso, finendo con una conclusione lieta dove tutti vanno d’accordo e si prendono per mano.

Invece Bong Joon-Ho ha deciso di sorprenderci, in un certo qual senso, nel mostrarci un film dove valori come l’amore quasi quasi neanche ci sono, se non per l’unica cosa che conta nelle mura di entrambe le case: i soldi. In Parasite si amano follemente i soldi come facevano gli antagonisti del film di Tom & Jerry, solo che qui non cantano e non sguazzano nelle banconote in una vasca piena di verdoni. No, in Parasite l’amore per il denaro è subdolo, viscerale e implicito, lo stesso amore che tutto sommato chiunque di noi prova nel vedere il conto in banca con almeno 3 zeri. Un sentimento tanto comune quanto portato all’eccesso da Joon-Ho, reso così tanto bene che probabilmente non ci farete neanche caso e sarete troppo presi dalla costruzione della situazione per rendervi conto della vostra approvazione generale.

Ma facciamo un passo indietro e analizziamo qualche scena del film, giusto per vedere all’atto pratico come questo amore si traduca in regia. Chiaramente da qui in avanti troverete spoiler completi sul film, perciò se non lo avete ancora visto evitate di continuare a leggere se non previa visione della pellicola, la quale non ha fatto bisogno di ulteriori incentivi per essere recuperata.ù

Dunque, Parasite parte presentandoci la situazione iniziale della famiglia ormai ridotta al collasso e che, per un caso fortuito, finisce per entrare in contatto con un ricco nucleo familiare alla ricerca di un insegnante di inglese. Attraverso l’inganno e la manipolazione, tutta la combriccola del seminterrato finisce per essere assunta presso i ricchi proprietari, fingendo ovviamente di non conoscersi a vicenda. Già nelle scene che accompagnano questa operazione atta alla truffa possiamo vedere come principalmente la famiglia iniziale sia mostrata quasi come una banda alla Ocean’s Eleven: oltre a sporadici pranzi insieme agiscono separatamente, si concentrano sulla loro “missione” ed evitano di passare troppo tempo insieme per assicurarsi di non generare sospetti.

Più che un gruppo con lo stesso sangue, la loro presentazione dimostra di volerli inquadrare come individui distanti, quasi come se lo stesso film volesse assecondare la loro pantomima. Non si vedono quindi quasi mai momenti teneri tra di loro, tanto che non c’è un bacio significativo tra i due coniugi in povertà e, anzi, una delle scene memorabili – oltre che l’unica di gruppo nella casa - è proprio quando si insultano. Al contrario, il film enfatizza molto i lussi e la grana che riescono a ottenere in cambio, facendoci vedere quanto sono contenti di averli ricevuti, aiutati dalla comprensibilità del pubblico che nella stessa situazione farebbe carte false pur di avere la stessa opportunità. Chi, del resto, non ha mai desiderato di abitare anche per una sola notte in una casa come quella di Parasite? Anche fosse clandestinamente, si intende.

Non c’è nulla di male in questo, anzi Parasite alla fin fine basa il 90% del film a farti capire che questi sono dei geni e che hanno trovato il modo di ottenere soldi senza fare del vero male a nessuno, anzi tutto sommato si sono dedicati ai loro nuovi padroni borghesi aiutandoli in modi molto differenti. Naturalmente tale servizio è dato solo per la loro naturale ingenuità e non per chissà quale affetto provato, anzi li odiano dal profondo del cuore, sempre nell’indifferenza tipica della pellicola.

Di particolare nel segmento dell’insediamento della casa è che la serenità della famiglia povera appare solamente fuori dalle mura domestiche di loro proprietà, dimostrandoci che forse la vera finzione risiedeva quando vivevano di stenti: è l’amore per il loro nuovo stipendio a fargli tornare il sorriso genuino sul volto, spingendoli a scoprire il “vero amore” che li lega solamente quando si ritrovano in una commedia da interpretare. Ma tolte le maschere non rimane davvero nessun valore negli abitanti del sotterraneo, dipinti come gusci vuoti che si nutrono di opportunismo e dei sentimenti d’approvazione altrui per appagarsi. Parassiti, appunto, che vanno ben oltre la semplice dimensione economica per assorbire anche la serenità e che, addirittura, si dimostrano essere privi di vere aspirazioni solo quando si ubriacano e smettono di recitare.

Dall’altro lato abbiamo invece l’affiatata famiglia ricca, mostrataci da Joon-Ho come tremendamente unita fin dalle prime battute. Ci viene introdotta infatti attraverso lo specchio dell’onesto amore materno che la madre prova per i suoi due figli, tanto presa da essi da impiegare ogni risorsa possibile per renderli felici. Abbracci e baci sono presenti e mostrati con la normalità di tutti i giorni, dispensati attraverso l’attenzione spasmodica che fa da elemento comico in Parasite: due chiari eccessi opposti ma che, tutto sommato, riescono a collidere nel fatto che entrambi gli schieramenti sono basati sui soldi, i quali spiegano sia l’assenza dell’amore familiare che la sua abbondante e invasiva presenza nel secondo caso.

Una delle scene che meglio sintetizza il rapporto che lega la famiglia benestante è sicuramente l’unico momento di contatto fisico tra i due coniugi, intenti a scambiarsi effusioni spinte sul divano di casa mentre si assicurano che il loro figlio – accampato nell’ampio giardino – sia al sicuro e abbastanza assonnato da non farci caso. I due si lasciano andare senza troppi fronzoli e in maniera abbastanza squallida, mentre sotto al tavolo direttamente di fronte c’è la famiglia di truffatori, nascosta lì dopo uno spiacevole equivoco. Una dichiarazione d’intenti quasi comica, ma che afferma come i ricchi protagonisti del film si siano ormai liberati dai pesi della propria vita e possano permettersi libertà tali senza sembrare dei maiali, mentre loro, intenti a celarsi dai loro sguardi, assistono a tali gesti dal basso, fagocitati dallo sporco e vestiti di stracci.

L’unica eccezione all’equazione di Parasite è il figlio della famiglia del seminterrato, il solo che prova dei sentimenti abbastanza onesti per la figlia dei suoi datori di lavoro e che vorrebbe sposarla per costruirsi un futuro solido. Certo è un amore nato dal business, ma almeno è in grado di mostrare emozioni ed effusioni senza per forza ricondurli alla finzione messa in atto. Il che lo rende forse uno dei pochi personaggi a cui lo spettatore può sentirsi davvero vicino, considerando che in fin dei conti l’unico obiettivo era quello di ottenere abbastanza denaro per studiare e avere una vita decente. Allo stesso tempo testimonia come l’amore per i soldi si tramuti in un desiderio incontrollabile, quello che vuole sempre di più e non si accontenta mai.

Lo stesso motivo per cui gli abitanti del seminterrato finiscono in una spirale di errori e sfortune, portandoli infine a riflettere sul fatto che avevano perso di vista i veri valori della vita e che, in fin dei conti, sono finiti anche peggio di come stavano prima: la casa distrutta, alcuni familiari scomparsi e altri feriti in molte maniere. L’amore in fin dei conti significa anche sacrificio e Parasite ci avverte che alle volte quelli che si pensava avessero meno amore, intontiti dal denaro, sono quelli che in fin dei conti lo dimostrano di più di quelli intenti a desiderarlo. Per tale ragione la conclusione ha così tanto impatto: il padre perde tutto, il figlio anche e ciò che gli rimane sono i due seminterrati della pellicola, trasformati nell’unica cosa a cui l’amore di entrambi è obbligato a convergere.

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