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Clyde Fans e il paradosso della nave di Teseo

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Due fratelli, una fabbrica di ventilatori e una vita consumata. Seth racconta una storia che aveva cominciato 20 anni fa in un ‘romanzo per immagini’.

Il tempo gioca brutti scherzi. Cosa accade quando ci usura o ci sembra di averlo semplicemente consumato? Il tempo passa quando,  a volte, vorremmo solamente che il nostro mondo fosse senza tempo, fermo in un’istante che potrebbe stare nello spazio di una cartolina in bianco e nero. Per farne cosa? Per pensare, riflettere prima di compiere delle scelte che influenzeranno le nostre vite per i decenni a venire. Il tempo ci serve (o ci servirebbe) per essere più saggi e avveduti. Tutto questo, però, non accade. Di questo racconta Clyde Fans, il fumetto che l’autore canadese Seth ha cominciato a disegnare vent’anni fa; tuttavia, il libro è uscito solo a metà dello scorso anno.

Clyde Fans. Un romanzo per immagini in cinque parti racconta la storia di due fratelli, Abe e Simon Matchcard, i quali hanno ereditato l’azienda di famiglia dal padre: Clyde. Clyde Matchcard li abbandonò da ragazzini, lasciando alla madre il compito di prendersi cura di loro. Anche se, in seguito, i ruoli si rovesceranno, quando lei comincerà ad accusare i primi segni di demenza senile. Ad Abe spetterà il compito di portare avanti l’azienda, che produce e vende ventilatori – anche se il compito sarebbe spettato a Simon, il reticente commesso viaggiatore che vorrebbe solo scrivere e curare la sua collezione di cartoline stravaganti. Simon è una vittima degli eventi, si lascia trascinare nel lavoro in azienda dal fratello Abe, il quale finge soltanto di essere interessato alle sorti dei ventilatori Clyde. Entrambi non si trovano a proprio agio nel mondo che l’eredità di un padre assente ha indirettamente ritagliato per loro. Abe è quello che sente di più il peso del lascito paterno, anche se lui se ne accorgerà soltanto da vecchio, quando si renderà conto di essere diventato molto più simile a suo padre di quanto egli stesso creda. Quando si ritrova a compiere gli stessi gesti, a cadere nelle stesse identiche contraddizioni, Abe non può fare altro che andare avanti: è troppo tardi.

 

 

La storia di divide in piani temporali diversi, che vanno dal 1957 al 1997, anno in cui Abe è ormai solo nella vuota casa di famiglia. Si apre proprio così la narrazione del fumetto, con un lungo monologo di un anziano signore che parla da solo e con i suoi fantasmi, alla ricerca di una redenzione che non arriverà mai. In Clyde Fans tutti i personaggi parlano da soli: Abe, Simon, la madre. L’incomunicabilità è al centro di una storia che per protagonista ha il tempo che scorre e che non ritornerà mai più. Il grande privilegio del lettore è quello di poter conoscere ogni pensiero dei personaggi della storia. Solo il lettore può entrare nella mente dei personaggi per conoscerne in anticipo le sensazioni e i timori, le ansie e le frustrazioni: Seth usa al meglio il grande vantaggio del raccontare le storie inventate.

 

 

L’immaginario visivo e valoriale della storia è quello del Canada post-bellico, al quale l’autore è affezionato. Costruire una narrazione senza tempo (in scala di grigi e di blu slavato) è l’obiettivo di Seth, il quale ha ideato un labirinto senza fornire ai suoi personaggi alcuni filo da riavvolgere per uscirne fuori. Nel fumetto ci sono palazzi squadrati, oggetti resistenti e belli da vedere, pubblicità poco invasive e fabbriche d’altri tempi: il mondo di Seth. Come si diceva prima, l’autore ha impiegato circa vent’anni a completare la sua storia e lo stile è cambiato nel tempo, come scrive anch’egli nella nota alla fine del libro. Ha proceduto senza sceneggiatura, solo con delle immagini in testa e una storia che aspettava di raccontare, che infatti ha concluso con un dialogo appuntato ormai un ventennio fa. Le immagini del libro provengono davvero dal passato, dalla vera Clyde Fans, un negozio di Toronto in cui Seth si imbatté anni fa, un ufficio buio e deserto al quale ridare vita per un’ultima volta. Seth ha raccontato una storia in modo lento e preciso, inserendo dei sentimenti e dei pensieri universali in una questione privata.

Ciò che attanaglia di più le viscere dei due fratelli sono le rispettive vite, che non avrebbero voluto condurre in quel modo. La resa dei conti ci sarà e sarà impietosa per entrambi. Una volta messi faccia a faccia, i due si scontreranno per la prima e unica volta e contrariamente a quanto successo fino ad allora, sarà Simon ad inchiodare Abe con la sua coscienza. Entrambi si chiedono sempre se sono gli stessi di un tempo, se la loro madre è la stessa – oppure se qualcosa è cambiato.

 

 

Ingabbiati nella casa e nella fabbrica del padre, incapaci di andare per la propria strada, queste due tragiche e miserabili figure novecentesche non si accorgono del tempo che li usura. Non sono capaci di nostalgia, né di rimorso: solo di rancore. “Com’è potuto accadere, che tutto cambiasse?”, potrebbe essere la domanda che sta sopra a tutte le altre. Abe e Simon non sono mai cresciuti, nonostante siano invecchiati? Questa domanda somiglia molto al ‘problema del divenire’, un antico paradosso che troviamo per la prima volta all’interno delle Vite Parallele dello scrittore greco Plutarco, vissuto nel I secolo dopo Cristo. Le Vite Parallele si struttura in diversi libri che mettono a confronto le vite di importanti personaggi greci e romani. Il libro che ci interessa è quello che racconta le gesta di Romolo e di Teseo, i due eroi eponimi di Roma e di Atene. Raccontando del ritorno di Teseo dall’uccisione del minotauro sulla nave Argo, Plutarco scrive:

 

La nave, sulla quale Teseo navigò con i giovani e tornò indietro sano e salvo, era una nave a trenta remi, che gli Ateniesi conservarono fino ai tempi di Demetrio Falereo, eliminando le tavole di legno invecchiate, mettendone di solide ed inserendole in modo tale che i filosofi prendono questa nave come esempio per discutere ‘il discorso della crescita’, dicendo alcuni che è la stessa nave, altri che non lo è.

 

Ritenendola quindi un simbolo importante per la città, col passare del tempo gli ateniesi sostituirono pezzo dopo pezzo l’imbarcazione dell’eroe per mantenerla sempre integra. Ma quando della nave non è rimasto neanche un componente originale, possiamo dire che la nave è stata effettivamente conservata oppure dovremmo dire che sia diventata qualcosa di interamente diverso? Questo tema echeggia in tutto il libro, soprattutto nelle sequenze in cui Simon – che fugge dal mondo e dalle sue responsabilità – non crede al fatto di non essere più il ragazzino di un tempo, il quale non aveva ancora bisogno che nelle foto di famiglia, il padre fosse rimosso con un taglio di forbici. Abe e Simon possono anche essere considerati degli inadatti, degli underdog dell’esistenza: i due rappresentano all’estremo quello che tutti noi non vorremmo essere, ovvero impotenti nei confronti della vita e di quello che non ci saremmo aspettati riservasse per noi.

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