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Harold e Maude: si muore un po’ per poter vivere

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Una spassosa commedia nera, un toccante inno alla vita e soprattutto una toccante storia d’amore, capace di sfidare ogni regola e convenzione sociale. La nostra recensione di Harold e Maude, commedia nera del 1971 diretta da Hal Ashby e con protagonisti Bud Cort e Ruth Gordon.

Nel pieno dell’ascesa della Nuova Hollywood, con la sua carica innovatrice e rivoluzionaria, e sull’onda contestatrice e ribelle del Sessantotto, nel 1971 debutta nelle sale americane Harold e Maude, grottesca e anticonformista opera seconda di Hal Ashby. Una spassosa commedia nera, un toccante inno alla vita e soprattutto una toccante storia d’amore, capace di sfidare ogni regola e convenzione sociale.

Harold (Bud Cort) è un ragazzo borghese annoiato dalla vita, che passa le proprie giornate cercando di punire la fredda e severa madre con la messa in scena di finti suicidi. L’unico suo macabro hobby è la partecipazione a funerali di perfetti sconosciuti, attività che desta preoccupazione in tutti coloro che gli stanno intorno. Ed è proprio durante un funerale che Harold conosce la sua bizzarra anima gemella, l’anziana Maude (Ruth Gordon), che a pochi giorni dal suo ottantesimo compleanno è invece incredibilmente vitale. Fra due personaggi agli antipodi per età, estrazione sociale e personalità nasce la più dolce e improbabile delle storie d’amore, fatta di canti e balli, chiacchiere in un prato, piccole avventure in auto e sostegno reciproco.

Harold e Maude

Harold e Maude continua la narrazione sovversiva imposta pochi anni prima da opere come il dirompente Il laureato (1967) e Easy Rider (1969), che con temi e atmosfere differenti avevano attaccato il conformismo e l’omologazione, reclamando la voglia di una vita libera da vincoli e imposizioni, in netta antitesi con i rigidi principi delle generazioni precedenti. «Io non ho mai vissuto. Sono morto, qualche volta.», dice Harold, descrivendo in due frasi la sua esistenza spenta, priva di una figura paterna e in perenne lotta con quella materna, che cerca in ogni modo di normalizzarlo e irreggimentarlo. Uno scontro generazionale e caratteriale sottolineato dagli esilaranti incontri del protagonista con sue papabili fidanzate, suggerite da un cervellone elettronico che ai nostri occhi appare quasi come un Tinder ante litteram. Incontri caldeggiati dalla madre, che terminano inevitabilmente con giovani spasimanti in fuga a causa dei lugubri scherzi di Harold.

Hal Ashby demolisce una scena alla volta, una bizzarria dopo l’altra, tutti i pilastri delle persone “normali”, senza filtri e rifuggendo dalle mezze misure. Con l’accompagnamento delle musiche di Cat Stevens e in particolare della sua If You Want To Sing Out, Sing Out, vera e propria trave portante di Harold e Maude, cadono tutti i capisaldi della società dell’epoca: la proprietà privata (Maude prende candidamente in prestito le automobili altrui per andare dove le occorre), l’autorità (il poliziotto interpretato da un giovane Tom Skerritt che viene sbeffeggiato dall’anziana donna, che giustifica la sua scarsa conoscenza del codice stradale con un «Io non credo nelle patenti»), le relazioni amorose (un ragazzo che ama una donna più vecchia di lui di 60 anni, uno scarto di età ben più ampio di quello della già scandalosa relazione fra Dustin Hoffman e Anne Bancroft nel precedentemente menzionato Il laureato) e persino la morte e i conflitti bellici, con un cimitero di guerra che diventa teatro di uno dei momenti più toccanti del racconto.

Harold e Maude

«Sai, Harold, secondo me gran parte delle brutture di questo mondo viene dal fatto che della gente che è diversa, permette che altra gente la consideri uguale.», dice Maude, riferendosi all’errata credenza di Harold secondo cui le margherite siano tutte uguali, ma alludendo allo stesso tempo alle gabbie in cui si vorrebbe ancora oggi rinchiudere il più puro e trasparente dei sentimenti, cioè l’amore. Uno dei tanti momenti in cui filtra il difficile passato di Maude, speso anche nei campi di concentramento (il numero tatuato in un braccio non lascia spazio a dubbi), ma anche la sua irrefrenabile voglia di assaporare la vita in ogni sua forma e sfaccettatura.

La semplicità e la leggerezza di Maude segnano nel profondo Harold, facendogli capire che quella vita che lui si ostinava a rifiutare è invece degna di essere vissuta, seguendo la propria personale inclinazione. Il ragazzo scopre la passione per la musica, anche se eseguita con uno scassato banjo, la necessità di correre dei rischi per appropriarsi della felicità e soprattutto l’amore. Sgraziato, imperfetto, incomprensibile agli occhi altrui, ma allo stesso tempo sincero, cristallino, travolgente. Anche senza una scena di sesso, negata dalla Paramount produttrice di Harold e Maude, non c’è bisogno di particolari sforzi per comprendere la carica dissacratoria di questa relazione sentimentale, messa in scena in maniera naturale e mai forzata, e la struggente collisione fra due anime apparentemente inconciliabili: il ragazzino che non ha mai vissuto e l’ottantenne che vive ogni giorno della sua esistenza come se fosse l’ultimo.

 

E i giorni felici e spensierati con Harold sono effettivamente gli ultimi di Maude. Mentre Harold che cercava ossessivamente la morte scopre la vita grazie all’amore, Maude che cercava l’essenza della vita capisce che il traguardo degli 80 anni (come anticipato al ragazzo durante il loro primo incontro) è il momento giusto per andarsene in pace e senza rimpianti. Proprio nel momento in cui Harold compie l’affronto supremo ai canoni della sua società, dichiarando la sua ferma intenzione di sposare Maude, l’anziana donna prende una decisione altrettanto coraggiosa, che ancora oggi per troppi è ancora un tabù: scegliere in autonomia il momento in cui porre fine alla propria vita, abbastanza tardi da averla goduta e sufficientemente presto per non vederla inesorabilmente sfiorire. Ad Harold non resta che un’ultima corsa con quella Jaguar adibita ironicamente a carro funebre e un folle salto nel vuoto, che sembra quasi anticipare quello del finale di Thelma & Louise.

La sua messa in scena definitiva, la dolceamara presa di coscienza che la vita è là fuori, pronta per essere afferrata quando e come vogliamo. La simbolica morte del vecchio Harold nel momento in cui ne nasce uno nuovo, che grazie a Maude è più consapevole di se stesso e dei propri desideri.

E quando andrò

Devi sorridermi se puoi

Non sarà facile ma sai

Si muore un po’ per poter vivere

Harold e Maude

Nel momento in cui scriviamo, Harold e Maude non è disponibile nelle principali piattaforme di streaming. Il DVD del film è invece disponibile a questo link.

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