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Digimon Survive ci ricorda il valore adulto del rapporto con i mostri digitali

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Digimon Survive ci racconta la storia inquietante di un gruppo di ragazzi incastrati tra la realtà, la giovinezza e le proprie paure.

Da piccolo sono sempre stato più appassionato dei Digimon che dei Pokémon, sarà perché per un certo periodo trovavo l’anime dei mostri digitali più stimolante rispetto a quello dei mostriciattoli di Game Freak, anche perché la facilità di accesso ai videogiochi di quest’ultimi rendeva la loro esperienza ben più presenta nella mia vita rispetto a quella dei Digimon, il cui massimo godimento arrivava dal picchiaduro in stile Smash Bros. E sì, provai il primissimo Digimon World non capendoci assolutamente nulla, bimbo com’ero.

Eppure le serie erano oro puro, passando dai primi digiprescelti fino a Guilmon e le fusioni con i trainer tramite le carte da passare nel digivice. Forse da bambini non ce ne rendevamo conto, ma Digimon era un’anime maturo e capace di toccare temi non solo profondi (quelli sono buoni tutti) e giovanili, riusciva perfino a essere tremendamente attuale nel descrivere lo scenario urbano e sociale del Giappone a cavallo del boom tecnologico, nella corsa all’innovazione alla rimodulazioni delle aree civili, la prospettiva energetica e anche i rischi che derivavano dall’avere un mondo sempre più interconnesso. Non tutte le puntate erano così, ma spesso e volentieri l’esposizione deragliava su binari particolari per un programma per bambini, era introspettivo e capace di sfoderare immagini che ancora oggi creano incubi.

Ecco, Digimon Survive è esattamente lo specchio di quel Digimon lì: quello reale dove la fantasia è solo l’ambientazione di fondo, dove chi interagisce con i mostri digitali non è un allenatore in una scalata alle palestre, bensì un ragazzino qualunque che si ritrova a fare i conti con pericoli e rovine della propria società. L’esperimento è in realtà già stato fatto prima d’ora nel contesto di Cybersleuth 1 e 2, ma lì si è cercato il racconto sociale alla Persona con i Digimon, mettendo in mostra il tessuto techno weeb che è sempre stato dominante nell’immaginario dei Digimon. Qui invece l’intento è un altro: la tecnologia è assente ma vive nella sottotrama di fondo, sfrutta la tradizione Giapponese e unisce tutto in una storia centrata su un gruppo di ragazzi a cavallo tra il mondo reale e quello dei Digimon, intenti a sopravvivere tra gli stenti.

Il ruolo dei Digimon in questo caso, come lo è anche nelle serie è quello di rappresentare uno specchio dell’animo dei loro digiprescelti, quasi un agente di crescita se vogliamo. Ogni ragazzo accoppiato a un Digimon ha le sue ispirazioni, idee e problematiche come ognuno di noi, basti pensare ai protagonisti della prima serie e – in particolar modo – alle loro avventure nei film Digimon Adventures Tri e Digimon Last Evolution Kizuna. Qui il centro verte più sul presente che sul domani della crescita: ognuno è messo di fronte a quella che è la propria vera natura, sottolineata da compagni carini che incarnano la pura innocenza di alcuni ideali, o meglio gli stessi che tutti i protagonisti vorrebbero o dovrebbero avere.

Questo crea in Digimon Survive una narrazione stratificata al massimo, con tante chiavi di lettura e altrettante scelte da compiere nei vari dialoghi, i quali modificano il vostro allineamento e decretano anche le linee evolutive accessibili ai vostri partner. Vi ricordate la famosa puntata di Skull Greymon della prima serie? Ecco, le digievoluzioni non sono altro che eventi scatenati o dal naturale corso della creatura o dalla sintonia che si ha con un digiprescelto e le sue emozioni: un concetto che per la prima volta viene reso alla perfezione in chiave videoludica e non è un semplice raccogliere varianti per tirare su i personaggi preferiti.

Del resto Digimon Survive non è il racconto del gruppo di eroi, almeno non per forza, bensì è una storia classica dell’horror studentesco giapponese, anzi direi che più classica non si può. C’è la scuola abbandonata, ci sono le leggende sui fantasmi, ci sono foreste misteriosi e templi abbandonati, il tutto mischiato – come da prassi – con elementi “moderni” che creano quei contrasti visivi ai quali Digimon ci ha abituati. La storia scorre molto bene: il giocatore interpreta i panni del protagonista legato ad Agumon e potrà esplorare il mondo di gioco utilizzando una visione 2D che può essere aumentata sfruttando il cellulare per scoprire fenomeni paranormali. Conversando con gli altri ragazzi costruirete delle relazioni con loro e andando avanti nella storia, con le aree sbloccabili, sarà possibile anche andare a caccia di frammenti segreti con cui scoprire dei retroscena abbastanza importanti.

La pecca è che Digimon Survive non si accontenta di essere una visual novel con forti elementi interattivi, bensì decide (purtroppo) di inserire delle meccaniche da RPG a turni strategico. Non fraintendetemi, adoro gli RPG, specie quelli alla Fire Emblem, e ci sono esempi di visual novel virtuose che hanno utilizzato lo stesso sistema e sono passate alla storia, come Utawarerumono, ma in Digimon Survive questo aspetto sembra appiccicato con forza e lontano dalla cura della parte novel. Schierando le unità, composte dai Digimon partner e da altri Digimon che è possibile reclutare attraverso dei dialoghi in stile Shin Megami Tensei, si affrontano battaglie di posizionamento con scontri più o meno statici.

Se gli sprite sono ben fatti e dettagliati, con tanto di doppiaggio diverso per le fasi evolutive, tutto il resto è più o meno arrabattato: l’interfaccia delle lotte è minimale e ingombrante, i controlli sono lenti, l’esecuzione delle mosse anche di più e in generale la fluidità dello scontro è ai minimi storici. Il gioco stesso ci tiene a ricordare che le lotte sono solo un accessorio rispetto alla trama base, ma il fatto di averle incluse e con un ruolo chiave nelle scene clou della narrazione le rende un elemento imprescindibile per l’anima di Digimon Survive, facendolo diventare l’ennesima vittima dei prodotti che hanno paura di essere visual novel perché altrimenti il giocatore medio si annoia.

Detto questo però, mandando giù questo rospo amaro e sopportando un paio di combattimenti chiave con qualcuno d’allenamento, Digimon Survive rimane comunque il miglior titolo dei Digimon di memoria recente, a mani basse. È il perfetto compagno per la portabilità della Nintendo Switch (piattaforma su cui l'ho recensito) e la sua storia, con l’intreccio di temi e colpi di scena tra l’incredibile e il macabro, lo rendono un titolo maturo e capace di donare molte emozioni con un coinvolgimento di buon livello.

Certo, qualche volta cala nei cliché degli stereotipi dell’animazione giapponese e del relativo character design, ma è proprio sovvertendoli quando necessario che acquista la forza di essere una lettura valevole del proprio tempo, nonché uno spaccato di realtà che si può osservare solo quando l’impossibile e il fantastico diventano agenti reali. Se anche voi siete persone che oggi guardano ai Digimon con nostalgia e ne intravedono i temi più adulti, nonché profondi, Digimon Survive è proprio il piatto che stavate aspettando di vedervi servito, perfino con tutti i difetti del suo contorno scotto.

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