STAI LEGGENDO : Death Stranding: storia di un presente

Death Stranding: storia di un presente

Condividi su:

Con tutta la roba nuova che esce, perché rigiocarsi proprio Death Stranding?

Ma voi ve lo ricordate il 2019? L’anno del Joker e del “viviamo in una società”, di Avengers Endgame che fa il balletto per superare avatar negli incassi mondiali, l’anno di Sekiro e delle lacrime versate contro la scimmia guardiana, di Devil May Cry V e Kingdom Hearts 3 che escono dopo 11 anni di attesa, l’anno di “Però quanto a te, quello che puoi fare che tu, per te qualcosa da poter fare dovrebbe esserci. Non ti costringerà nessuno. Pensa da te stesso, decidi da te stesso che cosa adesso tu stesso debba fare” e l’anno di Death Stranding.

 

 

Ve lo ricordate Death Stranding?

L’anticipato titolo di Hideo Kojima che divise i giocatori che raccontava un mondo di percorsi lunghissimi, persone distanti, corrieri con la faccia di Norman Reedus e motociclette inguidabili.


Quando il gioco arrivò sulle nostre Playstation 4, gli interrogativi che ci passavano per la testa erano sul cosa avesse visto Kojima nella sua sfera di Cristallo, lui che guarda sempre al futuro, per pensare che un giorno saremo statə separatə e che avremmo cercato di connetterci lə unə con lə altrə.
Da allora ne è passata d’acqua sotto i ponti e di videogiochi nei nostri occhi, però quel Death Stranding lì era cambiato, non solo per la release su PC e per la versione Director’s cut, ma per la percezione che se ne aveva.


Se prima era solo un titolo su cui discutere, perché Kojima è un po’ come il Guccini de l’avvelenata e quindi “io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone”, ci siamo resə conto che il pronostico era azzeccato.


Per chi non lo conoscesse, di cosa tratta Death Stranding? Rispondere non è semplice.
Se dovessi riassumerlo nei suoi punti fondamentali, vi direi che si ambienta in mondo dove una immensa catastrofe ha costretto gli umani a chiudersi in città fortificate o in dei bunker, dai quali non escono mai, perché all’esterno ci sono i Corpi Annegati, creature provenienti direttamente dall’aldilà, e quindi le uniche persone che vanno fuori camminando per le lande desolate di questa America post-apocalittica sono i corrieri.
Sam Porter Bridges, che ha le fattezze e la voce di Norman Reedus, è colui che consegnerà i pacchi e farà sì che chiunque venga connesso alla rete chirale, una forma avanzitissima di internet (gli esperti di lore di Death Stranding mi perdoneranno se ho applicato una grossa semplificazione).


C’è poi tutta una questione riguardante la vita e la morte, la paternità, l’incapacità emotiva, Mads Mikkelsen e un bebè dentro una boccia di vetro che renderebbe il tutto molto più complesso da raccontare!

Il mio desiderio di rigiocare Death Stranding è partito un po’ perché la prima run su ps4 era stata un po’ rushata, un po’ perché la Director’s Cut mi faceva gola, ma soprattutto perché volevo vedere se la percezione e le sensazioni che mi dava il gioco fossero cambiate, visto che l’idea di essere separati e cercare di unirsi tramite la tecnologia l’abbiamo conosciuta bene, così come l’attesa del correre quando non hai di meglio da fare.
Alla fine i giochi sono pure figli del contesto in cui escono e dello spirito con ə giocatorə li fruiscono.

 

Potendo applicare questo ragionamento in modo più largo a sensazioni che abbiamo provato tuttə, si può prendere l’esempio di Animal Crossing New Horizons e di come un gioco simile abbia preso al suo interno non solo i fan della saga di Tom Nook, ma dall’hardcore gamer a chi gioca giusto candy crush sul telefono ci siamo ritrovatə a spendere ben più di qualche ora su quell’isola in cerca di relax, perché ne avevamo un disperato bisogno fra contagi che salivano e sguardi giudicanti alla mascherina di quellə davanti al supermercato.

“Nel passato, quando creavo cose, pensavo sempre a cosa sarebbe accaduto nella società in 5, 10, 20 anni. Era come predire il futuro e aggiungerci l’essenza dell’intrattenimento. E questo è il modo in cui ho sempre creato. Ma questa volta la pandemia è arrivata troppo presto. La realtà è arrivata davvero subito, specialmente per Death Stranding. Quindi ho cambiato il modo in cui penso e creo ora. Ma da quando gli eventi si presentano così rapidamente, non si tratta più di finzione, quindi ho ri-pensato il mio processo creativo.”

 

Lo stesso Kojima ha ammesso che quel futuro a cui guardava è arrivato troppo presto, il 2020 è stato il nostro Death Stranding, senza Mads Mikkelsen purtroppo, e ci è toccato provare con mano quella solitudine descritta nel titolo di Kojima Production, con tutte le sfumature del caso, perché giocarsi Death Stranding adesso mostra tutte cose che abbiamo forzatamente vissuto negli ultimi due anni.
C’è l’anziano, che non si fida a connettersi alla rete e che però si accorge di come la sua solitudine venga meno non appena si convince a collegarsi, c’è il primo dei prepper che è nascosto da qualsiasi interazione e sembra intenzionato a stare così, o chi si connette subito perché necessita di condividere le sue creazioni col mondo.


Involontariamente, Kojima ci ha fornito un’opera che non guarda al futuro, ma che ci racconta il presente e narrerà il passato per tuttə ə retrogamer del futuro.
In Death Stranding ho riconosciuto molte delle cose che abbiamo vissuto in questi anni, dimostrandoci che tutto l’odio, la rabbia, le polemiche, il clickbait può essere una via d’uscita dalla solitudine.

 

Death Stranding vale la pena di essere ricordato e rigiocato tenendo fuori le discussioni su gameplay, su framerate, su voti, metascore e compagnia cantante, ma pensando al suo più grande significato e come prova che i Videogiochi sanno raccontare molto di più di quanto appaia in superficie!
Non occorre essere corrierə coraggiosi che affrontano morti viventi, basta solo condividere qualcosa di positivo tramite i mezzi che abbiamo oggi.
Tomorrow is in our Hands!

related posts

Come to the dark side, we have cookies. Li usiamo per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi