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Pesci piccoli 2 – Anteprima dal Comicon

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Il panel dei The Jackal al Comicon di Napoli per la nuova stagione di Pesci Piccoli è stato un bel momento per raccontare la serie, approfondirne le tematiche e metodologie dietro il suo sviluppo.

Seguire i panel è una delle parti più divertenti e interessanti dell’essere l’inviato incaricato ad una fiera.
Quest’anno avevo deciso di essere preparato e per tutta la durata della mia permanenza al Comicon di Napoli ho girato con una sling (come la chiamano i giovani, per me sono sempre stati monospalla) di Legend of Zelda (loot di Lucca) con dentro principalmente la mia cartucciera di penne monolinea colorate e un piccolo notebook (formato A6, loot della fondacion Mies van de Rohe con sopra scritto “Think, don’t talk.“) per prendere appunti. Volevo, almeno agli occhi di un osservatore esterno, dare l’idea di professionalità che vorrebbero che io trasmettessi Lorenzo Fantoni e Luca Annunziata, di cui conservo gelosamente dei santini che recitano “non fare cazzate, pensa a me”.

Panel quindi.

La verità è che io panel che avrei voluto fortemente seguire era proprio questo di anteprima della seconda stagione di Pesci Piccoli, la serie (la cui prima stagione è già disponibile su Prime e ne ho parlato qui) dei The Jackal che tratta delle vicende della filiale napoletana di una grossa agenzia di comunicazione. Volevo seguirla perché il cast principale era al completo, accompagnato dal regista Francesco Ebbasta, e avrebbe presentato materiale inedito su qualcosa che mi era piaciuto “molto”, e anche capire (e comunicare) quante delle possibilità aperte dalla prima stagione si sarebbero concretizzate nella seconda.

E anche perché nel circolo mistico dei miei insider non sono riuscito ad ottenere informazioni esclusive di prima mano, e quindi bisognava andare, osservare, capire.

La fortuna o la sfortuna di un panel può dipendere da diversi fattori, primo tra tutti, un host non a livello, che gestisce male il ritmo, che si mette troppo al centro del palco parlando di sé, che non controlla gli ospiti; oppure ospiti non particolarmente spigliati, troppo ingessati, reticenti. Con gli ospiti stranieri entra anche il discorso della traduzione che può mortificare un evento che altrimenti sarebbe stato più fluido e interessante.

Il panel dei The Jackal non è stato nessuna di queste cose, ma anche molto più di quanto mi aspettassi.
Non ero in preda alla sindrome di Stendhal come quella volta davanti a Matilda de Angelis, ma qui avevo il bonus del fatto che della serie mi interessasse effettivamente qualcosa.

Inizio subito con un appunto, che non è rivolto alla presentazione in sé ma al formato, utile anche per introdurre il topic vero e proprio: mi sarebbe piaciuto poter fare delle domande, ma magari anche non io nel senso che salgo sul palco, mi impossesso del microfono e sequestro l’auditorium per parlare di postmodernità. Mi riferisco proprio alla possibilità che il pubblico intervenisse con delle domande, che purtroppo non è data e che vedo come un piccolo rammarico, sarebbe interessante nel prossimo futuro succedesse.

Detto ciò comunque io ho avuto la fortuna che i punti che avrei voluto affrontare in eventuali domande erano esattamente quelli che l’host aveva previsto, quindi inavvertitamente bene.

Pesci Piccoli è una serie che si basa sulla sovrapposizione tra realtà e finzione. Parte del suo successo del suo meccanismo è proprio dato dal fatto che regista, attori e sceneggiatori conoscono estremamente bene il mondo che stanno raccontando, in questo costante giocare con i proprio alter ego dove persone, personaggi e maschere si mescolano e allo spettatore tutto il pacchetto diegetico arriva come un blocco unico, praticamente senza discontinuità tra le persone che sono gli attori, il plot della serie e la comunicazione dei canali social.

“Questa è la prima volta che faccio una seconda stagione di qualcosa” – Francesco Ebbasta

Il tema principale di questa seconda stagione sarà di come il mondo della comunicazione viene messo in crisi dai content creators, argomento che già di per sé mi trova abbastanza dentro dato che è uno dei temi sui quali chiacchieriamo spessissimo nella chat redazionale. Per quanto riguarda lo sviluppo della trama orizzontale, Ebbasta ha speso del tempo a parlare del modo in cui la serie è scritta.

Avendo come riferimento principale Community e il metodo di scrittura di Dan Harmon, nessuna battuta è fine a se stessa ma segue una logica di concatenazione degli eventi e questo permette di differenziare lo stile dei semplici video dalla serie tv, raccontando anche trame più complesse, che non si esauriscono nell’arco della gag.

La scrittura poi non è mai ad appannaggio di un singolo ma sempre un prodotto corale. Proprio in virtù della stretta collaborazione del gruppo, tutti gli attori possono proporre di modificare le interazioni affinché queste rispecchino maggiormente il personaggio che stanno portando in scena.

Su questo argomento vale la pena affrontare di nuovo il tema della sovrapposizione tra attore, maschera e personaggio, perché se è anche vero che c’è una stretta correlazione tra i tre elementi, questi sono dipendenti solo in termini di ispirazione da quelli che sono le persone che li interpretano, pur tenendo i piani distinti.

Entrando più nel merito di ciò che vedremo nella seconda stagione, la promessa fatta è che tutti i personaggi avranno il loro arco e su alcuni di essi si approfondiranno le motivazioni che li hanno portati ad essere ciò che sono, l’esempio fatto dal gruppo è stato quello di Fru, con un approfondimento che indagherà le motivazioni del suo essere così “manipolatorio e distruttivo”.

A voler calcare la mano sulla dimensione più “sperimentale”, la nuova stagione avrà degli inserti animati ma, come già nella prima, il piatto forte presentatoci come “la puntata più drammatica della serie” sarà la puntata a tema Melevisione, realizzata con macchine da presa d’epoca per conferire al tutto il look estremamente specifico delle produzioni televisive di quegli anni tra la fine dei ’90 e l’inizio degli ’00, con la partecipazione straordinaria di Danilo Bertazzi.

Il punto forte della prima stagione era quello di essere una serie piaciona, anche facile ma con una scrittura molto pulita che valorizza i rapporti tra i personaggi e un utilizzo realistico dei sentimenti. Sotto questo punto di vista il punto di riferimento è un certo tipo di commedia italiana che si pone l’obiettivo di bilanciare dramma e commedia, nonostante un mercato che preferisce una divisione netta tra le due parti.

Tutte queste informazioni sono state date sul palco in forma discorsiva estremamente fluida. Tra tutti spiccano Francesco Ebbasta e Fabio Balsamo (il miglior attore italiano della sua generazione) per mio gusto personale di uno a cui piace sentire parlare di regia e sceneggiatura, ma veramente bravi tutti, anche la “guest” Martina Tinnirello, interprete di Greta, una carriera più legata al mondo del teatro e nella stagione precedente alla sua prima esperienza televisiva.

“La massima espressione di The Jackal.”

Sono molto curioso di vedere la nuova stagione che sarà disponibile su Prima a partire dal 13 Giugno, ma soprattutto mi hanno convinto loro come gruppo per l’estrema consapevolezza riguardo la materia trattata. E’ stato un panel insospettabilmente interessante, al di là delle clip e delle gag, proprio per quella dimensione quasi performativa teatrale che mi ha permesso di scorgere l’aspetto umano inedito delle persone che lavorano dietro i personaggi.

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