STAI LEGGENDO : Moonbreaker, finalmente

Moonbreaker, finalmente

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Moonbreaker vuole provare ad essere la miglior simulazione di miniature sul mercato e ci è riuscito perfettamente.

Fra i titoli più promettenti mostranti durante la Gamescom 2022, ha di certo colpito molto il pubblico Moonbreaker, presentato al mondo come un “simulatore di miniature” attraverso un video dedicato piuttosto corposo che spiega perfettamente tutto quello che il team di sviluppo avrebbe voluto portare ai giocatori.

 

In poche parole dovrebbe trattarsi di un’interessante simulazione di tavolo di miniature in cui combattere contro altri giocatori schierando e muovendo il proprio esercito di statuette, né più né meno di quanto succede nei tavoli da gioco di qualunque Workshop al mondo con Warhammer e affini.

 

Moonbreaker, però, in quanto “simulatore di miniature” non presenta solo ed esclusivamente un’arena di gioco in cui far combattere le proprie pedine (con tanto di animazioni fedeli a quelle di una miniatura con basette) ma vuole provare ad offrire anche l’altro tipo di esperienza che questo mondo offre attorno ai tavoli dei giocatori: la pittura.

Di certo, al netto di quanto presentato nel gameplay delle aree di battaglia, si tratta della feature più interessante ed importante per Moonbreaker che prova, quindi, ad offrire un’esperienza a tutto tondo digitalizzando anche un tipo di arte apprezzata da pochi e padroneggiata da pochissimi.

 

Il tool di pittura promette di essere, in ogni caso, il più “friendly” possibile permettendo a chiunque di potersi cimentare nella colorazione personalizzata dei propri modelli di gioco senza dover stare ad impazzire troppo per raggiungere risultati più o meno soddisfacenti.

 

Carico di enormi aspettative, dunque, nel weekend mi sono dedicato al play test che gli sviluppatori hanno reso disponibile su Steam per provare con mano quella che aveva l’aria di essere la simulazione di un tavolo da gioco, con miniature, definitiva.

 

Partiamo dal gameplay del campo di battaglia, probabilmente l’aspetto che interesserà di più la maggior parte dei giocatori, e iniziamo, purtroppo, con una nota dolente.

 

Nella versione messa a disposizione non esiste un tutorial vero e proprio (come spesso accade in questi casi) che viene relegato ad una serie di filmati in game da visionare per apprendere le basi che, purtroppo, sono stati registrati con qualche versione precedente della build corrente pertanto il primo impatto è stato estremamente confusionario.

Selezioniamo un team formato da un leader e 10 miniature, ognuna con le proprie abilità e il proprio stile di gioco (pertanto è bene costruire anche un buon team) e ci possiamo fiondare nei primi match contro l’AI per imparare le basi del gioco.

 

In partita la prima cosa che viene richiesta al giocatore è la scelta una coppia di abilità “del giocatore”, che variano dal buff ad un gruppo di miniature al debuff su i nemici: ognuna di queste abilità ha una barra di caricamento che si riempie ogni turno fino al suo utilizzo, per poi ripetersi.

 

Sul “ponte di lancio” sono presenti tre miniature, 7 sono nella nostra riserva e sul campo ci viene richiesto di schierare il nostro leader: l’obbiettivo è far fuori il leader avversario prima di perdere il nostro.

All’interno di un turno possiamo muovere tutte le nostre miniature schierate (ogni miniatura può muoversi, attaccare dalla distanza se ranged o ravvicinata se melee oppure può attivare, pagando del “mana” una delle sue abilità), possiamo schierarne di nuove dal ponte pagando il loro costo in mana oppure possiamo aggiungerne una dalla riserva al ponte pagando tre mana (e una sola volta per turno).

 

Tutto in lama non speso, e fino a tre unità, può essere conservato per i turni successivi rendendo così estremamente interessante e strategica l’organizzazione durante il proprio turno di gioco.

 

Per il resto, il titolo è molto simile agli strategici tattici già esistenti sul mercato: abbiamo percentuali di poter colpire i bersagli, ripari, unità che curano etc.

 

L’unica differenza rilevante è nell’UI, estremamente chiara nelle linee di tiro durante i movimenti e nelle possibilità d’azione offerta al giocatore.

 

Insomma, l’esperienza in arena è estremamente strategica, molto coinvolgente e molto divertente per tutti gli amanti del genere: l’incognita è semplicemente l’economia del gioco visto che, in questo weekend di test tutte le miniature risultavano sbloccate.

Veniamo, invece, al tool di pittura, l’aspetto più innovativo e affascinante dell’offerta di Moonbreaker. Bene, il tool di pittura è fantastico e ha preso la quasi totalità delle mie ore di gioco senza che nemmeno me ne accorgessi.

 

Lo strumento è, come promesso, estremamente semplice da utilizzare: abbiamo vari tipi di pittura e strumenti per stenderla, possiamo zoomare e ruotare la miniatura come vogliamo e possiamo usare un po’ di scorciatoie da tastiera che ci aiutano nel processo.

 

Ad esempio, tenendo premuto shift è possibile stendere il colore solo su un determinato pezzo della miniatura evitando che, quindi, il colore possa “sbavare” sugli altri pezzi rendendo molto semplice la finitura di dettagli.

Chiaramente si tratta di un aiuto “limitato” e “limitante”: se utilizziamo l’aerografo, ad esempio, è vero che spruzziamo la vernice solo sul pezzo su cui stiamo cliccando la il resto delle particelle di vernice riesce, comunque, a raggiungere altri pezzi “sporcandoli”.

 

Possiamo scegliere le opacità del colore rendendo molto facile la creazione di luci ed ombre e possiamo scegliere fra tipi di pennelli personalizzabili (esattamente come su photoshop) per la creazione di vere e proprie texture.

 

In più è possibile crearsi anche la propria palette di colore miscelando su un apposita area del tavolo le vernici che, in fase di miscelazione, di comportano proprio come la pittura nel mondo reale.

Insomma, nonostante non sia molto capace di dipingere miniature (la mia esperienza pur esistendo è limitatissima) sono riuscito a darmi da fare con risultati sufficientemente passabili come prima esperienza.

 

Lo strumento, in ogni caso, ha un potenziale infinito e passare qualche ora in scioltezza guardando una serie sul secondo schermo mentre si dipinge ha il suo fascino per quanto si possa trattare di una simulazione digitale che non riuscirà mai a trovare la stessa bellezza del mondo reale.

 

Tirando le somme Moonbreaker è esattamente quello che volevo, come me lo aspettavo e come lo desideravo: un titolo di miniature fatto come si deve, semplice, intuitivo ed estremamente divertente. L’appuntamento è per il 30 settembre quando uscirà in accesso anticipato per tutti.

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