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Il mio viaggio tra i giocatori seri

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Primo capitolo del diario di viaggio all’interno del COD XP 2016, il più grande torneo mondiale di Call of Duty

Primo capitolo del diario di viaggio all’interno del COD XP 2016, il più grande torneo mondiale di Call of Duty

Per i miei viaggi di lavoro (è lavoro, fate sparire quei sorrisetti) indosso sempre una maglietta di The Witcher 3 regalatami all’E3 di due anni fa. All’inizio lo facevo perché mi piaceva, adesso è diventato una specie di test di nerditudine per gli addetti alla sicurezza negli aeroporti.

Prima passava inosservata, poi qualcuno ha iniziato a scambiarla per quella di un gruppo metal, finchè quando sono partito da Milano per andare a Los Angeles a vedere il COD XP, il tizio al metal detector di Linate mi ha addirittura fermato per vederla meglio e farmi i complimenti.

Come se non bastasse, salito sull’aereo mi sono ritrovato seduto accanto a una bambina inglese di circa 14 anni che per tutto il volo non ha staccato gli occhi da una copia di Ready Player One.

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Siamo attorno a voi, e voi non nerd siete sempre meno, arrendetevi. O magari è stata una botta di culo e la bambina deve avere genitori decisamente illuminati. Comunque un viaggio così non poteva iniziare con migliori auspici.

Dopo aver messo piede in quel postaccio che è Los Angeles, ho preso possesso di una stanza che per il momento detiene il record di grandezza nella mia storia di viaggiatore. Non è una stanza normale, ha un salotto, un tavolo per le riunioni, un divano, due televisori a schermo piatto. Peccato che affacci sull’aeroporto, bastava sostituire le finestre con dei poster di Santa Monica ed era perfetta.

La mia vera grande amica di questo viaggio è la macchinetta del caffè di Starbucks direttamente nella stanza. Ogni mattina e ogni sera mi faccio un caffè di fronte al PC e magicamente il giorno dopo una mano fatata ha messo bicchieri puliti e cialde nuove, non so se riuscirò più a farne a meno.

L’arena di Inglewood

Il COD XP si svolge nel palazzetto di Inglewood, ovvero la casa dei Lakers prima dello spostamento nello Staples Center. Un luogo storico, in cui hanno camminato Kareem Abdul Jabbar e Magic Johnson, che però ha il difetto di trovarsi in un quartiere citato negli album più importanti del gangsta rap, in cui i negozi di liquori, i banchi dei pegni e le case dismesse lasciano spazio solo ad altrettanti negozi di liquori, banchi dei pegni e case dismesse.

Però un tassista con cui ho parlato ha detto “Tutto sommato la situazione ora è migliorata, ma le gang hanno ancora un po’ di potere perché la California ha leggi troppo dure sul possesso di armi per i cittadini che quindi non si possono difendere

Ma i poliziotti?

I poliziotti non fanno niente e spesso sono come i criminali. Che poi perché io non posso avere il mio M4 in casa? Sono esperto di armi, ho fatto l’Afghanistan e non ucciderei mai nessuno di innocente

A posto così.

Ma parliamo meglio del COD XP, ennesima grande conferma di quel fenomeno mondiale sempre più ricco e importante (tranne in Italia, ovviamente) che va sotto il nome di e-sport e che in questi giorni vive una delle sue massime espressioni con questo torneo mondiale di Call of Duty Black Ops 3, in cui gente con riflessi degni di un ninja e la capacità di attenzione di un cobra si scontra in un’arena piena di gente che urla, si esalta e fa il tifo con un’intensità degna dei mondiali di calcio.

La calma del palazzetto, il giorno prima dell’apertura

Il premio? Circa 800.000 dollari da spartire in quattro.

Seriamente, è uno spettacolo a cui è difficile credere se non lo si vede, una messa in scena degna del Superbowl e che, forse, ha persino più spettatori collegati.

Ma quello che impressiona, oltre al tifo, è che qua c’è gente che seriamente riesce a vivere di videogiochi. Non è un hobby con cui arrotondi, non è un impiego pagato in gadget e visibilità e non è solo gente che lo fa “per passione”. Quella ovviamente è tanta, ma ti capita di scambiare due parole con giovani e meno giovani che giocano, commentano, analizzano, fanno podcast e video su Call of Duty come se fosse il calcio e riescono a viverci, con serietà, senza giochetti politici, marchette non dichiarate, approfittatori e venditori di fumo. Parlarci è come andare al ristorante migliore della città dopo anni di scatolette.

Certo, il lato oscuro di questa cosa è che il tizio accanto a me mentre provo Infinite Warfare si rifà il trucco e si pettina dopo ogni round, per venire meglio nelle riprese del cameraman, ma dopotutto ogni rivoluzione ha le sue vittime.

Sobrio e minimale

Come se non bastasse attorno al palazzetto è stato allestito un vero e proprio parco giochi per amanti di Call of Duty. Chi ha acquistato il biglietto può infatti provare il nuovo Call of Duty: Infinite Warfare, la modalità Zombie in Spaceland, esperienze in realtà virtuale, paintball, zipline e tanto per finire un bel concertone di Snoop Dog e Wiz Kalifha. Il tutto ovviamente condito con code chilometriche, come da tradizione per qualunque manifestazione.

Ma a me che me frega, c’ho il braccialetto salta code della stampa. Ci leggiamo al prossimo aggiornamento qua su N3rdcore.it o su Wired.it, dove pubblicherò le mie impressioni sui giochi.

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