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Demon Slayer: Il Castello dell’Infinito, un sanguinoso gioiello

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Demon Slayer: Il Castello dell’Infinito è l’inizio della vetta raggiunta dall’opera degli ammazzademoni, ancora più epica sul grande schermo.

Aspettavo il primo film dell’ultimo arco narrativo di Demon Slayer con estrema trepidazione. La serie è un gioiello di trasposizione ed è sempre stata arricchente nei confronti del manga originale come pochi altri adattamenti lo sono stati nella storia. Ma con Demon Slayer: Il Castello dell’Infinito (il cui sottotitolo è Il Ritorno di Akaza) ufotable si è superata di gran lunga, portando sul grande schermo uno spettacolo per gli occhi.

Molto del merito va, volendo essere giusti, anche all’idea avuta da Koyoharu Gotōge quando ha realizzato le spire del Castello Infinito. Certo, sulle pagine la sua dimensione era ridotta per quanto impressionante, serviva più che altro a dare un’idea di un terreno nemico indecifrabile e ricolmo di pericoli ad ogni angolo. Una trappola perfetta per i cacciatori di demoni, un ultimo teatro che unisce la tradizione e la morte in un macabro massacro fino alle prime luci dell’alba. Ma sul grande schermo, il Castello dell’Infinito è un miracolo scenografico che incanta a ogni vista e spira crescente, diventando l’assoluto protagonista della regia di ogni scontro.

Un Castello impossibile

La gestione degli spazi con diverse tecniche sia 2D che 3D è il protagonista assoluto della pellicola, ciò che vi farà rimanere con la bocca aperta praticamente in ogni scontro e luogo in cui tutti gli sforzi si sono concentrati per dare qualcosa di impossibile per la carta stampata. Ogni scontro vive nuovi spazi rispetto alla versione originale, numerose mosse in più con cambi di scena che spingono la tecnica di ufotable a ogni muro penetrato ed edificio distrutto. Considerando che tutto ciò non ha un attimo di calo nelle 2 ore e mezza della generosa durata della pellicola, le aspettative per i suoi due successori sono già state ampiamente superate.

C’è da dire che i primi tre scontri che aprono questo arco narrativo di Demon Slayer sono alcuni dei più interessanti e provanti. Il main event suggerito dalla promozione del film è la resa dei conti tra Tanjiro e Akaza, che anche nella sua trasposizione animata si conferma il picco assoluto dell’opera. Il lungo scontro prende una buona metà del film, forse poco meno e ammetto che il tempo mi è sfuggito di mano da quanto ero coinvolto dal ritmo crescente, e sottolinea quanto il film abbia gestito benissimo l’inserimento dei flashback che raccontano la storia dei duellanti in campo.

Ho letto che per alcuni spezzano il combattimento, nulla di più lontano dalla verità: infatti lo accentuano, rendono ogni colpo più sentito e motivato agli occhi dello spettatore, si capisce perché lo stato d’animo dei demoni e dei loro cacciatori continua a mutare mano a mano che le spade cozzano l’un l’altra. Questo perché Demon Slayer non è mai stato puramente uno sfoggio di tecniche della Respirazione, piuttosto ogni lotta è un destinato incontro tra storie tragiche, punti finali di percorsi paralleli il cui impossibile incontro è l’unica occasione per arrivare a una realizzazione personale. Ciò è ancora più evidente in Demon Slayer: Il Castello dell’Infinito, perché rispetto alla serie la narrazione può frammentarsi tra la dimensione presente e passata con ancora più coerenza, sfruttando l’impatto dei colpi per sbalzarci all’interno delle intenzioni che li hanno generati.

Pathos marziale

Il risultato, e chi ha il letto il manga lo sa, sono alcune delle scene più emozionanti e commoventi di tutto Demon Slayer e il bello, come è sempre stato, che non sempre provengono dalle tragiche storie dei protagonisti. Se avete già vissuto queste storie tramite le pagine degli ultimi volumi, qui troverete più profondità e numerose aggiunte che non modificano alcun tipo di evento ma ne incrementano l’impatto emotivo. Ad esempio, io sapevo esattamente cosa mi aspettava ma ho ricevuto numerosi colpi al cuore che difficilmente ho assorbito, specie perché questo film tira fuori dei brani musicali bellissimi, rielaborando quelli a cui siamo più abituati in composizioni inedite.

Certo, essendo un prima parte alcuni personaggi che si intravedono nel Castello dell’Infinito non hanno neanche l’occasione di avere una scena completa, ma questo era un assunto di base considerando la mole di contenuti e capitoli da mettere in un singolo progetto. Ero titubante nel vedere fin dove si sarebbe protratto il film e come avrebbe gestito le varie fasi di questo arco narrativo di Demon Slayer. Ma sono rimasto soddisfatto dalla visione, che non sembra affatto “monca” nonostante vengano lasciate numerose porte aperte. La differenza la fa che quest’ultime non sono completamente spalancate, bensì accennate e con la necessaria curiosità, mista a consapevolezza, per rendere l’attesa più che ragionevole. Aiuta anche la durata di questo film, che non è affatto tirchia e si prende tutto il tempo per farvi arrivare alla fine e sentirvi pieni. Insomma, non è una situazione alla Attacco dei Giganti degli ultimi tempi, state tranquilli! Fermarsi allo scontro tra Tanjiro e Akaza è il momento migliore per lasciar respiro e far partire ciò che verrà dopo, specie perché si tratta di un secondo atto più che pieno.

Se avete letto fin qui, è inutile che vi dica che se amate Demon Slayer o siete anche solo stati curiosi potete correre al cinema senza remore, anzi non potete davvero perderlo sul grande schermo perché questo è veramente un prodotto da Cinema per scala e potenza della sua tecnica. Certo, chi non conosce il marchio si troverà spiazzato e questo non è certo un punto d’inizio con cui avviarsi, anzi è una meta da raggiungere dopo un recupero veloce. Volendo veramente stringere, potrebbe bastare vedersi Demon Slayer: Mugen Train ma sarebbe comunque un percorso lacunoso e poco meritevole per l’opera che ha incantato tanti fan del genere.

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