STAI LEGGENDO : The Equalizer 3 - Senza tregua ma un caffè ad Amalfi ce lo concediamo

The Equalizer 3 - Senza tregua ma un caffè ad Amalfi ce lo concediamo

Condividi su:

The Equalizer 3 porta l'action americano tra le scale in salita di Amalfi in una lotta senza confini con la camorra.

The Equalizer è uno di quei film che ricordo benissimo perché incasellato in un periodo della mia vita in cui il mio sabato sera era consacrato da una bella pizza, birra e un qualsiasi film di Denzel Washington, insieme a tanti altri film americani d’azione ma principalmente Denzel.

Ecco quelli sono film che di certo non hanno la pretesa di insegnarti a vivere la vita o raccontarti la drammatica relazione tra un uomo e l’atomo, piuttosto ti danno l’idea di un’escalation di violenza basata su vendetta, giustizia e il bene che trionfa sul male con metodi poco da bene.

The Equalizer, nella sua essenza, era esattamente questo: “un uomo che può fare” con un forte credo di giustizia che sfrutta le sue capacità per aiutare persone neanche correlate alla sua vita. Del resto questo è uno dei tratti che si ricordano di più della produzione di Antoine Fuqua, anch’esso fautore di molti miei sabati sera accompagnati da titoli come Shooter, Southpaw e Attacco al Potere. Anche se secondo il mio parere è Training Day a rimanere seduto sul trono.

Tornando invece a noi, The Equalizer 3 ripete la magia dei suoi due predecessori e si sposta in Italia, più precisamente nella costiera Amalfitana e tra le strade di Napoli. Obiettivo principale? La camorra.

Eh già, perché il nostro Denzel, dopo aver effettuato un bel massacro a Palermo in un vigneto come da tradizione nostrana e grande orgoglio commerciale, si ritrova a essere soccorso subito dopo aver preso il traghetto verso Napoli. Da lì si troverà ospite di Altamonte: una città tipicamente amalfitana che però non esiste davvero ed è una collezione di scene girate sulla costa, ad Atrani, a Minori e a Ravello.

Il film vuole più e più volte farci intuire che per il protagonista ormai l’aria di pensione è in arrivo e del resto le mete isolate come i paesi a strapiombo sul mare che bagna le nostre coste sono tra i più gettonati nel mondo geriatrico.

E in effetti quello che esce dall’Italia campana di The Equalizer 3 è un accoglienza molto calorosa da parte dei locali, che dopo una reticenza innata verso gli stranieri si apre come la cucina delle nonne di noi tutti. Mi è piaciuto in particolar modo l’approccio iniziale al classico Bar della piazza, dove il nostro Denzel chiede un tè al cameriere e si trova servito un cappuccino perché “il tè è solo per i malati e i vecchi”.

Naturalmente scontrino non pervenuto, cliente non soddisfatto e pure una risata a presa per il culo: aria d’Italia.

Dopo un po’ però il nostro assassino in pensione arriverà a fare i conti con la camorra che danneggia gli onesti cittadini del paese e di certo l’età sulle spalle non lo tratterrà abbastanza dal farsi un’idea su come “risolvere la cosa” e così finirà per scontrarsi con uno dei cancri maggiori del nostro paese.

Non serve che vi spoileri molto per capire come andrà a finire, ma non voglio indugiare tanto sulla trama quanto sugli elementi che la contornano, specie perché non è facile parlare di camorra e aspettare che passi tutto in cavalleria con un americano salvatore dei problemi del piccolo stivale.

Devo dire che sono rimasto sorpreso: nonostante Robert McCall sia effettivamente il deus ex machina che è sempre stato nei due film precedenti, il ruolo degli abitanti di Altamonte non è affatto marginale, anzi, è reso nel giusto modo.

Non posso dire di essere una persona qualificata per parlare di tematiche così sensibili, ma l’idea da spettatore medio è che Fuqua sapeva come doveva procedere, si vede l’impegno nel mostrare sia la sofferenza che la rivolta, il mostrare i denti e non chinare la testa anche di fronte alla crudeltà più pura.

Soprattutto però, e questo è un vanto che non bisogna mai sottovalutare, è il senso di comunità a uscire fuori da The Equalizer 3, la vicinanza di persone che pur semplicemente appartenenti alla stessa città si trattano come se fossero una famiglia di sangue, perfino con McCall che ne rimane talmente tanto colpito da considerare Altamonte il suo “luogo di pace”.

Il film è un susseguirsi di riflessioni e inquadrature di luoghi spirituali che simboleggiano la rinascita, la consapevolezza in molti casi. La scena migliore però rimane quando una amica di McCall lo invita a una cena per provare la “cucina tipica di Altamonte” e il piatto che poi scelgono di prendere, tra frittura di pesce e panini col polpo, è un Kebab. Sì, la nostra cucina ridotta a una specialità non nostra, ma a onor del vero è una delle uniche inesattezze della pellicola.

Il resto è un po’ frutto di luoghi comuni e verità ormai conosciute, tuttavia forse chi ci esalta di più come location sono proprio le stupende inquadrature di Altamonte e di tutta la costiera, mostrando il fascino delle città amalfitane così tanto incasellate nel tempo della loro genesi.

Se tutto questo fosse un grande spot per il turismo, sicuramente sarebbe efficace nel proporre le bellezza della nostra terra, tuttavia è un film d’azione sanguinolento e a un certo punto i campi chiusi diventano teatro di massacri organizzati all’esatto secondo, come ci insegna The Equalizer. Non c’è veramente freno alle capacità di McCall e il film non manca di ricordarcelo bene.

L’effetto trilogia però tira le fila sul collo della pellicola, che lascia il collegamento con l’Italia solo uno sfondo messo per la sua bellezza e senza alcun tipo di connessione logica apparente. Il trovarsi lì è puro caso, come i pochi elementi della CIA osservano bene, e lo è ancora di più il collegamento tra la camorre e gli agenti esterni di altre organizzazioni criminali, che servono solo come prestanome per includere l’organizzazione criminale nostrana e giustificarne la presenza nella vita di McCall.

In un modo o nell’altro, per una straordinaria serie di coincidenze, McCall risolve un sacco di problemi in un colpo solo, ma è troppo anche per questo personaggio e alla fine, a perdersi, è anche un po’ la labile credibilità nutrita dallo spettatore.

related posts

Come to the dark side, we have cookies. Li usiamo per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi