STAI LEGGENDO : Samuel Stern, l’edicola è una severa maestra.

Samuel Stern, l’edicola è una severa maestra.

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Samuel Stern della Bugs Comics è il coraggioso tentativo di un ritorno all’edicola, con un prodotto orrorifico classico collocato in una nicchia precisa e progettato con cura. Saprà incontrare le paure dei nuovi anni ’20 italiani?

Copertina

Samuel Stern è il nuovo fumetto lanciato dalla Bugs Comics. Ha fatto parlare di sé per la scelta editoriale: quella di puntare al mercato delle edicole, dato in crisi. E in effetti era da tempo che un editore diverso dalla Bonelli non tentava l’avventura del formato bonelliano in edicola.  Di recente, è uscito The Professor (2016-2017), interessante altra serie esoterica. Prima, vi furono il Dr Morgue (2011) di Silvia Mericone e Rita Porretto, Davvero (2012) di Paola Barbato e Suore Ninja (2013) di Davide La Rosa e Vanessa Cardinali. Esperimenti interessanti ma effimeri. Poco prima ancora vi era stato Rourke (2009-2010) di Federico Memola, sempre per la Star. Merita ricordarlo perché – salvo inevitabili differenze che emergeranno nel tempo – molti aspetti del setting sono simili. Un esorcista irregolare, in quel caso in Irlanda, qui invece a Edinburgo. E con una figlia connessa, ovviamente, ad oscure maledizioni. Tornando indietro, anche il bonelliano Nathan Never è un eroe cupo e allitterante. E ha una figlia, Ann, traumatizzata per colpa del suo oscuro passato. Ma qui siamo nella fantascienza: e comunque è un topos diffuso. In tempi più recenti, è Outcast (2014) di Kirkman – il creatore del fortunato The Walking Dead (2003-2019) – ad aver affrontato tematiche simili (portato in edicola, in Italia, da Saldapress, dal 2015).

Ma veniamo a Samuel Stern. La testata si manifesta con un forte gusto bonelliano, a partire dal titolo con allitterazione (anche se è una vecchia tradizione dei comics, da Mickey Mouse in giù) e dal “nome parlante”: Stern è “severo”, nome perfetto per un duro (anche “stella”, in un meno immediato tedesco, del resto). La cover di Valerio Piccioni, Maurizio Di Vincenzo, Emiliano Tanzillo è di indubbio impatto con la sua sfarzosa potenza pittorica, e bello appare anche il logo di Paolo Altibrandi, che azzarda anche una croce rovesciata e un titolo “tagliato”, piuttosto moderno.

Samuel Stern, il nuovo incubo

Samuel Stern

Gianmarco Fumasoli, creatore del personaggio con Massimiliano Filadoro, introduce l’eroe richiamando il fascino del fumetto di una volta. I due creatori firmano questa prima sceneggiatura, disegnata da Luigi Formisano. E su questo si gioca la loro partita: quello di riuscire a produrre davvero “Un nuovo incubo”.  Suona quasi una – sana – sfida a Dylan Dog, “L’indagatore dell’incubo” per eccellenza. La testata Bonelli ha infatti abbandonato la via classica ormai usurata per imbracciare quella di un pieno postmoderno.

Naturalmente, Samuel Stern si distanzia nettamente da Dylan. Non è un indagatore generico, sia pure sui generis, ma si muove in un campo preciso, quello dell’horror esorcistico. Il rimando è per molti aspetti proprio a “L’esorcista” (1971) di  William Peter Blatty, divenuto un celeberrimo film nel 1973. Certi elementi – la bambina posseduta, l’esorcismo irregolare come unica via di contrastare il demonio, e certe modalità specifiche di tale esorcismo – appaiono simili. Anche qui, chiaramente, la declinazione è autonoma. Se Pazuzu appariva a Washington, tra la borghesia bene, qui la possessione si sviluppa in un contesto degradato, tratteggiato con preciso realismo. Se vogliamo, uno stilema sclaviano nel modus operandi degli autori: la ripresa di un topos classico variato però in modo significativo.

Formisano, il realismo del tratto

Anche i disegni di Formisano ricordano quelli della “scuola salernitana del fumetto” (come colto anche qui), che molto ha dato a Dylan Dog e alla Bonelli. La gabbia ha una forte base bonelliana, su cui si innestano leggere variazioni, come ad esempio la bella splash page con cui inizia l’orrore (p.36). Lo stile di Formisano si rivela piuttosto efficace nel jumpscare horrorifico, che viene esaltato dal contesto realistico in cui è inserito, secondo la grande lezione kinghiana. Del resto, l’orrore delle possessioni demoniache è forse uno di quelli ancora in grado di produrre qualche genuina paura, proprio per la sua verosimiglianza. Non vi si crede, o almeno si dubita, ma hanno una possibilità più forte di superare la soglia della sospensione dell’incredulità.

La struttura dell’albo, infine, fa presumere il prevalere di una dimensione “verticale” degli albi, pur in presenza di una accennata dimensione orizzontale che porterà all’evoluzione del protagonista in ogni arco narrativo. Un altro elemento della classicità “bonelli-style” che viene introdotta. Insomma, un fumetto che sarà interessante seguire nelle sue prossime evoluzioni. Per intanto, emerge un progetto autoriale chiaro e accurato, in una scelta volutamente “tradizionale”. Potrebbe incontrare il gusto di un pubblico “nostalgico” della grande stagione dell’orrore anni 80, non solo fumettistica, non solo italiana. Sta a Stern tentare di intercettarlo. Diverrà una via italica e a fumetti di “Stranger things” for mature readers?

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