The Last of Us: HBO a lavoro sulla serie tv
HBO è a lavoro sulla serie tv di The Last of Us. Che i tempi siano maturi per la prima serie importante tratta da un videogioco?
Come un fulmine a ciel sereno, HBO ha annuciato la produzione di una serie tratta da The Last of Us.

I motivi di interesse legati a questa notizia sono diversi.
The Last of Us è uno dei migliori successi sfornati da Sony per la PS3, uscito a fine ciclo vitale della console e rimasterizzato su PS4.
A sviluppare ci sono i tipi di Naughty Dog, reduci di un altro successo generazionale come la trilogia di Uncharted, che affilano ulteriormente le tecniche narrative proponendo un’esperienza blockbuster che ridefinisce lo sviluppo di giochi tripla A per Sony.
La difficoltà offerta è estremamente scalabile per venire incontro a diversi tipi di giocatori, anche quelli meno interessanti alle raffinatezze di gameplay o al livello di sfida ma che magari vogliono solo essere coinvolti dalla storia e dai personaggi.
The Last of Us è forte di una importante componente narrativa e una ampio ventaglio di temi trattati. Joel ed Ellie sono personaggi entrati nel cuore di milioni di giocatori grazie alla caratterizzazione sfaccettata e al profondo rapporto che li unisce e che siamo tutti curiosi di vedere come si evolverà nell‘imminente The Last of Us parte 2.

In realtà la materia trattata da Naughty Dog non è inedita, i richiami alla narrativa di genere zombie e post apocalittica sono evidenti. Il debito più grande però lo ha sicuramente verso La Strada di Cormac McCarthy, e gli zombi fungo vanno in secondo piano nel momento che il focus della storia sono le due vite costrette ad un percorso disperato mentre la civiltà collassa intorno a loro.
Dal versante produttivo, HBO mette in campo i nomi giusti. A sceneggiare lo stesso scrittore del videogioco Neil Druckmann con l’ideatore della serie evento Chernobyl, Craig Mazin, che evidentemente si sentiva caldo il tema horror dopo averci girato intorno con il suo precedente lavoro. Sol il fatto che l’autore del gioco sia coinvolto anche nell’adattamento è qualcosa di positivo e di storico, visto che non capita praticamente mai, e i risultati si vedono.

La serie televisiva è la forma perfetta per adattare le storie dei videogiochi che similmente alle serie sono sviluppate su un periodo più lungo di un film, per permettere ai personaggi di respirare, alle situazioni di svilupparsi senza bruciare le tappe, compiere meno omissioni fisiologiche che affliggono gli adattamenti cinematografici.
Nei videogiochi come nelle serie il giocatore/spettatore accompagna i personaggi per un periodo differente, con tempi e modi di fruizione simili.

La materia già collaudata dell’apocalisse zombie, seppure con modalità leggermente differenti dalle solite, potrebbe gravare sul capo di HBO che necessiterà di costruire attorno alla serie un’identità forte, per non rischiare di lasciarla cadere nel mucchio delle serie zombi che hanno affollato i palinsesti delle varie emittenti a seguito dell’immeritato successo di The Walking Dead. La stessa identità forte che The Last of Us è riuscita a crearsi senza diventare un mero clone di Resident Evil.
Ma del resto HBO è una mezza garanzia in fatto di assoluta qualità produttiva.
D’altro canto, il successo dell’esperimento potrebbe aprire una finestra di opportunità non indifferente per tutti i proprietari di IP che vogliono trasporre a schermo le loro produzioni videoludiche e finalmente scardinare il rapporto maledetto tra cinema e videogiochi.
Focalizzare l’attenzione di un pubblico così vasto come quello che in genere raggiunge una produzione HBO potrebbe fare bene anche al mercato dei videogiochi, intercettando un bacino di utenza nuovo chiaramente interessato alla buona narrazione.

Del resto, in alcuni ambienti, si scherza di come giochi come The Last of Us o una qualsiasi produzione di Kojima o di Quantic Dreams siano per lo più lunghissimi film interattivi con la componente di gameplay ridotta all’osso al servizio delle sequenze scripatate con il giocatore che ha veramente poca capacità di influire sugli eventi di gioco.
La realtà è molto distante da queste affermazioni anche se tutti i prodotti citati ballano delicati sul confine grigio che separa i media ponendo sì l’attenzione sulla narrazione ma offrendo soluzioni di gameplay assolutamente non banali arricchendo il contesto narrativo.
Camminare in Death Stranding non significa solo andare da un punto A ad un punto B.
Nascondersi dai Clicker in The Last of Us è diverso da uccidere gli zombie di Resident Evil così come le sfaccettature di gameplay e interazioni con l’ambiente che adesso sono così scontate divennero così fluide e automatiche proprio con The Last of Us.
Rientrando nel campo della pura speculazione, giocando al gioco del totonomi, io propenderei per scelte non banali per assicurare un’identità netta e ben definita ai personaggi che così non vivrebbero di un divismo di riflesso.
Nel ruolo di Joel, sotto questo punto di vista, vedo papabili un paio di nomi che brillano per carisma:

– Billy Crudrup (l’abbiamo visto recentemente in The Morning Show) riuscirebbe a rendere la sottile ambiguità che caratterizza il personaggio di Joel.

– Nikolaj Coster-Wadau (il mio Lannister preferito) è ormai uno specialista nel caratterizzare personaggi complessi e sfaccettati in bilico tra luci e ombre e ha già regalato agli spettatori HBO interpretazioni di inaspettata profondità con l’evoluzione del suo Jaime Lannister. Oltre ovviamente ad avere il physique du role di un sopravvissuto non estraneo alla violenza.
Il nome femminile inizia ad essere più complesso.
Quando il gioco uscì ormai 7 anni fa, il nome che si accostava più facilmente a quello di Ellie era quello di Ellen Page, ma ormai è definitivamente fuori dalla fascia di età di una Ellie adolescente inesperta in un mondo ostile.
Bisognerebbe ricercare un nuovo giovane volto che riesca a dosare l’innocenza e allo stesso tempo durezza di Ellie.
Di queste caratteristiche hanno dato prova di due attrici nella loro seppur breve carriera:

– Sophia Lillis, giovanissima e già bravissima, passata alla ribalta prima per il ruolo di Beverly Marsh nell’It di Andy Muschietti e poi distintasi per la sua bravura anche in Sharp Objects e I’m not Okay with This.

– Isabella Moner, altro volto giovane ma già capace di interpretazioni inusuali ed intense, come abbiamo potuto vedere nel bellissimo Soldado di Stefano Sollima al fianco di Benicio Del Toro.
Che i tempi siano maturi per la prima serie importante tratta da un videogioco?