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Public Speaking

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A poche ore da “Vivere di Cultura Pop”

Dubbi, riflessioni, paure e motivazioni di chi sta per parlare in pubblico

Quando mi hanno proposto di parlare della mia esperienza al Campus Party l’ego ha detto subito di sì, poi è arrivata la sua cara amica, l’ansia, che ha prontamente corretto il tiro.

Ma che stai facendo?

Ma chi ti credi di essere?

Ma cosa pensi di poter fare su un palco?”

Domande assolutamente legittime, ma ormai avevo accettato e forse non solo per ego, ma per cercare di tenere fede a un principio che porterò anche nella presentazione: mettersi in difficoltà.

Il mio intervento “Vivere di cultura pop” sarà una chiacchierata di mezz’ora in cui metterò tutto: chi sono, cosa faccio, cosa volevo diventare, cosa sono diventato, perché ritengo che l’analisi della cultura pop sia fondamentale, ma soprattutto cercherò di consigliare le persone di fronte a me su come fare lo stesso cammino.

Quella sarà forse la parte più difficile, perché tendenzialmente odio i guru, odio chi ti dà la soluzione facile, penso che ognuno di noi arrivi dove deve arrivare attraverso percorsi personali.

Che poi lo sappiamo benissimo che questo è un lavoro tosto, pagato come viene pagato che si porta via un sacco di cose, però è così affascinante, è una sirena che ci può portare a sbattere sugli scogli della precarietà e dello sfruttamento. In cui la fortuna conta, ma se pensi che conti solo lei sei già fregato.

Ho sempre odiato chi mi consigliava di cambiare lavoro, magari dalla comodità di un contratto, perché scrivere non mi avrebbe dato niente, perché avrei fatto la fame. Tuttavia sento la responsabilità enorme di essere realistico, di motivare senza illudere.

In più, mettiamoci un’ansia cronica di parlare in pubblico, del non ritenersi mai all’altezza del compito, ma a volte l’unico modo per imparare le tecniche di sopravvivenza è perdersi nel bosco e cercare di uscirne.

Stamattina il caldo e l’ansia mi hanno svegliato alle sei, così ho potuto limare la presentazione e iniziare a ripetermela, a me piace, spero piacerà.

Campus Party sembra una cosa bellissima, una di quelle che tutti i ragazzi dovrebbero fare, perché ti danno la spinta e l’entusiasmo necessari per andare avanti in un mondo che prima di darti qualcosa ha bisogno di consumare quelle energie.

E se balbetto? E se parlo troppo veloce? E se mi blocco? E se scivolo sul sudore e trascino il palco con me in una rovinosa caduta?

Che poi magari alla fine non c’è nessuno, o magari solo gente che si alzerà, dimenticandosi tutto, mentre io penserò di aver fatto chissà che cosa.