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Sospeso e gli spettri dell'adolescenza

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Sospeso è un fumetto che racconta una storia sbagliata di fatti credibili, tra superpoteri, bullismo e periferie

La chiamata dell'eroe

“Dead lay in pools of maroon below/ Daddy didn't give attention/ To the fact that mommy didn't care/ King Jeremy the wicked/ Ruled his world”.

Se c'è un assioma sulla vita, l'universo e tutto quanto che può essere dichiarato come fondamentale è quello che afferma: “L'adolescenza è terribile. Uscirne indenni – a volte – è una questione di coincidenze”.

E' da questo che partono Giorgio Salati e Armin Barducci per raccontare la storia di Marty, un ragazzino di tredici anni di un'indefinita città del nord Italia degli anni '90. Sospeso, volume edito da Tunuè in edicola dal 10 maggio, è una storia spietata e per nulla consolatoria, che non cade nella retorica ma, invece, riesce a trovare una sua precisa poetica. Salati, alla sceneggiatura del libro, sta per consegnare la sua centesima storia di Topolino, ma in Sospeso non c'è nulla che possa avere a che fare con le storie del topo disneyano. Prova stilistica anche per Barducci, fumettista bolzanino che bazzica da sempre l'ambiente underground del fumetto italiano.

"Non sono come gli altri!"

Martino frequenta le medie, un ambiente che può rivelarsi particolarmente ostile, ostile come lo è anche casa sua, tranne la zona franca della propria cameretta, la Bat-Caverna di qualsiasi adolescente che si rispetti. In mezzo ai bulli, le prime turbe ormonali e a genitori che non comprendono i figli e con scarso controllo sui proprio sentimenti. Questo è il mondo in cui vaga Marty, come uno spettro in cerca di espiare le proprie colpe. Un mondo che tutti, in un modo o nell'altro, abbiamo vissuto e possiamo capire.

Sospeso ha la grande capacità di mostrare attraverso i segni e alla scrittura invisibile, più che ai dialoghi, la fragilità dei ragazzi introversi, con i propri scudi psicologici, con i loro “Io non sono come gli altri”. E come gli altri, forse, Martino non lo è davvero ma dipende sempre dai gesti e dalle azioni, che definiscono ciò che diventeremo.

Non essere come gli altri” è lo status che lancia Marty all'interno del suo percorso interiore e all'interno di un circuito di relazioni interpersonali fatto di sfere di marginalità, di bolle – stavolta non social – destinate a scoppiare. Tuttavia l'auto-isolamento di Marty è solo uno degli anelli della catena di smontaggio dei rapporti interpersonali, una difficoltà che il consorzio umano fatica a decifrare o a cambiare.

Insomma, è più facile produrre servizi televisivi strappalacrime in onda alla tivvù del noioso pomeriggio estivo che vivere quei pomeriggi.

Il lavoro di cesello

Salati e Barducci trattano sì del bullismo, ma come cornice brumosa che circonda un'immagine nitida, un tranche de vie di un adolescente qualsiasi di una città qualsiasi. Possibilmente nuvolosa e paranoica con due discoteche e centosei farmacie.

Sospeso è un controcanto del classico racconto pseudo-mediatico, della morale da due soldi, del commento compulsivo sotto ai fatti di cronaca del giornale locale di turno – sui giovanissimi criminali o le vittime sacrificali della società tritacarne. Non offre soluzioni, ricette o consigli, non giudica nessuno e non è un pamphlet politico. Gli autori cercano soltanto di capire – anche rivangando nei ricordi – cosa passa per la testa di un ragazzino di quell'età. Perché in molti una volta cresciuti tendono a scordarsene.

C'è però una domanda, sospesa anch'essa: "Se ottenessimo dei superpoteri, delle capacità magiche, siamo proprio sicuri che le useremmo per il bene?". In fondo il potere altro non è che un test per capire chi sei veramente.

Sospeso è un lavoro a togliere, è parco di dialoghi, equilibrato nella scelta linguistica e in quella del colore, complice anche l'evoluzione del tratto di Barducci. Il disegnatore, infatti, asciuga attraverso il segno grafico situazioni che non sfigurerebbero in una produzione underground, per rendere il disegno quanto meno grottesco possibile: sublima il tragico e trascende il lirico. Il lirico, che però non può avere l'ultima e definitiva parola.

C'è una tavola significativa all'interno del libro, si tratta dello spaccato di un condominio in cui il lettore può entrare e vedere cosa accade. Fatalmente quello che vediamo fa diventare Sospeso una storia universale, non più una storia solo sull'adolescenza. Anche la storia cresce, sia per densità, che per potenza di temi; ma anche per l'intensificarsi di ritmo e climax, con la presenza di un solo flashback, che pesa quanto un macigno sospeso nell'aria.

La sindrome di Carrère

Marty rimane però un ragazzino alla scoperta della sua identità, alla disperata ricerca di “vite che non sono la sua”, in costante lotta contro la pressione sociale basata sulla competizione per il raggiungimento di status e il superamento di riti di passaggio distorti.

Ma Salati è molto attento a raccontare la verità e Barducci a rappresentarla, la verità delle violenze che “se non ti uccidono, ti lasciano a pezzi, come una bambola di pezza impossibile da riparare”.

E poi ci sono le ultime dieci tavole, che sigillano un discorso già chiuso in partenza, il discorso del divenire.

Ma soprattutto per il lettore sarà questa la sfida: crederete che un bambino possa volare?

“Jeremy spoke in class today/ Jeremy spoke in class today/ Clearly I remember/ Pickin' on the boy”.

 

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