STAI LEGGENDO : Intervista a Lune e Alyssa Ashcroft aka: Kirsty Rider e Jane Perry.

Intervista a Lune e Alyssa Ashcroft aka: Kirsty Rider e Jane Perry.

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Quattro chiacchiere con due protagoniste del settore videoludico tra community, arte, IA, doppiaggio e molto altro.

In occasione del Napoli Comicon ho avuto l’opportunità di intervistare due attrici e doppiatrici straordinarie: Kirsty Rider, divenuta famosa soprattutto per aver dato la voce a Lune in Clair Obscur: Expedition 33, e Jane Perry, con numerosi ruoli in film, serie TV e videogiochi, che recentemente ha dato la voce a Selene Vassos in Returnal, Alyssa Ashcroft in Resident Evil Requiem e Sheridan Bouchard in Saros.

 

Cosa pensate che il motion capture porti alla recitazione per i videogiochi? Se non sbaglio, Kirsty, non l’abbia mai fatto, ma ne hai sicuramente osservato i risultati. Quindi a te vorrei chiedere: ti piacerebbe provarlo?

 

Kirsty Rider: Sì, voglio assolutamente provarlo, te lo dico subito. Non vedo l’ora di poter fare motion capture, spero presto. Per il resto, penso sia meglio che parli prima Jane.

 

Jane Perry: Credo che ciò che eleva davvero la recitazione sia il fatto di trovarsi nello stesso spazio degli altri attori. È davvero affascinante perché indossi questa tuta, hai una telecamera sulla testa con quella cosa all’estremità, poi accendono questa luce e ne rimani abbagliato. È difficile, ma non appena inizi a recitare, tutto scompare e ti ritrovi nella scena con l’altro personaggio. E quando sei quel personaggio e reciti assieme all’altro, c’è questo spazio tra noi, ed è lì che avviene la magia. Questo è uno dei grandi doni della performance capture come attore di videogiochi.

Al contrario di quando sei in uno studio da solo, puoi lavorare solo con il personaggio che immagini nella tua mente. E la magia può comunque accadere, certo, ma non è altrettanto spontanea. A volte tra due persone succedono cose inaspettate, che sorprendono tutti, e sono momenti magnifici.

Quindi, per me, la performance capture è lo standard più alto per la recitazione nei videogiochi. Per gli sviluppatori è parecchio costosa, quindi non è sempre possibile. Ma quando c’è, è un vero dono.

Kirsty Rider: Credo di essere stata molto fortunata con Expedition 33, perché per le scene tra Lune e Gustave, dato che Charlie Cox aveva già registrato tutte le sue battute in anticipo, ho potuto recitare con lui con le sue battute già registrate.

E lo stesso vale per alcune scene con Ben Starr, perché ho avuto la possibilità di incontrarlo, dato che ci hanno fatto fare una cena tra i membri del cast, cosa che non succede mai. Così ho potuto conoscere tutto il cast, così quando tornavo in cabina di doppiaggio potevo immaginarmi come erano.

Ma il più delle volte non è così. E quindi stare nella stessa stanza l’uno con l’altro penso che dia la possibilità di creare naturalmente… penso che la parola “magia” che ha usato Jane sia perfetta. Qualcosa che si crea tra due attori quando si incontrano, o quando scatta qualcosa tra loro. Quindi sì, non vedo l’ora di poterlo fare un giorno.

 

 

Come hai già detto, Jane, il voice acting nel mondo dei videogiochi stia diventando sempre più legato al motion capture, quindi vorrei chiederti come il mockup ha cambiato il tuo modo di concepire il tuo personaggio.

A te invece, Kirsty, vorrei chiedere: quando devi trasmettere la presenza fisica di un personaggio esclusivamente attraverso la voce, senza poter ricorrere al corpo, come riesci a interpretarlo senza un corpo che lo rappresenti?

 

Kirsty Rider: Sicuramente avere il mockup già preparato è stato un grande vantaggio perché ho potuto prendere il modello fisico di Lune come riferimento.

Penso che parte della sfida per Clair Obscur: Expedition 33 sia stata riuscire a armonizzare perfettamente il corpo, la bocca e la voce che emette. Ma è anche vero che il personaggio è molto ben definito, è descritto molto chiaramente nella sceneggiatura.

Penso che Jennifer Svedberg-Yen (sceneggiatrice principale del gioco, Ndr) abbia fatto un lavoro straordinario con tutti i personaggi, al punto che quasi non c’è stato bisogno di pensarci su. Mi sono fidata del fatto che abbiano scelto qualcuno che ritengono adatto a interpretare Lune. E poi, cerco semplicemente di essere il più sincera possibile nella mia interpretazione.

Jane Perry: Penso che per un attore che si cimenta nel doppiaggio, nella performance capture, nel cinema, in TV o a teatro, il recitare sia sempre la stessa cosa. Si comincia sempre chiedendosi: “Chi sono? Cosa è importante per me in questa scena? Cosa voglio? Cosa rischio di perdere? Dove mi trovo?” Queste domande sono sempre le stesse e dobbiamo rispondere a esse indipendentemente dal medium. Il resto che può variare e cambiare.

Personalmente trovo la performance capture molto liberatoria. Non penso troppo al medium in sé o alle diverse esigenze tecniche. Mi butto e basta.
Ma quando faccio il doppiaggio, rifletto molto di più su cose tipo: come posso esprimere la tensione fisica su questo personaggio usando solo la voce? Oppure: come posso esprimere il modo in cui potrebbe muoversi istintivamente tramite la voce? Alcuni personaggi sono piuttosto bruschi, e questo influirà sul modo in cui comunico; altri sono molto eleganti, intelligenti e misurati, e anche questo deve trasparire dalla voce. Quindi è davvero affascinante pensare a come lo facciamo. Come mostriamo il movimento solo con la voce? Lo trovo davvero interessante.

 

 

Vi preoccupa il crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale, in particolare per quanto riguarda il possibile rischio di campionamento e riutilizzo delle voci degli attori?

 

Jane Perry: Sì, parecchio preoccupata. Insomma, la mia voce è stata usata per ogni genere di cose. Anche la tua? L’hanno presa e usata? (chiede a Kirsty, Ndr)

 

Kirsty Rider: No. Non che io sappia.

 

Jane Perry: Insomma, abbiamo questa fantastica fanbase in tutto il mondo. Siamo davvero fortunate, e ogni tanto qualcuno mi contatta su Instagram scrivendomi: “Sapevi che stanno usando la tua per vendere un’auto in Cina?” E io rispondo: “Non lo sapevo!”

Oppure, per esempio, il fatto che la mia voce compare su Eleven Labs (software di sintesi vocale che utilizza il deep learning, Ndr) e qualcuno può comprarla e usarla per il proprio canale YouTube, e spesso si tratta di contenuti pornografici, razzisti, violenti. E questo penso sia un vero un furto, una violazione della mia stessa voce. Non utilizzerei mai e poi mai la mia voce per quei contenuti, ma sfortunatamente viene utilizzata così, ed è una cosa fuori dal mio controllo.

Questo è solo un aspetto della questione. Ma credo che la tua domanda si riferisse più al modo in cui l’AI influirà sul nostro lavoro di professionisti. E penso che possa avere un impatto enorme. Lo sta già avendo su molti doppiatori che si occupano di varie altre cose come spot pubblicitari, audiolibri o video aziendali. Anche per me che sono una doppiatrice di videogiochi, ma che uso la mia voce anche per tantissime altre cose. E abbiamo visto che il lavoro è diminuito in modo considerevole. Insomma, questo è il nostro mezzo di sostentamento. È molto preoccupante.

Per quanto riguarda i videogiochi, direi che molti sviluppatori non sono entusiasti di utilizzare l’AI, ma, cosa più importante, nemmeno i fan l’apprezzano. E questo è davvero importante per noi perché, sapete, amiamo i nostri fan, e penso che alla fine saranno proprio loro ad aiutarci a superare questa fase critica per il nostro settore.

 

Kirsty Rider: Sì, assolutamente. So che Equity, il sindacato degli attori nel Regno Unito, si impegna molto in questo campo per difenderci. È una questione davvero complessa.
Mi vengono spesso in mente i luddisti. Ed è una cosa davvero triste, perché la realtà è che la tecnologia è in continua evoluzione, questo è certo, e non possiamo ignorare il fatto che l’intelligenza artificiale sia già qui e che la gente la stia utilizzando. Ma questo spesso va a scapito esseri umani.

Ad esempio, una delle cose che forse la gente non considera sono cose come gli spot pubblicitari e gli audiolibri, che sono ciò che sostiene gli attori e permette loro di continuare a lavorare anche nei videogiochi. Perché senza alcuni dei lavori che ora vengono affidati all’IA, alcuni dei migliori attori in circolazione non potrebbero sostenersi facendo solo un lavoro all’anno o uno ogni tot anni.

È tutto interconnesso, quindi avrà un grande impatto.
Quindi penso che questa sia anche una delle realtà più sconfortanti legate alla diminuzione del lavoro, perché, noi attori non siamo esattamente sommersi dal lavoro. Ed è davvero fantastico vedere una comunità mobilitarsi contro qualcosa, perché so che ci sono stati grandi studi che hanno dovuto fare marcia indietro perché i fan hanno detto no.
Quindi concordo pienamente con quello che ha detto Jane: dobbiamo cercare di rimanere uniti. Perché ci sono artisti, come gli sviluppatori di Clair Obscur, talmente appassionati da fare un lavoro di giorno e poi tornare a casa la sera per lavorare al loro gioco. Persone che apprezzano l’arte creata dall’uomo, e penso che sia per questo che i giocatori si sono sentiti così in sintonia con esso.
Penso che l’AI non potrà mai sostituire gli artisti. Spero solo che anche le aziende che decidono se usarle o meno continueranno a crederci.

Entrambe avete interpretato personaggi che operano in contesti ad alto rischio, in ambienti clinici o distaccati. Come fate a infondere umanità ed emozioni in personaggi che devono rimanere per lo più composti, professionali e distaccati?

 

Jane Perry: È un’ottima domanda. Sicuramente c’è da sperare che nella sceneggiatura ci siano momenti di vulnerabilità. Un personaggio è ben scritto se oltre ad apparire molto forte e potente è capace ogni tanto di sollevare quel velo e permetterci di vedere ciò che teme di più, o di intuire ciò che ha perso nella sua vita.
Noi attori siamo sempre alla ricerca di quei momenti in cui possiamo dire: “Ah, ecco come è fatto”, in modo da poter infondere quella vulnerabilità e quella sensibilità anche nei personaggi più forti. Ma se non è presente nella scrittura è davvero difficile fare un lavoro del genere. Quindi è tutta una questione di buona scrittura e di bravi scrittori come Jen Yen (Jennifer Svedberg-Yen, Ndr).

 

Kirsty Rider: Concordo pienamente, è quello che avrei detto anche io. È dovuto tutto alla scrittura. Non sento di poter aggiungere nulla.

 

Cosa pensate di aver portato ai vostri personaggi? E ci sono dei personaggi che vi hanno lasciato qualcosa?

 

Kirsty Rider: È una domanda davvero difficile perché in parte il compito di un attore consiste proprio nell’essere presente nel momento. E quindi, in un certo senso, si cerca di non pensare mai a sé stessi.
Credo onestamente di aver portato me stessa a Lune e agli altri personaggi che ho interpretato, senza pensarci troppo. Amo interpretare questo tipo di personaggi, donne che nascondono molto sotto la superficie, ma che mostrano qualcosa di diverso perché hanno uno scopo più grande. Non capita spesso di poter interpretare personaggi del genere, eppure nella vita mi sembra che molte delle donne che mi circondano siano forti, logiche e abbiano sempre le risposte, quindi è davvero bello interpretare personaggi così. Ma forse spetta ai giocatori dirmi cosa ne pensano.
Per Lune una delle indicazioni più importanti che mi sono state date riguarda la sua curiosità che emerge ogni tanto, per esempio quando incontra un Gestral, o quando scopre qualcosa, viene fuori una parte di lei che è l’esatto opposto, quasi da bambina, ed è stata una grande gioia interpretare quel contrasto. Penso che sia stata una lezione per me: non importa quanto sia seria la vita o cosa si stia attraversando, c’è sempre gioia e curiosità.

 

Jane Perry: È una domanda davvero interessante. Molti dei miei personaggi siano molto seri, leader forti, ma io non mi sento così nella mia vita. Mi sento piuttosto l’opposto, e quindi è bello calarmi nei loro panni. E forse nel tempo sono diventata un po’ più simile a loro. Non so se sia per via dei personaggi, e se questo mi suggerisca qualcosa a livello psicologico o inconscio, ma a volte mi viene voglia di fare l’opposto.
Vorrei interpretare un coniglietto, o qualcosa di dolce e adorabile, e so che non è una vera e propria risposta alla tua domanda, ma ci stavo pensando ora. (ride)

 

Magari potresti scrivere un gioco tu stessa.

 

Jane Perry: Potrei! E in effetti si sta iniziando a vedere attori che lo fanno. Per esempio Abubakar Salim ha realizzato Tales of Kenzera, e anche il gioco per cui sono stata nominata ai BAFTA un paio di settimane fa (Dead Take, Ndr), ed è un attore fantastico. Quindi sì, è una possibilità. Restate sintonizzati! (ride)

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