STAI LEGGENDO : Resident Evil – L’orrore del copia-incolla

Resident Evil – L’orrore del copia-incolla

Condividi su:

La nostra recensione del nuovo film di Residente Evil. Nonostante il materiale di partenza sia l’universo videoludico a tema zombie più famoso del mondo, il film non convince da nessun punto di vista.

Un sentimento ambivalente ha accompagnato un anno fa l’uscita online delle prime immagini dal set di Resident Evil: Welcome to Raccoon City.

Da un lato la voglia di lasciarsi blandire dal fan service e godersi la ricostruzione certosina di Villa Spencer e del dipartimento di polizia di Raccoon City, i principali luoghi iconici dei primi due episodi videoludici. D’altro canto c’era il timore di trovarsi di fronte ad uno scialbo copia incolla che seguisse pedissequamente le dinamiche narrative dell’opera originale, l’approccio sempre più sbagliato quando si parla di adattamenti dai videogiochi.

All’inizio del 2017, mentre Resident Evil: The Final Chapter, l’ultimo episodio della precedente saga cinematografica, era ancora nelle sale, Constantin Film annunciò che il reboot era già in fase di sviluppo. In un primo momento, venne annunciato James Wan alla regia, Re Mida del blockbuster horror, ma ha preferito produrre un altro cinevideogame, Mortal Kombat. La mano è quindi passata all’inglese Johannes Roberts, già avvezzo ai survival horror low-medium budget (La foresta dei dannati, 47 metri, The Strangers: Prey at night) con riscontri più che soddisfacenti al box office.

La scelta è stata indicativa per la direzione che il film avrebbe preso. Se gli horror di Wan sono magniloquenti, punteggiati da effetti jumpscares un tanto al chilo e pieni di pupazzi digitali, Roberts è incline a prodotti più modesti, che puntano sulla tensione e le atmosfere. Per Resident Evil, oltre alla fedeltà estetica  al videogioco, Roberts ha adottato un un approccio realistico, dark e serioso, con uno splatter moderato, largo uso di effetti pratici e cgi ridotta all’indispensabile.

Le intenzioni erano buone. Purtroppo, alla resa dei conti, Roberts ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare.

Il primo errore sta già nel concept. Uscito nel 1996, il primo videogioco di Resident Evil si preponeva di immergere il giocatore in un’atmosfera da film horror. Utilizzava schermate pre-renderizzate fotorealistiche e diverse angolazioni di inquadratura ad ogni schermata, come il precedente Alone in the dark della Infogrames, ed era un autentico patchwork di citazioni, dai classici del genere come Frankenstein e Il mostro della Laguna Nera, passando per Lo Squalo e  i morti viventi di Romero. Se riporti tutto questo sul grande schermo, il suo luogo d’appartenenza, il gioco di citazioni diventa banale e pleonastico. In un videogioco del ’96, i classici zombi romeriani, realistici, lenti e lamentosi, potevano essere originali. In un film del 2021, dopo lo sdoganamento massiccio dell’ultimo decennio, ad opera soprattutto di The Walking Dead, senza una metafora potente a supporto, non hanno assolutamente più nulla da dire.

Altro errore è stato quello di fare una crasi dei primi due capitoli videoludici. Resident Evil 1 e 2 sono due videogiochi diversi, con storie, ambientazioni e cast completamente distinti.

Comprimendo trame, linee narrative e personaggi in un’ora e 45 minuti, vien fuori un film corale ma dispersivo, spezzettato e privo di approfondimento. La forza del primo episodio videoludico stava nell’atmosfera costrittiva di villa Spencer. Una lunghissima nottata in cui il giocatore era intrappolato in una casa enorme e silenziosa e lottava in cerca di una via di fuga. Il film saltella in continuazione da villa Spencer al dipartimento di polizia, alle strade di Raccoon City, all’orfanotrofio, diluendo tensione e claustrofobia.

 A esclusione di Kaya Scodelario, già apprezzata in Maze Runner e nel quinto Pirati dei Caraibi, il resto del cast è composto da volti televisivi. E ci credono tutti. Tentano di conferire gravitas ai rispettivi personaggi nel poco spazio di manovra concesso dalla sceneggiatura.

Non si sfugge al solito temino della famiglia, scappatoia facile facile degli sceneggiatori pigri, nel rapporto disfunzionale tra Claire (Kaya Scodelario) e suo fratello Chris (Robbie Amell) e nell’arco narrativo del malvagio William Birkin (Neal McDonough) ma c’è davvero troppa carne al fuoco. Jill Valentine (Hannah John-Kamen), una delle eroine della saga, è una badass appena abbozzata e monodimensionale.

Lisa “facciadicuoio” Trevor, potrebbe essere il personaggio più interessante del film ma viene completamente equivocato. Come se non bastasse, chi conosce il videogioco sa già chi è il traditore all’interno del team STARS e tanti saluti al colpo di scena.

In questo enorme pasticcio strutturale, l’imbarazzo vero inizia quando Roberts cerca di imbastire uno spettacolo visivo.

Sparare agli zombi con un joypad può essere divertente ma, in un film privo di immersività e interattività, c’è bisogno di qualcosa di più. E Roberts non ha uno straccio di idea, né sul piano registico né su quello coreografico. Si limita ad appiccicare qualche sequenza iconica del videogioco senza eguagliarne la potenza. Butta lì un paio d’esplosioni inutili. Si trova a disagio con quel paio di mostri digitali che durano neanche trenta secondi e la qualità della cgi è scadente come in tutti i film Sony-Screen Gems. 

Se, tutto sommato, la prima mezz’ora di film regge quantomeno sulla curiosità nel ritrovare ambientazione e personaggi cari ai fan, dopo una cinquantina di minuti si comincia a sbadigliare e dopo un’ora e mezza non se ne può più.

Per la cronaca, c’è una prevedibile scena durante i titoli di coda che apre ad uno scongiurabile sequel. Non solo i timori suscitati da quelle prime immagini dal set hanno trovato conferma ma il risultato finale è molto peggio di quanto potessimo aspettarci.

 

related posts

Come to the dark side, we have cookies. Li usiamo per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi