Peratoons e la sfida della comicità
“Sfida all’ultima battuta” di PeraToons e il nuovo fumetto per bambini e ragazzi in Italia: un fenomeno sottovalutato?
“Sfida all’ultima battuta” è il nuovo volume di PeraToons uscito per i tipi di Tunué / Tipitondi. Un volume interessante, perché segna una nuova piccola evoluzione nel lavoro dell’autore, di fatto uno dei fumettisti più venduti in Italia al momento (mentre scriviamo, è da cinque settimane nella classifica dei dieci libri per ragazzi più venduti in assoluto, non solo fumettistici).

PeraToons, al secolo Alessandro Perugini, ha saputo decollare sui social grazie a una abile campagna di comunicazione e un ottimale utilizzo dei vari canali, oltre indiscutibilmente a un approccio riuscito e personale allo stile maggiormente in voga oggi specie nelle fasce più giovani di lettori: umorismo surreale, sintesi visiva assoluta (con un occhio agli stilemi memetici), rapidità di lettura. Una serie di elementi che hanno favorito altri nomi forse più noti, ma a cui – come rilevanza per numeri – PeraToons non è secondo, o perlomeno non particolarmente distaccato.

Il nome di riferimento che viene in mente è quello di Sio, che è forse più noto perché il suo stile surreale è ancora più accentuato di quello di Pera (che si tiene più vicino al classico calembour da barzelletta) e ha quindi un maggiore apprezzamento anche in un pubblico più adulto.
Al di là della particolare abilità nell’uso dei nuovi media (PeraToons viene dal mondo della comunicazione), che gli ha permesso di strutturare nel tempo una platea di 30 milioni di contatti mensili, la specificità dei primi lavori di Pera – pubblicati anch’essi in volume da Tunué – sono l’introduzione di un elemento ludico che chiede di comprendere “chi ha ucciso Kenny”.

Un mini-giallo in una sola vignetta che cita uno dei leit-motiv di South Park, trasformandolo in una piccola detection, e che richiama i classici gialli a fumetti della settimana enigmistica (che ha numeri alti di suo: ma sarebbe interessante una raccolta di quelle tavole giallistiche settimanali magari proprio sullo stimolo del successo di Pera).

I piccoli gialli di Pera hanno poi aggiunto ai classici del giallo fumettistico (la ricerca di un piccolo indizio nei dialoghi e nei molti dettagli della scena) un ricorso abbondante all’immaginario della cultura pop.

Questo elemento però viene accantonato in “Ridi che è meglio”, in cui l’autore cerca di strutturare una storia “a bivi” a partire dalle sue strip di battute autoconclusive. L’esperimento è molto interessante, un tipo di tentativo che a nostro avviso potrebbe rappresentare un filone da sfruttare in futuro per il fumetto, in questa età segnata dalla interattività dei videogame. L’esito però, se da un lato è interessante, mantiene la storia nei dintorni di un puro “non sequitur” surreale, che può essere anche un divertente modo di proposizione ma non struttura davvero una narrazione, sia pure ludica, come avveniva nel modello di queste storie a livello italiano, le “storie a bivi” di Topolino ideate a metà anni ’80 da Bruno Concina e sporadicamente riprese (prima, salvo tentativi sperimentali, vi fu la rivista “Diceman” inglese collegato alle storie più mature della rivista di fumetto fantascientifico “2000 AD”).

In questo nuovo albo si rinuncia quindi a quella piccola sperimentazione e si elabora una “storia di cornice” più canonica, pensata per accogliere le molte battute presenti. In questo, appare rilevante il contributo come editor di Davide Costa, sceneggiatore responsabile di uno dei maggiori successi fumettistici di questi anni, nel complesso altrettanto sottovalutato dalla critica fumettistica ufficiale. Costa ha infatti cooperato alla stesura delle avventure fumettistiche di Lyon, uno dei principali youtuber rivolti all’infanzia, con un successo che gli ha valso, nel 2020, il sesto posto assoluto nella classifica generale dei libri più venduti.

Un successo, naturalmente, che si giova del traino di Lyon (e delle sue brillanti intuizioni nell’intrattenimento online per ragazzi) e di una squadra di disegnatori e coloristi di alto livello, oltre che naturalmente di un marketing professionale, è chiaro: ma, al contempo, la riuscita del passaggio tra media diversissimi non è affatto automatica, specie a questi livelli.
La collaborazione di Costa e PeraToons genera quindi una storia con una struttura più solida, che permette di inserire le classiche vignette di Pera all’interno della sfida all’ultima battuta dell’alter ego del giovane Pera col nuovo arrivato (un bulletto dotato di un tagliente ed efficace umorismo) per mantenere la propria immagine da joker ufficiale della classe (e della scuola) soprattutto davanti agli occhi di Ely, la ragazzina che piace al protagonista. Il tutto con il supporto di Kenny – spalla del protagonista – e delle lezioni del Guru della comicità. Appare interessante anche il riuscito rimando all’immaginario videoludico nel declinare la sfida, per andare incontro all’interesse del pubblico più giovane (cosa che nel volume precedente di PeraToons passava, come detto, per una forma di “storia a bivi”, e prima tramite il gioco investigativo).

La storia è gradevole, pensata ovviamente per un pubblico di fascia infantile: la sua riuscita va apprezzata tenendo conto anche delle molteplici limitazioni che gli autori devono affrontare. Intanto, inserire lo spazio per un profluvio di battute – oltre 150 – che sono il marchio di fabbrica di Pera a cui non si vuol rinunciare; in second’ordine, mantenere il tutto impeccabile sotto un profilo di leggibilità dell’infanzia, con l’assenza assoluta di ogni elemento anche solo vagamente volgare o davvero aggressivo, e al tempo stesso anche l’inserimento di una morale che riesce a non essere “appiccicata”, gratuita o stucchevole, ma nasce in modo complessivamente armonico dalla narrazione.
Quanto vale per i testi si applica anche ai disegni, e si nota un notevole sforzo di crescita di PeraToons in una resa grafica che, in una storia medio-lunga (149 pagine, sia pure con una griglia molto “larga”) deve mantenere una maggior coerenza, caratterizzare i personaggi in modo un po’ più tridimensionale, creare un ambiente… il tutto appunto mantenendo appieno la leggibilità per il pubblico infantile e la riconoscibilità complessiva del tratto.

Alessandro Perugini, in arte PeraToons.
Appare inoltre molto abile il fatto che gli inserti delle battute siano inseriti facendo riferimento ad un manuale iniziatico della comicità proposto dal Guru (un prossimo possibile volume?) e alle pagine social di PeraToons stesso, che vengono inserite tramite fittizie schermate di computer o di smartphone, con un rimando cross-mediale tra libro e piattaforme dell’autore.
Un volume che quindi ci pare consigliabile in una fascia “Nerdcore for Kids”, in grado di intrattenere in modo simpatico e divertente, indirizzando verso un corretto sviluppo dell’umorismo il suo giovane lettore.
Al di là della validità del volume, opere come questa possono aprire a una riflessione sulla percezione critica del fumetto. In linea di massima, appare esservi una sostanziale sottovalutazione del fumetto rivolto alle fasce d’età minori, anche quando giunge a un successo di amplissima scala, come nel caso di PeraToons, Lyons, in parte anche Sio.

Bambini che leggono “Mighty Mouse”, proposto come primo fumetto 3D (1953)
Le ragioni possono essere molteplici. La grande esplosione della critica fumettistica online (usiamo questo termine per semplicità, senza entrare nella discussione se vada o meno definita tale) è stata in parte di tipo hobbystico, e quindi legittimamente gli autori vanno ad approfondire ciò che più interessa loro in modo diretto. D’altro canto, le realtà giornalistiche online professionali e semi-professionali sembrano guardare comunque a un pubblico di lettori più adulti, come pure, in prevalenza, gli spazi che il fumetto ha conquistato su quotidiani e settimanali. Viene però così ha mancare, si ha l’impressione, un corretto sguardo d’insieme, che collochi i vari fenomeni nella giusta scala economica e di diffusione di copie (che non è, chiaramente, un elemento di valore “tout court”: ma è comunque un fattore di cui bisognerebbe tenere conto nel creare un affresco globale del fumetto in Italia).
Inoltre, questo settore di fumetto rivolto in primis a un pubblico infantile è decisamente rilevante, poiché in qualche modo va a plasmare i lettori di fumetto del futuro: da un lato condizionandone la crescita del gusto fumettistico delle nuovissime generazioni, dall’altro garantendo, almeno in una certa misura, che in futuro vi saranno ancora, forse, lettori di fumetto.