STAI LEGGENDO : Mortal Kombat II – Anteprima dal Comicon di Napoli

Mortal Kombat II – Anteprima dal Comicon di Napoli

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Dopo 5 anni Mortal Kombat torna al cinema con un capitolo che promette di colmare tutte le lacune del film precedente, rimpinguando il roster dei personaggi e, finalmente, mettendo in scena il torneo che dà il nome al gioco.

La saga di Mortal Kombat ha sempre avuto uno stretto legame con il cinema.

Negli anni ’90 era di gran moda la digitalizzazione di fotografia di attori in carne ed ossa per la realizzazione gli sprite di gioco, un approccio rudimentale al fotorealismo che si distaccava nettamente dagli sprite enormi e coloratissimi che avevano fatto la fortuna dei picchiaduro giapponesi figli di Street Fighter 2. Impossibile non ricordare tra questi il Killer Instinct di Rare del 1994 o Primal Rage (del medesimo anno), fino ad arrivare alla corruzione finale, con la realizzazione nel ’94 dello Street Fighter più brutto di sempre, una sorta di simbolico cerchio che si chiude, e lo fa malissimo.

Nel 1995 questa comunicazione tra cinema e videogioco si consolida nel primo film tratto da un videogioco che non ci faccia vergognare mentre lo stiamo guardando: Mortal Kombat di Paul W.S. Anderson è un film discreto che ricalca Enter the dragon (anche se gli ho sempre preferito di più il titolo italiano I tre dell’Operazione Drago). Entrambi i film hanno al centro delle vicende un eroe che partecipa ad un torneo organizzato da un carismatico leader malvagio che coinvolge i più grandi combattenti del mondo in un piano malvagio; volendo ridurre la trama all’osso questa struttura si può sovrapporre ad entrambi i film, e avendo il modo ed il tempo si potrebbe anche fare una comparazione su alcune scene per rendere palpabile l’enorme debito che il film di Anderson ha con quello di Robert Clouse, ma non siamo qui per questo.

Nel 2021, sulla scorta del rinnovato successo commerciale dei nuovi titoli della serie, esce un nuovo film di Mortal Kombat (all’epoca ve ne ho parlato qui) con l’ambizioso compito di avviare un franchise. Sono passati 5 anni da allora e se volete il mio parere sono un po’ troppi per quello che poi si è visto effettivamente a schermo.

FIGHT!

Se c’era un punto veramente forte e convincente del primo film era la messa in scena, o almeno per larga parte il modo in cui Sub-Zero manipolava il ghiaccio regalava bei momenti di gore degni della serie di videogiochi: era figo vedere il modo in cui  un personaggio con i superpoteri interagiva con un mondo di persone normali, e l’effetto era soverchiante e di efficace impatto visivo a fronte di una spesa povera in termini di effetti speciali. In Mortal Kombat II quella soglia di spesa è stata ulteriormente abbassata peggiorando di gran lunga il comparto visivo generale del film. Per darvi un termine di paragone, è come se tutta la storia fosse ambientato nel secondo atto del primo film, con largo impiego di fondali generici e si ha spesso l’impressione che i personaggi un po’ galleggino sui fondali senza la benchè minima interazione con l’ambiente in cui il combattimento si svolge.

Un film talmente povero che, ad un certo punto, un movimento circolare di macchina porta Baraka in controluce evidenziando come ci sia la bocca di una persona sotto il trucco prostetico della iconica mascella dentata. Questa povertà generale si ripercuote direttamente anche sul cast, dove “i nomi grossi” del primo film hanno uno screentime risicato ed un ruolo marginale, risultano criminosamente sottosfruttati tanto Joe Taslim che Hiroyuki Sanada, pure conciati peggio perché anche i costumi sono molto meno elaborati. La dignità che faceva brillare il drammatico intro del primo film ambientato nel Giappone Feudale è criminosamente alle spalle. Chin Han? Non pervenuto.

Choose Your Destiny

La trama non è mai il punto forte di questa operazione, ma va riconosciuto al film precedente che tentava goffamente di fare il suo, questo impeto si spegne presto su un secondo atto che si adagia fino a renderlo un “generico film di supereroi”. In questo caso invece i piedi dell’operazione sono ben piantati sul prodotto di riferimento in quanto stavolta la trama del film è incentrata sullo svolgimento del torneo, ma tutto è articolato attorno alla costruzione di un mcguffin che giustifica contemporaneamente l’invincibilità di Shao Khan (interpretato da Martyn Ford), la messa fuori gioco di Raiden e la discesa agli inferi con il ritorno dei defunti Scorpion e Bi-Han (non più Sub-Zero ma Noob Saibot). Anche i riferimenti cinematografici fanno un netto passo indietro, con la presentazione del personaggio di Kitana che mi ha fortemente ricordato la origin story di Gamora in Infinity War, a tutti gli effetti il personaggio femminile della storia.

La nota veramente positiva è, ovviamente, la presenza di Karl Urban nel ruolo di uno scalcagnato Johnny Cage, non più stella del cinema action ma residuato bellico di un cinema fatto di VHS non più ristampate, una vecchia gloria che sposta merchandising nel portabagagli della sua auto di fiera in fiera fino a che non viene reclutato da Raiden per partecipare al Mortal Kombat. Funziona veramente molto bene ed è una delle cose più brillanti del film. La sua caratterizzazione sembra ricalcare in positivo quella del Kano del film precedente, quindi un personaggio carismatico e ironico ma fuori luogo in una lotta tra bene e male che non capisce e che non riesce a prendere sul serio, che martella tutti con battute metatestuali sul cinema e sulla cultura pop. Karl Urban è veramente giusto e si presta al ruolo e fa si che un film dai presupposti estremamente seriosi cambi tono, alleggerendosi. è anche vero che “sembra che reciti in un altro film” ma ciò può dipendere dal fatto che non sia un cane come il resto del cast di supporto.

FINISH HIM!

Può sembrare scontato, ma non stiamo parlando di grande cinema. Tutte le aggiunte per rendere il film più Mortal Kombat non lo trasfomano in un buon film, anzi, addirittura si ha l’impressione che sia un film peggiore del precedente, nonostante sia più divertente. L’intrattenimento è fuori discussione eppure è forse legittimo pensare che si poteva fare di più un po’ sotto tutti gli aspetti. Sotto il profilo della sceneggiatura, elementare, o della caratterizzazione dei personaggi che sono tutti abbastanza evanescenti per essere un film corale, dato che Johnny Cage è, sì, protagonista che porta avanti il suo arco narrativo, ma è un protagonista “da retrovie”, mentre Kitana è un personaggio un po’ troppo flebile per portare il peso del film da sola.

Poi, per mio gusto ritengo stucchevole il modo con il quale due personaggi si fronteggiano con una inquadratura laterale che ricalca pedissequamente la schermata del videogioco ma di contro ho apprezzato una certa fedeltà che spicca in alcuni combattimenti quel tanto che basta da non renderlo un film generico: è Mortal Kombat, con le sue esagerazioni e, in parte, anche la sua violenza. In alcuni casi è anche percepibile il peso dei colpi anche se il montaggio mortifica qualsiasi reale velleità nella rappresentazione della lotta.

Mortal Kombat II è il film di un onesto mestierante che prova a restituire al cinema con i pochi mezzi che ha a disposizione quantomeno l’aspetto formale del videogioco dal quale è tratto, disinteressandosi completamente a costruire per esso una trama che lo porti al di fuori della bolla di appassionati. E forse è un po’ poco.

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