STAI LEGGENDO : Dragon's Dogma 2 è mio nonno

Dragon's Dogma 2 è mio nonno

Condividi su:

Cosa succede quando un vecchio oggetto da riparare ti porta a ricordarti dei parenti che sembrano proprio avere lo stesso carattere di quello che stai giocando in questo periodo.

Ti giuro che si parla anche di Dragon's 2 Dogma 2 qua, ma ci arriviamo con calma.

Quando ero bambino in casa dei miei nonni c’era questa poltrona di pelle con una struttura in legno e un poggiapiedi che faceva bella mostra di sé appena entrati in casa. Potevi vederla sulla destra, appena mesa la testa dentro il salotto. È il classico modello Herman Miller che poi è stato copiato e ricopiato, ma soprattutto era dove il mio bisnonno passava gran parte della sua giornata. Con una coperta sulle gambe d’inverno e con un bicchier d’acqua sul tavolino accanto d’estate.

Poi è stata la volta di mio nonno, che ebbe la cura di posizionare nella vicina libreria un bottiglia di Glen Grant a cui attingeva un goccetto ogni sera, prima di dormire.

Poi c’è stato mio padre, che ci si sedeva ogni volta che andavamo a trovare mia nonna e restava un po’ là a farle compagnia.

Poi tutte le persone che ci si sedevano sopra sono scomparse, la casa è stata venduta, la sedia me la sono portata via, ho provato a sedermici ma vuoi i 40 anni passati, vuoi la mia stazza, qualcosa ha fatto crack.

È rimasta, per anni quella cosa che dovevo mettere a posto, e come tutte le cose che devi mettere a posto c’è sempre qualcosa di più importante da fare.

Poi finalmente un mese fa si è trovato un falegname che mettesse a posto la parte in legno, il problema sono i cuscini in pelle che non avevano visto un detergente o una crema in anni e anni di onorato servizio. Ho cercato qualcuno che se ne occupasse, finché non ho capito che dovevo occuparmene io.

Sono figlio e nipote di pellettieri, l’odore del cuoio conciato è l’odore della mia giovinezza, di quando mi intrufolavo nello studio di mio padre per giocare a Dune 2 o mi mettevano nella stanza accanto a fare i compiti per le vacanze.

Creme e prodotti per trattare il pellame erano un classico dei ripostigli di famiglia, per prolungare la vita di scarpe, borse, portafogli. Ci vuole pazienza, precisione, cura, gesti metodici, calma e la giusta dose di tutto. Adesso quando ho tempo vado a casa di mia madre, dove tengo i cuscini, passo lentamente un panno imbevuto con movimenti circolari, aspetto, ripasso, vado al negozio di quello che ripara le valigie a chiedere consigli.

Come molte persone immerse nel digitale finisco per bramare ogni attività fisica e deputo a lei il compito di riportarmi nel reale, di farmi vivere esperienze che restino. La pittura, la scrittura a mano, passare un’ora in silenzio con un panno e un tubetto di crema per mobili in pelle a cercare di far sparire una macchia che forse era là quando ti hanno regalato il tuo primo Transformers.

Riparo i graffi, riparo la memoria, riparo quei pensieri che il solo gesto di guardare quei cuscini si porta dietro, dopo tanti anni, quasi dieci, era l'ora.

Sono attività benedette per chiunque lavori con le parole o debba in qualche modo sfruttare le proprie idee per creare qualcosa perché sono quelle attività che fregano il tuo cervello. Mentre sta pensando ad altro gli mettono le mani nelle tasche, riempiendole di bigliettini con, idee, spunti, utili stupidaggini, linee di pensiero, associazioni di idee. Uno scippo al contrario.

Pensavo a mio nonno, pensavo a quante volte ha fatto gli stessi gesti sui primi prodotti del suo laboratorio, pensavo al carattere di mio nonno. Non mi chiedete perché, pensavo che mio nonno era un po’ come Dragon’s Dogma 2. Te l'avevo detto che ci saremmo arrivati, con calma.

Dragon’s Dogma 2 è un gioco pieno di difetti, attriti e scelte che sembra quasi un gioco che non vuole assolutamente avere successo nel mondo dei giochi di oggi. Non mi riferisco a quel gusto unico di From Software di volerti sfidare apertamente e di temprarti con sfide e gesti precisi.

Dragon’s Dogma 2 non vuole farti usare troppo i viaggi veloci, non vuole che ti senti al sicuro, neanche quando salvi, ti chiede di esplorare, guardare, stare attento, ti mette dei compagni chiacchieroni per aiutarti, ma se non riposi finisce male. Però allo stesso tempo si perde per strada, abbozza una quest, poi si va perdonare con uno scontro epico, poi improvvisamente tutto sembra troppo facile, poi difficile, poi c’è un momento in cui i personaggi del gioco sembrano tutti scemi come in un titolo di 20 anni fa, poi ti esplori una caverna e ti senti dentro l’avventura che hai sempre sognato.

Mio nonno era una persona buonissima, o almeno, io me lo ricordo così. Perché nella limitata esperienza della mia vita di bambino era quell’essere umano che ti amava tantissimo e te lo dimostrava comprando quello che volevi, perché era il modo più semplice per rendermi felice.

Ma era anche una persona del suo tempo, aveva fatto la Seconda Guerra Mondiale, prima nell’aviazione e poi come partigiano. Il classico patriarca che o si fa come dice lui o non va bene, che voleva l’ultima parola su tutto. Insomma era un legno torto, come si dice qua, o più semplicemente poteva essere un po' stronzo. Oh capita.

Era capace di contestare a mia madre i consigli sui farmaci, nonostante lei fosse laureata in farmacia, perché tanto lui sicuro ne sapeva di più. Si andava in vacanza e pagava lui, però si andava dove poteva andare a caccia. Pagava il pranzo della domenica per tutta la famiglia, però si andava dove voleva lui, che quando si fissava con un ristorante era capace di andare solo là per un anno. Comprò casa in montagna e al mare, senza consultare nessuno, dove piaceva a lui, perché sì.

Insomma, uno che ti dava tutto, ma ti dava tutto secondo le sue regole. Una persona amorevole, ma quando si stava dentro i confini invisibili segnati solo dal cambio di tono di voce. Uno che urlava, ma non ti chiedeva scusa, al massimo ti portava a mangiare la pizza per farti capire che aveva sbagliato. Uno che i sentimenti non li faceva uscire, soprattutto con i figli. Uno che anche quando non era più in ditta pretendeva di dire la sua, facendo anche danni.

Tutte cose che io ho scoperto crescendo e parlando, perché per me è rimasto solo quel nonno con gli occhi azzurri che amava i trenini, il modellismo, fare l’orto e che mi aveva aiutato a comprare la PlayStation.

Ecco non chiedetemi perché ma se penso a Dragon’s Dogma 2 mi vengono in mente le stesse cose. È un gioco che arriva da un altro tempo, portando con sé idee che forse oggi non si usano più e in alcuni casi è assolutamente giusto così. Che ti alletta con l’idea di un’avventura emozionante. Però si fa come dice lui, anche quando è palese che sta sbagliando. Anche quando bastava un po’ di cura o idee più moderne per ottenere un successo incredibile. Eppure… Eppure.

In un mondo dove ci sono un sacco di giochi ottimi a cui volere bene io mi ritrovo sempre più spesso ad amare quelle esperienze che tutto sono meno che perfette e ottimali. Si certo i Red Dead Redemption, i The Last of Us, i Baldur’s Gate III e tutte quelle cose bellissime con cui mi son riempito le giornate, ma se penso alle esperienze che ho amato ci sono magari titoli piccoli, robe che hanno fallito clamorosamente l’esordio come Cyberpunk 2077, esperienze in cui le situazioni meno accomodanti o più strambe, tipo il club del libro di Blade in Midnight Sun, mi son rimaste nel cuore. Ci piacciono le cose con un carattere, e ci sono bellissimi giochi che non ce l'hanno e giochi storti che ne sono pieni.

Ecco perché alla fine io a Dragon’s Dogma 2 gli voglio bene, come penso mio padre volesse bene a mio nonno, nonostante tutto, nonostante si debba fare come dice lui. Perché anche in quelle storture percepisco una passione, un impegno, un’idea che veramente sia meglio fare come dice lui. O che comunque in quella privazione e in quella scomodità ci sia qualcosa che mi renderà più interessante il dopo. Non lo so, forse sono i fumi del prodotto per pulire il pellame. O forse sto diventando vecchio, malinconico e accomodante. Almeno in questo diverso da mio nonno.

Mi sento un po’ come quando mi metteva sulle ginocchia mentre tagliavamo l’erba col trattore in campagna. Il tragitto lo decideva lui, ma a divertirmi ero anche io. Anche se magari volevo andare in officina a martellare e costruire oggetti in legno, ma lui non c’aveva voglia e quindi “dai, vieni con me, è una bella giornata e l’erba e alta, qua ci possiamo stare quando piove”.

Credo che quando la poltrona sarà finita mi ci siederò e mi berrò un goccetto di whisky alla sua.

 

related posts

Come to the dark side, we have cookies. Li usiamo per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi