Quando Godzilla è il tuo dungeon master o dell’emozione di ritrovarsi tirando un d20
Una sera di gioco a Dungeons & Dragons con un master d’eccezione può ricordarti perché ami ciò che fai e perché il gioco di ruolo è una cosa bellissima
Di fronte ai miei occhi si contorce uno scheletro in armatura, i resti di un antico guerriero rimasto in attesa per secoli tra le rovine di un tempio, il ricordo di una civiltà ormai scomparsa che una terribile guerra magica ha cancellato dalla storia. Nelle sue orbite vuote scorgo una morte orribile mentre parla con una lingua sconosciuta che assomiglia più a un sacco di ghiaia e serpenti che viene agitato.
Ma io non ho paura perché sono Sion l’uccisore di Re, un eroe di mille battaglie, morto e riportato in vita per uccidere ancora, ma soprattutto perché sono un orco alto più di due metri che brandisce un’ascia bipenne grande come la ruota di un tir.
Sono tutto questo e sono anche me stesso e di fronte a me non c’è uno scheletro, ma TJ Storm, attore, esperto di arti marziali, stuntman e soprattutto Dungeon Master e io ho avuto l’onore e il privilegio di partecipare a una sua avventura di Dungeon & Dragons in occasione del DnD Community European Tour da Presso.
TJ è uno di quei personaggi che ha reso possibile la trasformazione del gioco di ruolo da oggetto di nicchia a nuova moda dell’intrattenimento grazie all’uso di internet e degli streaming e soprattutto grazie a un approccio fatto di positività, inclusione e tantissima energia.

La caratteristica che più mi ha colpito di TJ Storm e Satine Phoenix non è stata tanto la bravura come narratori, quanto la loro capacità di metterti a tuo agio, ognuno a modo suo. Se Satine ha l’affabilità di una persona con cui fermarsi a bere un bicchiere di vino di fronte al caminetto, TJ è più quello con cui ti fai una birra prima di un concerto.
Lei ti trasmette serenità, lui ti fa venire voglia di scalare una montagna a mani nude. Sono due personaggi che portano dentro di sé la bontà di chi ha visto tanta merda nella vita, parlo di abusi, bullismo, traumi, solitudine e che di fronte allo schifo hanno scelto la strada di non scaricare tutto sugli altri, grazie anche al gioco di ruolo.

Ovviamente sono bravi anche nel raccontare una storia, ma da quel punto di vista possono parlare solo di TJ che ha la mimica facciale di un wrestler e l’abilità nel recitare col corpo di chi fa da anni motion capture (è stato Predator, Godzilla, Colosso e chissà quanti altri personaggi enormi che avete visto). Queste caratteristiche gli permettono un coinvolgimento unico, che un po’ ricorda ciò che DeGobbis scriveva nel suo articolo sul Rakugo e l’arte del master. Pur non avendo alcun oggetto e usando solo un po’ di musica di atmosfera, TJ è in grado di diventare ciò che vuole, uno scheletro dal tocco gelido, una timida ragazza o un golem di pietra.
Inoltre, è perfettamente in grado di gestire la tensione narrativa, alternando momenti di suspense con battute che sciolgono in un attimo la tensione che precede il tiro di un dado. Anche il fallimento peggiore, se te lo racconta lui, diventa un’esperienza che vuoi vivere.
Queste caratteristiche, mescolate con quel senso di accoglienza di cui parlavo prima gli permettono di ottenere un risultato unico. TJ non è bravo solo perché sa farti la voce di un drago o le movenze di un serpente gigante, ma perché spinge i giocatori a dare il meglio in un ambiente in cui non si è giudicati, ma anzi, incoraggiati a mettersi in gioco, sfidando i propri limiti.

TJ mi mostra come fare la giusta faccia da orco
Chi passa qualche momento accanto a me sa che non sono una persona facilissima. Non do confidenza, ci metto poco a chiudermi in me stesso e tendenzialmente non mi espongo finché non ho valutato ogni variabile e sono totalmente certo di ciò che sto facendo e sicuro di non fare figuracce. Purtroppo va così, ci posso lavorare, ma dentro di me ci sarà sempre un cancello che ogni tanto si chiude.
Ecco perché considero il gioco di ruolo qualcosa di “intimo”, un momento da vivere con persone che conosci bene in cui puoi lanciarti con trasporto in avventure fantastiche, dove esplorare anche lati del tuo carattere o fare cose che normalmente non faresti. Dadi e regole per me sono sempre arrivati dopo rispetto a una buona serata di idee e trovate assurde.
Ed ecco perché prima di sedermi al tavolo ero teso, perché non sapevo cosa sarebbe successo, avevo paura di espormi, di venire giudicato, di non essere all’altezza del master e dei miei compagni.

TJ nella perfetta interpretazione di uno scheletro pronto a ucciderti
Dopo due minuti stavo parlando con la voce gutturale di un orco, insultando i miei compagni mentre mi buttavo dentro un crepaccio buio alla ricerca di un po’ di azione.
Per tutte le tre ore dell’avventura ho collaborato, discusso, recitato, riso e creato un legame istantaneo con persone che conoscevo poco o per niente, che per me equivale più o meno a salire su un caccia a reazione e fare subito i giri della morte.
In quel momento quel tavolo era il centro del mondo, era un luogo accogliente e sicuro in cui divertirsi impersonando un orco non morto alto tre metri poco avvezzo alla contrattazione, non c’era giudizio, tensione, rabbia e inadeguatezze, solo la pace di chi si sente al posto giusto. La cosa più assurda è che per tutti è stato così, anche se tutti giocavamo insieme per la prima volta e in alcuni casi neppure ci si conosceva.

Soprattutto è accaduta una cosa bellissima: no, non parlo del fatto che non ho toccato il telefono per ore, parlo del momento in cui mi sono reso conto che mentre TJ parlava io lo guardavo come un bambino di un paese medievale che ascolta un cantastorie, come si guarda una meraviglia, con un trasporto unico e puro.
Per fortuna c’è una foto che ha colto quello sguardo, quel momento in cui tutte le mie sovrastrutture e le deformazioni professionali di chi vive analizzando film, tv, videogiochi e mille altre cose si sono fatte da parte, lasciandomi solo col nucleo della mia passione, delle nostre passioni, con quel piccolo motore che gira costantemente e che sta alla base della mia e di molte altre vite.

Lo sguardo di chi non vorrebbe essere in nessun altro posto
Altro che madeleine proustiane o la Rosebud di Quarto Potere, non c’è sapore, odore, vista o feticcio in grado di farci sentire in quel modo, perché è un incanto che recuperiamo da soli.
Questa è la grandezza del gioco di ruolo signori e la grandezza di chi sa creare qualcosa di magico, questa è una esperienza che mi ha ricordato perché giocavo così tanto da ragazzo e perché ora devo impegnarmi con tutte le mie forze per continuare a farlo.
Perché quello sguardo là non lo puoi comprare e vale più di qualunque cosa.