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Encanto ravviva la magia Disney nel posto più difficile: le mura di casa

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Encanto trasforma i conflitti familiari in un film molto ben riuscito e atipico, utilizzando la magia e la casa in un duo eccellente.

Encanto, in italiano Incantesimo, è un nome che trovo molto particolare nel contesto Disney. Infatti spesso e volentieri quando si approccia il fantastico mondo del marchio, ormai letteralmente un colosso che va da Star Wars a Marvel a le ex proprietà Fox, la prima cosa che sentirete nominare è la frase della "Magia Disney". Sulla mia pelle, la Magia Disney è legata per forza di cose ai prodotti animati, alle grandi favole trasmesse su schermo. Ma quella Magia, traslata in sempre più pellicole, può effettivamente durare per sempre? Quanto ancora rimarrò "incantato" da un prodotto d'animazione? Questo è stato lo spirito con cui mi sono affacciato ad Encanto, non per malizia o perché lo reputassi un prodotto non all'altezza, piuttosto era sincera curiosità nel capire quanto potessi farmi trasportare da una pellicola nelle sue maglie, specie se ormai gli "schemi" sono sempre quelli.

E neanche a farlo apposta questa paura di perdere la magia è alla base della trama di Encanto, o più specificamente l'elemento che muove un po' le maglie di tutte le storie del film. La pellicola ha infatti un ambientazione familiare, ben confinata e scritta unicamente dai membri che compongono il nucleo dei protagonisti: la famiglia Madrigal. Non ci sono viaggi, avventure o spedizioni in terre lontane dove trovare sé stessi o la sorella dai poteri di ghiaccio: tutto in Encanto è letteralmente tra le quattro mura di casa, e questo è un punto di forza enorme per una pellicola Disney. Spesso e volentieri il viaggio, ovvero l'uscita dai confini della propria "vita normale" fino a un momento x, è uno degli espedienti di trama più utilizzati nei film d'animazione, perché bene o male è lo strumento per eccellenza per raccontare la crescita di qualcuno o qualcosa, poiché è necessario far sì che ci siano elementi nuovi con cui il protagonista può scontrarsi per guadagnare esperienza morale.

Voler rinchiudere tutto nella Casita dei Madrigal è stato un espediente che mi è parso riuscito fin dai primi secondi, con la chicca che le mura sono in realtà un organismo magico che aiuta i suoi abitanti attraverso la comparsa di scale, mobili spostati e tutto ciò che si faceva nella vecchia casa della Bestia del film omonimo. Questo permette a Encanto di concentrarsi fin da subito sulla famiglia ed evita quindi di doversi accollare il cosìddetto "world building", risparmiandoci dalle storie mitologiche o le tragiche vicende di un regno caduto in rovina. Esistono solo i Madrigal, ognuno con dei poteri magici concessi dallo stesso incantesimo - chiamato Miracolo - contenuto da una candela che non si spegne mai. C'è chi, come Luisa, possiede la super forza o chi come Isabela può far nascere tappeti di rose in un battito di ciglia, il pacchetto completo della famiglia straordinaria che aiuta una piccola comunità a crescere in un'oasi paradisiaca lontana dai mali del mondo. E già che cito il male, voglio sottolineare l'assenza di un "cattivo" come elemento a supporto dell'importanza che gli autori hanno dato al non voler assolutamente far infiltrare qualcosa di esterno all'interno delle dinamiche della famiglia.

La crisi deve partire dall'interno in Encanto, esattamente come le riflessioni personali sul capire quanto può durare un magia o un precario equilibrio su cui si regge qualcosa a noi caro. Un conflitto simile a quello di Mirabel Madrigal, la protagonista per eccellenza e l'unico membro senza poteri del gruppo, ma anche quello che inevitabilmente finirà per essere escluso. Non è la situazione di Cenerentola che vive un conflitto in partenza con le proprie sorelle, quella che potremo chiamare una situazione di antagonismo puro: Mirabel adora la sua famiglia allargata e sia i genitori che fratelli, sorelle e cugini la trattano mediamente bene con qualche eccezione. Se non fosse per quella mancanza di poteri, Mirabel sarebbe perfettamente integrata nelle mura della Casita e vivrebbe un legame sincero con tutti i membri della comunità che si è fin troppo abituata a ricevere aiuti dai superumani. Il più vicino a Mirabel è il piccolo Antonio, il prossimo in lista a ricevere i poteri nella maggiore età con la responsabilità aggiuntiva di dover confermare se la maledizione di Mirabel, la prima Madrigal senza poteri, possa ancora ripetersi per altri.

La dimensione intima di Encanto fa sì che ogni conflitto, compresi quelli qui sopra, passi a noi spettatori solo nei momenti in cui i personaggi arrivano al punto di rottura e devono sfogarsi attraverso il canto. Per quanto strano possa sembrare, la colonna sonora di Encanto è per lo più fatta di canzoni "tristi" se si osserva il testo con attenzione, con i brani che descrivono stati d'animo abbastanza seri come quello che si ha quando il mondo ti scarica tutte le responsabilità e si aspetta che tu le sopporti, o come quando tutti esigono che tu sia quello che non vuoi essere, o quando nessuno trova del valore in quello che fai. Temi che colpiscono forte grazie a una musicalità spiccata, a mio dire la migliore negli ultimi anni, e che è bravissima a sfruttare le maglie delle parole per enfatizzarle attraverso il ritmo, onomatopee e resa visiva. A prescindere dai vostri gusti, le canzoni di Encanto vi rimarranno in testa almeno per tutta la durata del film poiché funzionali a raccontarvi l'animo dei Madrigal.

Anche Encanto nella sua totalità è una sorta di armonia danzante che, in uno spazio ristretto, riesce a volteggiare tra alti e bassi in una crisi che ha sì un senso generale, ma che in realtà non è un'unica minaccia costante contro cui "combattere", bensì è una moltitudine di piccole crisi individuali che da sole appaiono innocue, mentre insieme minano i valori dei fenomenali Madrigal. La perfetta metafora delle crepe che infestano quella casa magica e  un po' quelle di ognuno di noi. Tante volte ci raccontiamo - o crediamo - che nelle nostre quattro mura vada tutto bene come fa Abuelita per tutto il film; certo i problemi capitano a tutti ma nulla potrebbe davvero rompere quell'equilibrio costruito negli anni e nelle generazioni, no? Basta però un pensiero non detto, un dolore nascosto o un desiderio soppresso a creare tante piccole crepe che piano a piano si accumulano dietro i muri che vediamo ogni giorno, fino a quando saranno così tante che sarà impossibile evitare la rovina, non importa quanto magica possa essere la casita di ognuno di noi.

Encanto visivamente riesce a rendere alla perfezione queste micro-fratture, utilizzando un'ambientazione festosa e vivace anche a livello culturale, accostando poi esplosioni di colori costanti e tonalità sgargianti in un paradiso tropicale. Non che Disney sia lontana ad accostamenti simili e il recente Coco è - artisticamente - quasi la copia carbone di Encanto, tuttavia nei viaggi offerti da Topolino negli ultimi anni direi che Encanto è quello che utilizza al meglio il contrasto tematico tra trama ed esposizione, perché riduce tutti gli elementi (ma non lavora per sottrazione) a una sfera precisa e di quella sfera lo spettatore riesce a percepire, fin dai primi minuti, vita, morte e miracoli.

Ma sono coloro che si ritroveranno nel vissuto di Mirabel che usciranno veramente sorridenti alla fine del film, specie se ad accompagnarli c'è qualcuno che invece si ritrova in Abuelita. La morale è chiaramente positiva, non poteva essere altrimenti, ma è il cammino verso di essa che ho trovato appagante e avrei tanto voluto che ci fosse chi mi ha cresciuto a vederlo, perché forse sarebbe stata una buona occasione per riflettere sulla Casita a cui ritorna dopo il film. Ormai per me è tardi, tuttavia Encanto può essere davvero un bel messaggio per tante famiglie lì fuori, che spesso non si accorgono (o non vogliono pensare) dei problemi che qualcuno di molto vicino vive nel silenzio più assoluto o allontanandosi. Encanto ci invita a riflettere su quelli che sono i nostri Miracoli, a rivalutare la nostra individualità e a capire che la strada difficile spesso comprende dei sacrifici per riuscire ad accettare una verità che si fa fatica a vedere. E quando tutto questo passa per una pellicola assolutamente ben fatta, tra risate e lacrime diffuse, è proprio vero che l'incantesimo di Disney si sente come un tenue calore che non ci ha mai abbandonato.

 

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