STAI LEGGENDO : WWE2K25 – Un gioco che è una dinastia

WWE2K25 – Un gioco che è una dinastia

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Come al solito arriva l’annuale (o quasi) gioco targato 2k per quanto riguarda il wrestling di casa WWE.
Un interessante caso studio non solo in senso videoludico, ma in un senso generale del mercato di quella strana forma di intrattenimento che è il pro-wrestling.

I titoli della saga WWE2K hanno un tema che li contraddistingue, un tema che collega il personaggio in copertina con la modalità Showcase e con la comunicazione del gioco in generale, ma da questo punto di vista, quest’anno, si è voluto fare un passo in più scegliendo come star di punta Roman Reigns.
Chi è questo imponente mascalzone che sembra vivere con il filtro dei Nerd Bori sulla faccia?

Due Parole sul Tribal Chief

Leati Joseph Anoaʻi, vero nome di Roman, è uno dei tanti cugini di The Rock (proprio quel Dwayne Johnson dal sorriso splendente e che non passa più dalle porte da quanto è grosso) ed è diventato nel corso degli anni uno dei fenomeni più grandi a camminare fra le corde di un ring WWE. Si potrebbe scrivere un articolo solo sulla sua storia, fatta di costruzione del personaggio, demolizione dello stesso, rottura della quarta parete, storytelling nel wrestling e di come la comunicazione della World Wrestling Enterntaiment sia cambiata con lui e attorno a lui, ma mi limiterò a fare un piccolo riassunto degli ultimi anni, che lo hanno reso la macchina strappa biglietti che è adesso.

Roman è il detentore del regno da campione mondiale più longevo della storia moderna, per 3 anni risuonava la sua musica nelle arene e lui se ne usciva fuori, tracotante, pieno di sé, convinto di essere The Head of the Table, colui che tiene a galla l’isola di ciò che è rilevante, assieme ai suoi parenti: i suoi cugini gemelli Jey e Jimmy e il loro fratello minore, The street champ Solo Sikoa.
Questo gruppo era definito The Bloodline, e grazie alla supervisione del loro manager, The Wiseman Paul Heyman, piano piano Roman Reigns ha spiccato come star di punta della compagnia, riuscendo, con successo, a diventare, un volto riconoscibile. La storia finisce con lui che perde il titolo in favore del bravo ragazzo, the American Nightmare Cody Rhodes, intrecciando la propria storia con The Rock, John Cena e pure con una comparsata di The Undertaker in borghese in quello che è stato quel gigantesco catalizzatore di Wrestlemania XL, l’evento di wrestling più importante del mondo.

Questa storia lo ha portato da essere quello che tutti odiavano, a quello che tutti amano odiare con gli edgy kids che dicono che preferiscono lui, ad un beniamino indiscusso. Quindi le arene esplodono quando Roman, the OTC (original tribal chief) , varca la tenda verso la rampa di ingresso di un palazzetto.

Un albero Genalogico muscoloso

Come è lecito aspettarsi, ciò che è in copertina diventa parte integrante, ma non obbligatoriamente centrale, della modalità Showcase. Una serie di Match con obbiettivi da completare per progredire e sbloccare arene, personaggi e parti di abbigliamento per la creazione di una superstar.
Quindi, 2K25 offre una carrellata di match storici di Roman Reigns? No. Perché non si può parlare del Tribal Chief senza parlare della Bloodline e della dinastia samoana che da anni calca le arene di tutto il mondo. Una famiglia di cui fanno parte The Rock, Rikishi, Yokozuna, Umaga e proprio Reigns.
La WWE ha abbracciato l’idea di questa grande famiglia, tributandogli molto spazio nella narrazione degli show, con tanto di albero genealogico gigantesco mostrato proprio da Dwayne Johnson durante uno degli show che portavano verso la già citata Wrestlemania.

Per farvi capire l’importanza di tutto questo e l’unione che i membri della famiglia Anoaʻi – Maivia – Johnson sentono con la propria storia, basti pensare al noto film Moana (da noi uscito come Oceania). Lo sanno anche i sassi che The Rock è la voce del personaggio di Maui (LOL the Rock… Lo sanno anche i sassi… eheheheh), ma non tutti sanno che il character design per il personaggio si è ispirato proprio a quello che è considerato il patriarca della famiglia: Peter Maivia, che infatti sarà sbloccabile una volta completate certe missioni nello showcase.
Via via, Paul Heyman ci racconterà con la sua personalità sopra le righe, con parole di puro amore e adorazione verso la Bloodline, delle gesta dell’imponente famiglia samoana, a volte ci farà cambiare la storia e a volte ci metterà in degli incontri impossibili dove il passato e il presente si mescolano per ricordarci che nei videogiochi tutto è possibile.

Ma se la Showcase è tutto sommato in linea con quanto ci si aspetta, la vera novità è stata The Island. Il nome deriva da the Island of Relevancy, un modo di dire che Paul heyman ha affidato al suo capotribù per sottolineare come qualsiasi persona o cosa toccata da Roman diventi istantaneamente rilevante.

MA CHE COS’È UN’ISOLA DELLA RILEVANZA? È FISICAMENTE UN’SOLA?”

L’isola è effettivamente uno spazio open world dove muoversi liberamente per compiere sfide e missioni, giocabile online e necessaria per sbloccare cosmetics per la modalità creazione. Il giocatore creerà la sua personale superstar e vagherà per gli ambienti. Per quanto il fattore online e la modalità non siano proprio nel mio, trovo veramente belli gli ambienti e l’idea di base, con l’isola che è come un gigantesco parco a tema con varie aree che prendono il nome e l’estetica dalle superstar WWE. Senza contare che i compiti che ti verranno affidati a volte precedono delle linee di dialogo assurde in cui si rompe la quarta parete sia del videogioco che del wrestling e gli incontri che dovremo disputare saranno in arene uniche, che non puntano ad essere credibili, ma solo maledettamente belle a vedersi, in incontri totalemtne privi di senso per le persone e modalità coinvolte.
The Island non è magari il Gameplay che ti cxambia la vita, però è un altro tassello che aumenta la coerenza comunicativa del gioco. Sulla copertina c’è Roman, le modalità sono su Roman, il nuovo tipo di match aggiunto è il Bloodline Match che è una stipulazione basata su Roman.

Ovviamente è presente la classica modalità My Rise in cui creeremo una superstar e la faremo crescere nel mondo della WWE. Fino all’anno scorso avevamo due storie e carriere separate per la superstar maschile e femminile, questa’anno si sono volute mischiare le carte rendendole complementari, alternando momenti in cui controlleremo l’una a momenti con l’altro, con incontri di coppia intergender, grossa novità richiesta da molti della community per anni, quindi potremo prendere la nostra lottatrice preferita e gonfiare di botte un lottatore. La trama del My Rise è un classico senza tempo nella narrazione WWE: un gruppo di rivoluzionari che vuole sovveertire l’ordine costituito, che sono riusciti a rendere divertente al punto giusto con la possibilità di avere le proprie superstar messe in contesti totalmente assurdi e che se vedeste uno screenshot non direste mai che proviene da un gioco sportivo.

Io ve l'avevo detto...

Ma oltre la storia della Bloodline, cosa rende importante WWE2K25? Il fatto che è il primo gioco ad uscire sotto la nuova era WWE.
La compagnia ha diviso la sua storia in ere, un po’ come i film di Godzilla, e siamo da qualche mese in una delle più grandi rivoluzioni successe al business: l’arrivo su Netflix.

In America e in gran parte del mondo (non ancora in Italia però), WWE è arrivata nel catalogo Netflix con le sue puntate trasmesse in diretta, cosa che pone lo sport-spettacolo sotto i riflettori di un pubblico più ampio che si trova in top-ten dei programmi più visti proprio gli show di wrestling. E se tramite i social e il passaparola vedi che The Rock sarà presente in una data puntata settimanale o che John Cena parteciperà ad uno show, ecco che lo spettatore occasionale può comodamente vedersi la puntata anche in differita e soddisfare la sua curiosità.
WWE is cool again e la sua recente espansione con show europei ha toccato anche noi, facendo un sold-out rapidissimo all’Unipol Arena di Bologna nel 2024 che ci ha permesso di avere pure una puntata di SmackDown svoltasi nella stessa arena un anno dopo.
Il wrestling adesso è ricco di fenomeni che bucano la bolla, vanno oltre il disinteresse generale condito con i vari “ma non lo sai che è finto?”, perché si gioca con il suo essere predeterminato, chi partecipa è solo un personaggio che si toglie lo sgargiante costume e sui social si racconta e lega con i fan.

La stessa World Wrestling entertainment produce sui suoi canali contenuti in kayfabe (ovvero contenuti che rispettano le storyline e i personaggi che vediamo sul ring) e che raccontano i dietro le quinte, che mostrano come due che si odino e si prendano a sediate, siano in realtà amiconi che si bevono una birretta assieme.
L’accordo con Netflix inoltre permette loro di avere fra il pubblico e sul ring personaggi famosi che stanno al gioco e si divertono assieme ai wrestler. L’esempio più recente è travis Scott che fa da galoppino a The Rock in uno dei più grossi momenti dell’anno, John cena che passa fra le fila dei cattivi, dove pure le pagine di meme più normalone sono arrivate.
John Cena, The Rock, Reha Ripley, Roman Reigns ,per citare alcune personalità di spicco, sono le forze trainanti che tramite la forza dei social portano dentro nuovo pubblico, che ha voglia di imparare le regole del gioco, perché, se in Sex & the City la città di New York è la quinta protagonista, il pubblico con le sue reazioni nei palazzetti, le live reaction su twitch, i tweet, i meme e le sue interazioni nelle sezioni commenti è parte integrante di questo grande cambiamento che stiamo vivendo.

Serate Pizza-Birra-WWE2K

Se è tornato così di moda, quindi i titoli 2K diventeranno i titoli annuali sportivi che vendono valanghe di copie?
C’è un grosso punto interrogativo per capirlo, se questo gioco possa piacere ad un pubblico più generalista.
Si possono prendere molti titoli di vario genere e renderli perfetti come “party game”. Puoi giocare a un gioco di Calcio e passare una serata in compagnia pure se non sai nulla di Cristiano Ronaldo, puoi rovinare amicizie a suon di gusci blu su Mario Kart o sparando in modo sconclusionato su Call of Duty perché sono giochi tutto sommato immediati. I giochi 2K invece puntano ad essere più una simulazione, perché sanno di andare a colpire un pubblico meno casual e che già ha un interesse specifico. Se il vecchio titolo Here comes the Pain (ricordato con fin troppa npstalgia da molti) piaceva molto era anche a causa di una natura più sguaiata, che permetteva di fare i tornei senza imparare tutti i complessi sitemi di mosse, contromosse, sottomissioni, e sfumature di gameplay.
Teniamo d’occhio, insomma, le vendite e l’andamento di questo nuovo capitolo, sotto lo sguardo vigile di Roman Reigns, sperando in una community sempre più grande in grado di trasformare i titoli 2K in qualcosa di grande e che faccia il salto in avanti, magari rinunciando all’uscita crossgen per diventare esclusiva delle generazioni attuali.

Chissà, magari di questo passo, alla macchinetta del caffè al lavoro si parlerà dell’ultima serie tv uscita, della partita della sera prima e pure di quello che è successo a Wrestlemania.

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