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Thanksgiving - il Ringraziamento di sangue di Eli Roth

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Con Thanksgiving Eli Roth porta al cinema uno dei finti trailer di Grindhouse trasformandolo in un slasher dal consapevole gusto B-movie.

Guardand Thanksgiving mi sono ricordato che con gli anni ho imparato ad apprezzare il concetto di imprinting, il meccanismo per il quale l’approccio ad una cosa diventa determinante per plasmare i gusti futuri.

Con l’horror questa cosa è ancora più percepibile perché da quando la prima volta incappai in Scream, con il 3, e in Halloween, con H20, il genere dello slasher è paradigmatico di un horror che, a meno che non sia proprio scadente, riesce sempre ad intrattenermi e divertirmi, prima di tutte le riflessioni sull’elevated horror, le metafore, compagnia cantante che si porta appresso l’esplorazione approfondita del genere avvenuta negli anni della maturità.

Amando tutta la serie di Scream (serie horror con miglior rapporto qualità/numero di episodi?), amando Halloween (anche quando lo ha diretto David Gordon Green), ho accolto con gioia l’opportunità di andare all’anteprima lucchese di Thanksgiving, essendo naturalmente predisposto verso il macro genere dello slasher, degli horror “da ricorrenza” e del cinemaccio da cassetta di serie B.

Sul fatto che Carpenter con Halloween abbia effettivamente inventato il genere dello slasher è un tema dibattuto (ciao, Daniele), quello che è certo è che ha inventato un'altra sottocategoria, nata come moda, che è l'horror da ricorrenza: la tendenza a sovrapporre un barbaro massacro ad una ricorrenza annuale, favorendo implicitamente la serializzazione dal momento che ogni anno il barbaro massacro può ripetersi.

Venerdì 13, My bloody Valentine, sono tutte invenzioni successive, così come il concetto di "serie" e di regole non scritte sulle quali Scream gioca, rientrando incidentalmente nell'horror da ricorrenza perché la data della serie di omicidi viene celebrata come una festività nel giro degli appassionati, con la sovrapposizione metatestuale del film dentro il film già iniziata col secondo capitolo.

Thanksgiving nasce proprio da lì, un desiderio che è una reazione all’elevated horror (A24like) ma non come istanza modaiola, bensì risalente ad un altro periodo di riscoperta e valorizzazione del cinema da cassetta, delle maratone di filmacci, periodi storici durante i quali con quelli che oggi definiremmo pochi spiccioli potevi avere due film e un cartone animato servito su una sedia scomoda in una sala affollata.

Thanksgiving nasce proprio dalla tendenza ad associare massacri a ricorrenze e da un un desiderio non celato di reazione all’elevated horror (A24like) ma non come istanza modaiola, bensì risalente ad un altro periodo di riscoperta e valorizzazione del cinema da cassetta, delle maratone di filmacci, periodi storici durante i quali con quelli che oggi definiremmo pochi spiccioli potevi avere due film e un cartone animato servito su una sedia scomoda in una sala affollata.

Quentin Tarantino ha fatto del cinema da cassetta la sua cifra stilistica per i primi anni della sua carriera, barando ovviamente: il suo essere delicatamente postmodernista gli permetteva di fare gasslighting mandando in cortocircuito il cervello dei cinefili da salotto, perdendoli nel labirinto di specchi che è la sua cinematografia. Il cinema di Hong Kong, la Nouvelle Vogue, gli spaghetti western travestendoli da chanbara, la blacksploitation nascosta in piena vista sotto il nome di Django, i 10 piccoli indiani camuffato da western. Il western travestito da cinema di guerra. Insomma, Tarantino è un autore vero con una consapevolezza sulla materia tale da scindere i vari piani su cui un film è costruito al punto tale da creare effettivamente qualcosa di nuovo, devastando quelli che sono le aspettative tanto della critica quanto del pubblico.

Adatto ai cuori deboli
Nota per i più spaventevoli, tipo il sottoscritto: andate sereni a vedere Thankgsgiving, perchè il tono horror è soprattutto la base su cui costruire una storia che utilizza la morte e lo splatter per creare situazioni assurde, paradossali e anche ironiche. Non vi troverete di fronte una atmosfera angosciosa e claustrofobica ma più in una sorta revival dell'horror anni '80/'90 che cerca soprattutto di divertire con una violenza esagerata, sciocca, catartica, infarcendo il tutto con un messaggio sociale che fa il minimo indispensabile per creare un cattivo decente.

L’operazione Grindhouse nasceva dalla voglia di Quentin Tarantino di omaggiare un tipo di cinema che pareva scomparso. Da noi arrivato spezzato in due (Planet Terror e A prova di morte), in originale aveva esattamente l’intenzione di riproporre quel genere di esperienza cinematografica, interamente, tanto dal piazzare in fila anche una serie di trailer fittizi commissionati alla sua storica cerchia di amici.

Da quei trailer fittizi è uscito il vero film di Machete (e il suo sequel), ora è il turno di Thanksgiving di Eli Roth, che a dirla tutta non arriva mai al grado di raffinatezza di Tarantino, e non è un nemmeno un regista particolarmente costante ma con questo film è riuscito a sorprendermi per il felice connubio tra divertimento generale (che caratterizza generalmente tutto il tenore delle produzioni uscite da Grindhouse) e le esagerate esplosioni di violenza che, proprio a causa del contesto sembrano essere anche tre righe al di sopra del tono con un gusto sardonico per la crudeltà repentina, abbastanza forte da essere un elemento caratteristico del film ma non ne prende mai il sopravvento, non è violenza fine a sè stessa à la Hostel, è più uno spettacolo granguignolesco.

Thanksgiving sarebbe solo un buon film di serie B se non fosse per il lavoro di mimesi che viene fatto all’inverso sulle conoscenze che ha lo spettatore su come il genere è pensato adesso, perché Thanksgiving fa di tutto per sembrare quello che non è, appigliandosi a quello che lo spettatore si aspetterebbe: è metacinema, lo era già quando era solo un trailer ma adesso è metacinema al contrario. Il film fa il film e tira dritto, e lascia fare la parte sporca, quella complessa impalcatura di supposizioni e depistaggi, allo spettatore.

Thanksgiving è il modo che sceglie Eli Roth per ricordare al pubblico che l'horror è un genere estremamente politico anche prima che fosse "elevated". Tutto il primo atto è strutturato come la contrapposizioni tra classi sociali, la critica sociale al Black Friday, calcare la mano palesemente sul tema di "eat the rich", se non che poi devia brutalmente tenendo il tema sullo sfondo, facendo depistaggio intrecciandosi tra le varie trame che legano i personaggi e le motivazioni dell'assassino.

Collezionare depistaggi, mostrare e non mostrare, avere dubbi su ciò che si vede a schermo, per i miei gusti è molto efficace, gioca con ciò che lo spettatore sa senza essere mai intellettualmente fine a se stesso e alla fine il film sa essere soddisfacente e divertente in tutti i suoi aspetti.
Per i fan dello slasher e degli assassini mascherati è semplicemente un must che riesce a combinare benissimo il suo aderire ad un canone altrui senza inventare niente, pur non svolgendo il semplice "compitino" in quanto Eli Roth resta saldamente al comando del film portandolo dove vuole, pigiando fortissimo sul pulsante della violenza grottesca.

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