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Teenage Mutant Ninja Turtles: Shredder's Revenge mi ha riportato davanti al cabinato

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Alle volte bastano quattro tartarughe e un picchiaduro per vivere sulla propria pelle l'amore di un bambino davanti al cabinato.

DotEmu è un nome che risuona come certezza nel panorama dei videogiochi e non serve certo che sia io a dirvi che il recente Teenage Mutant Ninja Turtles Shredder’s Revenge è bello, anzi bellissimo. Il pregio dei titoli di DotEmu però è quello di riuscire a rendere freschi anche i ricordi della mia infanzia, specie quella estiva scandita da giornate nelle sale giochi sui litorali delle varie città. Esatto, quelle piccole e sgangherate sale che comparivano magari in un container messo su una via pedonale oppure in piccoli negozi accanto a una gelateria, i posti migliori del pianeta per un bambino e ormai spariti per far spazio ad altri luoghi di svago; del resto ormai lo schermo non c’è neanche più bisogno di pagarlo con gli spiccioli se lo abbiamo in tasca.

 

E nonostante mi piaccia rivivere quei ricordi, sono uno di quelli che odia quando la nostalgia diventa asfissiante, specie nel mondo videoludico. Questa costante boomerata di dover tornare nel passato glorioso per godersi le cose migliori, quella roba che se non si parla di Monkey Island allora non si può parlare di niente, signora mia. Più che i prodotti, ancora oggi capolavori indiscutibili, il problema per me è la stagnazione del non voler reinventare o riproporre un feeling, di doversi attaccare ai pixel enormi e sgranati per trovare una valenza della propria esistenza.

Ma c’è chi invece non è così ossessionato, anzi vede nel futuro un modo non solo per riproporre il passato, ma anche farlo in una maniera che non sia appetibile solo per i 40/50enni che sguazzano nella tossicità della casella di posta di Ron Gilbert: mi verrebbe da citare Sabotage Studio con The Messenger, ma il capostipite di questa corrente è senza dubbio il parco di DotEmu e il lavorone gigantesco che ha fatto con le sue licenze. Metal Slug? Non vedo l’ora di vederlo in azione. Street of Rage 4? Eccezionale. Wonder Boy? Parla da solo.Anche se tutti loro fanno parte dei grandi protagonisti degli arcade, vederli oggi in questa forma è ben meglio di scavare nelle trasposizioni 1:1 con il minimo sforzo sindacabile nell’era dei remaster e remake. Vedendo TMNT Shredder’s Revenge di Tribute Games, rimanendo nell’oggetto e non divagando ulteriormente, è evidente l’amore che traspare nella cura di ogni singolo dettaglio, specie se ci riferiamo alla direzione artistica del progetto.

 

Non è un vero e proprio rifacimento dei modelli del materiale originale, piuttosto vengono utilizzati come base e mantenuti nel loro feeling visivo originario, ma arricchiti attraverso le tecnologie moderne per migliorarne fluidità, mosse, identità estetica e mettere ancora più accento sul lato cartoonesco delle tartarughe, piuttosto che quello pixellato. Non esiterei a chiamarlo un cartone in movimento ed interattivo, con una cultura evidente nel proporre situazioni e nemici che siano credibili e coerenti con l’universo di partenza. C’è tanto umorismo quanto la mole di riferimenti pop e gag, il tutto sempre nella cornice della formula del beat em up a scorrimento orizzontale.

Andando avanti nei livelli, da solo o in compagnia fino a 6 personaggi (anche se non vi consiglio di raggiungere tale numero), sono stato catapultato davanti al cabinato in sala giochi in tutto e per tutto, dalle musiche chiptune alla struttura dei livelli che mantiene quel gusto da “valenza del gettone” con istanze separate e minacce sia per le tartarughe, sia per le tasche del giocatore di turno. Il sistema di combattimento è composto da pochi tasti ma con combinazioni fantasiose che vi faranno venire voglia di avere un arcade stick, anche se comunque con il Controller funziona egregiamente. Basterà poco per abituarvi a tutti i personaggi e al sistema che condividono, il che vi permetterà di cambiare anche solo per la voglia di osservare le stupende animazioni delle Tartarughe. Il compito che vi aspetta è quello di sventare i piani di Shredder in una delle più classiche avventure tra scagnozzi, pizza e scorci di una metropoli americana davvero, davvero colorata nei momenti in cui non vi ritroverete in mezzo ai covi delle gang.

 

Sono elementi come la bizzarra architettura e le battute corny a definire l’anima ’80 di TMNT Shredder’s Revenge in tutto e per tutto, piazzandolo nell’onda nostalgica che ci sta investendo negli ultimi anni, e chi ci può dare la colpa? Siamo travolti dalla pandemia, dalla guerra e da tumulti sociali o politici che scotterebbero chiunque di noi, non c’è nessun male a tornare nel passato per quelle poche ore richieste dal titolo di Tribute Games. Giocarlo nel caldo estivo è stato un toccasana di cui forse neanche sapevo di avere bisogno, mi ha estraniato quel tanto da farmi sentire il profumo della salsedine, l’appiccicaticcia umidità serale che veniva portata dal vento del mare, l’arsura data dalla frenesia dei tasti premuti mentre un piccolo pubblico si formava in coda. Non dovremmo cercare una prigione in cui rinchiuderci e rifiutare l’interpretazione per conservare la perfetta idea di quello che amavamo 10 o 20 anni fa, quello è un rapporto tossico che ci lascia amari di fronte al domani nel tentativo di non rovinare ciò a cui ci aggrappiamo.

TMNT Shredder’s Revenge è invece il ricordo sano, il pensare attraverso gli occhi della persona che siamo ora a un qualcosa che ci ha reso felici e che ci dimostra che può farlo ancora anche quando ritorna nella modernità del nostro presente e non solo come fantasma digitale da tirare fuori con vecchie console ormai scassate. Si tratta del riscoprire la propria gioia anche quando un team giovane tocca un mostro sacro, la contentezza di scoprirsi capaci di potersi divertire con la semplicità di un bambino se chi ci consegna il “giocattolo” è evidente che abbia la stessa nostra passione per esso e non sia solo una corporazione che ci rifila l’ennesimo remake di un titolo di 5 anni fa. Queste sensazioni, questo spirito di rimembranza filtrato dal rispetto per un qualcosa che ci ha cresciuto, sono il marchio di fabbrica di DotEmu e degli studi sotto la sua ala, nonché evidente garanzia per il portafoglio di chiunque ormai non abbia più i gettoni conservati in qualche tasca.

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