Browsing Tag

Polemica

L’ennesimo articolo in difesa dei videogiochi che mi son stufato di scrivere

In questi giorni è uscito su Repubblica cartaceo un articolo in cui, per l’ennesima volta, si addita GTA, e più in generale “i giochi violenti” di istigare, favorire e suggerire certi comportamenti, più nello specifico: la violenza contro le donne. Chiaramente, in un Paese in cui abbiamo inventato la parola “femminicidio” per far credere che ci interessi veramente qualcosa delle donne, tutto questo ha estrema rilevanza. Tanto che qualche politico, istigato da un articolo che conosciamo bene, ha deciso di scrivere una lettera a Renzi affinché i videogiochi vengano regolamentati.

Bene, anzi benissimo, vogliamo vietare GTA V ai minori? Accomodatevi. Magari però evitiamo di farlo scrivendo articoli che hanno la pretesa di informare i genitori ignari, ma sono scritti facendo leva sul peggior terrorismo psicologico. Tirando in mezzo l’ISIS e scene apocalittiche in cui una prostituta può essere picchiata, bruciata e sforacchiata dopo che vi ha fatto un servizietto.

AXPG8rR

Certo che puoi fare questa cosa nel gioco, ma fa parte del gioco come la scena dello smembramento finale fa parte di Braveheart. Se mi dicessero che è un film in cui un tizio viene squartato vivo di fronte alla folla probabilmente mi farebbe schifo o non ne capirei il senso, invece Braveheart lo conosco, così come conosco i videogiochi e non ne posso più queste descrizioni di comodo, volte solo a esaltare un particolare minuscolo di un qualcosa di enorme. Con le parole sbagliate anche i Pokémon diventano un gioco in cui ragazzini vengono strappati alla famiglia per far combattere fino alla morte degli animali.

Il fatto più grave è che questo articolo non è stato scritto dall’ennesimo male informato, ma da una persona che da anni si batte per l’innovazione e le nuove tecnologie. Insomma è un po’ come se Gesù scrivesse un libretto contro la Chiesa. Forse se i soldi delle banche aiutassero anche il settore dei videogiochi, e non quello delle startup assurde, chi ha scritto questo articolo parlerebbe bene anche di loro.

Sì, è vero, in GTA V si può fare questa cosa, ma posso anche picchiare un bagnino, e dubito questo leda la dignità dei bagnini, posso fare parapendio, posso correre in moto, giocare a golf o a tennis, ammirare il panorama, iscrivermi a una setta. Posso fare quello che voglio, e vi assicuro che chiunque, dopo un po’ si stufa perfino della violenza senza senso di GTA, che è comunque una violenza esagerata, assurda, parodistica, come parodistico è tutto il gioco, che vuol’essere lo specchio deformante che ridicolizza la società occidentale.

Pensate, c’è persino una scena in cui facciamo saltare la testa a una specie di Steve Jobs, eppure tutti si fissano solo sul fatto che puoi picchiare una prostituta, probabilmente questi “tutti” hanno solo visto il video di youtube di un ragazzino in piena idiozia adolescenziale.

Non lo ripeteremo mai abbastanza spesso: i videogiochi sono qualcosa di complesso, ampio, una forma di espressione che, come tutte le altre, può essere anche valvola di sfogo per istinti violenti, esattamente come lo sport, il gioco dei bambini o Expendables III. Non venitemi ancora a tirare fuori la storia che “eh ma nel videogioco sei tu che lo fai, quindi è diverso”, perché non c’entra assolutamente niente, a patto che il gioco finisca in mano ad essere umani e non bestie camuffate. In quel caso un videogiochi ha la stessa valenza istigatrice di un film, un libro o un politico che dichiara di voler eliminare i diversi.

Sono stanco di queste polemiche, sono stanco di questi discorsi, sono stanco di questa superficialità di comodo, che probabilmente serve a qualcuno per vendere qualche copia, fare qualche click o distrarre da problemi maggiori. Tuttavia non voglio smettere di combattere la mia personalissima battaglia contro la disinformazione, interessata o meno. Ecco perché scrivo questo ennesimo articolo di contro-denuncia ed ecco perché riporto qua sotto una roba scritta poco tempo fa, poco prima dell’uscita di quel brutto articolo di Repubblica.

I videogiochi fanno male?

La risposta più semplice? Certo che sì! I videogiochi possono fare male, ci mancherebbe. Così come può far male sollevare pesi non adatti al proprio fisico, bere troppa acqua, fumare sigarette, mangiare 2kg di carne in una volta sola, attraversare la strada senza guardare e centinaia di altre attività normalissime.

prima foto< precedente1112131415161718successiva >ultima foto
I videogiochi del resto, così come un libro, un film, una poesia e qualunque altra opera dell’ingegno umano sono fatti per scatenare in noi una qualche reazione. Potrà essere buona, cattiva, costruttiva, stupida o magari persino imprevedibile, ma una cosa è certa, i videogiochi non sono creati per lasciarci indifferenti né tantomeno solo per divertire o intrattenere. Forse l’equivoco di base sta proprio in quella parola finale “giochi” che in effetti è un po’ una maledizione, ma finora qualunque altro termine per definirli si è rivelato sempre goffo o pretestuoso.

Insomma i videogiochi possono farci bene e farci male, questo dobbiamo accettarlo indipendentemente dal nostro essere gamer, genitori preoccupati, politici, preti o adolescenti. Possono farci venire voglia di approfondire determinate tematiche storiche o stimolare temporaneamente la nostra aggressività, possono commuoverci, ma anche farci perdere una marea di tempo che potremmo invece dedicare allo studio, al lavoro o alla famiglia. Ma questo vale per qualunque altro hobby, no?

I videogiochi sono fondamentalmente come un’automobile. Può condurci nel più bel posto del mondo, ma nelle mani sbagliate può fare molti danni. Il problema è che in questi casi però si dà sempre la colpa al videogioco e ci si dimentica delle mani sbagliate. Se si scopre che un criminale giocava a GTA ecco che il videogame finisce con lui sul banco degli imputati e non sempre solo come complice, molto più spesso come perverso mandante o istigatore. Basta un attimo per partire con la caccia alle streghe e a nessuno più importa la natura dell’assassino, conoscere il suo passato, sapere che in fondo si trattava di una persona disturbata che avrebbe già dovuto essere in galera. No, senza dubbio è tutta colpa di GTA.

Un momento, ma se così fosse, visto che GTA ha venduto decine di milioni di copie, perché il mondo non è ancora sprofondato in un caos degno di Ken il Guerriero?

In fondo se qualcuno si dovesse suicidare dopo aver letto una poesia, nessuno bandirebbe quella poesia. Nonostante tette, culi e volgarità varie, nessun reality viene accusato di attentare alla virtù dei più giovani che possono guardarli liberamente. Game of Thrones è pieno di stupri, infanticidi e scene di sesso, ma nessuno crede che istighi al femminicidio. E allora perché fa tanto paura GTA, perché la violenza di Call of Duty fa storcere il naso e sotto, sotto se bandissero i giochi dall’Italia qualcuno farebbe addirittura salti di gioia?

Il problema è principalmente uno, anzi no, non è vero, i problemi sono parecchi, e visto che ultimamente stampa e TV hanno parlato molto dei videogiochi in chiave negativa, tutti gli operatori del settore si sono sentiti chiamati in causa e hanno cercato di fare chiarezza sulle proprie colpe e su quelle degli altri.

Ne è emerso un quadro di opinioni piuttosto eterogeneo. C’è anche chi pensa sia giusto vietare la vendita dei giochi con PEGI18 ai minorenni. E se questo da un lato metterebbe a tacere molti ben pensanti, dall’altro però non risolverebbe la radice del problema, l’educazione al videogioco. Immaginate il paradosso in cui un sedicenne può vedere un film horror o un action violento, ma non giocare a GTA V, assurdo!

La verità è che il vero nocciolo intorno a cui gira tutto il dibattito sui videogiochi è che si tratta senza dubbio di oggetti sconosciuti a molti genitori, così come una volta lo erano la musica rock e certi libri. E per giunta vengono da questi comprati inconsapevolmente o con eccessiva leggerezza per far contenti i figli.

Ma le giustificazioni preferiamo lasciarle tra i banchi di scuola e crediamo che la mancanza di informazione in fondo sia solo un alibi per un genitore che ha invece il dovere di documentarsi e controllare, per quanto possibile, ciò che i propri figli utilizzano. Perché anche se si può non conoscere la trama di di GTA V, basta dare uno sguardo anche veloce alla copertina per far sorgere qualche dubbio. Vuoi per i tizi con l’aria da gangster, vuoi per le pistole, vuoi per il bollino rosso con scritto 18, non so, caro genitore, scegli tu.

Ti rimane qualche dubbio? Beh allora fermati almeno un attimo ad osservare tuo figlio mentre ci gioca. Lo sappiamo che sei tornato ora dal lavoro, c’è la cena da preparare, il giornale da leggere e ti vuoi rilassare, ma è pur sempre tuo figlio. Scandalizzarti a posteriori perché tu gli hai comprato qualcosa di non adatto alla sua età è come dargli la colpa se i vestiti che tu gli hai comprato sono troppo stretti.

Un genitore curioso che può dedicare tempo a informarsi sui videogiochi, scoprirà invece che ci sono un sacco di bei titoli da giocare in compagnia del proprio figlio, senza contare quelli che rappresentano vere e proprie opere d’arte narrativa, e insegnano molto sull’amore, sulla morte, sulla disabilità, sulla diversità, sulla guerra e sulla politica. (Magari nei prossimi giorni te ne consigliamo qualcuno ok?).

Gli articoli scandalizzati e i servizi dai toni drammatici in fondo poi non fanno neppure il tuo bene, sono solo il classico lavoretto fatto a colpo sicuro per alzare un polverone. Hanno le stesse finalità educative di un settimanale scandalistico, mirano solo a generare indignazione. Sono iniziative che lasciano il tempo che trovano e si ripetono ciclicamente (e forse in questo, anche noi del settore dovremmo essere più bravi a ignorarle), ma che poi finiscono nel dimenticatoio surclassati dai naufraghi o dalle foto di Magalli al Quirinale.

Continua qua, perdonate il link esterno, ma è pur sempre roba loro.

Come to the dark side, we have cookies. Li usiamo per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi