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The Eddy: concedersi alla musica

L’anima di “The Eddy” sta nella continua lotta contro il tempo, le relazioni, la realtà e il corso degli eventi per riuscire a pubblicare un disco, seguendo il “mantra” che da più opere caratterizza Damien Chazelle: l’arte non è propositiva, ma è figlia di una negazione

Captain Marvel OST - Immagine in evidenza

Captain Marvel: un solo film, tante grandi canzoni

Captain Marvel sta riscuotendo il giusto successo, in queste prime settimane di programmazione cinematografica: dopo una partenza ad ostacoli, anche a causa delle inutili e sterili polemiche sul sesso della protagonista, il film sta aprendo la parto della terza fase del Mcu, regalando agli appassionati grandi strizzatine d’occhio e ai neofiti un personaggio a cui affezionarsi.

Uno degli aspetti che hanno fatto impazzire i fan, una volta in sala, è la sua collocazione temporale: Captain Marvel, infatti, è ambientato negli anni ’90. Il che significa Nick Fury da giovane con entrambi gli occhi, l’agente Coulson appena arrivato allo S.H.I.E.L.D., un certo stile nel vestire e soprattutto un grande filone musicale in cui buttarsi a capofitto.
Gli autori, infatti, hanno fatto una selezione musicale molto accurata, lavorando sulle grandi hit dell’epoca – che i fan over trenta riconosceranno già alla prima nota. Gran parte delle canzoni, inutile a dirsi, sono state cantate, arrangiate o suonate da artisti donne, toste, incazzate e coi tagli di capelli che i genitori non avrebbero approvato.

Anche noi, in sala, abbiamo canticchiato e annuito soddisfatti durante la visione del film e quindi eccoci a riproporvi una parte della colonna sonora ufficiale, con tanto di video delle band che vengono citate nell’ultimo film dei Marvel Studios.

Whatta Man” – Salt-N-Pepa feat. En Vogue
Questa canzone del 1993 del gruppo R&B Salt-N-Pepa è un remix del brano del 1963 “What a Man” registrato da Linda Lyndell. Un sound dolce e sinuoso, tanto per cominciare.

 

Only happy when it rains” – ​​Garbage
I Garbage sono stati uno dei gruppi dell’alternative rock più famoso degli anni ’90, e questa canzone, datata 1995, è il secondo singolo estratto dal loro primo album, Garbage.

 

Man on the Moon” – R.E.M.
I R.E.M. sono stati una delle grandi band degli anni ’90, una delle poche che ha deciso, con grande onestà intellettuale, di sciogliersi una volta che hanno sentito di aver esaurito le cose da dire. Un gesto di grande coerenza che ancora oggi fa disperare ben più di un fan. “Man on the Moon” è estratta dall’album Automatic for the People, risalente al 1992. Non è l’unico brano della band statunitense presente in Captain Marvel, infatti, abbiamo riconosciuto anche “Crush with Eyeliner“, del 1994.

 

Waterfalls” – TLC
Le TLC hanno dominato le classifiche del pop all’inizio degli anni ’90 come pochi altri gruppi Hip hop/R&B. Tre donne affiatatissime, un grande lavoro di recupero di un certo sound e diversi premi vinti. Era difficile accendere la radio e non sentirle, a cavallo tra la fine degli anni ’90 e i primi duemila. Waterfalls è un estratto del loro primo album, CrazySexyCool.

 

You Gotta Be” – Des’ree
Una canzone che è diventata iconica, per quanto è stata importante, negli anni ’90. Un video molto affascinante, nella sua semplicità.

 

Come as you are” – Nirvana
Come sottolineare un momento particolarmente importante del film? Come dare ulteriore lustro alla consapevolezza di Captain Marvel? Semplice: con una canzone il cui intro è stampato nella memoria di chiunque abbia ascoltato musica dal 1992 in poi. Sui Nirvana non vi diciamo nient’altro, perché ogni altra parola sarebbe superflua.

 

Just a Girl” – No doubt
Just a girl” è stato il primo singolo estratto dall’album Tragic Kingdom di Gwen Stefani e soci: un successo straordinario, grazie al personalissimo mix di di ska, rock, punk rock californiano e pop. Il ritmo del film, a questo punto, è cresciuto, si è fatto più rapido, l’azione dominata da Captain Marvel impazza sullo schermo e le note di questo pezzo sottolineano quanto sia potente la protagonista. Un bel connubio, visto che il brano è stato scritto per descrivere l’esasperazione con cui sono state descritte e trattate le figure femminili nel corso della storia.

 

Celebrity Skin” – Hole
La chitarra di Courtney Love  e le Hole accompagnano la chiusura del film, ricordando all’incauto spettatore che non solo questo film è un tassello di un piano molto più grande ma che tutto quanto sta per arrivare sarà pesante, veloce e potete come solo un riff di chitarra sa essere. Il miglior modo per lasciare la sala, in attesa del prossimo 24 aprile.

La colonna sonora ufficiale di Captain Marvel è anche su Spotify, ovviamente!

Puoi seguire il resto della Core Story dedicata a Captain Marvel nell’indice.

Amiga, quanto t’ho amato

The Prodigy, lo schiaffo che ti serviva negli anni ’90 arrivava con la voce di Keith Flint

Marzo 1996, sono un ragazzino borghese di Firenze, ho 15 anni, vivo lontano dalla musica rave, dalla controcultura, immerso in fumetti, videogiochi, ultime propaggini di infanzia che se ne vanno e, ovviamente, MTV.

Un giorno che non ricordo il mio pomeriggio con la tv accesa viene preso per il collo da una voce con un forte accento britannico, una di quelle che sanno di sobborgo brutto della provincia inglese, cielo grigio, case sporche con la moquette, tute in acetato e calcetto violento. Quella voce esce da un tizio che non puoi ignorare: una specie di clown incazzato con gli occhi allucinati, due ciuffi colorati in testa, piercing. Ad accompagnarlo c’è una base di chitarre distorte che ti scuote e si trasforma in un sabba che ti obbliga a muoverti e incazzarti senza motivo.

Firestarter il fuoco lo accende sul serio, anche se non capisci del tutto le parole, ti basta sentire l’energia che le accompagna, è l’Anarchy in the UK della generazione che si stava scrollando di dosso la rabbia e la delusione per la morte di Cobain.

I spent half of the time shouting at people in the crowd anyway, so it was a natural progression from there really, getting it out from my mouth to express myself further. I don’t think the lyrics are part of that expression, it’s nice if they are truthful to yourself, but that’s not what it’s all about.

I Prodigy e Keith Flint sono esattamente tutto ciò che non sarei stato mai, ecco perché il fascino non può che essere immediato, ecco perché ti procuri il CD appena possibile e li ascolti a nastro, con tua madre che mette le mani avanti e dice “non sperare neanche per un secondo di conciarti in quel modo” (Forse non l’ha detto, ma credo lo abbia pensato abbastanza forte da farmi arrivare il messaggio).

In un periodo di boy band e brit pop i Prodigy arrivarono a guastare la festa con un mix di elettronica, rock e punk che chiedeva a gran voce la tua attenzione. All’estetica dance allegra, modaiola e felice Howlett, Flint, Maxim e Tornhill opponevano testi e ritmi che parlavano al tuo cervello rettile e gli dicevano di bruciare tutto, sdoganarono il rave a gente che non aveva mai visto un muro di casse, furono consacrati finendo dentro la colonna sonora di Matrix, il simulacro finale e più importante della cultura pop anni ’90.

https://www.youtube.com/watch?v=79iqeItl4SE

Ricordo un’estate passata ad ascoltare Smack my Bitch Up ogni singola volta che salivo su un’auto.

Volevano ballare, ma non volevano farlo con gli altri, sgomitavano per prendersi la pista, guardandoti con gli occhi folli di Flint, la sua voce da crick in faccia nei sobborghi Braintree e la favolosa produzione di Howlett e Tornhill, capace di sfornare pezzi incredibili e tutt’ora spettacolari. Il loro arrivo fu fondamentale in un periodo in cui rock e dance si guardavano in cagnesco, rappresentando una sorta di distorto e acido punto d’incontro tra le due culture, ma anche col punk e con l’estetica di gente che si agitava in fabbriche abbandonate che per anni era stata vista male e ora finiva su MTV.

Potevi anche indossare solo borchie e magliette dei Pantera, ma se passava Breathe una speranza gliela davi, perché sentivi che là dentro c’era qualcosa che potevi rispettare e dotato di una ignoranza quasi primordiale che sentivi come tua.

Look, at the end of the day, we do what we do because it suits us. Don’t you think it’s kind-of cool to have a band that offends MTV, that puts out a video that real fans have to dig around for, or stay up late to see? The point is to be true to yourself otherwise you may as well give up.

Avete presente la parte centrale di Smack My Bitch Up? Quella dai toni vagamente indiani, con i vocalizzi della voce femminile? Alcune volte mi perdo là dentro e vorrei che andasse avanti in loop.

Furono anni bellissimi e memorabili per l’elettronica inglese, quelli del Big Beat che in pochi anni offrì al mondo anche i Chemical Brothers, Fat Boy Slim, Basement Jaxx e Groove Armada. I Prodigy rappresentarono per il me ragazzino la porta d’ingresso verso questo mondo diverso, lontano, affascinante che di certo non sentivi nelle discoteche il sabato pomeriggio (ma neppure il venerdì sera, di li a poco). Era roba che ti faceva sentire furioso, invincibile, pronto a tutto, anche se ti agitavi in camera tua, tra il poster di Dylan Dog e i dischetti pirata dell’Amiga.

Era soprattutto roba che influenzò un sacco quelli che arrivarono dopo, come accade con tutto, ma se guardo la musica oggi credo che quella scintilla folle sia ormai praticamente spenta, le provocazioni musicali oggi stanno altrove e parlano col vocoder della trap (e va bene così).

Che poi i Prodigy mica erano morti, anzi, per quanto mi riguarda con The Day is My Enemy continuavano a farmi venire voglia di tingermi i capelli di verde, per poi rasarli tutti e lasciare solo due ciuffi ai lati.

Keith Flint era tutto questo, era l’amico che ti dicevano di non frequentare, aveva la faccia di uno che non sarebbe probabilmente andato oltre i 30 anni e invece è arrivato fino a 49, che è un po’ un’età del cavolo, ormai avevi superato il periodo in cui morire ti avrebbe consacrato definitivamente come eroe ribelle, tanto vale aspettare gli 80 e godersi i soldi. Che cazzo Keith, farlo adesso vuol dire proprio dare un calcio nelle palle a chi ti ha ascoltato per anni, sta invecchiando, e che con la tua morte si sentirà ancora più vecchio.

When, and if, I get to 65, I’d like to say that I did everything – the lot. I’d like to think I bedded loads of babes and lived out my ultimate sex fantasies. I’d like to think I’d been through every colour with my hair and everywhere that could have been pierced on my body and been pierced. Even if all my beloved tattoos have gone saggy by then, at least I can stand up and say, I did it. Anyhow, can you think of any other job I could do? My school results were terrible and I don’t know how to wallpaper or do anything else.Without this group and this job,I could be making lives a little more miserable for everyone by being the nasty one on the counter at a McDonald’s somewhere. Think about it.

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Un artista inglese ha mescolato le cover di dischi famosi con Star Wars e il risultato è spettacolare

Stephen Lear è un grafico inglese con una discreta passione per Star Wars, un bel giorno stava lavorando all’immagine di un negozio di dischi e ha iniziato a inserirne il logo in alcuni album usciti di recente quando improvvisamente è stato folgorato da un’idea: cosa succede se mescolo Star Wars e le copertine di dischi famosissimi? Il risultato, come si suol dire, vi sorprenderà.

Ecco a voi una carrellata di copertine rivisitate in cui senza dubbio spiccano Han Solo come David Bowie, la collaborazione tra Chewbacca e i RATM ma anche l’ottimo featuring della Principessa Leila con Bjork.

Star Wars

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