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Captain Marvel - Evidenza

Le migliori storie di Captain Marvel

Nelle scorse settimane, complice l’uscita al cinema dell’ultimo film del McuCaptain Marvel – tutto l’internet è stato squassato da una serie di ricerche e discussioni a tema.

I filoni sono stati principalmente due: da un lato tutta l’orrenda questione sul sesso della protagonista, le discussioni e i dubbi sulla sua capacità di essere un vero supereroe e le critiche feroci scritte PRIMA dell’uscita del film. Per quanto disgustoso, è comunque un punto di partenza per alcune riflessioni sui temi della parità di genere – o meglio dalla lontananza da questo traguardo in cui ci troviamo adesso –, quindi noi ci siamo buttati sull’argomento, affrontandolo nella maniera più pacata possibile (lo trovate qui, se ve lo siete perso).

Dall’altro, come ogni volta in cui spunta un nuovo personaggio, le ricerche su chi fosse Carol Danvers e quale fosse il suo passato dal punto di vista fumettistico sono a dir poco fioccate.

La Core Story di Nerdcore affronta gli argomenti sotto ogni luce possibile e quindi, dopo aver rimestato nel mondo delle polemichetteTM, oggi ci concentriamo su quanto dovreste leggere per recuperare quante più informazioni possibili sull’eroina del momento, Captain Marvel.

Marvel Omnibus

La supereroina più famosa del momento è nata nel lontano 1967, dalle menti di Roy Thomas e Gene Colan: nella prima apparizione, però, a vestire i panni di Captain Marvel è un uomo, il Capitano Mar-Vell della Milizia imperiale Kree, venuto sulla Terra come spia. Nel corso dei decenni, le storie legate a questo supereroe tra i più forti dell’intero universo della Casa delle idee, hanno visto protagonista Monica Rambeau (esatto, l’amica di Carol Danverse nel film), Genis-Vell, figlio di Mar-Vell e di Elysius, quindi Phyla-Vell, Noh-Varr e solo dopo la nostra – e più conosciuta – Carol Danvers.

Vita e Morte di Captain Marvel

Per proseguire, potreste leggere La vita e la morte di Capitan Marvel (Le grandi saghe dei Supereroi, uscito nel 2009 in edicola), che racchiude ben dieci storie con protagonista il Kree considerato un traditore dalla propria gente. L’arco narrativo preso in considerazione è quello che va dal 1973 al 1984, in cui l’eroe si scontra più volte con l’ormai famosissimo Thanos e con altri antagonisti di quel calibro, fino a trovare la morte a causa del gas nervino rilasciato da Nitro.

Un ottimo modo per prendere confidenza con il respiro galattico di questi personaggi e cominciare a vedere in lontananza lo scacchiere universale su cui anche il Marvel Cinematic Universe comincia a muoversi.

Ms. Marvel 1

Il passaggio successivo, ancora intermedio per la storia del personaggio, è la lettura di Ms. Marvel 1, di Gerry Conway e John Buscema, uscita per la prima volta alla fine degli anni sessanta e oggi facilmente reperibile nel volume Marvel Masterworks: Miss Marvel 1. Siamo ancora in una fase intermedia perché il personaggio è Carol Danvers ma – lungi dal chiamarsi Captain Marvel – si fa invece chiamare Miss Marvel. I poteri sono però già strabilianti e derivanti da un evento di proporzioni cosmiche: Carol Danvers, fino ad allora comprimaria di Mar-Vell, viene assurta al rango di protagonista delle storie interamente dedicate a lei quando si decide che ha assorbito parte delle radiazioni cosmiche così tanto in voga nelle origin story dei tempi. Da leggere perché ha quel tono squisitamente retrò che caratterizzava i disegni e le sceneggiature degli anni ’60 e perché è il primo momento in cui questa supereroina oggi così famosa faceva la sua apparizione sulle grandi testate Marvel.

Ms. Marvel Smascherata

Salto in avanti di una cinquantina d’anni: siamo ormai nel 2012 e la Casa delle idee sta rinnovando tutta una serie di personaggi considerati fino ad allora minori. È il caso di Carol Danvers, che si avvicina sempre di più all’eroe che abbiamo conosciuto con il film: non più Miss Marvel ma finalmente Captain Marvel, non più solo la protagonista di un arco narrativo autonomo ma anche il perno intorno a cui ruotano le avventure extraterrestri degli Avengers (sentite anche voi questo odore da fase 3?). Carol viene messa in posizione di comando, diventando una vera e propria alternativa alla figura di Captain America, perde la sua maschera e la relativa identità segreta e trova pure un look rinnovato, sia nel taglio dei capelli che nella sua uniforme.
Il rilancio avviene sulla testata Capitan Marvel 1: Ms Marvels mascherata! a opera della sceneggiatrice Kelly Sue DeConnick e dei disegnatori Emma Rios, Christopher Sebela, Dexter Soy e Filipe Andrade.

Civil War 2

Nel corso degli anni, la Danvers si è conquistata sempre maggior spazio nel cuore dei fan Marvel e, di conseguenza, sulle testate della casa editrice. La prova provata dell’importanza di Captain Marvel nell’economia delle storie degli Avengers si è avuta con il recentissimo ciclo Civil War II. A breve ve ne parleremo in un altro articolo della Core story di marzo ma, nel frattempo vi basti sapere che Carol sarà l’antagonista di Tony Stark nella solita divisione in due squadre contrapposte a cui questa serie ci ha abituato. Il volumone Marvel Omnibus: Civil War II copre tutto il fantastico arco narrativo della seconda guerra civile tra i supereroi più potenti dell’interno universo.

Avete a disposizione ben cinque volumi di grande pregio che vi daranno accesso a tutta la narrazione fondamentale legata a Captain Marvel: non avete più scuse, quindi, per arrivare preparati sia alla visione del film in questione che al prossimo, grande appuntamento del Mcu. Ad aprile esce Avengers: Endgame, non vi dimenticate!

Puoi seguire il resto della Core Story dedicata a Captain Marvel nell’indice.

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Il Metodo Marvel per scrivere una sceneggiatura a fumetti

Torniamo a parlare di sceneggiatura per fumetti, parlando di un metodo che ora come ora non viene utilizzato quasi più da nessuno: il Marvel Method ideato da Stan Lee.

Prima di parlare dell’intuizione avuta da Stan negli anni ’50, vediamo però in che modo funziona quello che viene chiamato in inglese il metodo full script, ovvero sceneggiatura completa/dettagliata. Si tratta di quello più diffuso e di cui abbiamo già parlato in questo pezzo, ma mettiamo qualche puntino sulle i e un paio di didascalie chiarificatrici per confrontarlo col Marvel Method.

La maggior parte dei fumetti che leggete, in particolare quelli italiani, sono stati sceneggiati utilizzando una sceneggiatura completa/dettagliata. Di norma lo sceneggiatore descrive quello che succede su ogni pagina e in ciascuna vignetta, indicando nella regia quello che il disegnatore deve disegnare, usando più o meno dettagli a seconda del proprio stile. Subito sotto la regia vengono riportati i dialoghi, i suoni e le eventuali didascalie che verranno inserite dal letterista (anche se in alcuni casi è di nuovo il disegnatore a occuparsi del lettering).

Per consuetudine gli sceneggiatori cercano di scrivere una pagina di sceneggiatura per ogni pagina di fumetto, quindi una storia di 22 pagine avrà una sceneggiatura di 22 pagine (chiaramente non è una regola scritta nella pietra: meglio essere più precisi e sforare di una pagina descrivendo bene qualcosa piuttosto che concisi e confusi).

Oppure usando un esempio casalingo, la sceneggiatura di un albo Bonelli sarà più o meno lunga 92 pagine, quante sono le tavole dell’albo. Di nuovo, questo in linea di massima.

Uno sceneggiatore quindi deve scrivere un bel po’ di materiale da consegnare al suo editor per correzioni e suggerimenti. Una volta rivisto e corretto, tutto questo malloppo viene dato al disegnatore che inizia la sua magia.

Ogni sceneggiatore ha i suoi tempi e velocità di esecuzione ma anche il più supersonico degli autori non può consegnare troppe pagine in troppo poco tempo, oppure può riuscirci ma non come norma, a meno di non andare presto in burnout. Rischio che correva a quanto pare Stan Lee in un momento fondamentale della sua carriera.

Il burnout che Stan preferiva

Quando il buon vecchio Stan si ritrovò tra le mani troppe serie Marvel da scrivere e di cui seguire l’intero iter creativo si rese conto proprio di questo: così tante pagine, così poco tempo per scriverle, così poco tempo per correggerle e approvarle. Ed è in quel periodo che tirò fuori dal cilindro quello conosciuto ora come Marvel Method: scrivere l’idea alla base della storia, quella che in italiano chiamiamo soggetto e gli americani plot, darla al disegnatore e aspettare le pagine disegnate per aggiungere poi dialoghi, didascalie e magari qualche onomatopea.

In questo modo Stan poteva “sceneggiare” diverse serie in parallelo risparmiando un bel po’ di tempo, affidandosi alla competenza dei suoi artisti che avevano parecchia libertà nel decidere i dettagli con cui raccontare l’idea di Stan. Ma quanta libertà? Parecchia.

Un esempio preciso lo racconta proprio Lee in un’intervista e si riferisce alla storia The Last Chapter, uscita su Spider-Man 33. Stan diede a Steve Ditko l’idea: Spider-Man si trova sepolto da macerie mentre dell’acqua sta salendo, rischiando di ucciderlo. Stan pensò quella scena come qualcosa di ordinaria amministrazione per l’arrampicamuri, un piccolo contrattempo da poche vignette. Ditko decise invece di dedicare alla scena diverse pagine, andando a creare una delle sequenze divenute iconiche nella storia del tessiragnatele e tra le più note tra gli appassionati di fumetto. La vedete nelle immagini che illustrano il pezzo.

Spider-Man The Last Chapter

Secondo Stan una volta ricevute le tavole complete non gli rimase che aggiungere qualche didascalia (che a quanto pare venne considerata da Ditko una scelta… didascalica) e BOOM: una delle scene più citate e riutilizzate di sempre (la trovate anche in Spider-Man Homecoming e in quella serie animata brevissima ma ottima di Spectacular Spider-Man il cui omaggio è analizzato in questo video).

Questa grandissima libertà lasciata ai disegnatori da Stan ha dato modo agli artisti di dare libero sfogo alle loro capacità di disegno nello scegliere la miglior soluzione grafica e quale disposizione di vignette utilizzare. Ma, come visto nell’esempio qua sopra, anche di dimostrare le proprie capacità di narratore andando a dettagliare o modificare la trama tirando fuori idee fondamentali per la riuscita delle trame ideate da Stan. Così tanta libertà che da mezzo secolo ci sono infinite polemiche e discussioni su quanto Stan sia il creatore di taluni personaggi e quanto andrebbe invece riconosciuto a Ditko, Kirby e altri artisti. Ma in questo pezzo parliamo solo di metodi di lavoro. Il Marvel Method che vantaggi aveva, rispetto a un tipo di sceneggiatura più dettagliato?

Steve Ditko che pensa a come sviluppare una “sceneggiatura” di Stan

Di sicuro per lo sceneggiatore il vantaggio principale era la riduzione dei tempi di lavoro e, quando affidato a disegnatori di altissimo livello, la quasi certezza di trovarsi in mano delle tavole di altissima fattura e che funzionavano alla grande dal punto di vista narrativo.

Uno svantaggio poteva spuntare nel momento si fossero resi necessari dei cambiamenti di rilievo nelle tavole già disegnate o troppo definite: un conto è richiedere una variazione di qualche vignetta, un conto rifare da zero una o più tavole. I tempi di produzione della storia si allungano mentre il tempo per andare in stampa rimane uguale. Il rischio di un risultato raffazzonato diventa molto alto.

Di contro l’uso di una sceneggiatura dettagliata risolve a monte questo problema: è in fase di revisione del testo che un editor si rende conto se qualcosa di più o meno grosso necessita di un cambiamento. La sceneggiatura torna quindi in mano allo sceneggiatore che apporta le modifiche prima di un altro controllo che le rende fruibili al disegnatore. Si riduce il rischio di dover far rifare vignette e tavole, l’organizzazione del lavoro di tutti risulta più controllabile nei vari passaggi e la macchina redazionale non rischia grossi inceppi temporali. I tempi necessari per scrivere la sceneggiatura dettagliata sono per cui più lunghi, dando però un controllo potenzialmente maggiore allo sceneggiatore.

In un ambito professionale che vede coinvolti, di solito, più persone per la realizzazione di una singola storia è la sceneggiatura dettagliata a essersi conquistata, con variazioni di grado e precisione, il ruolo di stile più diffuso tra le case editrici: la possibilità di poter controllare con maggiore chiarezza e facilità le diverse fasi del lavoro vince quasi sempre su metodi meno ingessati ma potenzialmente più vaghi. La formattazione di una sceneggiatura non è un vero e proprio standard ma una convenzione relativamente fluida che può cambiare nel tempo. Quindi non è escluso che nelle prossime decadi si possa assistere a qualche nuova formattazione.

Se volete approfondire il discorso sulla sceneggiatura per fumetti vi ricordo il dietro le quinte con Adriano Barone sul fumetto Ride: Level Zero che trovate qua.

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