Browsing Tag

Giochi Di Ruolo

74288135_2496942250390751_9016776301666631680_n

Felicia Day, una di noi

Felicia Day è il nome che sta alla base di alcune delle più importanti produzioni a tema geek degli ultimi anni, da The Guild a Critical Role, passando per Geek & Sundry. Una delle figure cardine nel rendere pop determinate culture di nicchia.

Star Wars: Episodio 8 Gli Ultimi Jedi - analisi del trailer

Satine Phoenix e TJ Storm a Milano – Il gioco di ruolo per combattere le discriminazioni di genere e scoprire sè stessi

Quando ci hanno comunicato che il DnD Community European Tour avrebbe toccato Milano eravamo entusiasti, un segnale chiaro che il gioco di ruolo non era più solo “una roba da nerd”. Eravamo però un po’ perplessi davanti al nome di una delle special guest star, Satine Phoenix, googlandola non si parlava d’altro che delle sue esperienze come pornostar. Quante cose ignoravamo solo una settimana fa, quante cose abbiamo imparato sulle virtù terapeutiche di Dungeons & Dragons, sull’importanza che riveste nella vita di migliaia di persone vittime di discriminazione e bullismo.

Satine e sul braccio il tatuaggio SELF

Diceva Pirandello nel suo celebre Uno, Nessuno, Centomila: “C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro” e mai affermazione sarebbe più azzeccata se cercassimo un aforisma per riferirci a Satine. La famosa giocatrice di ruolo americana ha infatti alle spalle un passato tormentato che fin dall’infanzia l’ha costretta a indossarne molteplici. Quella della figlia abusata dal padre, in famiglia, ma che fuori dalle mura domestiche doveva tacere le molestie per non mettere i genitori in cattiva luce. “Mi facevano sentire in colpa” ci dice lei, tra una lacrima e mille sorrisi, “ma a un certo punto ho capito che non potevo andare avanti così”. Ad appena undici anni Satine tenta il suicidio, esasperata dalla situazione nella quale si trova, ma poi grazie al senso di responsabilità sviluppato con il gioco di ruolo, trova la forza di fermarsi in tempo, scegliendo di continuare a vivere.

La sua fortuna, in quegli anni di solitudine e abbandono, è proprio una scatola blu. Lo scrigno, che i feticisti del vintage ludico sicuramente conoscono, conteneva i manuali del set Expert di Dungeons and Dragons, il gioco di ruolo creato da Gary Gygax e Dave Arneson. Satine inizia così a costruirsi un personaggio a cui è concesso vivere come a lei non è permesso, la sua unica via di fuga, la sua ancora di salvezza.

Avrebbe potuto essere un gioco come tanti, solo un semplice passatempo per evadere dai mostri che combatteva nel mondo reale, e invece no. Come ci ha detto durante l’intervista, “a un certo punto è scattato qualcosa. Nel gioco, se volevo affrontare mostri più forti, dovevo incrementare le mie abilità; all’improvviso ho capito che anche nella vita reale era lo stesso, così ho cominciato a lavorarci su, focalizzandomi sugli aspetti che volevo migliorare.” Prendendosi cura di sé così come si prendeva cura del suo personaggio all’interno del gioco, ha pian piano raggiunto uno stato di consapevolezza e fiducia nelle proprie capacità che le hanno permesso di sconfiggere i suoi demoni.

TJ Storm Master Dungeons & Dragons d’eccezione

Parole di coraggio e speranza quelle pronunciate dall’icona femminile del gioco di ruolo, ma anche di inclusione. Parlando di identità di genere, si è definita decadent, spiegandoci che lei è Satine e che le piace tutto ciò che la fa stare bene, indipendentemente dalle etichette che la società sente l’esigenza di apporvi. Lo stesso vale per la community di Dungeons and Dragons dove si è tutti uguali perché nell’esatto istante in cui ha inizio la sessione spariscono muri, barriere e la paura di essere giudicati. Non importa chi sei né cosa ti piaccia, quando ti siedi al tavolo contano solo classe, razza e allineamento, e poi via a lanciar dadi e affrontare Tarrasque (quei mostri giganti brutti e cattivi che si fa tanta, tanta fatica a sconfiggere). E se qualcuno non fosse d’accordo? “Vai pure, noi restiamo qui; quando ti sentirai pronto potrai tornare e giocare con noi.”

Il gioco di ruolo dimostra di essere un potente strumento di aggregazione per conoscere persone accomunate dalle stesse passioni, ma soprattutto per conoscere meglio sé stessi. Per alcuni giocatori è stato proprio così, Satine ci ha raccontato di alcuni player che, dopo aver utilizzato un certo atteggiamento durante il gioco, hanno poi capito quanto fosse parte integrante del proprio carattere e l’hanno ripreso anche nella vita reale.

TJ coordina il VIP Evening game di DnD

Un mezzo che aiuta nella crescita personale, quindi, ma che infonde anche coraggio per superare situazioni particolari. Parlando di bullismo e molestie, Satine ha citato la tecnica del “combattere un bullo con il bullismo” come qualcosa che è tutto fuorché funzionale. Se si viene molestati o ghettizzati, per quanto verrebbe più facile fuggire o attaccare a propria volta, la tecnica migliore è quella di considerare tutti i punti di vista e tutt’al più archiviarlo come uno spiacevole episodio che non deve segnarci.

Poi è stata la volta di TJ Storm, celebre per le performance in motion capture in film come Godzilla e Captain America: Civil War, che ci ha spiazzato con una sua considerazione. Alla domanda “se potessi tornare a un momento qualunque del tuo passato quale sceglieresti e cosa diresti al TJ del passato?” ha dato una risposta secca, inesorabile “Non ci andrei”, spiegandoci che tutte le difficoltà incontrate durante la vita sono esattamente il motivo per cui è riuscito poi a raggiugere così tanti traguardi. Se avesse saputo prima che ce l’avrebbe fatta, probabilmente non sarebbe stato abbastanza determinato e non avrebbe raggiunto quei risultati che oggi lo rendono fiero e soddisfatto. E di strada in effetti ne ha fatta, passando attraverso famiglie adottive, bullismo per il colore della sua pelle, lezioni di arti marziali per correggere la sua goffaggine, anni di breakdance per pagarsi le lezioni di recitazione prima diventare una celebrità ed entrare per ben tre volte nella Martial Arts Masters Hall of fame.

Francesca Gatti con TJ Storm , Satine Phoenix e le rappresentanti di Asterisco Edizioni e Donne, dadi e dati.

Anche per Satine vale quasi lo stesso discorso: “Non importa quale momento sceglierei, mi direi sempre la stessa cosa: Stai andando alla grande! Continua così: ogni scelta, è la scelta giusta.” Non stupisce quindi che la società di produzione da lei creata, Gilding Light, si ispiri proprio al principio del Kintsukuro, l’arte giapponese di dare nuova vita e bellezza alle cose rotte riparando le crepe con l’oro.

E chi l’avrebbe mai detto che da un evento DnD saremmo tornati a casa con così tante riflessioni sulle virtù terapeutiche del gioco di ruolo e con un messaggio di grande speranza. Ma in fondo hanno proprio ragione Satine e TJ, non importa cosa è accaduto in passato, nulla segna per sempre se non glielo si concede, in ogni momento si può scegliere di ricominciare a vivere, reinventarsi e sognare.

09a0d-1vngc8grmwfaawujbbrjkag

La Stanza Profonda — Cosa resta di tutto quel tempo con carta, dadi e matite?

Il libro di Vanni Santoni, candidato allo Strega, parla dei giochi di ruolo come avanguardia culturale e racconta un periodo che oggi sembra assurdo

C’è un rito che amo ripetere ogni volta che torno a Firenze e riesco a passare a casa dei miei. Con una scusa qualunque scendo in cantina o nel garage e mi metto a rovistare tra scatoloni e mobili che prima erano in camera mia. Riprendo in mano i manuali di Cyberpunk 2020, tolgo un po’ di polvere ai giocattoli di Star Wars, guardo come stanno i Master, se c’è dell’umido sulla scatola dell’Atari 2600, indugio con lo sguardo sulle pile di Kaos, Kappa, Venom, Gen 13, Lobo e ogni tanto mi porto via qualcosa.

Lo faccio perché sono un 30qualcosa che si avvicina ai 40 e cerca di rallentare il tempo con la nostalgia? Ci puoi scommettere tua madre! D’altra parte però è anche una sorta di esercizio spirituale. Guardo tutta quella roba e mi domando “Ma cosa resta di tutto questo? Cosa resta dei pomeriggi su Final Fantasy, dei dadi tirati, delle trincee scavate in terrazza dai Cobra, delle mille e più sessioni di Dungeon & Dragons?”.

Cosa sono io? Sono ciò che era o ciò che è?

Questa stessa domanda deve essersela posta anche Vanni Santoni ne La Stanza Profonda, di sicuro se la fa il protagonista del libro, che poi è sempre lui, perché tutto inizia in maniera molto simile: un uomo ormai adulto che torna dov’è cresciuto e fa i conti con tutto ciò che era e con tutto ciò che è.

Ciò che rende diversa l’opera di Santoni dalla gran parte dei libri, soprattutto da tutti gli altri candidati allo Strega, è che il suo “ciò che era” è composto in gran parte da giochi di ruolo, Magic e riferimenti culturali decisamente nerd, presi da un periodo in cui esserlo voleva dire beccarsi una “masa” da quelli più grandi e uno sguardo strano dalle ragazze, non venire pagato per i video su YouTube.

D’altronde l’autore con “Muro di Casse”, dedicato alla mondo dei rave aveva già dimostrato di sapersi muovere bene nel mondo delle controculture.


Ne La Stanza Profonda Santoni ripercorre attraverso salti temporali e memorie la vita di un ragazzo toscano che durante l’estate incrocia il suo cammino con la scatola rossa di Dungeons & Dragons e se ne innamora. Il problema è che, come tutti gli amori estivi, una volta tornati a casa tutto finisce e ci vorranno parecchi anni (e il boom del settore) prima che possa finalmente mettere su un suo gruppo di giocatori, che si ritroveranno almeno una sera a settimana per quasi vent’anni nello scantinato di casa sua. La Stanza Profonda, appunto.

È senza dubbio un libro per iniziati, per gente che un minimo mastica la materia ed è impossibile non provare una fitta al cuore di fronte alla descrizione dei tornei di giochi di ruolo, dell’arrivo di Magic, della spasmodica ricerca di qualcuno con cui giocare, ma senza farsi notare troppo da quelli più grandi. Se poi avete vissuto a Firenze o in provincia l’effetto amarcord diventa straziante, quasi autolesionistico, con riferimenti e luoghi (il mitologico scantinato della libreria Marzocco, in cui trovavi miniature, manuali e fumetti di ogni tipo, prima che si chiamassero graphic novel), che trasformano Vanni in una sorta di fratello maggiore probabilmente incontrato per davvero da Stratagemma mentre spulciavi il Codex dei Blood Angels che non ti potevi permettere.

Ecco, un altro libretto che cerca di far cassa sulla moda del nerdismo e che trasforma gente timida, impacciata, asociale e a volte in sovrappeso in eroi moderni, solleticando l’istinto di rivalsa a lungo sopito in quelli che nessuno invitava alle feste scolastiche” direte voi. E invece per fortuna no, innanzitutto perché La Stanza Profonda è scritto con un linguaggio e una capacità letteraria che la maggior parte degli alfieri dell’orgoglio nerd può solo sognare, ma soprattutto perché non fa sconti a nessuno, neppure al suo pubblico di riferimento.


Se da una parte troviamo vere e proprie dichiarazioni d’amore ai giochi di ruolo e al loro essere uno dei pochi passatempi in cui tutti devono collaborare per la buona riuscita e alla loro capacità di stimolare fantasie ed escapismi, dall’altro rivediamo tutto lo squallore dei personaggi che frequentavano i negozi specializzati e le fiere, tra scarsa igiene, battute che capivano solo loro e incapacità relazionali.

E poi c’è quella consapevolezza che alcuni passatempi vissuti da ragazzi aprono la mente, ma una volta cresciuti diventano solo un modo per chiudersi in una bolla, o in una stanza in cui nulla può toccarti, in cui non sei costretto a crescere, oltre al dubbio che forse tante grandi amicizie si reggessero solo su quelle ore passate tra dadi, carta e penna e che oltre ci fosse ben poco.

Ma al di là delle riflessioni personali, del tema della crescita, del vivere una subcultura vittima di luoghi comuni e di una provincia che cambia, utili per portare il libro oltre gli spazi nei siti specializzati e sul palco dello Strega, ciò che resta de La Stanza Profonda è uno spaccato perfetto di cosa si prova sedendosi a un tavolo con gli amici, lanciando dadi, decidendo strategie, pregando per un critico e stappando una birra. Del momento unico in cui il master inizia a dire “Davanti a voi vedete…” e poi vi chiede, con lo sguardo di chi sa cosa vi aspetta “Cosa fate?”. Parole potentissime, quasi magiche.

Cosa resta dunque di noi dopo tutti quegli anni? Memorie, una certa forma mentis, il senso di non aver sprecato il proprio tempo, che forse avevi ragione e valeva la pena di sopportare chi rideva di te e, nel mio caso, la consapevolezza a posteriori che quel bagaglio di informazioni si è poi rivelato utile.

Leggere La Stanza Profonda può essere un’emozione unica che vi porterà a sentire il libro un po’ vostro o semplicemente un modo per capire come mai quel vostro amico sparisce per una sera a settimana.

Per me è stata la più dolce delle madeleine, sono tornato di fronte a un tavolo al mare su cui passavo i miei pomeriggi, facendo incazzare mia madre che mi voleva in spiaggia e non a fare una scheda personaggio, sono tornato all’esaltazione di tirare un 20 e alla malinconia quando vedi che tempo non ne hai più e mi ha anche ricordato del tizio che mi ha fregato i manuali de Il Richiamo di Cthulhu con la scusa di fare le fotocopie e poi è sparito, quello stronzo.

Come to the dark side, we have cookies. Li usiamo per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi