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Fritz!Box 7430, il router per chi non sa cosa è un router

Semplice e ricco di funzionalità perfette per la casa o per chi gestisce piccole imprese, locali o case su Airbnb

Sapete qual è il modo migliore di testare un prodotto pensato per le reti casalinghe? Darlo in mano a chi di infrastruttura di rete non ne sa assolutamente niente. Sotto questo punto di vista sono senza dubbio la persona perfetta perché ho sempre considerato la configurazione di rete una di quelle attività che superano il confine tra tecnologia e negromanzia.

Per questo motivo quando mi hanno chiesto di testare il Fritz!Box 7430 ero abbastanza restio. In fondo i modem non sono prodotti affascinanti né io sono particolarmente bravo nel gestirli. Tuttavia uno dei pregi principali di questo prodotto è proprio tutta qua: non fa sentire un incapace.

Questa non è una recensione per esperti, ma per chi cerca un prodotto che non li faccia impazzire e per tutti quegli esercizi commerciali abbastanza civili da voler condividere un Wi-Fi con i propri clienti.

Dal punto di vista estetico ammetto che i modem della Fritz! non mi fanno impazzire, per quanto iconici nella loro colorazione sono un discreto pugno nell’occhio in qualunque punto della casa decidiate di metterli. Ma tutto sommato le dimensioni contenute consentono di nasconderlo in maniera abbastanza discreta e la potenza delle antenne vi eviterà perdite di segnale.

Il collegamento è estremamente semplice: se avete una linea adsl con username e password staccate il vostro modem e ci mettete questo. Se invece usate Fastweb il mio consiglio è di collegarlo al loro modem e utilizzarlo come linea aggiuntiva.

In entrambi i casi la procedura è davvero banale. Basta agganciarsi al suo segnale, andare sul sito apposito e inserire la password per trovarsi direttamente sul browser Fritz!Os ovvero il sistema operativo del modem pensato per una configurazione a prova di idiota.

Dal Fritz!Os di controllo potrete impostare il Fritz!Box 7430 secondo le vostre necessità seguendo le indicazioni in italiano. Ci sono un sacco di funzioni utili per chi vuole gestire in maniera efficiente una linea Adsl sia in casa che nel proprio negozio, con particolare attenzione a Internet of Things, gaming online, streaming e un sacco di altri fattori.


Pur avendo una potenza che gli permette di coprire molto bene una casa media, questo router ha qualche ombra, rappresentata dalla mancanza del WiFi a 5 GHz e dalle porte Ethernet limitate a 100 Mbps rispetto al nuovo standard GigaBit. Poco male, ma senza dubbio da migliorare nel lungo periodo.

Dal pannello di controllo possiamo persino creare numerosi profili di accesso a internet e assegnare a ciascuno di essi un relativo consumo della banda, distribuendola magari tra due figli che vogliono guardare Netflix e fraggare su COD contemporaneamente oppure tra clienti e proprietario, affittuario e ospiti.

Potremo impostare di sospendere l’accesso a internet in determinate ore del giorno, creare una password dedicata per eventuali ospiti o clienti che potranno così sfruttare il collegamento senza saturare la banda, decidere che un determinato dispositivo ha la priorità sugli altri quando vogliamo guardare qualcosa in streaming e far valere i nostri diritti di capofamiglia e così via.

Un altro aspetto importante per i genitori più attenti è la possibilità di inserire dei siti in una blacklist, così da limitare ai figli l’accesso a siti web non pensati per loro e in cui casualmente potrebbero incappare.

Grazie alla presa USB del modem potremo collegare inoltre una chiavetta USB o un Hard Disk rendendo così il suo contenuto immediatamente disponibile a tutte le persone connesse e dotate della password di accesso. Un’ottima soluzione per condividere file in famiglia, in piccoli uffici o se siete host Airbnb e volete mettere a disposizione dei vostri clienti piccole guide sulla casa e la città. Volendo è addirittura possibile accedere a queste memorie anche quando non si è connessi alla propria rete casalinga, insomma una soluzione veloce e pratica per crearsi un piccolo cloud personale.

C’è poi tutta la parte legata al Voip che permetterà di utilizzare la Fritz!Box come centralina per un massimo di sei telefoni Cordless, non soltanto gli appositi Fritz!FON ma anche, tramite app, il vostro smartphone.

L’app è un’altra piccola chicca, visto che permette di gestire quasi tutte le attività del router, monitorarlo, visualizzare le chiamate perse, la potenza del segnale e così via, senza dover nemmeno accendere il PC.

Presenti anche le funzionalità di segreteria telefonica e FAX, che è una di quelle cose che non usa nessuno… finché non vi servono.

Se nonostante le nostre rassicurazioni pensate pensate che sia complesso nessun problem; il sito di supporto è pieno di guide semplicissime, l’interfaccia e le istruzioni sono sempre molto chiare.

Dunque, nonostante alcuni nei, pollicione in su per questo Fritz!Box 7430, senza dubbio il router perfetto per chi non vuole stress. Se poi lo renderanno anche più bello esteticamente sarà tutto di guadagnato.

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Masters of the Universe: ricordi e curiosità

A me il potere della nostalgia!

Lo dico io prima che vi venga voglia di fare i brillanti: rivedere ora su Netflix i cartoni animati di He-Man è una di quelle cose che non bisognerebbe mai fare. Sono fatti male (fondamentalmente la maggior parte delle animazioni sono copiate e incollate in giro per risparmiare tempo), senza ritmo e con storie spesso assurde e ridicole. La nostalgia sta bene dove sta, lontana, dove non la puoi raggiungere ma solo pensare. Molto meglio comprarsi il GeekBook The art of He-Man and the Masters of the universe a quel punto.Eppure ieri sera mi sono seduto per terra, ho acceso la televisione e già dal jingle del logo Filmation ho avvertito un formicolio dietro la schiena, un brivido piacevole che è diventato così forte durante la sigla da farmi rizzare i capelli sulla nuca. Se non fossi un uomo razionale avrei detto che in quel momento un filo invisibile mi aveva connesso col bambino che periodicamente rompeva le palle ai genitori per comprare l’ennesimo giocattolo fatto con pezzi riciclati di altri giocattoli ma col colore differente.La storia di He-Man nasce da una grandissima rosicata. Mattel aveva da poco detto di no ai giocattoli di un film che sembrava promettente, ma non così tanto: Star Wars. Dunque, mentre la Kenner rideva accendendosi i sigari con le banconote, i dirigenti Mattel decisero che inseguire i miti poteva essere rischioso e costoso, meglio crearli.He-Man risponde alla domanda: cosa amano i bambini? Vogliono essere potenti, vogliono giocattoli belli, colorati e resistenti, vogliono sentirsi forti e poter sconfiggere il male, vogliono i mostri, vogliono l’epicità. Mattel decise quindi di prendere un frullatore, metterci dentro Conan, Frazetta, Tarzan, Star Wars, Principe Valiant, Flash Gordon e servire il risultato accompagnandolo con illustrazioni bellissime e una serie TV.

Alla faccia dell’originalità a tutti i costi

Il risultato è una fiaba moderna che mescola fantasy, robotica, draghi e mezzi fantascientifici, in cui il laser e la spada hanno la stessa dignità. I Masters non solo ci racconta che i draghi esistono, ma che si muovono in modo molto strano e che puoi usarli per combattere un tizio muscolosissimo con la faccia da scheletro.

A proposito di Skeletor (stranamente il mio preferito, insieme a King Hiss, un personaggio fatto di serpenti), originariamente non doveva essere lui il cattivo, ma un tizio chiamato Demo-Man, non perché demoliva le cose, ma perché era un demone. L’aspetto era completamente diverso, una specie di orco verde con la barba armato di scimitarra. Skeletor tuttavia era già stato pensato da Mark Taylor, creatore di He-Man, ispirandosi ai teschi del giorno dei morti messicano. In seguito scopriremo che è lo zio di He-Man e che non è salito al potere per colpa del colore della sua pelle, forse Eternia è nel profondo sud degli Stati Uniti. BeastMan invece sembrava uno zio di Chewbacca che aveva seguito troppi gruppi rock negli anni ’70 ed era finito in un brutto giro di droga.


Ma anche He-Man in principio era tutta un’altra cosa. Il progetto originale nacque dalla matita di Taylor qualche anno prima col nome di Torak e si concretizzò poi nella figura di un guerriero fantasy quando Mattel iniziò a lavorare al progetto. Originariamente si chiamava Vikon, non era biondo, ma coi capelli scuri, un elmo cornuto, molto più simile a Conan e armato solo di ascia. La versione iniziale prevedeva addirittura tre diversi prototipi: uno più fantasy, uno che sembrava un carrarmato con le gambe e una specie di viaggiatore del futuro uscito da un film turco di fantascienza; chissà come mai vinse il tizio fantasy. Un’altra variante poi scartata si chiamava He-Ro ed aveva un’armatura decisamente più elaborata.

Il personaggio è stato poi realizzato recentemente, insieme a Demo-Man, in edizione da collezione. Nel suo primo anno di vita He-Man non è una sorta di Superman fantasy con un alter-ego codardo, ma una specie di uomo delle caverne che si erge sopra i suoi pari grazie alla scoperta delle armi magiche (Dio santo quanto volevo quella spada da piccolo, mai avuta, faceva troppo casino) e difende il castello di Greyskull. Solo in seguito la sua backstory lo vedrà come il figlio mezzo umano di una donna astronauta e del re di Eternia che conosciamo nei cartoni animati.

Il Principe Adam all’inizio sembrava un moschettiere fuori posto

Tutto ciò che resta di Vikon, l’elmo cornuto, lo troviamo in un dettaglio del castello.

Dopo la prima serie i Masters diventarono tantissimi, quasi tutti con gambe ipermuscolose, così da poter riciclare i pezzi. Alcuni erano bellissimi, tipo quello con la ventosa sulla faccia, Mossman, l’uomo fatto di muschio profumato, Mosquitor, o Modulok, creatura modulare che poteva essere riassemblata a piacimento. Poi c’erano quelli fatti palesemente solo per far cassa, tipo il Principe Adam o il clone blu di He-Man. Infine c’era Stinkor, l’unico mai comparso in TV perché la Filmation proprio non se la sentiva di disegnare un personaggio che aveva come arma la puzza (il giocattolo puzzava davvero, nella plastica avevano messo un’essenza di patchouli).

E poi c’erano i mezzi, assurdi, barocchi, spettacolari, dall’autosqualo, al ragno gigante, dallo scheletro di dinosauro da trasporto all’idea geniale di mettersi dei trampoli per combattere. Avere il Castello di Greyskull ti faceva immediatamente scalare la classifica dei bambini più popolari e sarei curioso di sapere quanti tappeti sono stati rovinati dalla trappola di slime.

Autosqualo dell’autore, che da piccolo evidentemente giocava senza rompere le cose

L’importanza dei Masters sta nel loro modello di creazione di un mondo e soprattutto creazione di un business. Thundercats, G.I. Joe, Rock Lord, Crystal Warriors, Sectaurs, Transformers e gli altri non fecero altro che mettersi in scia. Furono il template per la maggior parte dei giocattoli dell’epoca che ne ricalcarono le figure principali, eroi, eroine, spalle comiche, animali, cattivi e tirapiedi, ma soprattutto l’idea di creare cartoni animati che fossero di fatto dei lunghissimi spot con una morale banale e prodotti riciclando animazioni già viste.

Talmente riciclate che Orko si sarebbe dovuto chiamare Gorpo, ma usando una O sul petto al posto della G potevano sfruttare i suoi movimenti in maniera speculare. Visto ora è uno spettacolo abbastanza difficile da mandare giù, però all’epoca fu una palestra per un sacco di gente che poi continuò a lavorare nel mondo dell’animazione.

Disegnatori del cartone che posano con i culturisti usati come riferimento

Tutto nacque da un meeting tra Mattel e Toys’ R’Us in cui il distributore di giocattoli affermò di non essere troppo impressionato dai fumetti che avrebbero dovuto far conoscere al pubblico i Masters perché “i bambini non leggono”. I dirigenti Mattel allora risposero che avevano già previsto una serie di cartoni animati, ma in realtà se l’erano inventato sul momento.

Al suo apice la serie era vista ogni giorno da nove milioni di bambini americani, niente male considerando che inizialmente nessuno voleva mandarla in onda, costringendo Filmation a distribuirla in regime di syndacation, ovvero prendendo accordi diretti con le emittenti locali. La stessa cosa successe in Italia, in cui il cartone animato andò in onda su Super 3, Italia 7 e poi Rete 4.

Il cartone dei Masters rappresentò all’epoca uno dei primi linguaggi comuni per una generazione di ragazzini avidissimi di stimoli, bombardati di pubblicità e figli della neonata società dei consumi. Altri giocattoli erano arrivati prima, altri arrivarono dopo, ma nessuno ebbe probabilmente lo stesso impatto di He-Man. La cosa buffa è che nelle sue avventure He-Man non colpisce nessuno. La spada è usata solo per distruggere oggetti e i nemici al massimo li lancia. Se invece ci sono dei robot via con l’ultraviolenza.

Si racconta che quando una TV texana smise di mandare in onda il cartone nel 1985 i ragazzini della zona subissarono l’emittente di lamentele e la costrinsero a tornare sui suoi passi. Per ingraziarsi i piccoli fan l’emittente chiamò addirittura un figurante ufficiale vestito da He-Man, che scappò via quando 8000 bambini cercarono di farsi una foto con lui.

Ci furono poi i fumetti, soprattutto quelli DC, che col tempo diventarono una roba a sé, più tosta e matura del cartone e mostrarono come il mondo di Eternia potesse essere un ottimo terreno di coltura per racconti epici e bizzarri.

Ci fu lo spin-off di She-Ra, ma lo guardavano solo le bambine che a scuola picchiavano come i maschi e i maschi che picchiavano come le bambine (o quelli più curiosi), ci fu… beh ci fu il film, ma quello preferirei ignorarlo.

Nonostante i vari tentativi per far ripartire il marchio negli anni successivi, l’onda lunga dei Masters cominciò a ritirarsi nel 1987 sotto i colpi di una concorrenza sempre più agguerrita e in seguito al mutato gusto del pubblico. Tuttavia, pur senza mai tornare veramente, nel complesso fece incassare a Mattel circa due miliardi di dollari.

Non male per un principino biondo e muscoloso che negli anni a seguire, complice la moda di un recupero ironico e dissacrante, diventò a tutti gli effetti una delle prime icone gay e, ovviamente, un meme, come spetta a chi ha saputo incidere il proprio nome nelle sinapsi di un’intera generazione usando una spada magica.

Natale con N3rdcore

La lista di regali per chi ha già tutto


La lista è in aggiornamento costante, se vuoi segnalare qualcosa manda una mail a lorenzo@n3rdcore.it, lascia un messaggio sulla pagina Facebook o scrivimi in ogni altro modo possibile.

Cosa gli regalo? Ha già tutto!”, “Oddio mia figlia mi ha chiesto un computer, ma non le piacevano le Barbie?”. E poi parenti disperati che vagano per centri commerciali chiedendo di oggetti misteriosi come la “PerBoPer” (ovvero l’XBOX, fidatevi, è successo davvero in un negozio sardo) o “CalofDauti” e quelli rassegnati che alla fine ripiegano sulla sciarpa, il cappello di lana o, orrore, un regalo utile.

Ma non temete amici, se qualcuno intorno a voi non sa cosa regalarvi per Natale o se voi stessi siete alla ricerca del regalo perfetto ci siamo qua noi. Ecco una lista di feticci nerd nei quali investire i vostri sudati risparmi di un anno, che le Spese Futili siano con voi!

Pensieri fantastici e dove trovarli (1–50€)

Volete seminare il terrore al rifugio sciistico? Perfetto, abbiamo questo passamontagna in lana con sopra un Facehugger che vi permetterà di prendere uno zabaione caldo senza fare la fila, perché saranno scappati tutti.

Per chiunque voglia far capire che legge i libri giusti, ecco una maglietta con la copertina della prima edizione de La Colazione dei Campioni” di Vonnegut.

Per il fan di Guerre Stellari che ha già tutto: il libro con lo storyboard della vecchia trilogia.




Ancora libri, stavolta Art of Atari, ovvero le bellissime copertine di questa vecchia console, assolutamente da non perdere. Ne avevamo già parlato qua.

Dentro di voi c’è un bambino e quel bambino ha visto I Goonies, dategli una di queste action figure old style della ReAction di Chunk, Data o Sloth e nessuno si farà male. (Ci sono anche quelle di Alien)

Sono belli, rendono la vostra libreria molto più figa ed evocano una meravigliosa carrellata di ricordi. Si chiamano Bitmap Books e dovreste almeno comprarvi quello dedicato all’Amiga.




La tazza della Lego è sempre un buon modo per iniziare la giornata, Everything is Awesome! Scherzi a parte, la vera tazza per intenditori è QUESTA.

Noi nerd adoriamo ricevere le cose e adoriamo le sorprese. Se non sapete cosa regalare, donate un abbonamento a The Fun Box, ovvero un ricco bottino di gadget che cambiano secondo un tema deciso mese dopo mese.

Parlando di Lego, avete Lego Dimensions? Ottimo, comprate il set dei Gremlins. Ancora non lo avete? Fate bingo e comprateli entrambi!




Il Fantasy ‘80/’90 è stato uno dei momenti più belli e parrucconi degli ultimi 30 anni, potremmo scegliere tante cose, ma preferiamo buttarci su questa edizione speciale di Labyrinth.

Se cercate la chicca giusta per quel vostro amico cinefilo che se la crede tantissimo, regalategli un piccolo soprammobile ispirato a Essi Vivono. Se non sa cosa è picchiatelo forte, se lo conosce vi sarà eterno debitore.

Tetris è il gioco più bello del mondo, ma la sua storia è stata un incastro di quelli in cui ti rimane uno spazio vuoto nel mezzo e rischi sempre di vedere il Game Over. In “Tetris, Incastri Internazionali” questa storia è raccontata con tutto l’amore che si può avere per i videogiochi.




Coltivate la passione di vostra figlia o della fidanzata per la scienza e il nerdismo. Non lasciate questo campo solo agli uomini che tanto pensano solo a tecnologie più veloci per vedere i porno. Ispiratela con “Le tue antenate

Un vostro amico ascolta solo vinili per darsi un tono? Regalategli queste colonne sonore di vecchi videogiochi rimasterizzate in LP coloratisi e bellissimi.

Siete andati sotto con Westworld? Ottimo allora sapete già di non poter resistere a questa maglietta della Delos, dovete comprarla, è nella vostra programmazione.




Usa la carta di credito Luke (51–100 €)

La tua ragazza legge fumetti dalla mattina alla sera e ogni volta che vede un personaggio femminile che fa la damigella in pericolo si incazza come una biscia? La borsa di Captain Marvel è quello che ci vuole per scatenare la sua potenza.

Difficile scegliere un libro della Read Only Memory che non sia da comprare subito. Per i retrogamer duri e puri consigliamo assolutamente quello dedicato ai Bitmap Brothers, quello su Sensible Software e quello sul Sega Megadrive.

Cercate un maglione da indossare nelle occasioni speciali? Perché non quello ispirato a Nightmare? Metterà a disagio i vostri ospiti in men che non si dica!




Zombicide è tutt’ora uno dei giochi da tavolo più belli e divertenti di sempre. Peccato che si rischi ogni volta di fare le cinque di mattina. Se il gioco lo avete già potete sempre farvi regalare una delle molte espansioni.

Ti è piaciuto Stranger Things? Non negarlo, sappiamo che è così, dunque comprati le sue mitiche lucine di Natale!

Non pensiamo di dover dare grosse spiegazioni sul perché è assolutamente fondamentale parcheggiare una Delorean con tanto di luci e suoni sulla vostra mensola migliore.




Verso l’infinito e oltre (Sopra 100 €)

Se ancora vi rode di quando non vi hanno comprato la pista con le macchinine da piccoli è il momento di rimediare con questa incredibile pista “Race of Victory” della Carrera. Auto graaaaandissime, con tanto di fari, sorpassi, pit stop, consumo gomme, derapate e la vostra compagna che vi sbatte fuori di casa!

Una Regina Aliena è ciò che vi serve davvero per trasformare il vostro salotto in qualcosa di degno di essere vissuto. Fidatevi, io ne ho una.

Esistono molte cose belle della Lego, ma la caserma di Ghostbuster rimane uno dei set più belli e costosi al momento. Se vi guardano male potete sempre dire che è un investimento che frutta più dell’oro (ed è vero).




Judge Dredd ha un’arroganza fuori dal comune, capita quando sei la legge incarnata, ecco perché questa bellissima action figure con tanto di moto secondo noi merita l’attenzione di chi adora il genere.

Bello, pesante, senza fili e decisamente ben fatto. Con un fisico così un mouse così può accompagnare solo. Quel mouse è lo Spatha

Se ti prude la voglia di retrogaming e hai un sacco di cartucce del NES, SuperNes, Mega Drive e Game Boy potresti volere una console che le fa funzionare tutte in un posto solo: il Retron!




E se quella voglia ancora non è sazia, sappiate che HomeCade è forse il modo migliore per placarla, ed è anche un’idea tutta italiana per avere in casa qualcosa di simile a un cabinato ma senza impazzire con configurazioni, ingombri eccetera.

Avete velleità da YouTuber o videomaker ma non sopportate l’idea di portarvi dietro attrezzature pesanti? La Canon Gx7 MarkII è una macchina fotografica compatta che vi permetterà di cavarvela in ogni situazione.

La fissa coi robottoni dei cartoni animati non passa mai, MAI, ecco perché la linea superlusso con Mazinga, Jeeg e Ufo Robot sembra una figata degna di prosciugarvi il portafoglio.




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Dallo scatolone in cantina: i Rock Lords

Ho veramente speso lo stipendio di mio padre per questi?


Ci sono giocattoli che non devi neanche neppure sforzarti di ricordare, sono lì, sul primo scaffale della memoria, i Masters, i Lego, i Transformers, i G.I. Joe, i Playmobil, tutta la roba di Guerre Stellari. Poi c’è una seconda categoria, quelli che quando li rivedi dici “oddio me lo ricordo!”, che ti piacevano tanto, ma che per qualche assurda ragione non sono mai stati consacrati dalla storia come icone immortali, parlo di Captain Planet, dei Real Ghost Busters, dei Dino Riders, di M.A.S.K. Poi beh, poi c’è quella roba che quando torna in mente ti fa solo dire “Ho realmente speso i soldi dello stipendio di mio padre per questo?”.

Insomma, roba tipo i Rock Lords.

WOW ROCCE!

Mentre cercate di farli affiorare dalla memoria, vi do qualche cenno. Tutto nasce con i GoBots, che stanno ai Transformers come Don Matteo sta a The Wire. Sono dei robot trasformabili abbastanza tristi, goffi e mal progettati, creati in Giappone da quella che sarebbe poi diventata la Bandai, importati e adattati al resto del mondo dalla Tonka. Erano così brutti che quando si trasformavano sembrano fondamentalmente dei veicoli che avevano subito un incidente, non degli umanoidi. Tra i più memorabili abbiamo Clutch, il primo robot obeso della storia, Wrong Way, l’unico robot che non può alzare le mani perché ha un’enorme elica posizionata all’altezza dell’ombelico.

Wrong Way, wrong tutto

Eppure, nonostante la loro inadeguatezza, ebbero relativo successo, con tanto di serie TV e videogiochi, perché la Tonka si affrettò a esportarli in tutto il mondo per arrivare prima dei Transformers e rubargli la scena, ma fu come cercare di mantenere civile una discussione su Facebook. All’inizio degli anni ’90 Hasbro si comprò il marchio, utilizzò qualche nome e qualche riferimento all’interno dei Transformers , anche se gli stampi dei modelli rimasero al produttore giapponese, probabilmente seguiti da una formale richiesta di distruzione.

Non contenti di aver fatto conoscere al mondo i GoBots, i dirigenti della Tonka si chiesero: “Cosa amano i bambini dopo i robot che diventano veicoli?”, la risposta fu “Robot che diventano sassi!!”.

Quelli che all’epoca passarono vicino alla sala riunioni ridono ancora.

I Rock Lords sono dunque uno spin-off dei GoBots, una realtà parallela in cui alcune rocce di vario tipo sono in realtà dei robot senzienti. Ovviamente anche qua abbiamo buoni e cattivi, abbiamo il capo, il nerd con le invenzioni, quello grosso, quello subdolo, la voglia di conquista del pianeta e così via. I Rock Lords sono in forma di robot passano dal bruttino al decente, ma quando si trasformano in rocce tutto ciò che hai di fronte non è altro che una palla di plastica che, quando ti va bene, non assomiglia a quello che lasci in bagno dopo una serata di cibo indiano.


Visto che l’originalità è per i deboli anche i Rock Lords avevano una linea di animali e dinosauri simili a Dinobot, chiamati Rockasaurs, ma dato che un tirannosauro avrebbe avuto troppo carisma furono prodotti solo i modelli dello pterodattilo e un triceratopo con un corno solo e la tristezza negli occhi.

Uccidetemi

Poi c’erano questi cosi, che non ho ben capito se fossero pensati per capire quale maschietto avesse già scelto un’altra strada o per attirare le bambine nel mondo dei giocattoli per maschi scopiazzati. Si chiamano Narlie e non me li ricordo assolutamente, probabilmente il mio cervello li ha chiusi a chiave insieme alle nozioni di matematica.


Tra l’altro, sono quasi certo che nel mondo dei Rock Lords scorresse potente una sorta di ingiustizia classista, un mondo fatto di caste sociali invalicabili, perché non venitemi a dire che il robot fatto di pietra serena veniva trattato come quello dorato o quello che era fondamentalmente un diamante senziente, tanto non ci crede nessuno.

Particolarmente curiose erano le abilità di combattimento di alcuni Rock Lords i cui scontri, come nella migliore tradizione dei cartoni per ragazzi, finivano con centinaia di colpi sparati e nessun ferito. In particolare, ci tengo a segnalarvi Slimestone, fatto interamente di argento, il cui colpo segreto è “divertirsi nell’usare la sua slimegun per macchiare i nemici con della roba puzzolente e cattiva che è assolutamente impossibile da togliere!”. Sicuramente la mancanza di colf sul pianeta rendeva il lavaggio un procedimento complesso , peccato che il numero di casalinghe della zona in grado di preoccuparsi per qualche patacca disgustosa fosse tremendamente vicina allo zero, ma poi volete dirmi che dei robot pietra hanno l’olfatto? Dai.

Chissà come mai i Rock Lords non ebbero grandissimo successo, un mistero che tutt’ora attanaglia gli ex dirigenti Tonka. Un fallimento che purtroppo bloccò sul nascere un’altra grande proposta commerciale: robot che si trasformano in vestiti usati.


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Tutto ciò che non sapevo sui G.I.Joe

Il loro segreto? Erano giocattoli con un background

I G.I. Joe ebbero un successo incredibile per una serie di motivi molto semplici: erano fatti bene, erano tanti, snodati, avevano un sacco di mezzi assurdi e grazie alle loro dimensioni erano estremamente versatili. Andavano bene sia per la guerra che per un presepe diverso dal solito. Certo c’era però il problema delle armi, quei maledetti mitra di plastica avevano un coefficiente di smarrimento pari a un mazzo di chiavi a un rave, ma i G.I. Joe restavano comunque fighi.

Forse non tutti sanno che il termine “Action Figure”, che oggi usiamo per definire i personaggi snodabili con cui riempiamo le nostre mensole, fu coniato proprio per i G.I. Joe. Questo storico giocattolo nacque infatti negli anni ’60 per replicare al maschile il successo delle Barbie, ma, dopo un lungo brainstorming, Hasbro ritenne che “bambola per maschi” o “Barbie con la barba” forse non erano un granché come definizioni.

E probabilmente ancora meno persone sanno che i G.I. Joe devono molto a Guerre Stellari. Fino al 1982 infatti erano grandi più o meno come Big Jim, con tanto di vestiti intercambiabili. Solo dopo la crisi petrolifera del ’78 l’azienda pensò che fosse opportuno produrre giocattoli che non costassero quanto un pneumatico da Formula Uno e così li ridimensionarono ed eliminarono anche i vestiti intercambiabili. L’idea fu ispirata dai pupazzi di Star Wars che la Kenner aveva messo sul mercato nel ’77 e che oggi valgono come un motorino.

Ma anche se piccoli e senza guardaroba, i G.I. Joe erano fighi perché avevano un background. Quando un bambino si chiedeva “Come mai questo tizio sembra un pompiere?”, “Perché questo ha la benda sull’occhio?”, “Perché lui ha la faccia completamente di metallo?” la risposta si trovava quasi sempre sul retro della confezione. Non so come fossero le versioni originali, ma nelle schede italiane si nascondevano perle di puro non sense.

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Insomma ma come si fa a chiamare un soldato come un musical con Kevin Bacon?

La mente folle che si è inventata nomi e storie dei primi G.I. Joe si chiama Larry Hama, un collaboratore Marvel reduce del vietnam di origini giapponesi, che attinse allo slang miliare che gli era rimasto in testa dal conflitto e che probabilmente popolava i suoi incubi post traumatici. Esatto amici, probabilmente abbiamo giocato per anni con personaggi che portavano il nome di soldati morti a Da Nang.

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Ovviamente, come spesso succede, i personaggi più affascinanti erano i cattivi, perché alla fine i buoni erano varie declinazioni dei corpi speciali, mentre tra le fila dei Cobra avevamo scienziati pazzi, personaggi mascherati e un supersoldato clonato col DNA di Attila, Napoleone, Cesare e Annibale vestito come un serpente, non c’era partita. I loro mezzi erano affascinanti, anche se nella maggior parte dei casi erano più pericolosi per chi li guidava che per chi li affrontava. Vedi alla voce elicotteri monoposto senza parabrezza o missili pronti al lancio pericolosamente vicini alla testa.

Per spingere i giocattoli fu creato anche un fumetto, sceneggiato dalla Marvel, che offriva momenti spettacolari, come”Interludio Silenzioso” in cui Snake Eyes libera Scarlet da Castel Cobra senza che vi sia una sola riga di dialogo in tutta la storia.

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Niente a che vedere con il generale imbarazzo della serie TV, un misto di messaggi educativi per bambini, macchiette ridicole e scontri in stile A-Team, cioè dove ogni sparatoria al massimo faceva registrare un paio di feriti e una caviglia slogata fuggendo.


Poi vabbeh, abbiamo avuto due film in epoca moderna, quando hanno cercato di resuscitare il marchio usando il defibrillatore e puntando all’effetto nostalgia. Il risultato sono stati due film così fracassoni e ridicoli da far sembrare quelli sui Transformers una prima della Scala.

Col tempo i G.I. Joe diventarono sempre di più e il bisogno di creare nuovi personaggi portò Hasbro verso idee un po’ meno sensate, tipo Captain Grid Iron (non ricordo assolutamente come si chiamava in italiano).

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Il punto massimo della sua esistenza era l’esser stato un buon giocatore di football al college e faceva in modo di ricordarlo a tutti, persino con le granate a forma di pallone. Un po’ come arruolare nei corpi speciali qualcuno solo perché ha fatto le giovanili nel Milan per vederlo lanciare palloni esplosivi. La sua specialità era il combattimento corpo a corpo, peccato che l’esercito di Cobra che G.I Joe traboccasse di ninja decisamente addestrati. Si è rivelato utile solo in un momento: quando nella più grottesca puntata del cartone animato i due schieramenti hanno deciso di risolvere un conflitto con una partita di football americano.

Ma perché Altitude? Il cui punto di forza era essere un illustratore con l’hobby del paracadutismo che disegnava le mappe durante i lanci, reso obsoleto dai satelliti e dal primo che appiccicò una macchina fotografica sotto un aereo? O Banzai, il ninja specializzato in omicidi durante il Gay Pride.

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Parlando di ninja, sicuramente conoscete Snake Eyes, il fighissimo ninja muto che aiutava i buoni e finiva regolarmente per scontrarsi con la sua nemesi, il ninja bianco Storm Shadow. Quello che forse non sapete è che l’aspetto da ninja tenebroso non è frutto di un’accurata scelta di design ma il risultato dei braccini corti di Hasbro che cercò di risparmiare creando un personaggio di plastica nera che non doveva minimamente essere pitturato e non aveva neppure la faccia.


Dopo questo colpo di genio chiamarono Larry Hama, gli dissero di inventarsi qualcosa per giustificare questa mezza truffa e così nacque uno dei personaggi più amati dai bambini degli anni ’80.

Inizialmente neanche si chiamava in quel modo, ma semplicemente “Commando”.

In effetti a guardarlo ora sembra un personaggio progettato il venerdì alle 17.50 mentre i colleghi son già a fare l’aperitivo e ti rendi conto che la paga non è così buona. Snake Eyes non è un giocattolo è la dimostrazione che con una buona storia puoi vendere qualunque cosa, anche un pezzo di plastica nera senza faccia.

Bene adesso sapete molte più cose di prima sui G.I. Joe e ricordate: La conoscenza è metà della battaglia!

Geek Fashion: le Vans a tema Nintendo

Vans e Nintendo hanno creato delle scarpe che 20 anni fa vi avrebbero subito etichettato come nerd e portato all’attenzione del bullo della scuola per tutti e cinque gli anni del liceo, ma che oggi invece vi lanciano dritti nell’olimpo di quelli che ne capiscono di moda.

Ah che belli i tempi che cambiano. D’altronde i nerd hanno vinto, no?

Un paio di anni fa Vans collaborò con Star Wars dando vita a una collezione di scarpe ispirate alla saga di Lucas. Alcune erano oggettivamente carine (e quindi anche presto introvabili), altre andavano indossate solo se accompagnate da una buona dose di coraggio o daltonismo, ad ogni modo il nerdismo scorreva potente in loro.

Ebbene visto il successo di quell’esperimento, Vans ci riprova con una linea dedicata ai miti della Grande N, Mario, Luigi, Zelda, Duck Hunt e al controller più famoso del mondo. Ok, anche in questo caso si tratta di modelli dalla grande personalità e fuori dagli schemi, ma bisogna ammettere che fanno la loro porca figura.

Purtroppo non si sa ancora quando saranno disponibili in Italia, ma nella peggiore delle ipotesi potremo sempre comprarle su internet no?

Il gadget del lun3rdì: la lampada Genkidama — il primo colpo social della storia

Il momento della sfera Genkidama è probabilmente uno dei più epici di tutta la saga di Dragon Ball, secondo solo forse alla trasformazione in Super Saiyan di Goku, causata dalla morte di Crilin.

Se anche tu all’epoca avresti volentieri alzato le mani per sconfiggere Freezer, Makin Bu o Vegeta, sappi che oggi puoi rivivere quel magico momento con una lampada fatta a mano, che impreziosirà il tuo comodino o la tua scrivania, segnalando a ogni eventuale ospite che non è il caso di farti arrabbiare se non vuole farti diventare biondo.

L’unico problema è che per accendere questa lampada ci vogliono almeno tre o quattro puntate e tutti gli inquilini devono alzare le mani verso il cielo. Tra l’altro lo stesso produttore ha nel catalogo una versione dedicata alla Kamehameha e la variante per femminucce con Sailor Moon.

Che poi questa lampada altro non è che la vile unione di una action figure, un bulbo e un support ad hoc, il suo vero pregio è che mi ha regalato un’intuizione sulla vera natura di questo epico colpo.

La vera figaggine della sfera Genkidama non sta tanto nel fatto di scagliare un’enorme palla di energia contro l’avversario, questo è più o meno il filo conduttore di tutto il fumetto/anime, insieme alla ricerca delle sfere, al fatto che c’è sempre un personaggio più forte e che alla fine Goku troverà comunque il modo di batterlo, comportandosi inizialmente come un coglione, per poi fare il serio alla fine, dopo la morte di qualcuno. Ol punto focale è che questo è il primo colpo di Dragon Ball ad anticipare le dinamiche dei social.

Prima di chiamare un dottore che mi prescriva degli antipsicotici pensateci bene: per funzionare la sfera ha bisogno di un personaggio forte che la crei, diciamo un influencer, ma per sviluppare il proprio potere necessita anche di molte persone che credano in lui e condividano la sua stessa filosofia.

Quando Goku chiede l’aiuto dei terrestri è come se dicesse “Se ti piace, condividi, massima diffusione!” e ogni terrestre che alza la mano per donargli la sua energia è come se mettere un like o pubblicasse il post sulla sua bacheca. Senza milione di persone che pensano veramente di poter aiutare un alieno coi capelli buffi alzando la mano la Genkidama sarebbe solo un peto luminoso.

Insomma, prima dei complottari, prima dei blogger, prima di Casaleggio e prima di Facchinetti c’era Goku. Solo che Goku salva il mondo, le bufale no.

Il gadget del Lun3rdì: Il Boccale dell’Infinito

Sapete cosa potrebbe realmente migliorare il lunedì mattina? La capacità di controllare tempo, spazio, anima, mente realtà e potere, quello e un caffè decente. Se vi siete accostati all’universo Marvel solo perché vi hanno trascinato al cinema forse non avete dimestichezza con le Gemme del Infinito e il relativo Guanto, diciamo solo che hanno a che fare con Thanos, quel tizio strano che il vostro amico vi ha costretto a vedere in una scena dopo i titoli di coda, magari vi siete pure chiesti chi diamine fosse mentre guardavate i Guardiani della Galassia, tranquilli prossimamente lo conoscerete meglio.

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Per tutti gli altri non c’è molto da dire, se non che l’arroganza di questa tazza è pareggiata solo dal suo incredibile livello di kitsch. Un oggetto concepito per violare le regole della fisica e trovarsi contemporaneamente nell’elenco delle cose che vorremmo comprare a tutti i costi… e di quelle che non regaleremmo neppure a quel nostro amico su Facebook che condivide bufale 24 ore al giorno.

Se vi tenta sappiate che il prezzo per sentirsi titani ogni mattina e di soli 15 dollari e 99, più le spese di spedizione, più la consapevolezza che il mondo probabilmente vi disprezzerà e nessuno vorrà più fare colazione con voi.