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Episodio Vii

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Il Cristianesimo è Star Wars senza spade laser

Qualche giorno fa stavo discutendo amabilmente su internet di Star Wars, per capire se un determinato evento inserito in un fumetto ne faceva effettivamente parte o rientrava nel cosiddetto “expanded universe” che Disney ha recentemente archiviato, anzi no, trasformato in “leggende” da cui attingere in caso di bisogno.

Ad un certo punto della conversazione mi sono fermato e ho realizzato qualcosa che potrebbe sembrare banale a un osservatore esterno, ma che per un trentenne in attesa de Il Risveglio della Forza ha la stessa dirompente potenza di un’epifania joyciana: stavo dibattendo, in modo anche abbastanza acceso, su una cosa forse successa in un universo di fantasia, basandomi sulla dottrina impartita da chi quell’universo lo gestisce sia nell’aspetto economico che comunicativo.

In poche parole stavo avendo il mio personalissimo Consiglio di Nicea su Star Wars.

Semplificando molto, le religioni funzionano attraverso tre canali principali: parole, riti e iconografia. Se ad esempio prendiamo il cristianesimo abbiamo il Vangelo, la Messa e la croce, elementi che vengono ripetuti e condivisi da migliaia di anni per creare un’identità e che permettono alle persone di sentirsi parte di qualcosa ma anche di mostrare a tutti il proprio credo e la fede di appartenenza.

Ma i tempi sono cambiati e al giorno d’oggi probabilmente è molto più facile trovare qualcuno che indossi una maglietta di Guerre Stellari che un crocifisso, o che citi un passo del Signore degli Anelli piuttosto che una scrittura del Vecchio Testamento. Il fatto che certe passioni una volta considerate “nerd” siano adesso non solo (quasi) socialmente accettate, ma condivise e ostentate con orgoglio ne ha aumentato esponenzialmente la diffusione e le ha trasformate da culti segreti a religioni globali.

Insomma, da alcuni punti di vista è un po’ come se avessero affrontato lo stesso percorso del Cristianesimo: inizialmente sono state osteggiate, i suoi adepti sono stati perseguitati (ok certamente una presa in giro a scuola non è come la lapidazione), ma una volta uscito dalle catacombe il culto si è diffuso a macchia d’olio.

Uso il termine “culto” senza alcuna enfasi né presa in giro, perché esattamente di questo parliamo. Le grandi saghe della cultura popolare moderna hanno assunto col tempo le connotazioni e la forza di un vero e proprio credo religioso, tanto da essere, in alcuni casi, persino riconosciuti dallo Stato. Con Guerre Stellari questo è stato particolarmente facile, visto che i Cavalieri Jedi sono un ordine religioso fondamentalmente monoteista, basato sulla Forza, un’entità astratta che governa l’universo e garantisce a qualcuno poteri speciali.

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Nel 2011 in un censimento svolto in Inghilterra e Galles, 176.632 persone hanno scritto “Jedi” sotto la voce “Religion”. Ovviamente nella maggior parte dei casi si trattava di uno scherzo, un po’ come inserire “Dothraki” tra le proprie conoscenze linguistiche, ma sotto sotto c’è un fondo di verità. Del resto la continua ripetizione di frasi, gesti e riti (ovvero film) ha portato molte persone a ritenere che, forse, vivere secondo i dettami di Obi Wane Yoda non è così sbagliato.

Il Jedismo è infatti un credo con adepti in tutto il mondo che cercano di applicare i principi dei cavalieri jedi alla loro vita, mescolando nozioni di buddismo, taoismo, cattolicesimo e bushido. Nel Regno Unito c’è persino il Temple Of The Jedi Order, la prima chiesa ufficiale del Jedismo che, pur ispirandosi ai personaggi di Lucas, se ne distacca in parte per trasformarsi in una vera e propria filosofia di vita fatta di pace, serenità, conoscenza, armonia e, ovviamente, Forza.

A molti potrà sembrare bizzarro, magari anche ridicolo, fondamentalmente parliamo di persone che basano la propria vita su un’opera di fantasia. Ma in fondo ciò che cercano sono solo principi in base ai quali impostare la propria vita, quello che vogliono è una comunità in cui sentirsi integrati e da cui ricevere appoggio nei momenti difficoltà.

E non è forse proprio questo il senso di ogni religione?

Post Scriptum: adesso che Lucas ha dichiarato che cedere i diritti della LucasFilm è stato come vendere i bambini agli schiavisti, potremmo tranquillamente paragonarlo a Savonarola e altri predicatori ortodossi, solo che per fortuna il rogo lo fanno solo su Facebook.

Pubblicato originariamente su Wired, facendo incazzare un sacco di gente.

L’inevitabile recensione di Star Wars: Episodio VII — Il risveglio della Forza

Finito il film non sapevo bene cosa fare: faccio un video? Scrivo un pezzo? Scrivo un video? Mi filmo mentre scrivo? Tutto quello che pensavo su Il Risveglio della Forza se ne stava là, compresso tra cuore e cervello senza sapere bene da che parte uscire.

Come diavolo fai a condensare in poche righe anni di attesa, aspettative, ipotesi, dubbi e terrificante hype? Sono entrato in sala nervoso, seriamente nervoso. E se poi non mi piace? E se poi è un buon film ma sono io quello ormai fuori tempo massimo?

Per farla breve e accontentare chi non legge tanto: sì, Il Risveglio della Forza è un film in grado di far venire i lucciconi agli occhi, ha una fotografia incredibile e i nuovi arrivati si inseriscono nel filone principale senza troppi intoppi. Recati con passo sicuro al cinema, caro appassionato.

Detto questo è giusto anche dire una cosa: è un film che si ama o si odia. Lo so che solo i sith parlano per assoluti, ma è così.

Prendiamo come esempio All Along the Watchtower e Personal Jesus. Sono due pezzi estremamente conosciuti e che tantissimi cantanti hanno interpretato a modo loro, senza cambiarne il testo. Ecco, magari adori l’originale di Personal Jesus ma ti fa schifo la versione di Marylin Manson, magari apprezzi All Along the Watchtower di Dylan, ma tutto sommato preferisci le versioni di Hendrix o quella di Bear McReary per Battlestar Galactica. Sono arrangiamenti della madonna che però non propongono musica nuova, ti ricordano in maniera differente qualcosa che sai già.

Con Episodio VII funziona allo stesso modo, perché è fondamentalmente una cover del primo, è la sua versione riveduta e corretta che passa tutto il tempo a dirti “Ti ricordi quella scena? Eccola citata, ti ricordi la sensazione della Cantina? Te la ripropongo, hai presente le ambientazioni dei tre film? Te le metto tutte assieme, così non si sbaglia”.

Ecco, se c’è una cosa che è mancata a JJ è stato il coraggio di portarci su mondi nuovi, è un prodotto (sì, prodotto, una favolosa operazione marketing) pensato come puro fan service che non osa, non guida guardando l’orizzonte, ma segue una mappa ben precisa. Ha alcune trovate interessanti e un paio di capovolgimenti di ruoli ben fatti, ma è un film scritto con il blaster alla tempia da un fanboy. Credo che non sia tutta colpa sua, la ferita dei primi tre film brucia ancora, ci voleva una buona base su cui lanciare i due film successivi e gli spin-off e sotto questo punto di vista siamo di fronte al film perfetto per lo scopo prefissato. Alla fine del film vuoi senza dubbio saperne di più, perché ti sei reso conto che ciò che hai appena visto è solo l’antipasto di un discorso molto più ampio, esattamente la stessa sensazione che ti lascia Una Nuova Speranza.

Se proprio vogliamo trovare un punto di distacco tra cover e originale, Il Risveglio della Forza è decisamente più cupo, aleggia su tutto un’aria di fallimento, soprattutto dei più vecchi, che non hanno saputo guidare i più giovani e che vedono ripetersi gli stessi errori. Immaginate di vincere due Guerre Mondiali e ritrovarvi poi a vedere sfilare Forza Nuova, qualcosa di simile.

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Il “giovane senza guida” è senza dubbio un altro tema molto forte, e molto young adult, pensato per un pubblico di ragazzi figli di una generazione che li ha cresciuti male. Prima avevamo i maestri, buoni o cattivi che fossero, adesso abbiamo gente abbandonata sui pianeti, corsi per diventare jedi che falliscono miseramente e fanboy che si cambiano la voce apposta.

Io personalmente l’ho amato dal primo all’ultimo secondo, pur avendone scorto i difetti e alcuni salti logici fin troppo facili. Avete presente quando qualcuno atterra su un pianeta e per puro caso si trova esattamente dove dovrebbe essere? Ci siamo capiti.

Un punto su cui difficilmente si può obiettare è la bellezza della fotografia. L’inquadratura ogni tanto si apre su scenari che sembrano fatti apposta per diventare lo sfondo del vostro desktop e in parte già lo sono. Merito di tutto ciò è anche di un comparto di effetti speciali che, come in Fury Road, non abusa della CGI, ma sfrutta costumi e animatroni per un effetto “reale” che un po’ si era perso.

Ottimo anche il casting, anche se il personaggio di Kylo Ren poteva essere gestito meglio. Il confronto con Vader è ovviamente impari, ne scopriamo fin troppo presto il lato umano, che inevitabilmente ce lo fa scadere come “villain”. A voler essere onesti, il comparto dei cattivi ne esce con le ossa rotte, soprattutto Phasma, praticamente inutile.

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Tutti i buoni sono invece in estrema sintonia con un Han Solo che si prende sulle spalle gran parte del film, lavando via da Harrison Ford l’onta del quarto capitolo di Indiana Jones. Senza dubbio è un film molto femminile, non ai livelli di Furiosa, ma poco sotto, pensato per una nuova generazione di spettatori (e soprattutto per una critica che non avrebbe gradito un cast bianco e mascolino).

Nonostante il mio amore e la mia voglia di rivederlo mille volte, capisco benissimo chi lo sta criticando e persino odiando. Al mondo esistono due tipi di nerd, anzi, due tipi di persone: quelli che vogliono sempre qualcosa di nuovo, che sfidi i loro gusti, che osi, rischiando anche di far schifo e chi cerca un prodotto che gli faccia i grattini sulla testa, questo film appartiene senza ombra di dubbio alla seconda categoria.

Quindi, o fate le fusa o tirate fuori gli artigli.