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Tina Fey 30 rock

La fantastica signora Tina Fey

Il mondo della comicità è un microcosmo spietato, una savana del Serengeti dove le gazzelle sono accerchiate da leoni che si masturbano davanti a loro senza chiedere il permesso, mentre vengono aggredite da striscioni che recitano “le femmine non fanno ridere”. Sul finire degli anni ’90 del secolo scorso, una donna è sbarcata a New York da Chicago con una valigia piena di sketch. Nel giro di un ventennio quella donna si è guadagnata il titolo di boss, nove Emmy Awards, tre Golden Globes, due serie tv, la sceneggiatura di un film cult, un libro, uno show a Broadway e una vita privata. Aiutaci Tina Fey, sei la nostra unica speranza.

Elizabeth Stamatina Fey nasce nel 1970 nei sobborghi di Philadelphia da madre greca e padre di origini tedesco-irlandesi, mix che le consente di essere la più bianca del suo quartiere e la più esotica dell’Università della Virginia. Nel 1992 si trasferisce a Chicago, dove inizia a studiare improvvisazione nella compagnia The Second City, base di lancio per giganti della commedia come Bill Murray, John Belushi, Steve Carell e Amy Poehler, futura collega e bff di Tina.

L’esperienza come autrice e attrice a Chicago sarà determinante per tutta la futura carriera di Fey, perché, oltre a metterla in contatto con il polo newyorkese della comedy americana, le permette di sviluppare il suo caratteristico stile comico: un misto tra scrittura solidissima, dinamica, ricca di agganci all’ambiente politico-culturale, e spontaneità da performer dal vivo, con i suoi tempi serrati e il gusto per la risata dissacrante a pronta presa.

The Second City ha dato a Tina Fey la capacità di mediare tra la sagacia di uno studente di Harvard e le fart jokes di un ultimo turno nel peggior club della città, il tutto unito al senso di comunità artistica tra colleghi che richiede la pratica dell’improvvisazione. Sembra quasi troppo bello per essere vero, e infatti The Second City è anche stato il luogo di lavoro dove Fey ha sperimentato maggiormente il peso della disparità di genere. Nel 1995 il cast era costituito da quattro uomini e due donne, attentamente calibrate negli sketch per non far mai rimanere in scena una coppia di attrici. Le donne erano subdolamente portate a competere tra loro per le parti migliori e l’opinione generale era che l’equa divisione tra maschi e femmine avrebbe dato troppo spazio alle ragazze… e alla loro mancanza di idee.

Dopo aver fatto parte del primo cast a parità di genere di The Second City (tre attori e tre attrici) per Tina Fey era tempo di cambiare casa.

Nel 1997 viene presa come autrice al Saturday Night Live di Lorne Micheals e vola a New York verso uno degli show di sketch comedy più famosi del paese. Due anni dopo, Tina diventa la prima donna della storia del programma a ricoprire il ruolo di head writer, ovvero la boss della squadra di autori e autrici. Dal 2000 compare inoltre come interprete e inizia a condurre insieme a Jimmy Fallon il segmento Weekend Update, che nel 2004 diventerà (di nuovo, per la prima volta) interamente femminile grazie a Amy Poehler che subentra al posto di Fallon.

 Tina rimane al SNL per nove anni, scrive e recita in alcuni degli spezzoni più brillanti del catalogo, ma soprattutto prepara attivamente il terreno per una predisposizione all’inclusività che continuerà a crescere anche in sua assenza.  Come scrive Fey stessa nel suo memoir del 2011, Bossypants,: “Nella maggior parte dei casi, essere un buon capo significa assumere persone di talento e poi lasciargli libera la strada. (…) Contrariamente a quanto credevo da bambina, essere il campo non richiede quasi mai l’andare in giro agitando le braccia cantilenando Sono il capo! Sono il capo!

Nello stesso anno in cui Fey lascia il Saturday Night Live, nel 2006, debutta il suo primo show televisivo in veste di creatrice, produttrice e interprete. Con 30 Rock Tina porta praticamente la sua intera vita da head writer in una sitcom, riassume in fiction il suo stile manageriale attraverso il personaggio di Liz Lemon e lo ricopre del suo migliore umorismo, quell’ibrido sgangherato tra volgarità da stand up urbana e raffinatezza intellettuale da scuola d’arte drammatica.

La sua writer room (quella vera, ma anche quella di finzione) è infatti un agglomerato eterogeneo di influenze e la seria ne riflette l’eclettismo. Per usare le parole di Fey (sempre da Bossypants): “All’episodio undici 30 Rock aveva veramente trovato la propria voce ed era la voce di una persona matta“. Nonostante la follia delle sue trovate, lo show fallisce molto raramente nella sua missione. È divertente, arguto, autoironico e uno specchio perfetto di Tina Fey in quanto capo: il perfetto opposto del modello del dinosauro machista, il boss dispotico, arrivista e arroccato nella sua torre di privilegio. Il respiro inclusivo e collaborativo (specialmente tra colleghe) di Fey rigetta tutti gli elementi incancreniti della comicità tradizionale, a partire dal mito del talento sregolato: “Per anni, per essere considerato un genio della commedia, le persone dovevano essere pericolose e imprevedibili. Ho incontrato gente molto perisolosa, instabile e divertente, gente che ammiro, ma non voglio lavorarci ogni giorno. (…) Se questo contribuisce alla Demascolinizzazione dell’America, organizzate una raccolta fondi e fatemi sapere come va.”

Il problema della competitività tra donne e l’importanza di un gruppo sociale diversificato affiorano con decisione anche quando Tina Fey scrive per il cinema.

Nel 2004, con 30 Rock ancora in fase di eaborazione, Fey porta il suo talento e le sue esperienze di vita (elemento ricorrente nella sua produzione) tra le mura di una scuola superiore. Mean Girls è infatti la fusione tra il libro Queen Bees and Wannabes di Rosalind Wiseman e il passato liceale di Tina alla Upper Darby High School. Il film è diventato un instant classic con battute e meme che ancora oggi fanno parte del bagaglio di cultura pop di svariate generazioni, probabilmente perché l’ambiente delle superiori tende a ripetersi in loop uguale a se stesso e sicuramente grazie al genio di Fey. Attraverso la distribuzione democratica di interventi memorabili tra protagonisti e comprimari, Mean Girls riesce a rendere divertenti e umanamente riconoscibili tutti i vari sottogruppi della fauna scolastica, dalle Plastic ai nerd matematici, arrivando perfino ai professori.

Lo stesso tipo di approccio quasi corale alle storie, e alla loro produzione, si ripete con il secondo show televisivo di Fey, prodotto e co-creato insieme allo storico collaboratore per 30 Rock, Robert Carlock.

La serie Unbreakable Kimmy Schmidt debutta su Netflix nel 2015 e mantiene alto lo standard qualitativo dei progetti di Tina. Divertente, chiassosa, colorata, commovente, Kimmy segna un altro successo, ma anche l’ennesimo territorio inesplorato sul quale la sua creatrice può piantare la bandiera.  Tina Fey è una pioniera del nerdismo perché è riuscita a mantenere il suo personalissimo stile passando da teatro, sketch tv, dal vivo, tv via cavo, cinema, editoria, streaming e musical  (Mean Girls nel 2018 è arrivato a Broadway!). È una pioniera perché ha assistito e contribuito alla trasformazione della commedia da club per soli maschi a terreno di negoziazione per ogni talento. Ha rivendicato la sua libertà a fare comicità con le battute sul gas intestinale e ha rivendicato la medesima libertà per tutte le sue colleghe, facendosi strada a colpi di machete per amiche, nemiche, future generazioni e per ogni schizzato che abbia voglia di lavorare facendo ridere le persone.

 

Questo articolo fa parte della Core Story di ottobre, dedicata ad Ada Lovelace e a tutto il mondo sommerso del nerdismo al femminile.

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