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Tesseract - Evidenza

La timeline completa del Tesseract nel MCU

Lo scrivo per chi non avesse idea di cosa sia il Tesseract e del suo valore all’interno dell’Universo Marvel: in questo articolo ci saranno degli spoiler su tutti i film, fino a Captain Marvel. Se, quindi, hai deciso finalmente di vedere tutti i film del MCU per la prima volta, arriva fino all’ultima pellicole e solo dopo leggi questo articolo. Per tutti gli altri, che vogliono solo fare un grande recap di quanto accaduto finora, questo è il posto giusto per voi, quindi buona lettura!

Tesseract - 1

Iniziamo dal principio: cos’è il Tesseract? In sostanza, è un cubo che ospita la Gemma dello Spazio, una delle sei favolose Gemme dell’Infinito, unici resti conosciuti di una singolarità che precede il big bang e l’universo come lo conosciamo. La Gemma in questione, del colore blu caratteristico del Tesseract, permette al suo possessore di controllare lo spazio, donandogli, quindi, la facoltà di viaggiare attraverso la galassia all’istante. Inoltre, aspetto non esattamente secondario, è una fonte di potere quasi illimitato.

Questo cubo potentissimo è stato il Macguffin su cui si è basato quasi tutto l’universo cinematografico Marvel, da Captain America: The First Avenger fino all’ultimo capitolo degli Avengers.

Nelle ultime settimane, grazie a Captain Marvel – ambientato negli anni ’90 – è stata rivelata la parte mancante della sua storia.

Tesseract - 2

Per tracciare la vera storia e la cronologia del Tesseract, dobbiamo tornare all’alba della creazione nel MCU.

Millenni fa, la Gemma dello Spazio era ospitata all’interno del Tesseract, un oggetto a forma di cubo che poteva aiutare il possessore a sfruttarne l’energia. Nessuno è sicuro di chi abbia creato questo “cubo cosmico“, o anche esattamente quando. Tutto ciò che si sa è che migliaia di anni fa, è arrivato nelle mani della civiltà asgardiana: il Tesseract, infatti, fu tenuto all’interno della Cripta di Odino e, per ragioni sconosciute, fu portato sulla Terra e lasciato a Tønsberg, in Norvegia, dove era custodito da devoti adoratori di Asgard umani.

Parliamo del 965 d.C.

Durante il primo Thor, in un flashback, assistiamo all’arrivo degli Asgardiani sulla Terra: possiamo solo immaginare che abbiano portato il Tesseract con loro su questo pianeta in quello stesso momento. Stando alle informazioni del film in questione, non ci è dato sapere perché una civiltà così avanzata come quella di Asgard abbia lasciato un artefatto così potente su un mondo così retrogrado. L’ipotesi più accreditata è che pensassero che gli umani fossero troppo primitivi per sfruttare la sua energia, e che nessuno avrebbe pensato di cercarlo nella nostra piccola palla di fango dispersa ai margini dell’universo.

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La successiva apparizione del Tesseract avviene in Capitan America: The First Avenger, durante la sequenza di apertura del film, ambientata nel 1942. In quell’occasione, siamo testimoni di come il Tesseract sia stato messo al sicuro in un’antica tomba, da qualche parte in Norvegia. Nel corso del film, l’oggetto viene poi rubato da Johann Schmidt/Teschio Rosso, leader dell’HYDRA, che lo ha usato per potenziare le sue armi per provare a sconfiggere gli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Captain America sconfisse il Teschio Rosso nel 1945 e a quel punto il Tesseract cadde nelle acque dell’Artico, dove fu recuperato dall’inventore Howard Stark.

A questo punto subentra il film Captain Marvel che copre questo buco temporale. Il Tesseract è entrato in possesso dell’Esercito degli Stati Uniti e uno scienziato alieno di nome Mar-Vell, che era un agente sotto copertura sulla Terra, lo stava usando per creare un motore da usare per aiutare i profughi Skrull che il suo popolo, i Kree, aveva cacciato fino a ridurli pericolosamente vicino all’estinzione. Mar-Vell nascose il cubo nella sua stazione spaziale invisibile, lasciata in orbita attorno alla Terra fino al 1995, anno in cui arriva Carol Danvers, lo recupera e lo affida alle sapienti mani dello SHIELD.

In realtà, come la scena post credits di Captain Marvel ci ha raccontato, il Tesseract arriva nelle mani dello Shield dopo essere stato sputato da quell’adorabile alieno che è il Flerken.

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Il Tesseract è rimasto dormiente allo SHIELD fino al 2012, anno in cui il principe asgardiano Loki lo ha usato per arrivare sulla Terra, dove lo ha rubato e usato per aprire un wormhole che permettesse ai Chitauri di invadere New York e conquistare la Terra per lui. Loki aveva intenzione, inoltre, di consegnare il Tesseract al suo maestro, l’allora sconosciuto Thanos.

Dopo la Battaglia di New York, Thor portò con sé sia il Tesseract che Loki di nuovo ad Asgard, dove il cubo tornò nella caverna di Odino. Questo passaggio ci porta direttamente al film Thor: Ragnarok. Poco prima che Asgard venga distrutta, Loki si accorge che il contenitore della Gemma dello Spazio è nel caveau e quindi lo ruba di nuovo.
Il Tesseract è rimasto, quindi, tra le grinfie di Loki fino alla scena iniziale di Avengers: Infinity War, quando Thanos ha distrutto la nave asgardiana su cui viaggiavano Thor, Loki e un manipolo di rifugiati, riuscendo a strappare il Tesseract dalle fredde mani del principe degli inganni.

La scena in cui Thanos ha schiacciato il Tesseract e recuperato la Gemma dello Spazio, finita poi sul Guanto dell’Infinito, ha dato inizio all’ultimo corso narrativo del MCU.

Il resto è storia e per saperne la fine ci tocca aspettare ancora un altro mese.

Puoi seguire il resto della Core Story dedicata a Captain Marvel nell’indice.

Avengers: Age of Ultron — la recensione quasi seria

Quando non sono semplici minestre riscaldate oppure occasioni perse, i sequel dei film di supereroi hanno il grosso vantaggio di non dover raccontare la genesi, possono quindi concentrarsi solo sulla storia e sull’azione.

Sotto questo punto di vista, possiamo candidamente affermare che Age of Ultron salta addosso allo spettatore come un amante focoso che non lascia neppure il tempo di chiudersi la porta alle spalle.

Sin dai primi minuti di puro fanservice, ci mostra il gruppo alle prese con l’ennesima base dell’Idra piena di soldati che sparano malissimo mentre Capitan America lancia le moto, Iron Man fa il coglione, Hulk “hulka”, Thor fulmina, la vedova nera fa le mossette e Occhio di falco palesa la sua inutilità. Un eccesso visivo che in certi momenti rischia perfino di non farci capire che diamine stia succedendo sullo schermo e ruba la scena a soldato Hydra numero 3434 che sicuramente stava morendo con grande pathos.

Sciolto questo nodo, la pellicola comincia a introdurre il tema principale: non ha senso cercare di proteggere la gente, non gli piace e finisci per fare cazzate. La gente vuole la sicurezza, ma se le metti davanti un robot che le impedisce di raggiungere il luogo in cui un bestione verde sta strappando la corazza ai carri armati allora sei cattivo.

Segue poi una parte in cui Tony Stark, nonostante una visione in cui vede tutti gli Avengers morti, decide che vuole creare un’intelligenza artificiale che abbia lo scopo di salvaguardare gli umani, ma decide di farlo di nascosto e andando anche a bere con gli amici anzichè sorvegliare ogni momento del delicato procedimento.

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È chiaro che poi Ultron nasce, vede che suo padre è andato a ubriacarsi e s’incazza!

Un po’ meno chiaro è cosa pensavano i gemelli Maximoff (il cui rapporto incestuoso era PEGI 18, quindi non viene menzionato) nell’allearsi con lui. Hai di fronte un robot avanzatissimo, crudele e quasi onnipotente, capisco che tu venga da un grigio paesino dell’est ed è già tanto se non ti sei ritrovata in un finto casting dopo che tuo fratello ti ha convinta con le botte a fare porno, capisco che la Stark Industries ti ha buttato giù la casa, ma dai lo sanno anche i bambini che le intelligenze artificiali c’hanno il vizietto dell’estinzione, no?

Poste tutte queste premesse, la pellicola diventa una serie di emozionanti momenti in cui gli Avengers cercano di fermare Ultron e non ci riescono, fino al grande epilogo finale a cui si arriva passando attraverso numerose scazzottate, tra cui il famigerato scontro Hulk vs Hulkbuster che da solo vale il prezzo del biglietto (anche se Hulk battuto a pugni mi suona male).

La caratteristica più importante di Age of Ultron però non sono tanto le botte, le scene epiche, le battute e le strizzate d’occhio o il fatto che si capisca ciò che succede sulla scena, ma il ritmo, che non cala praticamente mai.

Le scene più tranquille, gli spiegoni minimi sindacali e i momenti di “introspezione” sono centellinati con cura, come sigarette fra una scopata e l’altra. Anzi, può capitare che il cervello, assediato da scene ricche di dettagli in movimento, implori un attimo di pace per elaborare la figaggine di ciò che si è appena trovato di fronte.

Se proprio gli dobbiamo trovare una nota stonata, è forse la rapida parabola evolutiva del personaggio di Visione che, nel giro di pochissimo tempo, passa dall’essere una specie di deus ex machina dotato di poteri cosmici che parla come un lavoro in pelle di Blade Runner a semplice picchiatore. Ma d’altronde si tratta di un personaggio fin troppo complesso da pennellare, quando il tempo rimasto è solo quello dell’epilogo. Ottimo invece l’equilibrio tra i vari componenti della squadra, con particolare attenzione al rapporto tra Vedova Nera e Hulk, del quale non mi dispiacerebbe una trattazione separata.

Applausoni e pacche sulle spalle metalliche a Ultron, che ce la mette tutta per essere un cattivo migliore del solito e ci riesce. Non cade nei cliché del genere, non perde tempo, non si compiace. Ha un obiettivo e picchia duro per cercare di portarlo a termine.

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Age of Ultron è un film strano per il genere supereroistico. Di solito o sono film estremamente caciaroni, come il primo, o la buttano soprattutto sul dark & gritty. Whedon invece riesce miracolosamente a portarsi a casa una pellicola dai toni cupi, filosofici, piena di gente che s’interroga sui dilemmi morali del salvare il mondo, che litiga, che viene messa di fronte ai suoi fantasmi, che viene sconfitta, senza però rinunciare a infarcire il tutto con battutine, schiaffi e scene maestose, come quella del finale.

Per carità, anche i temi più importanti del filone “supereroi con superproblemi” come la famiglia, la sicurezza, la casa, la condizione umana, l’evoluzione come diversità o l’errore come ripetizione delle stesse cose sono a malapena abbozzati eh? Del resto non stiamo mica guardando una pellicola coreana! Però è ben chiaro il filone principale: tutti vogliono fare il bene del mondo, devastandolo. Tony Stark lo vuole proteggere, Ultron lo vuole migliorare, il problema è che in entrambi i casi la soluzione porta più casini di quelli che risolve, un po’ come l’esportazione della democrazia. Age of Ultron ci vuole raccontare, senza farci troppo la morale, che “Io volevo solo fare del bene” può essere la frase dietro cui nascondere ogni nefandezza.

In definitiva è un buon cocktail, che sa mescolare le sue parti più amare con una spruzzatina di esplosioni, chiudendo alcune linee narrative che andavano avanti da troppo tempo e indirizzando la cinematografia Marvel verso le prossime sfolgoranti pellicole.

Un po’ spiace che Whedon abbandoni in questo momento il carro del vincitore, ma forse ha capito che se vivi troppo a lungo diventi il cattivo, come il Nolan del terzo Batman.

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