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Survilo: l'assedio di Leningrado, a fumetti

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"Survilo" di Olga Lavrenteva è un romanzo a fumetti che racconta gli anni terribili dello stalinismo e dell'assedio di Leningrado.

“Survilo” di Olga Lavrenteva, edito da Coconino Press e tradotto dal russo da Ilaria Pittiglio, è il primo graphic novel di un’autrice russa tradotto in italiano. Si tratta quindi a suo modo di un piccolo evento fumettistico, forse ancor più significativo nel momento terribile che stiamo vivendo. Laureata e con master in design all’Università di San Pietroburgo, autrice di diverse graphic novel ancora inedite in Italia, Olga Lavrenteva si dedica in particolare al reportage a fumetti, a quel graphic journalism codificato a metà degli anni ’90 da Joe Sacco.

 

Questa sua ultima opera non si discosta da questo intento realistico, ma ne rappresenta un caso particolare: qui infatti l’autrice raccoglie la testimonianza di sua nonna relativamente all’Assedio di Leningrado e allo stalinismo, con un’operazione che, come vedremo, in una totale autonomia stilistica, ricorda il lavoro fondante compiuto da Art Spiegelman in Maus, raccogliendo le memorie del padre (ne avevo parlato qua, insieme ad altri testi sul tema della shoah a fumetti).

 

"Survilo" ha avuto un consistente successo: è stata pubblicata in tedesco, francese, polacco, danese, svedese e norvegese e si è aggiudicata, in Francia, il prestigioso Prix Artémisia.

Uno dei punti di forza dell’opera è l’accuratezza della contestualizzazione del grande evento storico posto al centro della narrazione. Il fulcro è l’assedio di Leningrado, certo: ma la cornice storica che lo prepara, tratteggiando dall’interno gli anni terribili dello stalinismo e delle sue purghe da Processo kafkiano, è ampia e accurata.

(le drammatiche immagini dell'assedio di Leningrado)

In questo, appare evidente il parallelo con “Maus”, la cui efficacia nel narrare la tragedia della Shoah deriva dal fatto di costruire con cura la psicologia e le relazioni dei personaggi prima della bufera destinata ad abbattersi su di loro.
Similmente, qui si comincia dal 1925, anno di nascita della protagonista e voce narrante, poco dopo la stessa nascita dell’URSS (sorta nel 1922 con l’esito della rivoluzione del 1917).

“Survilo”, il titolo, è il cognome della famiglia della nonna materna di Olga Lavrenteva, che rimanda al villaggio polacco, oggi in Bielorussia, da cui la famiglia proveniva: Surwile. Un titolo logico, ma non scontato, che riflette il tema delle vicende famigliari corali e della ricerca delle radici spezzate dalla tempesta della Storia.

 

Survilo

 

La narrazione comincia con l’infanzia negli anni ’30, relativamente sereni per la famiglia, fino alla prima grande tragedia che si abbatte sulla famiglia nel 1937: la condanna del padre (forse, ma non si saprà mai la verità, denunciato solo per sottrargli l’appartamento popolare invidiabile) e al conseguente esilio della famiglia in campagna. Sparito nel nulla il padre, inghiottito nell’arcipelago della repressione sovietica e, come si scoprirà poi ma come è facile intuire subito, rapidamente eliminato, la famiglia resta con il marchio infamante di “nemici del popolo” e quindi costretta ad abbandonare Leningrado per la campagna.

 

Survilo

 

Per un amaro scherzo del destino, la protagonista e la sorella riusciranno a tornare a Leningrado in tempo per sperimentarvi la guerra, il terribile assedio, la fame, i bombardamenti, la distruzione della famiglia. Valja, la protagonista, sopravvive per tutti loro, e finalmente nel dopoguerra riesce a ricostruirsi una vita.

Nel 1958, passato lo stalinismo, nel clima di parziale distensione anche interna sotto Krusciov, il cittadino Survilo viene riabilitato. Non si trova comunque una risposta, non c’è finale conciliatorio e sereno.

 

 

L’accuratezza della ricostruzione della vicenda si accompagna però all’altro grande punto di forza del volume: la resa stilistica nel segno, particolarmente potente ed efficace. In un certo senso, se lo sviluppo della trama è almeno in parte analogo alla struttura imposta da Maus (una ampia cornice che valorizza l’evento centrale narrato) la scelta stilistica è simmetrica. Laddove là Spiegelman usava un segno di sintesi nervoso e mirabile che reinventava la metafora animale, qui abbiamo un segno realistico, cupo, vibrante, un “vorticoso dinamismo”, come correttamente evoca la presentazione del volume da parte di Coconino, che diviene quasi un correlativo oggettivo della grande fiumana della Storia, volta a trascinare con sé i “vinti” verghiani sopraffatti dal tumulto degli eventi.

 

La stessa autrice, in una intervista per il Baba Jaga Fest, evento dedicato al fumetto est-europeo, chiarisce come il segno serva a riflettere il variare della memoria: “Ascolto i racconti di mia nonna da quando ero bambina… non ho cambiato quasi niente delle sue parole, ma vi ho aggiunto metafore visive. Le immagini di questo libro sono a tratti chiare e vivide, a tratti sfocate per rispecchiare la difficoltà di recuperare ciò che è stato, la potenza e la fragilità della memoria”.

 

Survilo

 

Frequenti ed efficaci sono, appunto, le “metafore visive”: potente ad esempio, agli inizi, quella di p.17 dove la mano intenta al cucito della madre “cuce” le varie vignette nell’esile filo della memoria.
Il tema della cancellazione della memoria si declina in due modi: da un lato, vi è il naturale sfaldarsi della memoria orale col passare degli anni, come appare ad esempio a p.9, dove il volto dell’uomo è sfumato dall’attenuarsi del ricordo.

 

Ma c’è anche il tema della cancellazione intenzionale, ad opera di un regime atroce, quello staliniano, volto alla eliminazione totale dei propri nemici – veri e presunti – non solo fisica, ma tramite una spietata damnatio memoria.
Notevole in questo senso è pagina 288-289, dove i volti cancellati sono giustapposti ai veri volti degli uomini condannati arbitrariamente.

 

Survilo

Il tema del "segno vorticoso" è pressoché visibile in tutto l’albo: segnaliamo ad esempio la prefigurazione di p.34-35, con la fanciulla che cade nel fiume. C’è il vortice della sofferenza interiore, a p. 93; il vortice della distruzione, a p. 105, perfino la raggiunta serenità relativa, a p. 232-233, è data con un vortice.
Il fatto che tale angoscioso "segno vorticante" non si alleggerisca mai, che permanga cupo anche nelle scene liete (che in sé non vengono negate) ha un significato preciso ed efficace, rendendo il senso di paura costante che caratterizzerà sempre la vita della nonna, il terrore radicato nel profondo dell’inconscio del rischio della sparizione dei propri famigliari. Se da un lato questo rende la lettura indubbiamente drammatica, l’autrice è abile ad avvincere il lettore non facendo pesare troppo questo clima tragico, peraltro necessario e inevitabile.

 

 

"Survilo", quindi, è un'opera che è un potente affresco di quegli anni terribili, uno strumento prezioso per comprendere la Russia e il suo lato oscuro, non solo purtroppo allora, grazie a una lettura attenta e critica della propria storia nazionale e famigliare. Un’opera che potrebbe anche essere un prezioso strumento per lo studio storico di quel periodo, consigliabile per la maturità dei temi agli studenti delle classi quinte delle superiori, più che alle scuole medie.

Coconino, con "Survilo", conferma quindi la sua attenzione a tutto campo al fumetto internazionale, e l’operazione appare propedeutica a ulteriori esplorazioni di una tradizione di narrativa disegnata da noi poco nota, ma vasta e, come qui si vede, davvero promettente.

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