STAI LEGGENDO : Street of Rage 4 e la felicità è raccogliere un pollo da terra

Street of Rage 4 e la felicità è raccogliere un pollo da terra

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Street of Rage 4 è un'operazione nostalgia perfettamente confezionata che mescola semplicità e complessità per ricordarci i fasti di un genere storico

Mi sono innamorato di Street of Rage 4 nella seconda metà del gioco. Fino a quel momento mi stava semplicemente piacendo tanto, poi arrivano sulla scena delle tizie che lanciano ampolle esplosive di vario tipo, alcune avvelenano, altre ti danno la scossa oppure creano una pozza di fuoco.

Non sono sono forti, ma possono rappresentare un problema se la situazione si fa affollata, quindi è meglio occuparsene subito, cercando di metterle all’angolo, stando attenti che non abbiano già in mano l’ampolla, altrimenti gli cadrà di mano al primo pugno e ne subirai gli effetti.

Insomma, ero là già col cuore pieno di gioia perché stavo divertendomi come un matto a uno dei picchiaduro a scorrimento più divertente, innovativo e allo stesso tempo old school degli ultimi anni e mentre colpisco una di queste tizie senza rendermene conto premo il tasto per raccogliere gli oggetti. Il mio personaggio quindi blocca al volo l’ampolla che stava cadendo, realizzo e d’istinto la lancio verso uno sgherro che mi stava attaccando alle spalle che prende fuoco per poi finire il bersaglio originale con un altro paio di cazzotti.

Là mi sono diventati gli occhi a cuoricino.

Street of Rage 4 aveva un compito difficilissimo, avventurarsi nel campo delle operazioni nostalgia portando sulle spalle il nome di uno dei titoli che ha definito il Sega Megadrive come macchina dei ragazzetti fichi. Sì ok il Super Nintendo era incredibile ma il Megadrive aveva Altered Beast, aveva il sangue su Mortal Kombat e un gioco in cui picchiavi la gente a ritmo di musica spettacolare in un modo persino migliore (e dio mi perdoni per averlo detto) rispetto a Final Fight. A dire il vero fu il secondo capitolo a portare le cose a un livello superiore, ma già il primo era uno dei titoli che più di tutti mi faceva pesare l’assenza di una console Sega in casa mia e che cercavo spasmodicamente di giocare ogni volta in cui mi trovavo da un amico che lo possedeva.

Street of Rage regge ancora oggi come picchiaduro a scorrimento ed è legato a una delle prime generazioni di giocatori, parliamo del 1991, gente che oggi non vede l’ora di lamentarsi di quando le cose erano migliori. Basta una virgola fuori posto per scatenare il “machenessanoi2000” che vive nel profondo dei nostri cuori.

Street of Rage 4 affronta questa ansia da prestazione con l’atteggiamento smargiasso di un ragazzetto col giacchetto di jeans, i Rayban e una bandana rossa in testa che scende la strada più ripida col suo skate, conscio dei pericoli ma sapendo che se non rischi non guadagnerai mai l’attenzione della cumpa. E alla fine si accende anche una sigaretta, godendo dello sdegno degli adulti che guardano dalla finestra.

Perché amo ancora Final Fight

L’impatto iniziale può farti sbandare un attimo, DotEmu ha uno stile grafico molto cartoonesco e brillante, l’abbiamo visto in altre due operazioni di nostalgia defibrillata: Wonder Boy: The Dragon’s Trap e Windjammers 2. Per farla breve, all’inizio sembra di trovarsi di fronte a giochino in flash. Niente nostalgia facile, niente pixel, niente animazioni scattose, ci sono un sacco di colori, di dettagli, di strizzatine d’occhio. Ogni immagine trabocca di trappole nostalgiche per i nostri occhi, ma allo stesso tempo sa di nuovo.

Poi iniziano a fari sotto i primi tizi e capisci che l’omaggio di Street of Rage 4 non è tanto alla vista, ma al cuore. E che questa operazione recupero non è poi molto diversa dai remake di Final Fantasy VII o Resident Evil 2.

Il sistema di combattimento è stato ampliato, ma arriva comunque da anni più semplici: attacco, salto, un tasto per la supermossa che consuma energia e uno per raccogliere. Niente pulsante per i calci, le prese si fanno andando addosso all’avversario, le parate sono i per di deboli.

Su questo semplice spartito è possibile comporre una sinfonia di schiaffi estremamente variegata combinando mosse, situazioni e rimbalzi degli avversari appena colpiti, sviluppando combo, contrattacchi e schivate. Due tocchi in avanti col pugno e il nostro personaggio, uno dei quattro disponibili che diventano sempre di più via via che si accumulano punti, si lancerà in un attacco frontale, tieni premuto l’attacco e ne uscirà un colpo più forte, la supermossa in salto è diversa da quella a terra, e ogni tanto raccogliere una stella ci permetterà di scatenare una mossa ad area molto potente. Per chi ha voglia ci sono un sacco di dettagli per rendere le proprie risse più efficienti, ma questo non preclude l’esperienza a tutti gli altri.

Gli avversari in aria possono essere colpiti ancora per aggiungere danno al danno e le armi possono essere scagliate, ma anche riprese al volo una volta che colpiscono il bersaglio e rimbalzano indietro per concatenare attacchi ravvicinati e a distanza. Una meccanica che imparerete ad amare anche voi.

E poi c’è la mossa più, bella quella che m’ha fatto gridare al miracolo e invocare Santo Haggar martire dei gettoni lanciati dentro gli Arcade: il colpo alle spalle.

Il più grande dramma di ogni picchiaduro sono gli attacchi da dietro, perché ci sarà sempre il momento in cui un avversario arriva alle spalle durante una combo e vi da un cazzotto mentre siete impegnati. In Street of Rage 4 basta premere pugno e indietro per dare un colpo alle spalle e tornare automaticamente a dedicarsi al bersaglio frontale.

Forse non potete capire quanto questa cosa cambi la situazione e renda ogni scontro molto più fluido e appagante (e meglio per voi, vuol dire che siete sani di mente) quindi credetemi se vi dico che è un dettaglio essenziale che innova il canovaccio del genere senza stravolgerlo, l’uovo di colombo a cui tutti avrebbero dovuto pensare prima.

Tutto questo si combina in un gioco che può essere tattico, ma che ha un approccio estremamente semplice: là c’è un nemico, riempilo di pugni prima che qualcuno lo faccia con te. Gli avversari base sono ovviamente poco più che sacchi per gli allenamenti, ma conservano una discreta varietà e in alcuni casi richiedono un approccio vagamente strategico per essere battuti. Per strategico intendo sono abbastanza vari negli approcci e in alcuni casi richiedono un minimo di analisi per essere battuti

Un altro bel dettaglio non da poco è che ogni colpo ha un peso, puoi avvertirne l’impatto sia quando picchi che quando incassi, non è come fare a pugni con l’aria e capirne la portata è essenziale per gestire il flusso di ogni scontro, concatenando le mosse.

Per il resto: Street of Rage 4 rispetta tutti i topoi del genere: trama folle e cattivi assurdi? Fatto. Combattimento in un ascensore? Fatto. Quel livello antipaticissimo pieno di minacce ambientali, fuoco e scosse in cui muori troppo spesso? Fatto. Donne con la frusta? Fatto. Boss folli con mosse imparabili? Fatto. Almeno un combattimento in un ring o arena? Fatto. Polli da raccogliere per curarsi? Fatto. Protagonisti che vanno dal piccolo e veloce al grosso, lento e devastante? Ovviamente fatto.

Oltre a tutto questo, DotEmu tira nel mucchio anche un bel po’ di strizzatine d’occhio al passato, che non si sa mai. Tipo un certo canguro barista.

Volendo c’è anche una versione Arcade, in cui non ci sono i Continue, una modalità solo boss e una sezione tipo picchiaduro uno contro uno, che ho francamente ignorato. La vera goduria è ovviamente la possibilità di giocarci con tre compagni sia online che dal vivo, dividendosi le botte e le risate come una pizza tra amici.

Alla fine, l’obiettivo di Street of Rage 4 è proprio questo: portarti in uno spazio sicuro in cui sei ancora un ragazzino e la tua massima preoccupazione è difendere i giochi che ami, diventarne un maestro e aspettare che arrivi a casa tua un amico per passarci il pomeriggio. E ci riesce dannatamente bene. Puoi giocarci con dedizione da samurai o chiacchierando dei fatti tuoi con qualcuno, è un titolo semplice per tempi complessi.

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